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venerdì 13 aprile 2012

Un gen ih-oh

Jeri sera per caso ho scoperto questo fatto.
Che c'è questo quadro
Joachim-Raphaël Boronali, Coucher de soleil sur l'Adriatique
dipinto nel 1910, di un certo Joachim-Rapaël Boronali. Il quadro fu esposto al Salon des Indépendents a Parigi nello stesso anno, e, grazie anche al fatto che il pittore avesse accluso il "Manifesto dell'Eccessivismo", l'opera fu anche dibattuta e criticata, come sempre si addice in queste occasioni. Boronali afferma che, traduco, "l'eccesso in tutto è una forza", che bisogna "calpestare le infami quotidianità". Il manifesto è risaputo, è il curriculum di un movimento che cerca lavoro e tutti lì Ah allora ok. Che facevi, ti presentavi a mani vuote? E noi si sa bene! Ma non è questo il punto, il punto è: 

BORONALI=ALIBORON=L'ÂNE DE BURIDAN
 
Ancora nnavete capito come finisce?
L'autore del quadro è l'asino (dal nome "Lolo") dell'allora proprietario del Lapin Agile. Lo scrittore Dorgelès con due amici aveva fatto uno scherzo a tutti quanti, attaccando un pennello alla coda di Lolo, per poi trovare un bello pseudonimo apigliapelculo. Pseudonimo giustificato dal fittizio dato biografico che Boronali fosse nato a Genova. Che dire! 7 anni prima di Dada e quelli se la tiravano pure. Suona anche un po' alla busti di Modigliani a Livorno.
Questa ad ogni modo, per quanto ne ho sentito (con tutta l'ignoranza che ci posso ave') è la prima della fila del ciclo "Vivoinculocritici".

Lolo e il suo padrone

venerdì 23 marzo 2012

Viele Grüße aus Deutschland

Mi è rivenuto in mente ora in terrazza questo episodio delle vacanze scorse rammentato ieri sera e mi sono detta ma sì, scriviamoci un post.

Angry BirdsOstello della città più brutta della Germania. Lui e  Lei, "Don't worry, nobody's going to come tonight nor tomorrow in your room!", dopo un lauto pasto acquistato al Lidl dietro il luogo dell'alloggio, un afrore di salame come se fosse la Macelleria Bruschi, fuori dalla finestra sul davanzale i seguenti articoli: yogurt da bere bianco, salame avanzato, succo d'arancia, due mele. Due bottiglie di birra vuote nel cestino. Attorno al tavolo della camerata, come davanti al focolare, i due giocano a Angry Birds istallato nel cellulare di Lei. Calma totale: nessun passante dalla finestra, anche perché la visuale dà su un palazzo forse coi lavori in corso. La situazione è di occupazione dello spazio, hanno usato tutti i letti della camera per fare un pisolino, che tanto nella città più brutta della Germania non c'è nulla da vedere. Sparando un'uccello di quelli che covano uova-bomba, si sente un movimento dietro la porta. Lei urla in italiano "Oddiooo che è?? Chi èè???" ricordando bene le parole della receptionist e prendendole per dogma. Entra una bionda, loro le dicono "Bonsoir! - Salut" in francese, non capendo più manco dove fossero. Quella risponde in tedesco e dice, ciao, sono in camera qui e li trova così, in un modo in cui non si ricevono gli ospiti. Lei si scusa in inglese per il puzzo di salame, le dice che non sapeva che qualcuno venisse e così si sono un po' allargati, anzi, per stabilire un po' di empatia scusante le mostra il frigo che hanno costruito sul davanzale della finestra. La bionda di lì a poco dice di chiamarsi Tatiana, che è russa ma vive in Germania da tempo immemore. Non ha mai visto la città più brutta della Germania, dice che è venuta a fare il Master lì e che ha già un appartamento ma aspetta che gli si liberi la camera. Dice di venire da una bella città della Germania. Lui le chiede se sappia parlare tedesco e se abbia bisogno del tavolo, Lei gli fa presente in italiano che quando è entrata ha parlato in tedesco. I due decidono, bestemmiando a denti stretti, di andare a passare la serata accanto alla reception, causa stanchezza e delusione delle aspettative e speranza nell'indomani, dopo aver sgombrato un po' lo spazio. Anzi non contenti le dicono "Bye! We go downstairs to play Angry Birds! Do you kow it?". Tatiana dice che conosce Angry Birds e fa una risatina. Scendendo le scale i due commentano l'accaduto come se la bionda fosse un'importuna che li aveva stanati. Arrivati giù dove ci sono i divani, c'è gente coi computer o che guarda la tv. I due per amor proprio decidono di giocare nell'ordine con dei veri giochi a: Forza 4, Dama, Scacchi. Lei vince solo a Forza 4, a scacchi è andata a monte ma era in svantaggio. Nel pieno del gioco arrivano due francesi, uno sparato si serve da due brocche lasciate lì e che Lui e Lei non hanno bevuto per paura di pagare, visto che tutto era cosparso di tariffe, dalla colazione al mattino ai caffè alla macchinetta. I due si sentono a casa nel sentirli parlare, e Lei commenta che in Germania anche i francesi passano per sfacciati. Il francese ingordo fa all'altro "Putain, je pensais que c'était du thé! C'est du Red Bull!! T'en veux?? Moi j'en veux pas".
Che poi cosa ci facesse la Red Bull lì in quel momento e a chi fosse diretta non si sa.

