"Oooh... prontoSei ancora a letto? No e siamo qui a Siena... no macché alla fine gni ho preso il coso... il tablets quello quello bianco si 'iama tipo Gàlazzi so' una semplice come si 'iamaLì da Trony e c'è l'offerta, centonovantanove euro nzomma me la so' cavata 'on po'oNo, un c'è la simme e va co' internetteAlmeno io ho capito 'osì almeno mi si 'ollega anche lì a casa tua inzomma basta ci sia interneEh no ancora qualche giorno duraNo scusa m'aveva hiesto questo, il telefono la pleistescion due... no ma fammi 'api'! Quante 'ose vòi?? No unnè un telefono è un tabless!Ma te piuttosto scusa il telefono un l'accendi mai? Ti 'iamo mi fa sempre Vodafo, Vodafo..."
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mercoledì 18 dicembre 2013
Conversazioni telefoniche origliate
Ore
13:30
domenica 28 aprile 2013
Dice il saggio
Ore
09:24
Chi chiama al fisso alle 9 di domenica mattina sta aspettando di telefonare almeno dalle 7.
domenica 19 febbraio 2012
Gentilissimi
Ore
20:47
La signora era rimasta sola, il gruppo della gita organizzata in Costa Azzurra l'aveva lasciata indietro o forse s'era persa lei direttamente; l'abbiamo trovata che parlava italiano a un ausiliario del traffico nizzardo, lui le diceva "Faut appeler le groupe Madame" senza capire di preciso il suo caso e mentre la guardava un pochino la spingeva con il braccio, ma sempre cortesemente, allora a quel punto ci siamo avvicinati chiedendo se ci fosse bisogno di ajuto. L'ausiliario del traffico e non notoriamente delle vecchie italiane ce l'ha sbolognata di buon grado, consigliandoci prima di metterci sul marciapiede pour notre securité. Alla fine, con un telefono locale da noi gentilmente offerto, riesce a chiamare il gruppo (evidentemente non faceva il +39 davanti a un modernissimo 335) e urla MARIA!! DOVE STATE??? Io credendo di star vedendo un film sono scoppiata a ridere e mi sono un po' nascosta. Signora io glielo devo proprio dire qui, non ho modo di ricontattarla, non ci sono più abituata a sentire berciare Maria al telefono per la via e la mia era una risata suscitata dal sentimento del contrario e non per una qualche presa di culo sterile.
Fatto sta che si dà appuntamento con gli altri vèci, o gruppo misto tendente al vècio e salutandoci con l'emozione in bocca ci fa "Anch'io ho tanti nipoti come voi... uno è avvocato, l'altra è dottoressa... tutti laureati eh! Tutti ragazzi della vostra età: 30, 28 anni..." e io "Signora, io ho 26 anni"
E menomale che non le ho detto che devo ancora scrivere la tesi, sennò stasera col cazzo che dice una preghiera per me.
lunedì 10 gennaio 2011
Vous êtes sur le répondeur de NêZ
Ore
19:20
domenica 19 dicembre 2010
And since we've so many places to go / Let it snow, let it snow, let it snow
Ore
16:24
Un po' di domande retoriche
Condizioni atmosferiche, perché non vi siete adeguate alla società moderna? Società moderna, perché non ti sei adeguata alle condizioni atmosferiche?
Bisogna fare una scelta
- O si ammette che non ci possiamo permettere lo standard della comunità globale, che per venti centimetri di neve a Firenze Santa Maria Novella c'è stato il finimondo, il bunker alla Fortezza da Basso, le linee telefoniche interrotte, sfollati, treni cancellati, binari deserti, scambi gelati, binari ghiacciati, piani buttati all'aria, gente senza ombrello, gente senza guanti, gente senza appoggio, gente disperata, gente con una segreta speranza associata a tachicardia, gente sola e gente insieme ma in mezzo a una via!
Nelle superstrade toscane code di persone in attesa per più di 13 ore per poter fare 20 chilometri; la polizia e i carabinieri non rispondevano neanche più alle telefonate e a dispetto di quanto detto nella sincerissima televisione non una coperta né un tè caldo per chi ci s'è trovato in mezzo
- O si adegua il tutto per le emergenze, se quella di venerdì scorso si può chiamar tale (per gli effetti sì, ma non per il fatto in sé), rendendo dignitose queste nozze coi fichi secchi.
