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lunedì 14 gennaio 2013

Tips for foreigners in Italy #1 - Cappuccino

© Martina Sandrini, Un altro cappuccino? 
I usually write my posts in Italian, but this time I'll do it in English because I want my message to be as widely understandable as possible. It's just like the translation of the restaurant menu. You understand, you eat. 
I adress to the foreign visitors of this blog and to the foreign visitors of my country (not that I think that this blog has many foreigners in its readers, but I'll do it just in case). So, this column's aim is to give tips for a better short or long cohabitation. It's made for those who are in Italy, planning to come, or have been and are now regretting their mistakes. It won't be a sterile complaint among Italians. It is just a way not to have a big sign on you that says Foreigner.

Yesterday I was talking to a friend of mine about a strange phenomenon we all notice. I'm referring to a simple foreigners' habit that has been upsetting Italians for decades. It happens when they see foreign tourists order cappuccino in the afternoon, in the evening or even - that's the worst thing of all - during a meal. 
So please, don't think that we drink cappuccino all day long: after 11 a.m. it is not culturally acceptable to have one (11 a.m. referring to a late breakfast). And don't you think that just by having a cappuccino anytime you're going through a path of cultural integration. Please order your cappuccino in the morning considering that CAPPUCCINO IS A BREAKFAST DRINK and nothing more. They'll serve it later if you ask, but everybody will probably think that that's ridiculous. The barman, the waiter, and even passers-by.

Tip: If you like the taste of milk and coffee, you can drink a caffè macchiato (coffee with a bit of milk). This, being a subtype of coffee, is accepted as a all-day beverage. And, of course, we also drink tea if you prefer. 
If you feel that the amount of caffeine in your body is reaching worrying levels, do ask for a "decaffeinato". Same taste, no caffeine (they say).

Sincerely.

Avvertenza per il futuro

Bolle in pentola su questo spazio trito e ritrito una rubrica dal titolo "Tips for foreigners in Italy". Ho deciso di iniziare il 2013 con meno lamentele e più azioni. Tutto è partito da una chiacchierata di fronte a una piadina. Siccome chi mi conosce e/o legge i miei post da un po' sa quanto possa essere spietata con i turisti e gli stranieri in generale che si aggirano per le strade, nei negozi, per i bar, nei musei, una storia da odi et amo, ho preso in mano la situazione e pubblicherò dei suggerimenti per affrontare quotidianità culturali senza fare gaffes. Saranno direttamente rivolti a loro, così se per caso qualcuno ci incappa uomo avvisato. Poi uno è libero di farsi prendere in giro ugualmente. Magari non hanno avuto modo di informarsi. Anche se, per il bacino quasi nullo che tocca 'sto blog la cosa rimane perlopiù ideale ma non si sa mica mai. Insomma per farla breve ho scritto questo avviso perché i post della rubrica saranno in inglese così da rendere effettivo il fortuito intento. Mi sembrava giusto dirlo perché a me sarebbe venuto in mente un "Ma questa che fa?". Saranno poi graditissimi segnalazioni e suggerimenti, perché chi suggerisce ha bisogno di suggerimenti più degli altri.

E poi sarei più grata che qualcuno mi desse consigli su come comportarmi che su quali monumenti andare a vedere, quando viaggio. Magari anch'io sbaglio e non lo so.

Sarà che vorrei viaggiare e invece so' zavorrata qui. Tant'è! Buenas noches muchachos!

sabato 10 dicembre 2011

Loop

Umberto Tozzi

È grave, è gravissimo, non riesco a togliermi dal capo Ti amo di Umberto Tozzi, c'ho provato con Radio Nostalgie ma era a tratti sulla stessa lunghezza d'onda, allora ho messo la musica classica per fare da antidoto ma niente e ora mi tocca scrivere un post. Mi s'è piantata nel cervello perché l'ho "dovuta" far cantare in classe e per l'occasione l'ho accompagnata di Pappalardo e Al Bano e Romina per discutere un po' del dubbio gusto di questi pezzi e sul perché possano piacere a qualcuno. Ma questo è successo l'ultima volta venerdì pomeriggio e da allora appena c'è silenzio partono quelle minchia di note
Poi giuro che archivio l'argomento.
Volevo solo dire che alla frase "Apri la porta a un guerriero di carta igienica" si percepiva un più che sottile sgomento fra i banchi. D'altronde non è la sola fragilità ad essere evocata. I ragazzi sono arrivati da soli al punto

E poi punto.
.

