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martedì 27 novembre 2012

Le belle domeniche

Domenica col mi' babbo siamo andati a votare alle primarie. Io sono uscita di casa quasi in tuta, lui invece per andare in paese a fare la croce s'è fatto la doccia, s'è rasato. Perché è un grande conoscitore delle dinamiche di paese, pur non partecipandovi.
Come antefatto c'è da dire che viviamo nella campagna di un minuscolo comune, dove tutti si conoscono ed è difficile farsi i fatti propri. E ovviamente tutti sono curiosi degli altri e altrettanto gelosi delle proprie intimità.
Insomma, usciti dalla macchina il mi' babbo mi fa "Oh, se si incontra qualcuno non gli diciamo cosa stiamo facendo!" (come se non sapessero tutti come la pensiamo, né che si intuisse cosa ci portasse a percorrere certe vie). E io gli ho detto "Ma chi si deve incontrare scusa? Non c'è anima viva!" in effetti le vie erano sgombre, diacce e pelate. Poi, valicata la porta principale del paese e dirigendoci al seggio, in 100 metri che c'erano da fare il mi' babbo s'è fermato a salutare 4 omíni materializzati all'improvviso, e l'ultimo gli fa "T., dove andate??" e lui "Eh, si va in giù!" "Ah, andate in giù!" "Eh sì, si va in giù, hai visto? Allora ciao eh!". Appena voltato l'angolo mi ha detto che quello appena incontrato non vota da 7 anni e poi si lamenta dei politici.

lunedì 19 novembre 2012

Il puzzo di pulito

Presa da non so quale presunzione marsigliese stasera ho provato a fare il sapone, riciclando una mezza bustatina di moncherini di sapone bianco all'olio di palma, sapone verde all'olio d'oliva, sapone viola alla lavanda, sapone Dove coi bruscolini per fare il peeling, saponettona carissima ma regalata e profumata che la mi' mamma usava da soprammobile ma poi s'è sbeccolata cascando per terra.
Ho cercato il procedimento affidandomi al primo sito. Sono però andata a braccio, che ci avevo guardato mesi fa e avevo stipato all'uopo le liche di sapone: ricercandolo di nuovo mi sono accorta di aver saltato il passaggio di frullare gli avanzi di sapone prima di scioglierli. Credo che il pentolino a pezzettoni sia stato sul gas a bagnomaria per un paio d'ore e non era successo niente; io pensavo si sciogliessero come il cioccolato quando si fanno i dolci. Devo confessarvi che non succede. In casa si stava asfissiando dal puzzo di pulito, ho anche acceso la ventola. Siccome sembrava di stare in una raffineria ho aggiunto acqua al composto, che è diventato una poltiglia bianca che pareva salsa tonnata dei crostini. Infine ho messo il tutto in dei ciotolini con una forma bellina per servire miele e marmellate accanto ai caci, ora sono in frigo e spero che domani qualcuno non spalmi il sapone sul pane.

giovedì 11 ottobre 2012

Quando te lo dico io

Intervista con l'oviparo
Cercando disperatamente un modo per studiare sono incappata in questi siti in cui attraverso delle frequenze da ascoltare in stereo con gli auricolari si pretende modificare l'attività cerebrale e quindi piegare il nostro cervello a concentrarsi, rilassarsi, addormentarsi e chi più ne ha più ne metta. Addirittura c'è un forum in cui la gente (gli Americani) fornisce la propria testimonianza circa i benefici che hanno tratto da questa pratica. 
Ora io non voglio dire niente che se poi mi ascolto mi viene in mente Giucas Casella con le galline, ma per forza di cose oggi mi metto le cuffie in capo, anche perché giù di sotto c'è il mi' babbo che strimpella la chitarra e fa un casino della madonna.

