mercoledì 30 dicembre 2009

Un pezzo del Capodanno dell'anno scorso (paravento di Audrey Hepburn escluso).

[…] Si fermarono a parlare. E proprio mentre uno di loro mi chiedeva se potesse diventare mio amico di Facebook, con la mossa di chi osserva il panorama dovetti soccombere ai conati, e mai l'Arno gioì come quella sera. E g.c. per tirarmi su mi disse "E mentre vomitavi, ti amava ancora di più" […]

lunedì 28 dicembre 2009

Fosse per loro, solo incontri galanti nei luoghi pubblici.

Dopo il giro relativo (relative tour) odierno mi sento rinata! Rinata perché so di essere a posto per diversi mesi. 
Mi stavo chiedendo, senza relazione con quanto ho detto: dov'è situato il quartier generale dei rosari - intesi come venditori di rose, quelli che pensano e sperano sempre che il tuo amico sia il tuo spasimante, addirittura anelano a fargli cambiare intento - ? Ossia il magazzino, con lo scagnozzo che dà ai subordinati dello Sri-Lanka i mazzi da vendere ai bordellotti in piumino e Timberland? No, credo proprio di essere arrivata alla conclusione che sia ambulante, se esiste. 




Nel bar l'altra sera è venuto con le rose, poi mezz'ora dopo essere uscita lo stesso stava vendendo ombrelli con un ampio gesto di versatilità dato il tempo (io ho precisato che mi trovassi benissimo a ripararmi col giubbotto, grazie. Poi i miei soldi li spendo in altre utili destinazioni). 
Le ipotesi sono tre: 
  1. o è un prestidigitatore che ha trasformato i fiori in ombrelli;
  2. o qualcuno è venuto di corsa a portargli gli ombrelli e ha preso in cambio le rose;
  3. o lui si è recato allo stranamente vicinissimo quartier generale.
Chissà quanto imprecano, e giustamente. Azz me la vuoi comprare una rosa che sia una, maledetto frequentatore di posti a pagamento, anche se te la tieni per te


A dirla tutta non so perché abbia parlato di loro, e a quest'ora, in cui per coerenza verso i miei amici dovrei già dormire visto che No no è tardi vi saluto, e mi dispiace dipingerli con colori così sgargianti, ma d'altronde è così che dimostrano la loro rispettabile professionalità. 
I venditori illegali di romanticismo rifiutato.
No grazie, veramente. No grazie, niente rose stasera non abbiamo spicci.


Un applauso a voi, je vous kiffe.

martedì 22 dicembre 2009

Non si lamenti la Salani, ora che ha rimpinzato il suo tesoro alla Gringott.

È con immenso piacere che vengo qui ad annunciare che dopo quasi quattro lunghi mesi FINALMENTE ho finito di leggere l'eptalogia di Hewlett Packard. No: non sperate che smetta di parlarne. Sie, troppo facile. Sono così propensa alle ossessioni che ci vorrà del tempo, e dovrete avere pazienza.
Colgo l'occasione per dare dell'imbroglione farabutto a chiunque avesse cercato di svelarmene il finale - peraltro con versioni errate.

Ma volevo allegare anche un simpatico aneddoto degli ultimi due giorni. 
Come molti di voi sapranno, ho condiviso la lettura potteriana con mio padre, il quale si è appassionato quanto me alla storia del maghetto, al suo coraggio e alle sue sfighe. Ma cosa non fa l'insonnia! Jeri verso le cinque e mezza del mattino qualcosa mi ha svegliato. Tutto era bujo intorno, tranne una piccola luce concentrata. Ho pensato "Cazzo, un ladro!". Poi questi ha parlato: "Sono io!" - Il mi' babbo con la torcia. "Dov'è???" "Che cosa, babbo" "Niente, l'ho trovato". E mi ha così sottratto la copia che avevo lasciato sul comodino (credo che ci siamo lasciati trasportare dalla narrazione, manco fosse un cimelio protetto da un basilisco a tre teste).  Poi mi alzo alla mia ora, tutto regolare, lo incontro in cucina e gli chiedo se per caso mi fossi solo immaginata l'incursione in camera. Lui ha accennato un sorrisetto compiaciuto e mi dice "Sì. Dopo che la tu' mamma s'è alzata non sono riuscito più a dormire". 
Bene. Passa la giornata, lavoro, bubu, baba, neve, che freddo che fa, continuo la lettura, si cena, si guarda un film. Poi ecco: prima di dormire riesco a finire il settimo ed ultimo volume. Hurrah, eeeeeee soddisfazione, ecc. ecc.  Non ripongo il libro sul comodino, ma accanto ai suoi sei fratelli in libreria: che riposi in pace. Poi zacchete, mi sono addormentata. 
Stamattina ho aperto gli occhi e ho visto il comodino vuoto, ho pensato Maremma quello sarà venuto a rubarlo anche stanotte?! Poi un guizzo di lucidità mi ha fatto ricordare che l'avevo messo via la sera prima, che era logico non fosse lì. Accendo la luce - la libreria ospitava un buco che avrebbe potuto contenere circa 697 pagine, accanto a un certo Harry Potter e il Principe Mezzosangue. E poi uno si chiede ancora cosa ci trovi.

domenica 20 dicembre 2009

Ajutati che Dio t'ajuta.

Per l'autorità da me a me concessa dichiaro ufficiale nell'italiano scritto la reintroduzione della "j" (pronunciata singolarmente i lunga o jota e non gei, grazie) intervocalica, almeno in questo inutile e sconosciuto spazio dell'etere.
Perché? Perché scegliere questo argomento apparentemente fuori luogo e da pusillanime ignara dei reali problemi mondiali? Perché fare una scelta simile in tempi in cui si potrebbe discutere di statuette ematofere e di tutto quello che comportano? O del Natale, o della neve? O della crisi, o delle guerre, o dell'ambiente?