lunedì 21 novembre 2011

Associazione sportiva

E ho fatto il mio vai!
Dopo quasi due mesi di solitudine finalmente ho qualche amico, o comunque degli amici in potenza visto che ci conosciamo da meno di una settimana. Il tutto è coinciso con l'avvento di una bicicletta.
A quanto pare le assistenti di spagnolo e tedesco sono sportive al massimo, alle sei vado in palestra, ieri siamo andate a scarpinare da mezzogiorno alle quattro per le calanche, sabato sera a vedere una partita di pallamano, tutto questo tempestato da future lezioni di yoga e danza. Tutti luoghi da raggiungere in bici e ogni volta so' sei chilometri. Da sola avevo il minuscolo progetto di andare in piscina, che per forza di cose e mancanza di forze abbandonerò, nonostante l'acquisto di ciabatte, occhialini e attenzione, pince-nez
Che poi niente da dire, è un gran bene, viva la salute eh.
Io so stanca morta però

mercoledì 12 ottobre 2011

Chapitre 1, exercice 1

Titeuf - Les jeux olympiques du neurone
Il periodo di transizione ormai è quasi finito, così dovrebbe essere! 
Ne ho passate diverse, cambiamento di panorama, cambiamento di letto, cambiamento di cibo,  e non ci ho perso mai né ci perderò tornando, cambiamento di ruolo sociale, perdita quasi totale delle relazioni umane fuori della scuola. Ça va changer par la suite! Già parlano di venirmi a trovare, avranno visto le foto delle spiagge
I ragazzini al Collège fanno ridere, alcuni fanno paura, c'è chi mi ha chiamato "Madame", chi "La professionnelle", ho sentito dei "Salope" alle spalle, spero non fossero diretti a me; ho pranzato in sala professori e USO I BAGNI DEI PROFESSORI cioè roba che quando andavi a scuola pensavi che avessero l'idromassaggio invece fanno schifo come tutti i cessi.
Qui che si fa? Si va al mare, si sta in terrazza, si fuma fuori dai cancelli, poi si va al Carrefour con la Carte de Fidélité e ci segniamo date di concerti a cui forse non andremo,  tutto questo facendosela un po' sotto per dei mocciosi.
Mah. Con tutto che è un posto incredibile, potessi parlarne con qualcuno sarebbe ancora meglio. Ma cambierà

Ciao a tutti i Culi che leggono seduti e un po' incriccati in quelle sedioline

lunedì 22 agosto 2011

Talismani


Proprio mentre pensavo in macchina che stessi tornando là dove giace ancora in quel sacchetto rosso La collana della sfiga™,  mi attraversa la strada un gatto nero. Svento l'incidente a un incrocio, poi parcheggio e incontro un canino bianco con una toppa marrone all'occhio destro, che trotterella, con la coda a pennacchio che segue a bandoliera i suoi movimenti zonzanti da un marciapiede all'altro. Ho pensato che fosse una specie di compensazione, un paladino o angelo custode in vesti canine venuto a salvarmi dalla dose di sfiga che cercavo mio malgrado di somministrarmi... Ma forse è solo ora di smetterla di fare giochi fantasy fino alle due e mezza di notte