Per avere un'idea recatevi in questo sito (che è lo stesso dei forum ma è solo un esempio perché su internet a quanto pare è un argomento che spopola):


Al mio tre improvvisamente studierai, quando te lo dico io


1

2

3

Ma è un miracolo!



mercoledì 12 ottobre 2011

Chapitre 1, exercice 1

Titeuf - Les jeux olympiques du neurone
Il periodo di transizione ormai è quasi finito, così dovrebbe essere! 
Ne ho passate diverse, cambiamento di panorama, cambiamento di letto, cambiamento di cibo,  e non ci ho perso mai né ci perderò tornando, cambiamento di ruolo sociale, perdita quasi totale delle relazioni umane fuori della scuola. Ça va changer par la suite! Già parlano di venirmi a trovare, avranno visto le foto delle spiagge
I ragazzini al Collège fanno ridere, alcuni fanno paura, c'è chi mi ha chiamato "Madame", chi "La professionnelle", ho sentito dei "Salope" alle spalle, spero non fossero diretti a me; ho pranzato in sala professori e USO I BAGNI DEI PROFESSORI cioè roba che quando andavi a scuola pensavi che avessero l'idromassaggio invece fanno schifo come tutti i cessi.
Qui che si fa? Si va al mare, si sta in terrazza, si fuma fuori dai cancelli, poi si va al Carrefour con la Carte de Fidélité e ci segniamo date di concerti a cui forse non andremo,  tutto questo facendosela un po' sotto per dei mocciosi.
Mah. Con tutto che è un posto incredibile, potessi parlarne con qualcuno sarebbe ancora meglio. Ma cambierà

Ciao a tutti i Culi che leggono seduti e un po' incriccati in quelle sedioline

martedì 20 settembre 2011

La sœur Lumière

Johan Amos Comenius (1592-1671) Källa: Aug. Sc...
Comenius
Latito da cent'anni, sono immersa in perdite di tempo inframezzate da studio e preparativi mentali. Scusate. Ho appena aperto un tumblr sul prossimo assistentato Comenius... se non si fosse intuito leggendo fra le righe dei precedenti post. Avevo provato prima a metterlo su Wordpress, e devo dire che se la tirano a bestia e li ho scacciati dalla mia vista. Forse (anche senza forse, va') lo stile sarà un po' meno papale papale rispetto a questo spazio, quindi: 
  • niente parolacce (su come certe volte si possa esprimere veramente un concetto senza risultare subdoli o artificiosi o perlomeno semiaccademici ci penserò poi. Ogni tanto la parolaccia ci sta, sennò il significato della frase cambia);
  • le trovate di spirito saranno sullo scontato andante pur facendo del mio meglio
Vi ho avvertiti. Quando leggo affari stucchevoli mi viene il voltastomaco, farò in modo che lo risulti il meno possibile. 
Il fatto è che dovrebbe essere un lavoro pseudoserio da segnalare anche all'Agenzia Nazionale LLP, che chiede di tenere traccia di quel che si fa. Quindi se uno si rompe i coglioni a guardare che ci scrivo è perdonato. Mi scuso con i destinatari della mail di gruppo in cui chiedevo consigli su quella pagina, ho già deciso che va bene così prima di sentire tutte le campane, mi sono impelagata a scrivere questo post e non ho più tempo a disposizione. A chi va, mi dice se gli piace. Se non gli piace o me lo dice o se lo tiene per sé.

Non so cosa ci faccio qui, devo studiare i Lais di Maria di Francia.

IL FUTURO È IL PASSATO

Ci si vede in piazza

mercoledì 31 agosto 2011

Dix heures di infamate

E poi mi fa ridere Deezer che ora se ne esce dicendo

Deezer's music services are not yet available in your country.


Ma quale not yet? Ma siete di fori? Siete bischeri? Mi state prendendo per il culo? Dite piuttosto, per una certa integrità morale che evidentemente non vi appartiene are not available ANYMORE

E poi sai che?! Ultimamente facevate pure schifo che da qui non si trovava più niente da ascoltare, giusto le basi del karaoke o qualche cover fatta coi piedi; poi avete messo il servizio a pagamento e a sto punto vi dico 
ANDATE E SPENDETE I VOSTRI SOLDI COME VI PARE



lunedì 22 agosto 2011

Talismani


Proprio mentre pensavo in macchina che stessi tornando là dove giace ancora in quel sacchetto rosso La collana della sfiga™,  mi attraversa la strada un gatto nero. Svento l'incidente a un incrocio, poi parcheggio e incontro un canino bianco con una toppa marrone all'occhio destro, che trotterella, con la coda a pennacchio che segue a bandoliera i suoi movimenti zonzanti da un marciapiede all'altro. Ho pensato che fosse una specie di compensazione, un paladino o angelo custode in vesti canine venuto a salvarmi dalla dose di sfiga che cercavo mio malgrado di somministrarmi... Ma forse è solo ora di smetterla di fare giochi fantasy fino alle due e mezza di notte