Attenzione, vi svelerò un segreto: la reintroduzione della "j" intervocalica è una questione di importanza non sottovalutabile. Così come qualsiasi altra scelta linguistica, che non è MAI innocente né da trascurare. Le lingue possono discriminare, allontanare, descrivere, raccontare fatti comodi e scomodi, insultare, confessare, adulare, mentire, manipolare, rincoglionire, vendere eccetra eccetra. Dopo il corpo, la lingua madre è l'unica cosa che realmente possediamo. Le lingue sono un'arma potentissima e chi non lo pensa o non è sano di mente o è analfabeta - e quindi disarmato. Ed ogni piccola questione che le riguarda è di natura importante e delicata, e la mia ironia assicuro che viene sinceramente meno.

Controllando nell'autorevolissima Wikipedia si scoprono particolari agghiaccianti circa la ghettizzazione di questa lettera, poco considerata anche in campo strettamente scientifico:

La lettera J faceva parte dell'alfabeto italiano, ma fu rimossa nel secondo ottocento. In italiano pochissime parole italiane (jella, jota, fidejussione, juventino....), conservano la J, inoltre essa viene usata in alcuni anglicismi: fino al XIX secolo essa poteva essere usata al posto di I nei dittonghi, per indicare una i geminata finale (-ii), o nei gruppi di più vocali (come nella parola Savoja). Essa viene ancora usata, infine, per rendere il suono [j] che in alcuni dialetti sostituisce la -gl- dell'italiano ufficiale (come nel romanesco ajo per aglio).
Curiosità

(il grassetto è mio)

Ormai relegata alle forme scritte di alcuni dialetti e all'alfabeto fonetico, la semivocale in questione soffre come un fantasma del passato e langue uno spazio dove poter continuare a guardare il lettore con la sua coda elegante di pirandelliana memoria. L'italiano ha subìto trasformazioni che lo hanno reso più semplice ma purtroppo più standardizzato e sicuramente esteticamente meno bello. Tale lettera soccombette alla più banale "i", passe-partout per qualsiasi suono, stridulo come semivocalico.
In un'era dove il progresso corrode i cervelli - anche se questa idea ce la portiamo dietro dalla Rivoluzione Industriale: c'è caso che se andiamo a fare una TAC si scopre che la nostra scatola cranica è vuota e si stava meglio quando si stava peggio -, ecco da parte mia un flebile segno di maestria grafica che viene dagli anni che furono. Perché una volta tanto si possa decidere cosa è giusto e cosa no, in maniera del tutto arbitraria (non dimentico lo slogan Diamo potere ai singoli parlanti).
Un nuovo punto di partenza, che potrebbe spazzar via tutte queste i, da qualcuno sbandierate a trio (la i come simbolo di una certa tendenza di progresso puzzolente, internet, inglese, industria), così deboli, così abusate, così magre e stantie.
Ajutati, che Dio t'ajuta.

venerdì 11 dicembre 2009

Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale dopo avere viaggiato dentro il sonno, e si finisce con una messa in piega

Che notte orripilante. Mi ha svegliato il tremolìo della tenda e soprattutto il bacio sulla guancia di mia madre.
Ho sognato un labirintico girigogolo di figure, fra cui case già viste ma modulate nelle forme e nei colori dalla mia immaginazione e persone che conosco e che non avevo mai sognato. Immagini molto squillanti, quasi criardes, come se volessero trasportare con sé un significato profondo.
Lo so che avevo cenato cibo multietnico senza però che mi fossero toccate le samosas - a detta di alcuni fortunatamente non erano buone - e che per digerirlo dovevo chiamare il vicinato a dire il rosario; ma nella mia mente affiora comunque l'unico, vivido, ricordo che ero al Merdone (per i non avvezzi: il Mc Donald's) in compagnia di due inglesi conosciuti in Erasmus. Ero in fila con J., in mano un vassoio rosso, al tavolo c'era A. che urlava qualcosa, il mio punto di vista faceva in modo che mi trovassi contemporaneamente in compagnia di entrambi anche se erano lontani. Servivano tipo a mensa pasta con la pancetta dall'aspetto orribile. Spiegavo a J. che faceva schifo, che non bisognasse mangiarla, senza raggiungere risultati soddisfacenti. Non so se poi l'ho presa anch'io. Lei mi sembrava più brutta del solito, aveva i denti particolarmente sporgenti, pareva un roditore malvagio. Lui invece era diventato di punto in bianco scortese, maligno, arrogante, quasi manesco.
Il tutto steccava perché ci parlavo in spagnolo.

E mentre i chitarrini risuonano alle mie orecchie, baldanzosamente lascio questa occupazione per recarmi da Parrucchiera Susanna che ha un posto libero alle diciassette e trenta.




Um mestre do verso, de olhar destemido,
disse uma vez, com certa ironia :

“Se lágrima fosse de pedra
eu choraria”
E eu, Boca, como sempre perdido
Bêbado de sambas e outros sonhos
Choro a lágrima comum,
Que todos choram
Embora não tenha, nessas horas,
Saudade do passado, remorso
Ou mágoas menores
Meu choro, Boca,
Dolente, por questão de estilo,
É chula quase raiada
Solo espontâneo e rude 
De um samba nunca terminado
Um rio de murmúrios da memória
De meus olhos, e quando aflora
Serve, antes de tudo,
Para aliviar o peso das palavras
Que ninguém é de pedra