La soluzione
Beh, a mali estremi, estremi rimedi, ho già controllato e il prossimo venerdì 17 cade a giugno 2011. Quindi se statalmente non è cambiato niente, state a casa quel giorno, ricordatevelo bene perpiacere.
Ché io volevo fare una gita in treno direzione nordest Grande Sertão italiano programmata per tempo, finita con un reclamo alle Ferrovie dello Stato e un grande senso di presa di culo.
domenica 3 ottobre 2010
La Piazza
Ore
17:45
Conosco di vista alcuni abitanti della Piazza. Nelle pause in cui esco a fumare dall'androne dove passo le mie interminabili domeniche li vedo quando ormai lasciano le loro abitazioni, o quando rincasano.
Gli abitanti della Piazza sono gente tranquilla, silenziosa, tranne la famiglia del numero civico 1. È anche vero però che loro ci sono di rado, questa dev'essere una seconda casa, e credo abitino la maggior parte del tempo in un capoluogo di provincia non distante da qui. Sono una coppia di anziani, lei è laboriosa e vociona, abbastanza smilza e piccola di statura, il marito è alto e snello, di preferenza se ne sta a leggere il giornale su una sedia davanti al portone, per quello che vedo io. Altrimenti gioca con il nipotino, o meglio, bada che le macchine non lo investano. La coppia ha una figlia, sposata, il marito si fa questi bei week-end di paura dai suoceri, e hanno un bambino e una bambina piccoli. La bambina non la fanno uscire molto, ma si sente piangere dal primo piano, il fratellino invece scorrazza in Piazza, e quando c'è bel tempo porta la macchinina telecomandata e le fa fare gare lungo piste immaginarie accanto al nonno, che se ne sta in un canto a borbottare.
Accanto a questa famiglia vive una madre con la figlia. È una signora ancora piacente, che si dà arie da bottanazza e pare che la figlia stia sulla buona strada. Per quel che si può evincere è divorziata o giammai sposata: ma non si legga giudizio nelle mie parole. La signora è austera e se la crede un po', se mi vede fuori non mi saluta mai, al contrario della vecchina vicina di casa. Se ne va a passo di metronomo coi tacchi vertiginosi, decisamente un abbigliamento troppo audace per un paesello. La figlia va dalla mia stessa parrucchiera e a volte ce la trovo, col fidanzato di turno che si fa due palle così.
I vicini delle due donne sono come le stagioni: a rotazione. La casa è in affitto, e cambia di inquilini a una velocità impressionante, a cadenza perlopiù settimanale. Se ne vedono di tutti: americani, svedesi, italiani, tedeschi, turisti per caso che hanno scovato su internet il contatto dell'affittuario. D'inverno è disabitata.
Dal lato opposto della Piazza le mie conoscenze finiscono in un burrone. La casa dei dirimpettaj dei vecchietti è sempre vuota, c'è sempre un gran numero di gatti che ne infesta i dintorni. Infatti, vicino a questa casa fantasma - congetture di un'esterna - ci vive una signora inglese, una di queste ex-hippie che hanno fatto il '68 e ora danno da mangiare ai gatti e vivono in un posto tranquillo in Toscana. Il suo italiano è tuttora pessimo, e parla ai suoi animali in inglese, probabilmente gli unici interlocutori di cui disponga durante tutto il dì. Quando arriva lei, code sull'attenti: si mangia. Lei è secca scheletrica, ha un caschetto di capelli grigi e una scarsa parvenza di sanità mentale.
Poi c'è quella che sta nell'androne durante le sue interminabili domeniche, e esce fuori a fumare, a telefonare o fa insieme queste due attività. Non si può dire cosa succeda nell'androne, perché questo è il racconto di cosa succede fuori, in Piazza.
mercoledì 8 settembre 2010
E poi stasera
Ore
16:39
giovedì 5 agosto 2010
Libera nos Domine
Ore
09:09
Avevo promesso che non avrei mai più scritto di Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx, ma jeri, scusate, è successo una cosa che mi porta adesso a fare una confessione simile ad una che fa lui, il già quasicitato, nel presumibilmente secondo libro de Les Confessions (e questo s'era intuito. No?).