E se pensate che io realmente creda alla sfiga siete fuori strada (anche perché probabilmente, vi avrà attraversato un gatto nero al momento opportuno)

E se pensate che con questo finale in cui dico una cazzata peraltro manco tanto divertente la quale invece ahimè paradossalmente conferma che io credo realmente nella sfiga siete fuori strada

martedì 16 agosto 2011

In senso lato

Ogni volta le parole non sono mai definitive, ma valgono solo per il momento in sé. Ogni secondo vissuto ci cambia progressivamente, non si migliora, né si peggiora, si muta. Siamo d'accordo? Prendiamo come fatto quello che le parole che diciamo (lasciando stare qui il come) ci rappresentano. Non si rettificano le affermazioni di volta in volta, seppur procurandoci a volte numerose sofferenze, per risultare più integri con sé stessi e agli occhi degli altri. Ma nessuno è realmente integro, soprattutto verso se stessi o meglio, crediamo di conoscere persone integre pur non sentendoci mai tali. Ma anche noi possiamo risultare integri dall'esterno, a seconda di cosa manifestiamo. Intanto però ci chiediamo continuamente che cosa ci faccia cambiare idea così velocemente sulle persone, sui luoghi. Ogni volta è una sconfitta, pare di non arrivare mai a conoscersi veramente. Quindi figuriamoci in una conversazione, senza voci interiori ma solo esteriori, regolate in suoni e significati restrittivi.
A volte aggiungere verità su verità, seguendo i moti di ciò che vale in ogni singolo momento può fare confusione, può far soffrire, può, in sostanza, rivelare la nostra assenza di integrità, rovinando magari con sorpresa un'immagine costruita anche inconsapevolmente.
Il buon conversatore è proprio colui che tiene conto di questo aspetto della natura umana, colui, ovvero, che rispetta e accetta una certa scomposizione della personalità, che prende per buona la sincerità e non la verità, intesa come concezione granitica e manichea di una questione. E questo lo fa anche il buon amico - senza sfociare nelle offese, però. Gli amici non sono le pattumiere delle nostre sfumature più difettose.

È necessario sentirsi dire delle verità che riterremo tali dagli altri, leggi supreme su un qualsiasi ipotetico punto di vista, vero  da chi le ha enunciate in quel preciso momento, fra dieci secondi no. Ma spesso non vogliamo saperlo, per conservare un'immagine armonica del mondo e di chi ci circonda. Allo stesso modo, a domanda rispondiamo, poi probabilmente cambia tutto nel giro di poco tempo, ma vogliamo lasciare una certa versione dei fatti, ché abbiamo bisogno di pali, colonne, fili spinati per contenerci dentro un certo status di "civili" (mentre gli "incivili" non ponderano, sputano sentenze e opinioni quando vengono loro in mente, sovraesponendo stupidamente una sincerità inesistente,  che non è se una pochezza, sintomo di animalità psicologica). I nostri interlocutori si comportano allo stesso modo, non possiamo mai realmente sapere cosa pensino, al massimo lo si può intuire - e menomale. Non si può, secondo me, fare sempre affidamento alle affermazioni, anche se è tutto ciò che abbiamo. Bisognerebbe dimenticare le affermazioni, anche se è tutto ciò che abbiamo.

Facciamo passare per verità assoluta delle parole mutevoli, a volte falsate, tentando di prescriversi degli ordini, per vivere meglio, per sentirsi meglio nella società. Per viverci più facilmente: meglio avere a che fare con dei muri che con tante pozze di palline impazzite. Non c'è poesia in questa immagine, come non c'è poesia nel non sapersi immedesimare nei cambiamenti degli altri, né nei propri. Le parole che si ascoltano e si dicono sono ad ogni modo sincere in quanto costituiscono una verità momentanea - ma non assoluta. La verità assoluta risiede nella fallacità della verità assoluta stessa, perché non è una, o meglio, è una ma ha l'aspetto di un caleidoscopio che tende all'infinito e che scompare man mano, perdendo o accentuando dei colori che assume lungo la propria esistenza.
L'importante, in tutto ciò, è averne almeno coscienza. Bisogna  poi vedere se si preferisce la sincerità sporadica o la verità che ci viene data in pasto - fra le mille omissioni.