Paulinho da Viola

martedì 8 dicembre 2009

Deuxième Poème TG 5

Commenta così il Presidente:
"Il segretario di Stato Vaticano
Sottolinea il ruolo della Chiesa...".
[bisbigli]
Avrei gradito che qualcuno parlasse dei milanesi, dei nostri santi e dei nostri poveretti,
Tutti i neoteologi spuntati nelle ultime ore.
L'ultimo decennio è stato il più caldo degli ultimi 160 anni.
La possibilità di un futuro per le prossime generazioni:
Nella capitale danese
Il 2009 si classifica tra i dieci anni più caldi;
L'ottimismo che regnava ieri.
Ma è dall'Europa che arriva la doccia fredda
Un accordo, sì
Capofila dei coraggiosi
Entro il 2020.
Per sostenere l'economia:
Utilizzare i fondi che sono stati risparmiati
Creare nuovi posti di lavoro
Oggi a Bagdad.
Attentati che sono stati fatti in serie
Le autorità irachene non hanno dubbi, si è trattato di Al Qaeda
Seminando terrore e morte:
L'università e poi il ministero del lavoro,
Tanti studenti,
I terroristi stranieri.
Fra le diverse comunità religiose del paese
Sono morte oltre 250 persone.
"L'ho strangolata perché mi ha respinto"
A vent'anni non si può fare una fine così,
Nessuno avrebbe mai pensato ad un epilogo del genere.
Un amico che conosceva e frequentava da più di due anni
Era intenzionato a chiederle qualcosa di più
Così, imboccando questa stradina isolata
Le ha stretto le mani intorno al collo e l'ha strangolata
In questo punto ha fermato la macchina e ha scaricato la ragazza per terra
Troppi punti del suo racconto vacillavano
È crollato e ha confessato
Solo perché lo aveva rifiutato
Lo hanno ritrovato senza vita
Vicino al finestrino
Vestito in abiti eleganti, senza bagagli né documenti
Tagli che l'uomo sembra abbia tentato di tamponarsi da solo
Gambe accavallate, testa china
Un mistero per ora inspiegabile
Non si esclude che possa esser stato vittima di un'aggressione
Perché viaggiava privo di qualsiasi documento?
L'esame delle impronte digitali
Per una fuga di gas
Tutti i particolari di questa tragica vicenda:
C'era troppo fumo, il fumo era nero e denso
Prima l'esplosione
Poi l'incendio
"Ho dovuto rinunciare"
Eh, pieno di macerie...
Ex consigliere comunale.
Pochi giorni dopo essere venuta alla luce
Nata su una sedia
Dopo la denuncia
La magistratura ha aperto l'inchiesta
Parallelamente
In questa tragedia
Le si sono rotte le acque
L'uomo bussa disperatamente
Per tagliare il cordone ombelicale
La donna si accorge:
Una gravissima infezione.
Ma la storia che adesso sentirete
Davvero sembra incredibile
Che la giustizia in Italia sia lenta non lo scopriamo certo oggi
Nelle pattumiere del sud
97 indagati:
Inquietante.
Residui industriali
A pochi passi da campi coltivati.
48 uomini, 11 donne
L'iniziativa che era già stata sperimentata potrebbe diventare sistematica
A gennaio per le tariffe del metano.
L'ultima parola spetta comunque all'Authority dell'energia.
Un riconoscimento importante,
Questo servirà a proteggerla dai falsi,
Una grande battaglia vinta dall'Italia:
Il pelato di Sammarzano dop
Questa è la mozzarella di bufala della Campania
In arrivo per la pizza verace
Con caratteristiche specifiche per l'impasto
Ma anche la manualità, la parte artigianale
I tempi di cottura, tutte particolarità che non possono essere copiate.
Difendere la nostra tradizione
Il grano tenero
Festeggiare questo grande evento:
La pizza margherita compie 120 anni.
Un'asta di quadri
Alcuni dei quali di grande valore.
In queste ore sulle strade il traffico è molto forte
Sono quasi tutti in coda
Che scendono dalle montagne
Intorno a Firenze.
Il ponte comunque è andato bene
Ha reso felici gli albergatori, gli hotel si sono riempiti al 70%.
Da domani però tutti al lavoro
Sul centro-sud
Da Cortina
Una vendita di ski-pass del 15% in più rispetto all'anno scorso
Tutto quello che si può fare su questa neve.
Si intrecciano le tradizioni di Napoli e Salisburgo
Sia l'albero che il presepe
Sostanzialmente:
La pace natalizia
Indossando l'antico mantello nero che si indossava nel '700 a Venezia
In epoca di piumini e di giubbotti
Con un vino novello e anche belle poesie.
Giocattoli di una volta
Come il trenino, la trottola, il Meccano
"Sto cercando i giochi un po' intelligenti"
A forma di animali
Sembrano tornare dal passato
E quindi sanno quello che vanno a proporre ai loro figli,
C'è una tendenza a voler consolidare il nucleo familiare.
Trenta odori per scoprire il mondo anche dal punto di vista olfattivo
Nelle cantine, nelle soffitte.
Ci sono tante altre cose
Senza valore
Anche molto alto:
Coperchio di una botte,
Dei buchi, "penso siano proprio spari
Di casa di mio padre
Stanno qui in cantina
Mi rendo conto
Sono un ricordo
Non solo scarti polverosi
Non lo so" difficile fare una stima
Ammonterebbero a cifre da capogiro
I rigattieri.
Orologi, mobili, dove li rimedia?
Troviamo delle cose in cantina
Del '700
Cyclettes della nonna
Sono ricordi importantissimi
"C'ho passato intere giornate con i miei amici dopo la scuola".
Ma ci sono anche i canti natalizi rifatti da Andrea Bocelli
Oh what fun it is to ride in a one horse open sleigh
In America
Spopolano nelle classifiche
Christmas in the heart.
Buona serata a tutti.

domenica 6 dicembre 2009

martedì 1 dicembre 2009

Camminando te ne vai

Mi ha sempre affascinato la caratteristica della singolarità degli individui: ognuno ha una piccola visione del mondo irripetibile e un punto di vista che mai potremo sperimentare, se non mediante il sogno. Sento una eco:
"Se il Sogno ed il Vero si equivalgono, nel momento stesso in cui sogniamo la vita di terzi, noi viviamo effettivamente quell'altra vita.
Considerato ciò:
· Siamo in grado di sognare e quindi ugualmente vivere invero chi vogliamo ed essere contemporaneamente il capo di chiunque. Questa prospettiva ci permetterebbe potenzialmente di conquistare il mondo, se non altro nel caso in cui considerassimo il termine capo nella sua accezione banale. 
·  Allo stesso modo, qualunque altro essere penZante può sognare e vivere la nostra vita, che non sarà mai la nostra, ma la sua, sarà una verità nel suo capo. Ma essendosi questo individuo avvalso del PenZiero e del Sogno per intraprendere quest'impresa gli spetta il Vero e a noi ci tocca sottoscrivere."

Eco che è restata solo un progetto, e qui un po' campata in aria, o areata in campo, almeno per i lettori, ma non certo per gli autori.