Mi spiego meglio. Jersera sono finita nella mia vecchia casella di posta Yahoo!, la prima che abbia aperto nella mia vita, e c'erano delle e-mail vecchissime!! Mi sono dilettata a rileggere i sedimenti di un passato di relazioni. O di un presente di relazioni, anche; c'erano messaggi di persone che non sento più, altre invece che si comunicava formalmente, gli argomenti si scostavano dal tempo di poco, e ora, abbiamo rafforzato il legame e sarebbe sciocco parlare in quel modo. Poi mi sono stupita che mancassero in blocco tutte quelle persone importanti per me adesso ma che ancora all'epoca non conoscevo. Insomma, un bella tranche-de-vie, non c'è che dire.
Veniamo a noi... Nella miriade di e-mails ho trovato anche quelle di un certo F. S. [censuro per privacy], periodo Erasmus (2006-07). Mi sono detta E mo chesto chi cazzu è?? Presto detto, aprendo i messaggi mi sono ricordata di botto chi fosse. Confesso di aver rimosso perché mi sono comportata da stronza. Più che altro, è una storia di orizzonti di attesa infranti.
Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx, mandato in seminario, si vuole liberare del maestro a cui è affidato. Il povero maestro in questione era epilettico; un giorno, vuoi perché le convulsioni di un seduttore del passato, vuoi perché il seminario gli tarpava le ali, Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx abbandona per la via scappando il povero maestro nel bel mezzo di un attacco, per poi non rivederlo mai più. I rimorsi lo attanagliano anche 40 anni dopo.
Il mio caso è più blando - ovviamente. Allora, c'è da dire che sono partita per la Francia in seguito ad una fase di innamoramento pesante per un certo F. (omonimo del mittente dell'e-mail), francese, conosciuto in Italia. Già il nome era una garanzia. Il mio amico dell'università mi parlò di questo tizio che voleva lezioni di italiano perché voleva andare in vacanza in Italia, e anche che gli mettessi per iscritto dei CD con esercizi. Pensai, scusate la franchezza, piatto ricco mi ci ficco, ora questo omonimo idealizzato all'ennesima potenza sarà mio, e sarà bello, bravo e intelligente (triade già usata da Das). In più, povera stolta, avevo detto che avrei fatto tutto a gratis (a gratis nel loro capo: F. sarebbe stato mio creditore, a
vita).
vita).
Organizzammo il tutto: il tizio invita a cena a me e al nostro amico in comune. Allora: se mi volevano fare una sorpresa c'erano riusciti. Il tizio viveva solo in una casa buja buja, sembrava gli si fossero rimpiccioliti gli occhi, un'età indefinibile, serata pesante, non sapevo che cacchio dire, lui porino bello bello non si può dire che fosse, interessante ancora meno. Insomma sarò indulgente con chi mi sono comportata male, potrà anche garba' a qualcuno, ma a me non mi garbava di certo, questo è poco ma sicuro.
Insomma: quella storia doveva finire. Dovevo immediatamente ritornare a fare i cazzi miei, mi diceva incessante il cervello. Lui addirittura mi rinvitò a cena e io gli feci tipo i Laureati nella scena iniziale al ristorante, quella in cui gabbano il cameriere implicandolo in una finta rubabandiera su chi perde paga il conto e poi scappano tutti senza pagare, e l'ultimo rigira il vicolo e fa pure il gesto dell'ombrello.
Non potevo però non far nulla. Anche perché lui mi rompeva anche discretamente l'anima, perché poi feci l'errore di dare il numero di telefono. Gli sbobinai qualche traccia del CD che mi dette, e basta. Le sue mail sono di una tristezza incalzante. Cito:
"Scusa non voglio disturbarti ma il lavoro va avanti?"E io
"Scusa sono molto impegnata con gli esami..."MOLTO IMPEGNATA CON GLI ESAMI?? MA SE NON FACEVO UN CAZZO! E anche:
"Sai, da te dipendono le mie vacanze in Italia... A che punto sei?"Cosa?! Ma un sarà vero!
Poi il tutto si attuò con la solita tattica ti cago un pochino ti cago di meno scusa c'ho da fare non ti cagherò mai più finché campo. E così è stato: non solo non ho accettato di rivederlo mai più, ma non gli ho neanche dato quello che gli avevo promesso. In fondo, dico dico ma poi quando faccio così mi sento in colpa, che m'hanno inculcato nel cervello che non è proprio il massimo del comportamento.