E se pensate che io realmente creda alla sfiga siete fuori strada (anche perché probabilmente, vi avrà attraversato un gatto nero al momento opportuno)

E se pensate che con questo finale in cui dico una cazzata peraltro manco tanto divertente la quale invece ahimè paradossalmente conferma che io credo realmente nella sfiga siete fuori strada

martedì 16 agosto 2011

In senso lato

Ogni volta le parole non sono mai definitive, ma valgono solo per il momento in sé. Ogni secondo vissuto ci cambia progressivamente, non si migliora, né si peggiora, si muta. Siamo d'accordo? Prendiamo come fatto quello che le parole che diciamo (lasciando stare qui il come) ci rappresentano. Non si rettificano le affermazioni di volta in volta, seppur procurandoci a volte numerose sofferenze, per risultare più integri con sé stessi e agli occhi degli altri. Ma nessuno è realmente integro, soprattutto verso se stessi o meglio, crediamo di conoscere persone integre pur non sentendoci mai tali. Ma anche noi possiamo risultare integri dall'esterno, a seconda di cosa manifestiamo. Intanto però ci chiediamo continuamente che cosa ci faccia cambiare idea così velocemente sulle persone, sui luoghi. Ogni volta è una sconfitta, pare di non arrivare mai a conoscersi veramente. Quindi figuriamoci in una conversazione, senza voci interiori ma solo esteriori, regolate in suoni e significati restrittivi.
A volte aggiungere verità su verità, seguendo i moti di ciò che vale in ogni singolo momento può fare confusione, può far soffrire, può, in sostanza, rivelare la nostra assenza di integrità, rovinando magari con sorpresa un'immagine costruita anche inconsapevolmente.
Il buon conversatore è proprio colui che tiene conto di questo aspetto della natura umana, colui, ovvero, che rispetta e accetta una certa scomposizione della personalità, che prende per buona la sincerità e non la verità, intesa come concezione granitica e manichea di una questione. E questo lo fa anche il buon amico - senza sfociare nelle offese, però. Gli amici non sono le pattumiere delle nostre sfumature più difettose.

È necessario sentirsi dire delle verità che riterremo tali dagli altri, leggi supreme su un qualsiasi ipotetico punto di vista, vero  da chi le ha enunciate in quel preciso momento, fra dieci secondi no. Ma spesso non vogliamo saperlo, per conservare un'immagine armonica del mondo e di chi ci circonda. Allo stesso modo, a domanda rispondiamo, poi probabilmente cambia tutto nel giro di poco tempo, ma vogliamo lasciare una certa versione dei fatti, ché abbiamo bisogno di pali, colonne, fili spinati per contenerci dentro un certo status di "civili" (mentre gli "incivili" non ponderano, sputano sentenze e opinioni quando vengono loro in mente, sovraesponendo stupidamente una sincerità inesistente,  che non è se una pochezza, sintomo di animalità psicologica). I nostri interlocutori si comportano allo stesso modo, non possiamo mai realmente sapere cosa pensino, al massimo lo si può intuire - e menomale. Non si può, secondo me, fare sempre affidamento alle affermazioni, anche se è tutto ciò che abbiamo. Bisognerebbe dimenticare le affermazioni, anche se è tutto ciò che abbiamo.

Facciamo passare per verità assoluta delle parole mutevoli, a volte falsate, tentando di prescriversi degli ordini, per vivere meglio, per sentirsi meglio nella società. Per viverci più facilmente: meglio avere a che fare con dei muri che con tante pozze di palline impazzite. Non c'è poesia in questa immagine, come non c'è poesia nel non sapersi immedesimare nei cambiamenti degli altri, né nei propri. Le parole che si ascoltano e si dicono sono ad ogni modo sincere in quanto costituiscono una verità momentanea - ma non assoluta. La verità assoluta risiede nella fallacità della verità assoluta stessa, perché non è una, o meglio, è una ma ha l'aspetto di un caleidoscopio che tende all'infinito e che scompare man mano, perdendo o accentuando dei colori che assume lungo la propria esistenza.
L'importante, in tutto ciò, è averne almeno coscienza. Bisogna  poi vedere se si preferisce la sincerità sporadica o la verità che ci viene data in pasto - fra le mille omissioni.