La vita ti trascina e capita meno di frequente di fare dei giri mentali su questo argomento, che ci è comunque tanto caro, da perderci le serate.
Anzi, sembra imporsi non senza vergogna la convinzione che tutti la pensino esattamente come te, perdendo del tutto la moltitudine dei modi di pensare, di reagire, di vivere, in una parola.
Tuttavia torna in auge, inesorabile, quando in piedi, sola, vedo delle macchine passare per un po' di tempo. Di norma accade in un momento di attesa, dove i tuoi pensieri si disperdono e devono ritrovare la via di casa.

Succede perché è più visibile l'idea del viaggiare su questa terra in un contenitore a noi visibile, un microcosmo privato, quasi una casetta, dalla forma più definita.
Il corpo è la scatola che contiene i nostri pensieri, il nostro mondo, e l'auto è la scatola che contiene il conducente che a sua volta contiene il suo piccolo mondo. Ti soffermi, e tutti quei mezzi busti che sembrano muoversi da soli per mezzo di una forza invisibile portano all'idea che non siano tante code dell'occhio che si susseguono, ma persone che stanno andando da qualche parte per dei motivi sconosciuti, e hanno reti di conoscenze di individui a te ignoti ma che fra di sé si conoscono. E da lì si spazia...
Quando si girano a guardarti sai di essere solo un cameo in un istante dimenticato nel corso della loro giornata, e il cameo in questione per conto suo si arrovella per risolvere i propri grattacapi o godersi qualche scintilla di gioia, e si sente un essere perfettamente pensante, non un elemento di decoro come possono essere le macchine, i cestini, i passanti in un momento di stand-by del giorno.
Ed è in questo momento che, da cameo, riesci a ridimensionare i tuoi problemi o presunti tali: a volte fa piacere far parte dell'arredamento.



Auguro a tutti quelli a testa china di trovare lungo il loro cammino un biglietto da cinquanta euro.

sabato 21 novembre 2009

Profilo astrologico: Bilancia


I nati sotto questo segno d'aria al contrario di come si possa credere non sono persone equilibrate, bensì alla continua ricerca di equilibrio. Una volta capito che l'equilibrio non esiste, raccontano frottole a sé stessi per far tornare i conti.
Legati all'estetica e a tutto ciò che è bello e stiloso, espongono i nuovi acquisti agli amici, ai quali di norma non importa molto.
Vanno fieri della propria cancelleria e lo rendono noto a chi sta loro intorno, ai quali di norma non importa molto.

giovedì 12 novembre 2009

Un post ancora più serio

In seguito ad una promessa mi vedo oggi implicata nella stesura di un post serio.
Controllando sul dizionario, come da tradizione quando ci si accosta a principiare un elaborato, ho riscontrato che accanto al lemma serio vi era trascritto
che non rivela né allegria né tristezza
.
Seguendo tale accezione e non essendo mia intenzione offrire all'etere un componimento piatto, neutro, ho deciso di preferire la trattazione della serietà stessa e dei suoi contrari: in fondo, e nessuno mi potrà smentire, non c'è nulla di più serio della serietà.
La mia scelta è scaturita dall'essermi posta la domanda di cosa in realtà sia un argomento serio.
Cos'è la serietà? È possibile analizzarne empiricamente gli effetti. Il serio ci fa ricomporre e schiarire la voce, fa rilassare i tratti del viso fino a un momento prima contratti in una risata. Potrebbe quindi assumere il ruolo di guastafeste nella nostra vita quotidiana. D'altra parte, se la serietà non esistesse, non sarebbe neanche immaginabile parodizzarla o sbeffeggiarla, che poi è ciò che meglio mi riesce.
Sdrammatizzare: decontrazione, decompressione di una gravità di fondo che è pesante e presente poiché continuamente ironizzata.
Cos'è la serietà, cos'è un argomento serio? La cronaca, l'osservanza del minuto di silenzio? Gli scandali politici di questo mondo corrotto e manipolato? Cosa ci fa raddrizzare maggiormente la schiena o chiudere il becco per rispetto?
Tre sono universalmente gli argomenti seri, che ciascuno però può ignorare a piacimento, ma che forniscono comunque le migliori parodie perché ne temiamo la perdita:
  1. La vita e la qualità della stessa;
  2. Il potere;
  3. Il denaro e il possesso in generale.
Certo la serietà non si chiude in uno schema manicheo: ognuno con la propria sensibilità decide la natura e le ragioni delle proprie serietà e può farsi quindi se vuole portavoce di sé, degli altri o di sé come membro di una comunità, fosse questa montana, boschiva, nazionale o sindacale.

Vedo immagini di buffoni di corte piangere sul giaciglio prima di addormentarsi; il grave compito di chi si occupa di satira e la loro ghettizzazione; parallelamente gettando uno sguardo sul potere centrale si scorge chi deve essere serio che se la canta e se la suona
E la tristezza di girare intorno alle cazzate in compagnia di stucchevoli, senza mai sfiorare lontanamente né latentemente un fulcro di serietà
La compostezza della gente che si prende troppo sul serio e che di solito ha successo fra i seri
E soprattutto la pretesa di alcuni di voler ridere di te, con te, a comando perché sei rinomatamente sagace
Vi accontenterò
D'altronde la mia serietà ve la dovete meritare.

mercoledì 11 novembre 2009

Un post serissimo



L'Amore innanzitutto
Tutto potrebbe sistemarsi benissimo
PARIGI È UN PAESONE
Sorvegliate
Il fuoco che cova
LA PREGHIERA
Del bel tempo
Sappiate che
I raggi ultravioletti
hanno portato a termine il loro compito
Breve e buono

IL PRIMO JOURNAL BLANC
DU HASARD
Il rosso sarà

Il cantante errante
DOV'È?
nella memoria
a casa sua

Faccio
mentre danzo
Quel che è stato fatto, quel che si farà

Caspita, voglio anch'io continuare a giocare con le parole come fossero degli amici immaginari
Ma spesso diventano solo delle piroette dove si torna al punto di partenza

© André Breton sì ancora lui embè, POEME, c. 1924.

martedì 10 novembre 2009

Poesia del mattino scritta la sera / Poesia della sera scritta al mattino

Ô Sole, sorgi!
Tu che pai tanto lontano
Portaci calore e caffettiere!
Apriamo la tapparella al Mattino
Non neghiamo il citofono al postino
Guardiamoci allo specchio:
Diamoci un ritocchino!
[Ora che ci penso ho finito i biscotti.]