Secondo me, ora che ci rifletto, ed è sinceramente la prima volta che lo faccio per questa faccenda, era tutta una stronzata... Mado' ti fai il CD per andare in vacanza? Lo sai quanti turisti francesi avrò visto jeri al museo? Almeno 20, non scherzo, tutti perfettamente sani e tutti perfettamente ignari della più piccola nozione dell'italiano. Ora, non vorrei che lui fosse uscito da un periodo di innamoramento pesante per una certa C. italiana, perché guarda, io di sicuro il tuo orizzonte di attesa non l'ho infranto. E ora me la prendo col mio amico francese che non ha obiettato sul fatto che lo facessi a gratis, date le fauci del soggetto in cui mi stava spingendo.
Insomma, in comune con la storia di Jxxx-Jxxxxxx Rxxxxxxx c'è l'abbandono, il maestro (ma nella mia i ruoli si invertono), la fuga repentina, lo stare ad ammorbare la gente con i propri cazzi senza poi dir molto durante un'infinità di tempo.
mercoledì 12 maggio 2010
Je me range, je m'arrange.
Ore
18:58
È normale sentire a tutto tondo di perdere la propria funzionalità nel mondo? No anzi, non è una domanda, qui lo scrivo, e tolgo pure il punto interrogativo. È un'affermazione, sì sì, asserente assai, chi non lo prova o ha una funzionalità che lo acceca o è un cretino, o semplicemente non se l'è chiesto mai.
Che forza inerte ci spinge ad andare avanti, a gustarsi i momenti, tanti, in cui ci si dimentica di voler trovare una propria funzione, ad aspettare una telefonata, a preparare la colazione? Qui sì, lo posso lasciare, e ognuno si dà le risposte che lo possono riguardare. Tendi l'orecchio: ci dovrebbe essere una voce che consiglia, una voce o qualcosa che comunque le somiglia. Finora a me ha consigliato, non si sa se bene o male; ad ogni modo ci son finita solo una volta all'ospedale.
Poi beh, c'è da far coerenza e sistemare dentro, fuori, a lato... Andrebbe chiamata un'impresa di traslochi, che renda tutto ordinato. Poi ci si dice che pian piano uno ce la fa anche con le proprie mani. E si risparmia pure, che di 'sti tempi non si può mica fare i sultani.
Il divario fra realtà e immaginazione
È lo stesso che separa il torto e la ragione.
martedì 13 aprile 2010
13 aprile
Ore
20:06
Lo sai che oggi è il compleanno di mio padre
E io gli ho solo fatto una telefonata
Mio padre, meglio conosciuto come "il mi' babbo"
È stato lui principalmente che mi ha educata
Mia madre dopo le sei, e negli anni a venire, la nonna d'estate
È stato lui a preservarmi dai traumi
A comprarmi l'ovino Kinder e i Topolini
A darmi il senso dell'umorismo e quello del giudizio
A esser delicata con le persone, a saper stare da sola
Il mi' babbo mi ha portato sulla Moto Guzzi 350, ora parcheggiata
Il mi' babbo, che ha lavorato una mezza vita sotto casa
Che mi ha dato la sua stessa risata.
mercoledì 7 aprile 2010
venerdì 5 febbraio 2010
Non la solita conversaZione telefonica
Ore
15:48
- "Ti dico una cosa, però non ti incazzare..."
- "Mamma, dimmi"
- "Ieri ho provato a chiamare e ho trovato la linea libera, ti ho segnato ai casting di Chi vuol esser milionario...ora però non ti incazzare. Ti dispiace?"
- "Cheeee?? Ma come t'è venuto in mente??"
- "Scusa secondo me vinceresti qualcosa, te l'ho sempre detto...perché ventimila euro non ti piacerebbero?"
- "Ma non è questione di soldi, è che come fai ad andare a fare una cosa del genere? Voglio dire, che figura scusa! Una vita rovinata da un quiz! Mi' quella è quella che è andata da Gerry Scotti"
- "E che ha?"
- "Come che ha! Ma scusa, perché non ci mandi il babbo"
- "Eh lui non ha voluto quando dovevo dire chi segnare lui era lì a fare NO NO NO"
- "Io invece sì eh"
- "Eh tu non c'eri e non hai potuto dire niente"
- "Grazie! Ora segna anche lui a tradimento così si va insieme a fare il casting"
- "Vai. Com'era il numero, Mario?"