Parole sincere.

venerdì 24 giugno 2011

L'autorizzazione della CEI

"Io voglio essere come l'oro
a bagno nel fiume
disteso
con qualcuno che mi venga a prendere col setaccio"
disse
e io dissi "Se vuoi, puoi scriverci una poesia"
e mi rispose "Sié, stai fresca"
Allora mi son detta 
e gli dissi che ne avrei scritta una io
in cui raccontavo del fatto che avrebbe dovuto scrivere una poesia
sull'oro e il setaccio
Previa autorizzazione.







venerdì 17 giugno 2011

Si vous ne trouvez plus rien, cherchez autre chose

I giorni si susseguono, uno dopo l'altro, come quelle carovane di macchine alle porte di Parigi, così tanti clacson e frecce assassine da cancellare quasi la calma ovattata di vapore acqueo bretone. 

La Ciotat - © kda.design
Si va avanti e si aspetta, seduti con un piede pronto allo scatto, con l'attesa paziente e organizzativa alla bell'e meglio e non nervosa; si finirà di vivere con la valigia alle calcagna (ce ne sono 3 aperte in casa mia) e cercare una stabilità annuale nel sud del nord.

Non chiedo niente, chiedo una lavatrice in casa, un supermercato vicino e una bici col cestino. Il resto verrà da sé; non ascolterò più pareri e faccio quello che mi spetta come mi pare nei limiti del possibile.

Fuggo dalle cazzate, me ne inventerò altre e la gente troverà in me nuovi pregi e nuovi difetti, per ora chiudo a tentoni e a scossoni un ciclo che ho già mentalmente terminato.

Prenderò una nave o un bus o un treno o tutti e tre, mi perderò all'inizio e mi annojerò di quel che avevo smarrito. Vedrò gli stessi posti di cui sentirò inizialmente l'esigenza di prendere in foto, darò il nuovo indirizzo di casa agli amici qua e là, verranno a trovarmi e rientreremo per cena con le scarpe piene di sabbia. 

Mi verranno in mente nuovi progetti al primo o all'ultimo minuto.

Per ora domattina lavoro, ed è un bene.

giovedì 5 maggio 2011

La Collana della Sfiga

Collana della Sfiga e relativo sacchettino rosso
È da marzo che ho con me la Collana della Sfiga. Me l'ha lasciata molto amorevolmente un amico, suo proprietario, e l'abbiamo messa dopo vari spergiuri e tiè del caso in un sacchettino rosso (colore simbolico) a casa mia, in un cestino del cassettone stile Luigi XVI. 
Pare che questa collana (che per altro vale gran soldi essendo in oro e ambra) non abbia effetti del tutto benefici su chi la indossa: l'ex portatore afferma che da quando gliel'hanno regalata se la sia tolta solo le due volte in cui si è rotta dovendola per cui mandare a riparare, e durante il lasso di tempo in cui il monile era in restauro dice la scalogna l'avesse lasciato in pace, temporaneamente. Ed è stato proprio questo il motivo scatenante dell'abbandono.
Collana della Sfiga: particolare inquietante
Questa sera ho tentato invano di riappiopparla, insieme ad altri regali, all'antico detentore che si è scansato l'onere giustificandosi col fatto che domani sia il suo compleanno e che quindi dovessimo rimandare la riconsegna a data meno fausta. Questa sera, allo stesso modo, ho voluto provare il brivido di indossarla per un'oretta, con un moto trasgressivo di chi non vuol credere a queste cose, finché ho soccombuto alla dicezie e me la sono levata, tornando alla mia altra collana - quella che mi metto per ricevere complimenti.
Con una confidenza apprezzabile me l'ha rifilata quasi due mesi fa: ed effettivamente egli ha notato istantaneamente miglioramenti nella sua vita. E posso affermare con sicurezza, ora che ce l'ho io, che la Collana della Sfiga funziona.