Il n'y a point de point initial alors pourquoi un point final

mercoledì 19 gennaio 2011

Soluzione del rebus - Qualche scatto, per soddisfare la curiosità di chi ne ha.

Francesinha (probabilmente ha origine dal Croque-Monsieur, ossia un toast cotto e formaggio ricoperto di formaggio. In aggiunta in Portogallo mettono una fettina di vitella, salame, mortadella, chouriço, salsiccia e una salsa alla birra piccante. Questa è la versione senza patatine fritte. Leggerezza!). Presso Boa Viagem, Porto


Gabinetti (Ufficio di assistenza ai clienti a destra). Porto, Stazione Campahnã

Cul to Cul. Coimbra, interno.
© M.M.
Bacalhau à braz e Vinho Nico. Coimbra, interno
Diva & Donna sbarca in Portogallo, sapori d'Italia. Coimbra
Coimbra, in cima alla scalinata delle palle all'Università.
© g. C.
Desolação. Coimbra, Università
O Pinto pintado. Coimbra

Prima dell'alba: un gatto ci fissa nella stanza 26 della Pensão do Norte. Porto.
© g. C.
Parrucchiere di gran moda. Porto






Il gatto che ci fissava ha portato nuovi amici a vedere chi c'è nella stanza. Porto.
© M. M.


Saltano agli occhi i colori malgrado la giornata uggiosa e l'ingegnoso metodo di asciugatura del bucato. Porto

Terreiro da sé, che fa per tre. Nei pressi di São Bento, Porto
M.M. a Porto (à noite)

lunedì 22 marzo 2010

Giù dal nord

I'm back!
A presto con un reportage documentato. Fatemi solo caricare le foto sul computer, il che richiederà diverso tempo. Per ora posso solo dire che in Finlandia durante i cinque giorni di permanenza ho visto ridere solo un autoctono, e forse era ubriaco.

lunedì 29 giugno 2009

EsotosCanismo


Ecco riassunta in una foto la mia terra. O almeno questo è quello che piace pensare a chi non la conosce per niente.