Mattino sei giunto con i tuoi nuvoloni
Com'è banale questa luce!
La fierezza delle lampadine già è caduta
Ô Sole, tramonta!
Rincaseremo ancora
E ci riapproprieremo della nostra identità:
La tuta.

giovedì 5 novembre 2009

As pessoas

Magari parlo da profana e non mi posso permettere un discorso di questo genere, ma tant'è.
Perché beh insomma, sono a pagina 138 e finora s'è parlato e straparlato di Pessoa e della sua eteronimia sino allo sfinimento.
Ma dico io: se avete trovato praticamente tutta la sua opera in un baule in casa sua e lui non l'aveva tirata fuori, cosa vi autorizza ad analizzarla, a pubblicarla, a speculare su sto cristo che era sì di fuori, ma conserva pur sempre una certa dignità?
Maledetti sciacalli dell'editoria! Mi fate schifo! Fernando aveva il sacrosanto diritto di scrivere ed essere ciò che più riteneva opportuno! Non ha mai importunato nessuno e voi, ora che è morto, state lì a mettere insieme i pezzi!
Invidiosi! Voi non c'avevate pensato! Lui era pazzo, lui era normale, lui era un genio! E voi no! Voi state completando l'album dei calciatori Panini!
E che diamine, lo dovevo dire a qualcuno!
Poi che fate, quando me ne vado consegnate mettiamo i miei diarii segreti alla Feltrinelli (d'accordo qui viaggio davvero per ipotesi)? O magari prima dovete fargli un check-up critico? Chissà e se viene fuori qualcosa di interessante?!
Suvvia, i surrealisti perlomeno volontariamente spiattellavano le loro menate, Pessoa no! Lui voleva esser lasciato in pace e crogiolarsi nelle proprie paranoie e solitudini abitate!
E quel che più mi infastidisce è che mi sono fatta questa idea solo dopo tale scempio! Non vorrei mai aver sentito parlare di Fernando Pessoa!
Cos'è successo, chi ha fatto un raid nel suo appartamento in cerca di materiale golosamente analizzabile? Quale parente ha avuto l'indecenza di consegnare tutto a un editore? Sperava forse di guadagnare col copyright?
Malvagi, infimi rigattieri! Vi schivo!
Qua è di voyerismo che si parla, si tratta di mettere il naso nelle tracce lasciate da un uomo lungo il suo indiscutibile cammino sulla Terra: come vi permettete a indagare sui suoi segreti?! E non è questione che lui è morto e non ha diritto di replica, no no: la questione è che se lui aveva messo tutto alla rinfusa in quel baule non era e non è e mai sarà tenuto a dare alcuna spiegazione! Né mai l'ha voluta da altri! Ci siamo capiti?
Odio la critica! Saccenti spocchiosi che pensano di entrare nel capo degli altri solo perché altri saccenti e spocchiosi gli hanno fornito strumenti e via libera!

Pessoa vi guarda (vi guardano) e vi dice
Fatevi i cazzi vostri!

sabato 31 ottobre 2009

Gioco d'azzardo

Non so se rendo, ma sono già tre volte che gioco a Win for life! e ancora non ho vinto nulla.
Lo so, lo so: non dovrei scoraggiarmi, che non posso avere tutto subito, ma questo vuol dire che mi devo sbrigare con questi cazzo d'esami.
Per una volta che cerco una scappatoia, subito mi vengono messi i bastoni fra le ruote.


Mica farò la fine di Pupo?

giovedì 29 ottobre 2009

Ohne Titel

Buffo parlare di blog a cena (aperitivo...cos'era? C'era tanta pizza e tanta birra), è come scrivere di una cena su un blog.
Buonanotte a tutti
E mi sembra giusto lasciarvi così

Moniqua
Moniqua
Dopo 22 anni, adesso
Il diarista improvvisato
Ordina mucolitico in farmacia:
Tu quel giorno decidesti di andar via.
Moniqua

sabato 24 ottobre 2009

Basta poco che ce vo'

Com'era quel discorso sulla causa-effetto di qualche notte fa
Che io se mi pongo in un certo modo sono in grado di causare degli effetti, e col tempo le scremature con gli altri vengono da sé, se ho impostato correttamente le cause per gli effetti. Quindi grazie ad un processo naturale che parte innanzitutto da un lavoro su sé stessi si può ottenere un entourage perfetto, di persone sorridenti, propositive, tranquille e sincere proprio come te che ti sei posto in tale maniera

...E quando uno non ce la fa a far buon viso, se l'effetto lo confonde e la spinta interiore per creare la causa viene meno, si raggiunge comunque lo stato di TPC (Tranquillità-Positività-Cordialità)? Che detta così sembra una droga, e in effetti non è meno stupefacente
Io sono brava malgrado mi si tacci di malvagità, ma a diventare cogliona ci vuole un secondo