Parole sincere.

martedì 2 agosto 2011

Emmobbasta

Non sopporto più Parigi, la sua menzogna. Come una bella persona che dici Ah però poi alla fin fine delude. Nel mio capo è diventata piccola e decadente. Le sue teste scapigliate e le camminate con finta aria indifferente. Machiticaca. Lo stile sbottonato e mormorante di caffè brulicanti di topi. I bambini bobos e tutti sti dandy e sti alternativi che non sanno più come farsi notare che ci hanno veramente stramazzato i coglioni.


-------------------------------------------- Ritorno

Superato lo shock dell'appiccicume e dell'immondizia, guardando il sole ho avuto la sensazione di respirare la luce e m'è venuto da piangere, ma non l'ho fatto

giovedì 24 marzo 2011

Non ce la faccio più

Non ce la faccio più a passare le mie giornate a pensare a cazzate, ma è un riflesso incondizionato. 
Purtroppo ho una serie di buoni propositi anche se è un giovedì di marzo.
Fra questi troviamo: 
Pensare il verosimile
Riequilibrare il ritmo sonno-veglia
Trovare l'antidoto per il mio dente avvelenato
Godermi le giornate di sole
Studiare Hugo e Michel Foucault
Sopportare certe dinamiche
Non prendere tutto sul piano personale
Abbinare i calzini alla maglietta (a volte non succede)
Imparare nuovi indovinelli
Installare il backgammon nel computer
Smettere di credere nell'astrologia
Avere pazienza, più pazienza di quanta ne abbia già
Fare come un eremita che rinuncia a sé

martedì 14 settembre 2010

Dedicato a tutti quelli che mi prendevano per il culo alle medie

Concordo appieno:
Studio meno ultimamente *
Ma il mio tempo, per lo meno
Lo impiego sì, ma diversamente.

Ho scovato, si fa per dire,
Due attività edificanti
Di cui ti andrò a disquisire
Qua con rime, ô, alternanti.

La prima, se ti manca,
Quel che serve già lo sai
Un computer, conto in banca
E PayPal casomai.
Non indovini? Lo dica lei!
Aste, proposte, offerte
Compravendite su eBay!!
Transazioni chiuse e aperte
Far negozio è assai bizzarro
L'importante è non incappar
In qualche specie di tamarro
Che ritarda nel pagar.

La seconda è ben più sana
Benefici ne ha a josa:
Vado a correr da più e più di una settimana
E ne vado assai orgogliosa.
Il perché è presto detto
All'inizio ero un po' stanca
Ma poi c'ho preso gusto, lo ammetto
E non serve il conto in banca.
Mi ha convinto la vicina
A praticar del movimento
La ringrazio assai, mischina!
Con un po' di allenamento
Il mio record ho superato
Oggi ho corso un'ora e cinque su e giù per la collina
Senza soste, né rompermi il fiato.

A presto dunque in biblioteca!
Un dì, già si sa
Cesseranno ahimé alla cieca
Le mie dolci attività.

* concetto relativo

giovedì 5 agosto 2010

Libera nos Domine

Avevo promesso che non avrei mai più scritto di Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx, ma jeri, scusate, è successo una cosa che mi porta adesso a fare una confessione simile ad una che fa lui, il già quasicitato, nel presumibilmente secondo libro de Les Confessions (e questo s'era intuito. No?).
Mi spiego meglio. Jersera sono finita nella mia vecchia casella di posta Yahoo!, la prima che abbia aperto nella mia vita, e c'erano delle e-mail vecchissime!! Mi sono dilettata a rileggere i sedimenti di un passato di relazioni. O di un presente di relazioni, anche; c'erano messaggi di persone che non sento più, altre invece che si comunicava formalmente, gli argomenti si scostavano dal tempo di poco, e ora, abbiamo rafforzato il legame e sarebbe sciocco parlare in quel modo. Poi mi sono stupita che mancassero in blocco tutte quelle persone importanti per me adesso ma che ancora all'epoca non conoscevo. Insomma, un bella tranche-de-vie, non c'è che dire.