NêZ e sua madre, 05/02/2010
sabato 21 novembre 2009
Profilo astrologico: Bilancia
Ore
15:17

I nati sotto questo segno d'aria al contrario di come si possa credere non sono persone equilibrate, bensì alla continua ricerca di equilibrio. Una volta capito che l'equilibrio non esiste, raccontano frottole a sé stessi per far tornare i conti.
Legati all'estetica e a tutto ciò che è bello e stiloso, espongono i nuovi acquisti agli amici, ai quali di norma non importa molto.
Vanno fieri della propria cancelleria e lo rendono noto a chi sta loro intorno, ai quali di norma non importa molto.
giovedì 7 maggio 2009
Dica trentatré
Ore
00:34
Questo cielo non esiste più. Ricordo che dopo la qui presente foto giaceva in quel vecchio telefonino nero quella di un'alba a cui sono molto legata. Purtroppo lo schermo si disintegrò in un cinema all'aperto d'estate - oddio, d'inverno sarebbe stato bizzarro -, durante la proiezione soporifera (con Raz Degan che grazie a Dio spiccava) di Centochiodi. Cadde a terra, non si rianimò. Il telefonino, non Raz Degan. Possibile che sia tanto diversa da quel periodo là, quando costruivo segnalibri per passare il tempo? Qualcuno si ricorderà del bambù messo a crescere nella mezza bottiglia di plastica, di Bob Marley che canta "Ih Madonnina", Trainspotting e Guernica ai muri che ancora paiono non abbandonarci. Cassette della frutta come scarpiere, e magazzini di carta. E le birre, in ordine: Moretti, Poretti, Morena, Porena. L'ammorbidente alla rosa Conad. Le collane di pasta e i cappelli a punta. Ilda, Enza, i gerani, il canide del piano di sotto. La finestra sul mondo: un buco di cento metri, la luce sempre accesa. Un'unica tovaglia, in stile tirolese, per le grandi occasioni. La tenda con le papere. La Coca-Cola Light, la lavagnetta. Il denaro è un'allucinazione collettiva, Il tempo è denaro, Jean-Pierre 200 Saint-Bitter. Stelle a quattro zampe, l'acqua-gym e lo yogurt al cocco. Le melanzane, quintali di fragole, zucchine e patate. Niente soffritto! Le tovagliette e il frigo sostituito. Il quadro della bambola (Anche questo quadro deve avere un senso, qual è secondo te? Lascia un commento), più inquietante di Bruno Vespa. I faggiani. Lo sbattitore del capputchino. Il Carnevale dell'ultimo minuto, il bagno con l'aspiratore e il mocio. Le pulizie solo dopo un esame. Gli accappatoi dietro la porta. E tutto quello che mi serviva c'era. Cosa darei per tornare in quel piccolo mondo antico Fogazzaro.
sabato 25 aprile 2009
Fenech: ovvero il tutto e il niente
Ore
14:37
Mi è stato gentilmente chiesto di disquisire sul nuovo concetto del Fenech. Se ne ignorano le ragioni, ma nel mio gruppo di amici tocca sempre a me formalizzare i nuovi concetti linguistici - forse perché sono stata proprio io la pioniera della formalizzazione, ma non dell'invenzione -.
Orbene, dicevo. Il Fenech. Premetto che non ero presente quando il termine è stato coniato. Ho tuttavia ricevuto la notizia del neonato per telefono e grazie alla messaggistica istantanea. Presumibilmente in data ieri, la nostra centralina neologica (più precisamente la sede distaccata della capitale) ha dato vita ad un nuovo concetto. Il Fenech, appunto. Gioisco che mi sia stata chiesta l'autorizzazione previa l'effettivo utilizzo. Ho dato un placet, ma con riserva. Gli concediamo uno stage per il momento.