giovedì 22 ottobre 2009

Ma la ghenialità è nata insieme a me

Stavo pensando, no. Perché uno va in biblioteca e mica produce un prodotto, si mette a ragionare su quello che lo ha colpito. Ora a letteratura latina si fa questa analisi accurata dell'Anfitrione di Plauto, - che per fortuna oggi ha offerto scene esilaranti ricche di botte da orbi -, e insomma c'è la figura di questo servo, Sosia. Il professore non ha dovuto neanche precisare che l'accezione odierna del termine provenisse da questa commedia di oltre 2000 anni fa, e forse neanch'io avrei dovuto farlo ma l'ho appena fatto.
Sosia fa la parte del furbo, ma in realtà è cornuto e mazziato. Nasce schiavo, segue fedele il padrone che dà il nome alla commedia di cui fa parte, e quando i due tornano a casa dalla guerra si ritrovano Giove e Mercurio che hanno preso le loro sembianze, tutto questo affinché Giove possa fornicare con Alcmena, la moglie di Anfitrione, che già è incinta - quando tutto e quando niente.
E insomma. Prologo, poi prima scena, dio e schiavo faccia a faccia. Povero Sosia. Sosia è il sosia di sé stesso. È Mercurio che è il suo sosia, e gli dice che si è bevuto il cervello (Hic homo sanus non est.), che è pazzo perché Sosia è lui, e lo convince o meglio lo obbliga a mazzate a stare al suo posto. Roba da mettersi a piangere. Lui un'identità ce l'aveva, seppure da schiavo: ma il dio gli chiede di annullarla completamente, almeno finché non sarà completato l'obiettivo della messinscena che li ha portati sulla terra. Povero Sosia, non è lui il termine di paragone, è Mercurio, che gli assomiglia in tutto e per tutto, capelli, gambe, cicatrici sulla schiena, collo, mento, furbizia.
L'evoluzione del linguaggio nel tempo non gli ha reso giustizia. Sosia è diventato "qualcuno che somiglia in maniera impressionante a" grazie al dio, che si è presentato sulla scena uguale al servo e che ne assume momentaneamente anche il nome. Altrimenti lui non sarebbe somigliato mai proprio a nessuno.
Ecco, io sono contenta di aver saputo questa cosa, o di averla almeno dedotta, perché insomma diciamocela tutta, chi nasce sfigato pare che non brillerà mai di luce propria. Ma non per questo la luna è meno bella.

Momenti quotidiani ma non troppo



Sou o Camões de um Império extinto.

Firmato MALVAGIA




Life at Casa Culi®

venerdì 16 ottobre 2009

Je dirais orage


[…] Gardez-vous de vous croiser les bras en l'attitude stérile de spectateur, car la vie n'est pas un spectacle, car une mer de douleurs n'est pas un proscenium, car un homme qui crie n'est pas un ourse qui danse.

Guardatevi dall'incrociare le braccia nell'atteggiamento sterile dello spettatore, perché la vita non è uno spettacolo, perché un mare di dolori non è un proscenio, perché un essere umano che grida non è un orso che balla.

Aimé Césaire

giovedì 15 ottobre 2009

Ignari

Mi chiese "Signorina dov'è la Pannonia?" [La Pannocchia? Boh mi pareva fosse il luogo di insediamento dei Longobardi dopo il loro primo movimento migratorio.]
Risposi con la rincorsa "Beeeh...considerando che il popolo longobardo è originario della Scandinavia e che la Pannonia fu il primo luogo di insediamento durante la loro migrazione verso sud, direi che la Pannonia è qui". Il mio dito sulla cartina puntava un generico "SOTTO LA SCANDINAVIA". "No, signorina: la Pannonia è l'Ungheria."

Questa premessa aiuta la teoria che adesso esporrò.
D'accordo, vestigia longobarde sono state ritrovate in Ungheria, da cui si deduce che effettivamente vi si insediarono.
Gli Ungheresi, che si presentano col cognome e fanno il salame affumicato hanno deciso che la loro terra anticamente si chiamava Pannonia. O i Pannoni (che sembrano dei capannoni col caramello) hanno detto "No, noi domani si fa che ci si chiama Ungheresi". O anche attraverso procedimenti più delicati e complessi, ma non è questo il punto.
I LONGOBARDI! I Longobardi non avevano la minima idea di dove fossero! Cercavano solo di trovare un po' di sole che in quelle terre diacce stavano rincoglionendo!
Secoli dopo hanno detto "Qui signori sono passati i Longobardi". E quindi? Loro lo sapevano? E io sono costretta a sapere dove sia la Pannonia?



sabato 10 ottobre 2009

Alice was beginning to get very tired


Vediamo se ve ne importa qualcosa. A ringraziamento di un regalo che mi ha portato a lidi antichi, oggi si parla di...

LEWIS CARROLL

Chi è quest'uomo? Cosa spinge le umane menti a interessarsi alla sua attività professionale e personale del tutto particolare?
È possibile, in definitiva, unire fantasia, matematica, logica, simpatia affettiva spinta verso le bambine?
E soprattutto... la quarta caratteristica scaturisce dalle prime tre?
(Che detta così fa tanto Rieducational Channel e verrebbe da rispondere È gli Zozzi - ma questa è un'altra storia che un giorno narrerò)
Quest'uomo (vero nome: Charles Lutwidge Dodgson) era un pastore appassionato di matematica con amiche molto giovani.
Vi è mai capitato di leggere i suoi libri? Nel cartone della Disney, ça va sans dire, non scaturisce la cupezza che si evince nell'approcciarsi a favole tanto ben strutturate, dalle note scure nonostante il tripudio di personaggi e situazioni. Cos'altro aspettarsi da un professore di logica che fotografava bambine?
Carroll impastava neologismi e nonsense con regole fisiche e matematiche molto precise, ed una lontana tesina su di lui mi fa riaffiorare alla mente alcuni sfocati esempi. E qui viene la parte meglio argomentata del post. In tutta l'avventura ci sono continui riferimenti alle scienze. Quando Alice cade nel buco che la porterà nel Paese delle Meraviglie nonostante la tenera età e la pericolosità dell'avvenimento la bimba a voce alta cerca di calcolare dove si trovi:

Down, down, down. Would the fall never come to an end? "I wonder how many miles I've fallen by this time?" she said aloud. "I must be getting somewhere near the centre of the earth. Let me see: that would be four thousand miles down, I think-" (for, you see, Alice had learnt several things of this sort in her lessons in the school-room, and though this was not a very good opportunity for showing off her knowledge, as there was no one to listen to her, still it was good practice to say it over) "-- yes that's about the right distance -- but then I wonder what Latitude or Longitude I've got to?" (Alice had not the slightest idea what Latitude was, or Longitude either, but she thought they were nice grand words to say.)
O ancora troviamo anche la chimica in Through The Looking Glass e What Alice Found There, dove, quando Alice beve il latte, nel mondo al contrario succede qualcosa che ha a che fare con i componenti della bevanda che io ovviamente non vi so spiegare perché non sono Lewis Carroll e al compito di chimica mi scrivevo le formule sulle scarpe ma, voi, cari ovattatori, vi fidate se ve lo dico. Ancora, il gioco degli scacchi e la logica scende in campo con mosse sicure e sensate, ma spietato, Alice rischia di perdere la vita.
Già me lo vedo, quel puritano in gita in barca mentre racconta la favola ad Alice Liddel da cui poi, anni e anni dopo, ne è derivato un cartone animato. Questo, per essere esportato in Italia, è stato doppiato fin nella più picciol nota da musical disnegliano: grazie a quella gita infatti quando è il compleanno di qualcuno dopo che gli fai gli auguri ti canticchi simpaticamente anche Un buon non compleanno a me a me. Come si dice, dal produttore al consumatore
Quello che mi chiedo è: ma i genitori della pargola nel frattempo erano in trasferta a San Patrignano oppure peccarono semplicemente di permissività? Io la mi' figliola da sola con quello lì non ce la lascerei. Non è che lui le faceva ripetizioni di matematica?

Quest'uomo, in definitiva, usava le favole come arma seduttiva. Senza i conigli, è una norma applicabile tutt'oggi anche ad altre fasce d'età. Però che schifo.

P.s.: un ringraziamento speciale anche a Crispino, l'animale nato per fare il Crispino.

Ora me lo date il Nobel pure a me?

© Charles Lutwidge Dodgson ritratto da Oscar Gustav Rejlander, 28 marzo 1863 (Collezione Gernsheim, Harry Ransom Humanities Research Center, Università del Texas, Austin)

lunedì 5 ottobre 2009

Fuori dal finestrino dell'autobus






Terra mia
Possiamo darci del tu?
Sono riuscita a prenderti
Accartocciando strade, case, boschi
Lasciando motorini e gambe penzoloni
A fare da grumi
Adesso ti spargo
Qua
Là, a granelli
Ti spolvero sulla crosta terrestre
Come zucchero a velo nuda
Ti riconosci?
Sei diversa solo in sostanza
Sono io che adesso sono gigante
Potrei tramortirti con uno schiaffo

venerdì 2 ottobre 2009

Quadro clinico

Presenta allergie al nichel, al profumo, al Limonene, Linalool, Citronellol, Geraniol, alla quasi totalità dei suoi parenti, alle visite senza preavviso, alla Fiat Panda senza autoradio.
Consigliato controllo specialistico per trovare la causa della sua decrescente voglia di studiare.
La pazienta sbruffa spesso, vuol essere lasciata in pace, si lamenta che lavora e nei giorni di libertà non sa che fare.
Rilevato un corpo estraneo nell'emisfero destro del cervello, richiesti accertamenti.
Ultimamente dà dell'imbecille troppo spesso a chi gli capiti a tiro, purché non stia all'ascolto.
Si lascia illudere facilmente.
Si presume l'avvenuto contagio di sghighese, malgrado a volte i sintomi siano contraddittori.
Più verosimilmente è affetta da coglionite acuta.
Consigliata terapia a base di vitamine, sali minerali, olii essenziali.

lunedì 28 settembre 2009

Œpsilon

Anch'io ai miei tempi sono stata una Pupilla. In seconda liceo andavo a ripetizioni di matematica dal cugino di mia madre, che la insegnava in un altro istituto.
Vogliamo parlare della tariffa? A suo tempo si prendeva 30.000£ all'ora, che scusate ma non sono per niente i 15€ di adesso, e grazie mille per lo sconto parentela.

martedì 22 settembre 2009

Piccola vigna


Ecco, mi frullava in testa da un po' di tempo questa vignetta, finalmente l'ho realizzata. Certo, non sarò Manu Larcenet, ma se è per questo manco voi.

giovedì 17 settembre 2009

Rumba de perros

Sentendo di Mambo*, il povero canide bruciato vivo da due cons annoiati - la cui storia ha mobilitato non poco l'annoiata Brigitte Bardot - mio padre si è riscattato su quanto aveva precedentemente dichiarato sui cani. Difatti all'apprendere la notizia se n'è uscito con:

"'sti qui facevano meglio a piglia' la rincorsa e anda' a batte il capo nel muro"

E mi trova in pieno accordo.


*P.s. Scusate se nel link si vede Rita dalla Chiesa, non era voluto.
Arip.s. ho tolto il link con Rita dalla Chiesa, uno perché era sparito l'articolo, due perché si vedeva Rita dalla Chiesa.
Così è deciso, l'udienza è tolta.


Amparanoia - rumba de perros







domenica 13 settembre 2009

Che schifo, un piccione morto!

Piccione
Troppo ti sei affacciato sul torrione
La rete ti ha intrappolato
Ponendo fine al tuo volo stentato.

Piccione, ora giaci a testa china
Ignorando il guano della nidiata vicina
Ed il piumaggio argentato
Del tuo genere alato.

Piccione
Ti han guardato tante persone
Da lontano non si vede
La tua lenta decomposizione.

Piccione
Peristi di sabato sul torrione
Ora la rete ti trattiene, è così
Ti toglieranno solo lunedì.

sabato 12 settembre 2009

Profezie

Io: Caaane!! Din din bellino babbo guarda quel canino che peletti e che feste fa!
Babbo: I cani sono solo esseri cacanti.



N.B.: (Non pensiate che mio padre sia scurrile, è che quando è in confidenza fa così.)