mercoledì 4 maggio 2011

E va II

Si tornano a cambiare le lenzuola al letto come si scrive;
e mi dovrebbero solo ringraziare che da quanto voglio bene al mondo ad alcune persone non le abbia ancora mandate a cacare

lunedì 2 maggio 2011

E va

Si torna a scrivere come si cambiano le lenzuola al letto;
e dovrei solo ringraziare che esistano persone al mondo che da quanto mi voglion bene non mi hanno ancora mandato a cacare

giovedì 7 aprile 2011

Oltre il cortile

Mi ha fatto bene questa giornata. Mi ha fatto bene al cervello. Nove ore in piedi a darsi da fare, con le mani e con le parole, accanto ai volontari e scontrarsi con il mondo di chi ha le stigmate da delinquente per scoprire (confermare, piuttosto) quanto siamo uguali, tranquilli, mansueti, bisognosi di cure e d'affetto. Bisognosi, tanto, di sigarette, centellinate e regalate come il più prezioso dei beni. Mi son detta chissà, l'unica donna qui, oggi, 47 tunisini, e poi i più molesti erano in realtà gli italiani.
Quando me ne sono andata in macchina non ho avuto il coraggio di girarmi, lasciavo tanti occhi che non sapevano cosa ci fosse al di là di quel cortile, e non erano autorizzati a vederlo.
Allora penso a tutti i turisti, a me stessa, a chi viene qua invece solo per godersi la primavera, le colline e i fiorellini quanto piccolo sia il mondo delle frustrazioni, e quando immensa sia la mancanza di libertà.
Un saluto solidale a tutti gli sbarcati e i fuggiaschi, e un augurio di trovare un posto nel mondo di dignità, lavoro e giustizia.

domenica 30 gennaio 2011

Partito Canino Italiano

E dopo il dibattito sul femminismo alla Casa del Popolo in Berlinguer ti voglio bene
"Ecch' i' tema! Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo? No."
propongo un nuovo dibattito, scaturito dai chiacchiericci degli ultimi giorni:
"Ecch' i' tema! Pole i' gatto permettisi di pareggiare co' i' cane? No."
Senza accostare il cane all'uomo e il gatto alla donna. Solo che, siccome a quanto s'è visto il mondo di chi non ha disgrazie a cui pensare si divide in due categorie, chi tifa per il cane e chi per il gatto, vorrei soffermarmi ad analizzare le motivazioni di questi due schieramenti, senza avere pregiudizi per chi preferisce una cosa e chi un'altra. Però il cane è meglio del gatto.

Avevo un cane, ormai diverso tempo fa, che si chiamava Boby, pace all'anima sua. Era un canino tranquilla (era femmina, ci siamo sbagliati all'inizio ma ormai aveva il nome da maschio), gli occhi tristi e dei baffetti sotto il naso. Era nera e con gli anni le erano venute delle striature rossicce. Era coscienziosa, anche se ha finito i suoi giorni perché l'hanno investita, e non sapeva stare al guinzaglio. Ricordo ancora che a scuola durante le ore di lingue straniere, quando imparavo a descrivere me stessa, precisavo di avere un cane. Boby abbajava poco, voleva più bene al mi' babbo che a me (ma solo perché si vedevano più spesso), nonostante avessi composto per lei un motivetto che le fischiavo. Mi si strinse il cuore quando seppi che era finita sotto una macchina. Boby non era certo il cane umanizzato, era più che altro una presenza intorno casa, e non era il tipo che si mette accanto alla sedia a elemosinare bocconi o che va a prendere il frisbee, (e come biasimarla) ma fu un grosso lutto ugualmente, per tutta la famiglia. Ricordo che da cucciola mordeva la scopa e camminava tipo un soldatino. Poi, quando vedeva qualcuno a cui voleva bene, si rizzava sulle due zampe posteriori e si inarcava, rimaneva così all'indietro per una manciata di secondi finché non abbandonava le mani canine sulle gambe del nuovo arrivato. Se poi si andava a salutarla in più di uno, lei rimaneva in equilibrio su due zampe e girava la testa, non sapendo a chi fare le feste per primo. Una volta d'estate, minorenne (si può dire?), andai a piedi alla fermata dell'autobus, direzione piscina. Abito in campagna e la colonnina è sul bordo di una statale. Boby mi seguì e io piangevo perché non riuscivo a farle fare marcia indietro. Passavano camion e macchine in quantità e lei se ne stava lì, a sfidare la morte pur di stare ancora un po' di più con me. Ora mi dico: se Boby fosse stata un gatto questo non l'avrebbe fatto di certo. Mai. Magari avrebbe gioito per essersi sbolognata momentaneamente di una dei suoi sudditi, per poter cacciare in santa pace.
I gatti sono bellini, sono morbidi e simpatici ma sono delle gran teste di cazzo. La cosa che più mi fa arrabbiare dei felini domestici sono le loro manie di grandezza: nel loro capo loro sono i padroni, cos'è, padroni dei giganti? Jersera ho sollevato di peso la gatta della mia amica-vicina-di-casa perché stava per salire sul tavolo, e vedeste come l'ha presa male! Avrà studiato un piano per uccidermi, tanto sai, le stavo già parecchio simpatica di mio (saluto Katia caramente). Insomma, quel che non sopporto dei gatti è che sono simpatici solo quando vogliono loro. Si riscattano solo quando gli fa più comodo, e fanno perno sull'affetto del padrone che li trova carini e simpatici a prescindere dal loro comportamento. I cani invece! I cani! Cani! Sono degli ex lupi redenti. Loro conoscono la loro condizione, sanno di dover fare affidamento su di te e ti rispettano comunque. I cani hanno i denti, alcuni il morso potente eppure non mordono mai (salvo sporadici casi di cani impazziti, ma non stiamo a cercare il pelo nel cane), i gatti oh, alla prima ti sgozzerebbero. Ma che è?! Forse ho avuto solo esperienze sbagliate?