Veniamo a noi... Nella miriade di e-mails ho trovato anche quelle di un certo F. S. [censuro per privacy], periodo Erasmus (2006-07). Mi sono detta E mo chesto chi cazzu è?? Presto detto, aprendo i messaggi mi sono ricordata di botto chi fosse. Confesso di aver rimosso perché mi sono comportata da stronza. Più che altro, è una storia di orizzonti di attesa infranti.
Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx, mandato in seminario, si vuole liberare del maestro a cui è affidato. Il povero maestro in questione era epilettico; un giorno, vuoi perché le convulsioni di un seduttore del passato, vuoi perché il seminario gli tarpava le ali, Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx abbandona per la via scappando il povero maestro nel bel mezzo di un attacco, per poi non rivederlo mai più. I rimorsi lo attanagliano anche 40 anni dopo.
Il mio caso è più blando - ovviamente. Allora, c'è da dire che sono partita per la Francia in seguito ad una fase di innamoramento pesante per un certo F. (omonimo del mittente dell'e-mail), francese, conosciuto in Italia. Già il nome era una garanzia. Il mio amico dell'università mi parlò di questo tizio che voleva lezioni di italiano perché voleva andare in vacanza in Italia, e anche che gli mettessi per iscritto dei CD con esercizi. Pensai, scusate la franchezza, piatto ricco mi ci ficco, ora questo omonimo idealizzato all'ennesima potenza sarà mio, e sarà bello, bravo e intelligente (triade già usata da Das). In più, povera stolta, avevo detto che avrei fatto tutto a gratis (a gratis nel loro capo: F. sarebbe stato mio creditore, a
vita).
Organizzammo il tutto: il tizio invita a cena a me e al nostro amico in comune. Allora: se mi volevano fare una sorpresa c'erano riusciti. Il tizio viveva solo in una casa buja buja, sembrava gli si fossero rimpiccioliti gli occhi, un'età indefinibile, serata pesante, non sapevo che cacchio dire, lui porino bello bello non si può dire che fosse, interessante ancora meno. Insomma sarò indulgente con chi mi sono comportata male, potrà anche garba' a qualcuno, ma a me non mi garbava di certo, questo è poco ma sicuro. 
Insomma: quella storia doveva finire. Dovevo immediatamente ritornare a fare i cazzi miei, mi diceva incessante il cervello. Lui addirittura mi rinvitò a cena e io gli feci tipo i Laureati nella scena iniziale al ristorante, quella in cui gabbano il cameriere implicandolo in una finta rubabandiera su chi perde paga il conto e poi scappano tutti senza pagare, e l'ultimo rigira il vicolo e fa pure il gesto dell'ombrello.
Non potevo però non far nulla. Anche perché lui mi rompeva anche discretamente l'anima, perché poi feci l'errore di dare il numero di telefono. Gli sbobinai qualche traccia del CD che mi dette, e basta. Le sue mail sono di una tristezza incalzante. Cito:
"Scusa non voglio disturbarti ma il lavoro va avanti?" 
E io 
"Scusa sono molto impegnata con gli esami..." 
MOLTO IMPEGNATA CON GLI ESAMI?? MA SE NON FACEVO UN CAZZO! E anche: 
"Sai, da te dipendono le mie vacanze in Italia... A che punto sei?" 
Cosa?! Ma un sarà vero! 
Poi il tutto si attuò con la solita tattica ti cago un pochino ti cago di meno scusa c'ho da fare non ti cagherò mai più finché campo. E così è stato: non solo non ho accettato di rivederlo mai più, ma non gli ho neanche dato quello che gli avevo promesso. In fondo, dico dico ma poi quando faccio così mi sento in colpa, che m'hanno inculcato nel cervello che non è proprio il massimo del comportamento.
Secondo me, ora che ci rifletto, ed è sinceramente la prima volta che lo faccio per questa faccenda, era tutta una stronzata... Mado' ti fai il CD per andare in vacanza? Lo sai quanti turisti francesi avrò visto jeri al museo? Almeno 20, non scherzo, tutti perfettamente sani e tutti perfettamente ignari della più piccola nozione dell'italiano. Ora, non vorrei che lui fosse uscito da un periodo di innamoramento pesante per una certa C. italiana, perché guarda, io di sicuro il tuo orizzonte di attesa non l'ho infranto. E ora me la prendo col mio amico francese che non ha obiettato sul fatto che lo facessi a gratis, date le fauci del soggetto in cui mi stava spingendo.
Insomma, in comune con la storia di Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx c'è l'abbandono, il maestro (ma nella mia i ruoli si invertono), la fuga repentina, lo stare ad ammorbare la gente con i propri cazzi senza poi dir molto durante un'infinità di tempo.