Cosa cerca l'ammerigano o più in generale il biondo paonazzo con poca vitamina D sviluppata in corpo quando approda all'aeroporto di Pisa e poi si dirige tronfio presso l'alloggio prescelto via internet? L'agriturismo. È un sogno, mi hanno detto che in Nord America andare in Toscana in agriturismo è il non plus ultra del lusso, una roba tipo per noi raccontare di Sharm-El-Sheik (...). Sì che bello pensa potremo provare l'emozione di tornare a quel mondo arcadico e rurale fatto di covoni di paglia e concimaie a cielo aperto. Cosa c'è di meglio? Poi sì c'è la piscina, ma son pur sempre vacanze. Pensa! Faremo finta di fare la vita dei contadini senza alzare un dito, sarà come quelli che vanno a fare la guerra per gioco.
Di agricolo c'è solo il paesaggio, che più o meno in tutta la regione si cerca di mantenere da cartolina. Ma per gli altri eh mica per noi. Non è stato deturpato dal "progresso" grazie ai turisti. È confortante questo punto di vista? Come al solito, le intenzioni non sono nobili.
La Toscana è una grossa baggianata. Ormai trovare il tipico è talmente difficile che negli altri posti ci accusano perfino di non avere un dialetto (e anche qui trovo da ridire: semplicemente il nostro dialetto ha fatto carriera ed è diventato l'italiano. Ma non scadrò in tali polemiche). Che poi i pugliesi ci vengono a dire che il nostro olio è leggero, troppo. E grazie, è stato modificato negli anni secondo i gusti degli stranieri, quello che facevano i miei trisavoli mica era uguale.
Agri-turismo. Agri-profitto. Dal primario al terziario senza passare dal via. Casolari stuccati, camere in affitto, cordialità del proprietario dall'inglese stentato che ti dà pure una mappa della zona concessagli gentilmente dall'APT della provincia.
Uuuuh arriva l'alta stagione, via a metter fiori sui davanzali, sennò quelli arrivano e gli pare spoglio, magari non era come se lo immaginavano. Ma secondo voi la mi' nonna si metteva lì a rifinire col cotto per fare una cosa "tipica" o più verosimilmente andava a zappare e a togliere le erbacce smadonnando delicatamente (aveva pur sempre prestato servizio a Roma in casa di signori, da giovane)? Io credo che badasse più ai conigli e alle galline che all'etichetta. E quella sì, era Toscana, dove uno straniero col cavolo che entrava in una proprietà. A vedere se il contadino gli tirava due pallinate col fucile. Poi qualcuno ha avuto la grande idea di aprire la porta al forestiero e di tirare fuori prosciutto e popone. Il contadino, scarpe grosse e cervello fino, si è affinato le scarpe senza ingrossare il cervello. Gli garba all'americano questo cipresso, gli garba la collina...so lovely.
€€€€€€€€€€!!!
Per carità: è ovvio che piaccia, è tutto splendido. Quando torno da un viaggio mi si stringe il cuore ogni volta che si mette la freccia a destra per uscire dal casello. Ma possibile che ci si voglia illudere che siano cose reali, tipiche? Non si vede che è tutto un grosso set, nel momento in cui ti chiedono soldi?
Riempirsi il cuore, lecito. Ma mi irrita, lo stesso. Siamo il sogno esotico dei ricconi che i campi non li hanno mai visti. E spesso neanche noi che ci abitiamo, ma facciamo finta di sì.
Perché tutti pensano di conoscere queste colline, e non c'hanno capito niente. Solo chi ne è stato abbracciato da piccolo e rimproverato qui da vocali a seconda aperte e chiuse a gran voce può.