Con questa premessa apro ufficialmente il sondaggio e vi chiedo:  
Pole i' gatto permettisi di pareggiare co' i' cane?

Ciò non toglie che prima o poi mi prenderò un gatto, quando sarò più freddolosa.
Poi sai, la mi' nonna aveva anche ammaestrato una gallina, quindi forse il gatto che avrò mi seguirà fin sotto al camion, dati i geni familiari.

mercoledì 19 gennaio 2011

Soluzione del rebus - Qualche scatto, per soddisfare la curiosità di chi ne ha.

Francesinha (probabilmente ha origine dal Croque-Monsieur, ossia un toast cotto e formaggio ricoperto di formaggio. In aggiunta in Portogallo mettono una fettina di vitella, salame, mortadella, chouriço, salsiccia e una salsa alla birra piccante. Questa è la versione senza patatine fritte. Leggerezza!). Presso Boa Viagem, Porto


Gabinetti (Ufficio di assistenza ai clienti a destra). Porto, Stazione Campahnã

Cul to Cul. Coimbra, interno.
© M.M.
Bacalhau à braz e Vinho Nico. Coimbra, interno
Diva & Donna sbarca in Portogallo, sapori d'Italia. Coimbra
Coimbra, in cima alla scalinata delle palle all'Università.
© g. C.
Desolação. Coimbra, Università
O Pinto pintado. Coimbra

Prima dell'alba: un gatto ci fissa nella stanza 26 della Pensão do Norte. Porto.
© g. C.
Parrucchiere di gran moda. Porto






Il gatto che ci fissava ha portato nuovi amici a vedere chi c'è nella stanza. Porto.
© M. M.


Saltano agli occhi i colori malgrado la giornata uggiosa e l'ingegnoso metodo di asciugatura del bucato. Porto

Terreiro da sé, che fa per tre. Nei pressi di São Bento, Porto
M.M. a Porto (à noite)

domenica 9 gennaio 2011

L'hanno rifatto!

L'hanno rifatto!
Hanno rimesso la colonna sonora de L'Esorcista su Radio Capital... ma stavolta non ero da sola in macchina, purtroppo o per fortuna, ero con un amico che fra l'altro aveva letto il post che precede questo. Ho detto hai visto l'hanno rimessa, fa paura! Non credi? E lui Ah ma è un grande compositore e di qua e di là, pensa ha fatto anche Moonlight Shadow (mmm sticazzi) alché io ho detto Zitto cambiamo stazione che mi fa paura. E non fare versi che sennò mi spavento te lo chiedo anche per la tua incolumità (stavo guidando).
Così lui ha pensato bene di ruggire, io ho urlato e un'altro po' si vola di sotto dal cavalcavia. Lui s'è scusato, non aveva capito che mi facesse veramente effetto, Pensavo fosse un topos.
Ma caa topos???
Comunque in tema al tema horror vi presento una vignetta che ho fatto oggi al lavoro (sì, al lavoro).