domenica 11 luglio 2010

Que hasta en su muerte la fue llamando

Jean-Jacques Rousseau: coraggioso scrittore e abbandonatore di figli, combatteva contro il complotto dei suoi nemici immaginari confessando a tutti che gli piaceva esser sculacciato
Ma chi lo spingeva a giustificarsi in 774 pagine? Non poteva fare un riassunto? 
Io devo vivere la mia vita. *

Le Confessioni, riassunto dalle note drammatiche:

Rousseau nasce e vive 49 anni, in questo tempo fa di tutto un po': magna, beve, c'è chi gli sta simpatico, chi no. Incontra una, pure un po' ceppa, ci fa 5 figlioli, poi li abbandonano. Fa il filosofo, scrive di politica, di educazione, tanto stava in campagna a annusar pervinche.
Poi all'improvviso in Francia, in Svizzera, a Poggibonsi, gli bruciano le opere. Jean-Jacques fugge un po' qua e un po' là, si ferma in vari ostelli della gioventù mentre è in fuga. Ci mancava l'infezione alla vescica. Si veste da armeno, tunica per far prima al bagno e cappello di pelo per ornamento. La compagna lo segue trafelata.
Passano altri 3 anni, esce un pamphlet: Voltaire lo sputtana pur restando nell'anonimato. Trattato dell'educazione un corno! Abbandoni 5 figlioli? Ma noi ti facciamo fare una brutta fine. Che tanto già è tutta la vita che ti nascondi e vai in campagna a fare il campagnolo e noi qui a Parigi a fare i salamalecchi.
Paura!
Scrivo le mie Confessioni, tanto col successo che ho avuto 'sti anni fra romanzi epistolari e trattati vari l'editore olandese voleva scrivessi la storia della mia vita, che alle signore parigine gli è tanto garbato La Nouvelle Héloïse. Così prendo due piccioni con una fava: la fava sono io, i due piccioni devo ancora scoprirlo, ma sono sicuro che presto mi beccheranno, se non l'hanno già fatto.
Allora fo così, scrivo le confessioni, confesso, mi perdonano e siamo tutti amici come prima.
Ok?
Poi 14 anni dopo muore.
Escono le Confessioni e chi s'è visto s'è visto.


Cucurrucucu Paloma - Lola Beltran

* Giuro che questa è l'ultima volta che scrivo di lui. Giuro.

giovedì 29 aprile 2010

Gei Gei

Vorrei spezzare una lancia in favore di Jean-Jacques Rousseau, nonostante tutto. Lo so, sto un po' ammorbando tutti raccontando di questo personaggio (l'episodio della sua vita che preferisco è quando prende l'abito armeno, tunica e cappello di pelliccia, e meriterebbe lui solo un post), ma in fin dei conti non lo sto facendo manco poi tanto, dai. Insomma, con André Breton vi era andata molto peggio. Purtroppo o per fortuna ho la tendenza a finire col credere di conoscere di persona chi studio per l'università, insomma dopo un po' di tempo queste genti diventano qualcuno di famiglia, mica riesco a dividere l'ambito studio e vita privata. Altrimenti non avrebbe senso per me leggere Les Confessions di Rousseau: che cazzo me ne fregherebbe se non fosse per fare un piacere a qualcuno che conosco? Tipo un cugino che ti dice leggi e dimmi che ne pensi. Magari poi mi viene da appoggiare anche qualche sua posizione.