venerdì 11 settembre 2009

Cojone Springs

Seriamente: non andate a vedere s. Darko. Non fate come me che me ne sono infischiata degli avvertimenti. Quel film è insalvabile, improponibile. Alla fine l'amica con cui avevamo preso la decisione di andare al cinema si è scusata per averci fatto spendere 7 euro, manco l'avesse diretto lei. Non andateci neanche e soprattutto se vi è piaciuto Donnie Darko. A parte che è noioso, ma non è altro che un'accozzaglia di stereotipi, dalle citazioni del film che lo precede - conigli dai denti aguzzi e vocioni dall'oltretomba, tunnel acquatici spazio-temporali, date in sovraimpressione (mancano 3 giorni alla fine del mondo, ora 2, ora 11 ore) che fanno molto per il Ciclo Alta Tensione e poi alla fine non succede un cazzo, ecc. -, ai fantasmi, ai bambini morti e/o rapiti, macchina con un guasto nella statale americana (zuzuzuzu musica inquietante) che usano in tutti i film. Uno dei personaggi ha un eritema impressionante ed è un nerd peggio di me mentre la protagonista è la solita figacciona algida così quando appare morta fa più impressione, col cervello piccino e traumatizzato; l'amica stronzetta (così si definirebbe in un doppiaggio da un film americano) che alle serate karaoke canta Voglio una vita che se ne frega, che se ne frega di tutto sì. Poi meteoriti allergeniche, Richard Scamarch che non ha paura di farsi di acidi, preti maniaci sessuali, beh i personaggi riassumendo: una bella sfida di cervelli. Pubblicizzatissimi gli ultimi occhialoni dalla montatura importante per sembrare intelligente, quelli che te li mettevi due anni fa e ti pigliava per il culo anche l'ottico che te li vendeva. Immagini ad effetto che forse pretendevano risultare surreali...
Insomma sono uscita dalla sala con un misto di inquietudine e repulsione, e in pancia qualche caramella gommosa.
Poi tornando a casa mi sono spaventata nel vedere una testa per parrucche sopra un cassonetto della carta: mi sono fermata a osservarla e gli ho scattato una foto, m'è bastato quello più di un film che annunciava il trionfo dell'incubo.

mercoledì 9 settembre 2009

Le dimenticanze

La dimenticanza è quel movimento che va da ciò che mediante il pensiero l'uomo ha raffigurato nella memoria alle insondabili sfere dell'oblio, dove il linguaggio e le facoltà mentali si annullano, fissandosi per sempre in un'altrove indicibile che raccoglie l'informe. Si fa quindi dissipazione, dissolvenza, annientamento; opposto della ricordanza, dove grazie al pensiero si trasforma in presenza un'immagine antica accolta anzitempo in una lontananza non ancora delineata.

Tutto questo per dire che ho dato l'esame ma mi ero scordata il libretto universitario a casa. Sarà stato Leopardi, col suo zampino.



© ray3c

domenica 6 settembre 2009

Buttino della piazza.

Avete presente le feste di quartiere? I saltelli dello stordimento, il fuggi-fuggi brulicante e chiassoso degli avvinazzati, il tripudio dell'ebbrezza, un nugolo de briachi, insomma.
Se non sei ubriaco in certi posti manco ci devi metter piede. Ma non perché sia pericoloso, intendiamoci (al massimo devi stare attento ai vetri per terra), no: solo che in quel momento uno sobrio lì non sa cosa fare. Non ci deve andare, non svolge alcuna funzione, non può trarre nessun giovamento. Solo pestoni coi sandali, spinte, urla forsennate e la tranquillità gigiona di qualcuno che ti si pianta davanti proprio mentre vuoi passare. Ed è proprio in quel momento di fastidio e inutilità che ti viene in mente, in ordine:
  1. Perché sono capitata qui in mezzo?
  2. Beati o voi che vi schernite a vicenda e vi urtate senza provare ribrezzo;
  3. Certo che domattina non c'avete un cazzo da fare;
  4. Ma che ti urli;
  5. Ma che ti spingi;
  6. Perché non sono nel vostro stato? Potrei sopportare meglio questa situazione
Mah, arrivati ad un certo punto non ci riesce più tanto bene partecipare all'esorcizzazione organizzata dello stress, ma ciò che concorre in definitiva è che a cena hai bevuto acqua minerale, e hai terminato con una Schweppes al limone.

martedì 1 settembre 2009

D'estate quante cose si scoprono!

Ah e volevo anche aggiungere dopo la baggianata dell'imbianchino che sono sconvolta; ieri mia madre se n'è uscita dicendo che sono nata alle 13 e 20. È questo il momento di rivelare le cose come stanno? Sono sempre stata convinta che la mia ora di nascita fosse mezzogiorno (non che me ne ricordassi direttamente), e questa nuova verità mi fa capire di aver vissuto fin qui nella menzogna, convinta di essere ascendente sagittario quando è capricorno.

Poi è logico che lo scetticismo prevale.
Tzè.

Ho chiamato l'imbianchino

e gli ho detto di dare una mano di bianco al blog.

ARIA!

Pareva di stare in una catacomba.
E Il glossario di fiducia subirà la stessa sorte.

domenica 30 agosto 2009

Il Pupillo

Il Pupillo ha passato l'esame, me l'ha detto l'altro giorno.
Il Pupillo mi temeva un po', quando facevo una battuta si vergognava di ridere. Poi se ne usciva con un'affermazione irriverente, senza volerlo.
Il Pupillo non si lavava le mani dopo essere stato in bagno: me lo sentivo.
Il Pupillo, lui, non ce la faceva a dire vacances senza aspirare la c (vahans). Gli ho detto più volte di uscire da quel corpo, ma niente, corazza dura da buon groupie della Chiocciola.
Il Pupillo scriveva in stampatello e con una grafia un po' così.
Il Pupillo era della bilancia, insieme eravamo equilibrati ma solo io intascavo i soldi.
Quando il Pupillo entrava in casa, guardava dritto davanti a sé pensando "Tra poco tutto questo sarà finito" mentre tuonava un "Permesso" seguito da virata a sinistra.
Il Pupillo mi temeva un po', quando gli ho offerto dell'acqua ha rifiutato, per tre volte.
Mi ha rifilato più di una scusa: la nonna, il mare; mancavano il cane e la febbre.
Gli ho chiesto se avesse internet che gli mandavo qualcosa. Mi ha detto di no. Poi se n'è pentito, era troppo grossa, mi ha detto "Sì ce l'ho, t'ho detto di no perché sennò te mi mandi le cose".
Il Pupillo un giorno l'ho sorpreso dalla finestra ad ascoltare la musica sotto il portone di casa, non voleva entrare cinque minuti prima. Infatti allo scoccare dell'ora x ha suonato il campanello.
Il Pupillo mi temeva un po' (e non ho mai capito perché), ma ha passato l'esame. In fondo gli volevo pure bene.
Un'ultima cosa, il Pupillo è ancora vivo.