domenica 5 dicembre 2010

Galateo

Ormai la gente è talmente abituata a ciarlare solo in cucina davanti a Canale 5 che non capisce che se al cinema ogni poco ti giri a guardare nella loro direzione mantenendo uno sguardo di sfida non è per un tic nervoso.
Sono convinta che fra le due signore sedute dietro stasera ce ne fosse una che seguiva il film e l'altra no, e l'amica doveva descrivere passo passo quello che succedeva. Sennò non si spiega.
Ormai poi con il 3d c'è caso che lo spettatore si sia messo in testa che i personaggi parlino con lui, e si sente autorizzato a rispondere ad ogni battuta. O sei un illuso, o sei un imbecille.
Fatto sta che alla signora avrei dato una manata e le avrei chiesto indietro i soldi del biglietto.


Comunque P., al cinema con te, il tu' citto e gli amici del tu' citto non ci torno più che si porta jella.

sabato 27 novembre 2010

Questi post davanti al mare

E fin qui abbiamo parlato e sparlato, discusso, pianto e cantato. Abbiamo riso prima di fare la battuta, e da soli ripensando a una cosa. Ci siamo messi in mostra e in disparte, e brindato e siamo andati a riposare. Abbiamo detto le solite cazzate del caso, passato il tempo alla meglio. Abbiamo letto e scritto, alzato la mano, fatto tanti convenevoli e anche sognato. Sogni belli, brutti, mediocri in bianco e nero di cui rimane solo l'alone che scompare alla prima specchiata mattutina (ora ci sei solo tu davanti allo specchio)

E la resa dei conti?

Stavo discutendo poco fa con un'amica che ci vorrebbe un'involuzione, si dovrebbe retrocedere; capiamo noi stessi così bene e abbiamo così chiare le situazioni da renderci ancora più confusi.
Chissà! L'uomo si porta dietro il fardello della soddisfazione della consapevolezza, e invece mah, si diventasse un po' più ruspanti sai quante soddisfazioni in più.
Che tanto diciamocelo scavare e scavare fa sempre più male, vorrei dimenticare alcune cose, ma tanto è d'uopo che continui a pensare, e costruire sopra quello che c'è.

Il fatto è che, se invece di cercare la propria felicità ci si dà in pasto a surrogati e diversivi, la prima negatività ti piega

Perché non hai niente con cui difenderti e tutto da cui difenderti.

L’homme n’est qu’un roseau, le plus faible de la nature; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser: une vapeur, une goutte d’eau, suffit pour le tuer. Mais, quand l’univers l’écraserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, parce qu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien. Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C’est de là qu’il nous faut relever et non de l’espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser: voilà le principe de la morale. Ce n'est point de l'espace que je dois chercher ma dignité, mais c'est du règlement de ma pensée. Je n'aurai pas davantage en possédant des terres: par l'espace, l'univers me comprend et m'engloutit comme un point; par la pensée, je le comprends.

L'uomo è soltanto una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c'è bisogno che l'intero universo si armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d'acqua bastano ad ucciderlo. Ma, quandanche l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancor più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire, e del vantaggio che l'universo ha su di lui, l'universo non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È da qui che dobbiamo risollevarci e non dallo spazio e dalla durata, che non sapremmo riempire. Impegniamoci dunque a pensare bene: ecco il principio della morale. Non è a partire dallo spazio che devo cercare la mia dignità, ma dall'organizzazione del mio pensiero. Non avrei di più possedendo terre: attraverso lo spazio, l'universo mi comprende e mi inghiottisce come un punto; attraverso il pensiero, lo comprendo.

Blaise Pascal, Pensées, 1660 

Sono queste fortune del tutto particolari 
- l'universo pur comprendendoci non ci comprende.

domenica 21 novembre 2010

The world is a vampire

Questa storia la conoscono tutti quelli con cui parlo, ma proprio perché è per me l'archetipo della figura di merda ho deciso di scriverla anche qui. Più che altro è un racconto della mia indicibile diffidenza.
Questa storia si svolge alla fine di una serata tranquilla e infreddolita passata con amici a bere Schweppes col limone e a dire le solite cazzate sui gradini di una chiesa: l'archetipo dell'uscita quando erano ancora tutti qui, più o meno. La serata si concluse con il passaggio a casa dato ai già citati amici, che si disposero una sul seggiolino anteriore e l'altro dietro (probabilmente senza cintura di sicurezza).
 