Potete trovare tante biografie su internet, ma sentite a me, che vi dò i dati essenziali. Per chi non lo sapesse, Jean-Jacques (1712-1778), nato sotto il segno del Cancro, ha passato la sua vita a cercare la società e i salotti e allo stesso tempo a ritirarsi a mo' di eremita sparendo dalla circolazione. Poi però mentre era via si chiedeva cosa stessero tramando alle sue spalle. E ha passato un'intera vita a spiegare a quelli dei salotti buoni perché si ritirasse. Un ottimo motivo era pure un serio problema alle vie urinarie che lo costringeva a mingere continuamente. Scusi Madame de Luxembourg, vado un attimo a fare pipì poi torno e se ne parla. Vicino alla natura, amante di pane e formaggio e dei pasti frugali in genere, fosse vissuto ai nostri giorni si sarebbe iscritto al CAI.
Personaggio paranoico e contraddittorio, ha scritto un trattato sull'educazione e abbandonato 5 figli all'orfanotrofio. Con manie di persecuzione, aveva paura che gli sottraessero perfino la lista della spesa e vedeva l'occhio di Sauron che lo fissava dovunque andasse. Lui stesso ammette di avere più paura dei suoi mali immaginari che di quelli veri. L'immaginazione è stato ciò che lo ha reso felice e allo stesso tempo disgraziato.


Andare in biblioteca e leggere le sue paranoje non è divertente; e fino a un certo punto de Les Confessions mi riconoscevo appieno nel suo carattere, a tratti sembrava parlasse proprio di me, e l'avevo preso in simpatia. Poi no, ha degenerato e avrei voluto prenderlo a sberle. Ma come si fa. E con che dovizia di particolari! Non viveva tranquillo un secondo. Uno sguardo di sbieco o una voce sentita faceva istantaneamente crescere la lista dei suoi nemici.

Però poretto: ha tutto sommato avuto una vita di m****, e l'impresa di confessare a tutti quello che uno normalmente si tiene per sé finché campa non è da tutti, riuscire a sovrastare i propri segreti non è mica facilissimo. Per giustificare il suo carattere di fronte ai presunti nemici che lo volevano far fuori, certo, una sorta di rivalsa. Rivalsa postuma, ché Le Confessioni dovevano uscire dopo la sua morte, e questo è un punto a suo favore. Quindi immagino quanta applicazione per spiegarsi proprio bene bene bene.

Era pure lui, in un certo senso, un Dinghiano, che conosceva la verità del suo penZiero e tutti gli altri non c'avevano capito nulla. Ed è per questo, che, in fondo, lo capisco per davvero.

Che a noi dei suoi segreti e colpe da espiare ce ne importi qualcosa quello è un altro discorso, è l'idea che resta comunque affascinante. 

E ora caro mio ti torno a studiare, ti analizzo, ti giudico. D'altronde ti ci sei messo tu stesso nella pubblica piazza, non ti lamentare, JJ.

Che tu riposi in pace, tormentato dalla tomba di Voltaire di fianco a te: che sfiga.

domenica 20 dicembre 2009

Ajutati che Dio t'ajuta.

Per l'autorità da me a me concessa dichiaro ufficiale nell'italiano scritto la reintroduzione della "j" (pronunciata singolarmente i lunga o jota e non gei, grazie) intervocalica, almeno in questo inutile e sconosciuto spazio dell'etere.
Perché? Perché scegliere questo argomento apparentemente fuori luogo e da pusillanime ignara dei reali problemi mondiali? Perché fare una scelta simile in tempi in cui si potrebbe discutere di statuette ematofere e di tutto quello che comportano? O del Natale, o della neve? O della crisi, o delle guerre, o dell'ambiente?

Attenzione, vi svelerò un segreto: la reintroduzione della "j" intervocalica è una questione di importanza non sottovalutabile. Così come qualsiasi altra scelta linguistica, che non è MAI innocente né da trascurare. Le lingue possono discriminare, allontanare, descrivere, raccontare fatti comodi e scomodi, insultare, confessare, adulare, mentire, manipolare, rincoglionire, vendere eccetra eccetra. Dopo il corpo, la lingua madre è l'unica cosa che realmente possediamo. Le lingue sono un'arma potentissima e chi non lo pensa o non è sano di mente o è analfabeta - e quindi disarmato. Ed ogni piccola questione che le riguarda è di natura importante e delicata, e la mia ironia assicuro che viene sinceramente meno.