domenica 17 maggio 2009

Guiris


Oh mio Dio sta tornando l'estate. E non è da sola. Mi pare cosa buona e giusta soffermarmi un po' su un argomento che mi sta a cu...ore. I TURISTI. Li conosco i miei polli, e conoscendoli, li evito.
Il mio atteggiamento più comune quando vado in visita in un paese straniero consiste nel cercare con ogni mezzo di confondermi con i locali. Armi utilizzate: nascondere la macchina fotografica dopo ogni scatto, ascoltare musica per strada, fermarmi a leggere, alzare OGNI TANTO la testa. Parlare solo se interpellata, controllare la cartina in bagno. Poi è logico, se sono in compagnia di connazionali lo sentono che parlo italiano.
Le nostre città si preparano ad una progressiva invasione di orde assassine (da non confondere con le orche assassine - un minuto di silenzio per Free Willy) che non gliene importa un fico fresco di sbandierare al mondo che loro, ebbene sì, sono in ferie. Orde che hanno già mandato le avanguardie in avanscoperta, a quanto pare, sprazzi di visitors come il polline, a maggio.
Il turista di oggi è diventato più scaltro: non si lascia più abbindolare da negozi di souvenir dove pagavi 3 grammi di sugo centomilalire. Sarà che hanno finito i soldi pure loro.
Arrivano, con quel naso in su, quelle mani dietro la schiena o sulla macchina fotografica, pronti a raccontare a casa tutto quello che hanno visto. In questa lingua: "Fddffjldnlvpfijvidhiofdh!" che mia nonna avrebbe detto "Ma come faranno questi stranieri a capirsi fra di loro". Abbigliamento di dubbio gusto, tessuti tecnici, colorito paonazzo, cono gelato del turista (nessun italiano ha mai mangiato in vita sua il cono da 12€ placcato cioccolato e granella di nocciole).
I peggiori sono gli americani, machevelodicoaffà. Forse nessuno gli ha mai detto quale valenza abbia il saluto, questa è la mia speranza più recondita. Con quel fastidiosissimo Hello che riecheggia nei nostri crani, o al massimo uno striminzito Ciao per tutti: vecchi, bambini, giovani, laureati, analfabeti, stronzi, brava gente. Salutare equivale a dare un segno di inoffensività. È una formula breve per dire Vengo in pace, stai tranquillo non ho intenzione di farti del male. Con tale premessa si sta freschi. Non si sono presi la briga di sapere come si dica Buongiorno. Tanto! Nostri lingui capiri dappertutti! Generalizzo troppo, diamo una percentuale: secondo una mia stima il 75% fa così. E attacca a parlare in inglese prima di chiederti gentilmente se sei in grado. Quando si trovano sul punto di pagare tirano fuori dal wallet una paccata di €uri tanto per contarli davanti a te, che vedi quei fogli viola, mai conosciuti prima.
Poi ci sono i giapponesi. Almeno vedi l'orizzonte se te li ritrovi davanti in blocco.
Gli olandesi invece parlano sottovoce...vogliono confondersi coi tedeschi, desiderano che tu non capisca da dove vengano. Vorrebbero quasi che tu non li localizzi...vorrebbero appartenere ad un'area non specificata, un po' più estesa del Benelux, che arriva fino alla Danimarca. E soprattutto, bisogna vedere se sono belgi o olandesi. Mistero della lingua! Cari olandesi ma di che vi vergognate? Magari fossimo come voi! Dopo tutto è inutile che svicolate: le montature degli occhiali sono inequivocabili.
I crucchi, loro, ormai non li vediamo manco più, si stanno naturalizzando italiani; risoprannominati I Fedelissimi.
I Sudamericani li trovi solo d'inverno.
I francesi girano curati e con l'aria scettica.
Se ti domandi Ma questi sono due ore che li ascolto ma di dove cazzo sono????, sono finlandesi. Come si diceva un tempo fra di noi: "Dekke voppo kappa kappa". Ma a volte ungheresi.
Poi ci sono gli spagnoli. Si vergognano degli stereotipi che li riguardano e poi fanno di tutto per non smentirsi. Almeno se sono in più di tre. Come gli italiani, ugualos.
I portoghesi sono rari ma in aumento. Fuori moda decisamente, li riconosci dalle scarpe, le più brutte d'Europa. E un ascolto disattento farà trasalire, perché si crede di trovarsi di fronte a esemplari di un chissà quale popolo slavo dalle sopracciglia nere.
I polacchi: si vogliono confondere come gli olandesi, ma sono generalmente più rachitici, anche un po' sgualciti. Ma io gli voglio bene.
Gli inglesi. Bei cappelli! Lenti lenti, risate risate.
I greci, uhm un po' truffaldini ma molto kos kos, caa dici scusa?
Svedesi, tornate quando i vostri figli saranno in età da marito. E soprattutto, non lasciate che quei poveri bimbi albini pestino le cacche di piccione con la pianta dei loro piedini scalzi.

(Ma ora viene il bello, apro una parentesi sul cortile interno. Sto parlando dei cinquantenni italiani che fanno la gita fuori porta. Le signore: golfino sulle spalle, o giubbotto di jeans, pinocchietto sempre di jeans, scarpe da ginnastica immacolate (e grazie! Le usi una volta all'anno per fare la gita fuori porta col marito!), occhiali da sole sulla testa, mèches da urlo, non suo. Il marito: non gliene frega un cazzo, sarebbe volentieri rimasto a casa. Trippa tesa sotto la polo stirata, fa piuttosto pendant con la signora che indica e propone. I figli, se ne hanno, o non vivono con loro o non gliene fregava un cazzo di fare la gita fuori porta. Il marito però non si è potuto sottrarre ai voleri della consorte.)

In fondo però mi tocca stare zitta. Qualcuno una volta mi disse che è solo grazie a loro se il luogo in cui vivo è conservato e si può permettere un'economia. Ma sti ca', io non li reggo! Gli dovrei pure dire Grazzi milli?

© Bustd-tees