Usciamo dal parcheggio, e alla fine della via vedo davanti a me una ragazza che sbracciandosi mi fa capire che vuole che mi fermi. Sicura che le mie strutture cognitive siano perfettamente funzionanti, comprendo il messaggio e mi accosto. Premo sul bottone che fa abbassare il finestrino per sentire se oltre alle bracciate avesse anche un messaggio verbale per me. Avevo intuito bene.
La ragazza ci fa: "Ciao ragazzi scusate... Non è che avreste i cavi della batteria?!"
E ora sarei troppo incalzante se subito scrivessi quale fosse stata la mia risposta. Cercherò quindi di spiegare cosa accadde nella mia testa in quel preciso momento, per gradi.
  1. Questa tizia pensa che noi siamo un gruppo musicale che sta andando a suonare (a quest'ora, poi);
  2. Questa tizia fa parte anche lei di un gruppo musicale che sta cercando di appropriarsi dei cavi della batteria (intesa come strumento a percussione) del nostro gruppo che ne rimarrà quindi sprovvisto dettando l'insuccesso del nostro spettacolo stasera;
  3. Questa tizia ci sta pigliando per il culo perché è noto che la batteria sia uno strumento che non ha bisogno di cavi elettrici: per chi mi ha preso?
  4. Noi non siamo un gruppo musicale! Hai voluto fare una battuta sulla musica? E allora ti servo io!
La mia risposta: "No non ce li ho, però c'ho gli Smashing Pumpkins" e ho alzato a presa di culo il volume dell'autoradio a un livello abbastanza alto affinché lo smacco riuscisse.
Lei mi ha guardato interrogativa, io ho ingranato la prima e me ne sono andata. 50 metri dopo mi giro verso i miei amici guardandoli con l'aria di avete visto come sono sagace.
La mia amica accanto al posto del guidatore dopo alcuni secondi di silenzio mi dice "Ma sei rincoglionita?" e io "Perché scusa?" e lei "Perché a quella povera ragazza si era fermata la macchina, voleva i cavi per rimetterla in moto" e io "Cazzo"

E così finisce la storia più imbarazzante degli ultimi 5 anni. Poi capite che non è un bene stare sempre sulla difensiva.


martedì 9 novembre 2010

Boscajoli

Conversazioni mattutine in macchina.
[Allora, che mi racconti. Com'è andata a Parigi? Bene bene... Ci muovevamo tipo gita. Volevo andare a vedere l'Ubu Roi ma non ci siamo andati Il che?  - Quello della 'Patafisica -. E poi, novità? Mah, niente di nuovo, niente di che... Mi sono messa a guardare The Big Bang Theory, sono quasi alla fine. Ah c'è un'altra novità, mi sono iscritta al corso di power stretching  Di che? Di power stretching, una specie di pilates parecchio faticoso, dovrebbe sviluppare la forza e allungare i muscoli  Ah vuoi diventare più alta. E poi? Il mi' babbo è andato in pensione  Ah, e come l'ha presa? Benissimo! È contentissimo che ha un sacco di tempo libero, ha anche quasi finito di leggere Il Signore degli Anelli. Attenta, all'inizio sono tutti contenti, poi dalla disperazione sentiranno il bisogno di andare a tagliare la legna.]

Bazinga.

martedì 5 ottobre 2010

Al ristorante giapponese

Ci serve una cameriera con minima conoscenza dell'italiano.

B.: "Bellino 'sto posto!" ditino che indica l'ambiente
Cameriera: faccia interrogativa e preoccupata
B.: "No, dicevo... Bello questo locale!"
Cameriera: faccia interrogativa e preoccupata
B.: "Il ristorante, bel ristorante, è bello il ristorante!"
Cameriera: faccia che si distende "Ahh glazie!" annuisce varie volte col capo, risatina asiatica (stavo a vede' che mi dicevano.)


Non comunicare mai a un cameriere qualcosa che non gli compete, come ad esempio un'opinione.