Controllando nell'autorevolissima Wikipedia si scoprono particolari agghiaccianti circa la ghettizzazione di questa lettera, poco considerata anche in campo strettamente scientifico:

La lettera J faceva parte dell'alfabeto italiano, ma fu rimossa nel secondo ottocento. In italiano pochissime parole italiane (jella, jota, fidejussione, juventino....), conservano la J, inoltre essa viene usata in alcuni anglicismi: fino al XIX secolo essa poteva essere usata al posto di I nei dittonghi, per indicare una i geminata finale (-ii), o nei gruppi di più vocali (come nella parola Savoja). Essa viene ancora usata, infine, per rendere il suono [j] che in alcuni dialetti sostituisce la -gl- dell'italiano ufficiale (come nel romanesco ajo per aglio).
Curiosità

(il grassetto è mio)

Ormai relegata alle forme scritte di alcuni dialetti e all'alfabeto fonetico, la semivocale in questione soffre come un fantasma del passato e langue uno spazio dove poter continuare a guardare il lettore con la sua coda elegante di pirandelliana memoria. L'italiano ha subìto trasformazioni che lo hanno reso più semplice ma purtroppo più standardizzato e sicuramente esteticamente meno bello. Tale lettera soccombette alla più banale "i", passe-partout per qualsiasi suono, stridulo come semivocalico.
In un'era dove il progresso corrode i cervelli - anche se questa idea ce la portiamo dietro dalla Rivoluzione Industriale: c'è caso che se andiamo a fare una TAC si scopre che la nostra scatola cranica è vuota e si stava meglio quando si stava peggio -, ecco da parte mia un flebile segno di maestria grafica che viene dagli anni che furono. Perché una volta tanto si possa decidere cosa è giusto e cosa no, in maniera del tutto arbitraria (non dimentico lo slogan Diamo potere ai singoli parlanti).
Un nuovo punto di partenza, che potrebbe spazzar via tutte queste i, da qualcuno sbandierate a trio (la i come simbolo di una certa tendenza di progresso puzzolente, internet, inglese, industria), così deboli, così abusate, così magre e stantie.
Ajutati, che Dio t'ajuta.

sabato 18 aprile 2009

Sta 'n fronte a tte

Mi sono procurata due versioni di Torna a Surriento, dopo una serata passata insieme ad un gruppo di napoletani e simpatizzanti della partenopeistica. Ad allietare l'atmosfera vari coretti in cerchio fra cui Te si' fatt' 'na vest' scullat'... e O surdat' nnammurat' - confesso: mentre impugnavo un bicchiere, mi sono lasciata struggere.
In seguito avevo proprio voglia di continuare a chiagnere lacrime napulitane, anche qui, seppur a chilometri di distanza dal Golfo, immaginandomi con un babà in mano e nell'altra una salvietta di Pronto legno e parquet mentre lucido il mandolino.
Ma nun me lassa', nun darme stu turmiento! Torna a Surriento, famme campa'!
Col cuore smezzato, si dimenticano camorra e spazzatura, si aizzano quegli stereotipi passionali che, se si risvegliano, hanno dopo tutto un fondo di verità. E in effetti ieri in autobus mentre le cuffie risuonavano un virtuoso do di petto non riuscivo ad afferrare la ragione per cui gli altri passeggeri non si stessero strappando i capelli né avessero gli occhi gonfi di pianto. Ma non capivano il dramma di vivere questa vita che ci pone di fronte una serie inesauribile di privazioni?? Mi era nato in petto l'istinto di alzarmi in piedi a pugni stretti e urlare Ma nun meeeee lassààààààààààààààààà...
Turmiento e Surriento, la rima più brividifera del canzoniere. Voglio dire, sfido chiunque ad ascoltare Torna a Surriento e non provare almeno dieci secondi di crepacuore. Visione apocalittica, ognuno se la interpreta come gli pare, e chi non ha voglia di rimembrare storie tristi si vada a far vedere.
Ma oggi mi sono spinta oltre. E ho scoperto con rammarico che questa canzone non è dedicata ad una donna amata, ma al Presidente del Consiglio in carica nel 1902, Giuseppe Zanardelli. Gli veniva chiesto di tornare a Surriento per risanare la situazione catastrofica della città. Che era evidentemente sgarrupata e priva di servizi. Maledetti. Potevate dirlo subito.