Dunque, le cose sono andate più o meno così. Gruppo di persone che si ritrovano, probabili alcolici di media gradazione presenti. Ma non è detto. Improvvisamente salta fuori l'argomento Il Grande Cinema Italiano: il passo verso Edwige Fenech è scontato, immediato nonché baldanzoso. Ora. Si dovrà riconoscere che, dato l'argomento di ardua disquisizione, si possa chiudere un occhio di fronte a questi ragazzi che ancora non dispongono nei loro curricula delle lauree magistrali. Essi, rasentando l'ingenuità, non ricordavano nessun titolo dei capolavori in cui l'eccelsa attrice aveva omaggiato i registi con la di lei partecipazione. Non si deve però far passare inosservata la vivida intelligenza dei giovani neologisti, quando si tratta di eludere le lacune culturali. Questi ragazzi, autori del concetto di cui mi accingo a disquisire, hanno deciso di far sgorgare dalla loro fervida immaginazione titoli di pellicole immaginarie, in cui il cognome della cara Edwige d'oltr'alpe sostituiva idee di ogni foggia: Io, tu e Fenech, In viaggio con Fenech, Oltre il Fenech. Ecc. E sono esempi che mi sto a presente inventando. A maggior ragione: la versatilità del termine prende vita, già entra in funzione, in circolo, nel meccanismo a noi tanto caro, a noi, che vediamo il mondo in modo diverso. E che non ci basta il vocabolario di cui disponiamo (ed ammettiamo nostro malgrado di non conoscere il Devoto Oli - che unge al contatto - a memoria, ma neanche il Beato Angelico se è per quello). Fenech possiamo considerarlo come un termine di ampiiissima estensione, in cui, e Saussure ci darà ragione, per un unico significante, abbiamo un'infinità di significati.
Paradossi: la lingua ne risulta contemporaneamente arricchita e impoverita. Arricchita poiché grazie a Fenech possiamo esprimere anche idee che altrimenti resterebbero non sviluppate, ma allo stesso tempo impoverita. Non impareremo infatti ad usare termini già esistenti per dar vita ai concetti, utilizzando questo comodo passe-partout. Parlando per assurdo, se il fenomeno si espandesse diremmo solo Fenech per ogni attività oratoria e comunicativa. Ad esempio. Dialogo del 3000 d.C.:
- "Fenech!"- "Fenech? Fenech!"- "Fenech, Fenech...Fenech."- "Fenech. Fenech."
Dunque, dunque, dunque. Con questo tricolon retorico connotato da ripetitività e piattezza, e non dalla crescita progressiva, possiamo riassumere il concetto di Fenech come:
Fenech: agg., sost., verbo s.-pl. m.-f. [B. D. R., AA. VV. Roma, 24/04/2009]. Termine eufemistico che elude la carenza conoscitiva di un argomento. In senso lato, può significare momentanei lapsus o la volontà di eludere un concetto, perché irritante o offensivo per l'interlocutore. Più semplicemente, a mo' di sberleffo, è possibile nominare Fenech qualsiasi concetto, solo per il gusto che se ne trae a cambiare il significante. Es. Guarda quel -! Ma non è troppo - secondo te? Prova quel -, è buono.
Fenech ancora deve fare carriera, ma il suo esordio rimane tuttavia interessante. Lo raccomanderemo a ghighi, vulps, culo affinché lo aiutino a districarsi nel difficile mondo dei neologismi. Che non si lamenti di vedersi affibbiati dei tiutors, fare le cose da soli diventa più complicato. Soprattutto se non ti nomina mai nessuno.
mercoledì 18 febbraio 2009
Poème TG 5
Ore
20:25
I fiocchi di neve sono arrivati fin sulla costa
A Roma il forte vento ha provocato la caduta di numerosi rami
Questo tempo così avverso
A Napoli peraltro la situazione non è destinata a migliorare, anzi
Centocinquanta milioni di euro per i danni causati dal maltempo agli agricoltori
Attraverso la via telematica.
Anche le fughe d'amore sono più moderne, certo, ma non più affidabili
La fuga d'amore di coppie giovani, spesso minorenni
Lui tifoso del Manchester United
L'uomo è caduto nella seduzione
Solo a quel punto ha scoperto l'inganno
Sua moglie ha deciso di divorziare
Il risultato non cambia.
Adolescenti che non hanno obiettivi
Davanti a certi vuoti esistenziali
Poi la scelta più immediata è quella di andarsene col primo che passa
Occhio alle fregature dunque del web.
Ecco le batterie che si ricaricano con la luce del sole.
Immediato e semplice da usare
Ecco per tutti lo schermo touch-screen
Poi si possono lanciare le funzioni desiderate
Vedere le nostre immagini preferite
Nel duemilanove poi si lancerà sul mercato il telefono indistruttibile
Senza rinunciare alle funzioni più sfiziose
Il telefonino più costoso, Aura, tempestato di brillanti, costa seimila euro.
Buona serata.
Milan-Arsenal 0:2
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