Visualizzazione post con etichetta Scusate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Scusate. Mostra tutti i post

lunedì 14 gennaio 2013

Tips for foreigners in Italy #1 - Cappuccino

© Martina Sandrini, Un altro cappuccino? 
I usually write my posts in Italian, but this time I'll do it in English because I want my message to be as widely understandable as possible. It's just like the translation of the restaurant menu. You understand, you eat. 
I adress to the foreign visitors of this blog and to the foreign visitors of my country (not that I think that this blog has many foreigners in its readers, but I'll do it just in case). So, this column's aim is to give tips for a better short or long cohabitation. It's made for those who are in Italy, planning to come, or have been and are now regretting their mistakes. It won't be a sterile complaint among Italians. It is just a way not to have a big sign on you that says Foreigner.

Yesterday I was talking to a friend of mine about a strange phenomenon we all notice. I'm referring to a simple foreigners' habit that has been upsetting Italians for decades. It happens when they see foreign tourists order cappuccino in the afternoon, in the evening or even - that's the worst thing of all - during a meal. 
So please, don't think that we drink cappuccino all day long: after 11 a.m. it is not culturally acceptable to have one (11 a.m. referring to a late breakfast). And don't you think that just by having a cappuccino anytime you're going through a path of cultural integration. Please order your cappuccino in the morning considering that CAPPUCCINO IS A BREAKFAST DRINK and nothing more. They'll serve it later if you ask, but everybody will probably think that that's ridiculous. The barman, the waiter, and even passers-by.

Tip: If you like the taste of milk and coffee, you can drink a caffè macchiato (coffee with a bit of milk). This, being a subtype of coffee, is accepted as a all-day beverage. And, of course, we also drink tea if you prefer. 
If you feel that the amount of caffeine in your body is reaching worrying levels, do ask for a "decaffeinato". Same taste, no caffeine (they say).

Sincerely.

Avvertenza per il futuro

Bolle in pentola su questo spazio trito e ritrito una rubrica dal titolo "Tips for foreigners in Italy". Ho deciso di iniziare il 2013 con meno lamentele e più azioni. Tutto è partito da una chiacchierata di fronte a una piadina. Siccome chi mi conosce e/o legge i miei post da un po' sa quanto possa essere spietata con i turisti e gli stranieri in generale che si aggirano per le strade, nei negozi, per i bar, nei musei, una storia da odi et amo, ho preso in mano la situazione e pubblicherò dei suggerimenti per affrontare quotidianità culturali senza fare gaffes. Saranno direttamente rivolti a loro, così se per caso qualcuno ci incappa uomo avvisato. Poi uno è libero di farsi prendere in giro ugualmente. Magari non hanno avuto modo di informarsi. Anche se, per il bacino quasi nullo che tocca 'sto blog la cosa rimane perlopiù ideale ma non si sa mica mai. Insomma per farla breve ho scritto questo avviso perché i post della rubrica saranno in inglese così da rendere effettivo il fortuito intento. Mi sembrava giusto dirlo perché a me sarebbe venuto in mente un "Ma questa che fa?". Saranno poi graditissimi segnalazioni e suggerimenti, perché chi suggerisce ha bisogno di suggerimenti più degli altri.

E poi sarei più grata che qualcuno mi desse consigli su come comportarmi che su quali monumenti andare a vedere, quando viaggio. Magari anch'io sbaglio e non lo so.

Sarà che vorrei viaggiare e invece so' zavorrata qui. Tant'è! Buenas noches muchachos!

venerdì 15 giugno 2012

Il gabbiano





Perché ridi in lontananza,
Con lo scherno portuario
Pieno d'astio indifferente, e l'arroganza
Di ogni paradiso fognario?

lunedì 23 aprile 2012

Guarda un po' che accento

Scusate se mi presento con un post che per alcuni risulterà irritante, solo che oggi mi è capitato di leggere sulla copertina di una tesi:

UNIVERSITA' e FACOLTA'

Ora io scusate nuovamente se mi permetto di arrivare con la lezioncina ma non ne posso più di vedere scritte tali amenità anche in elaborati che dovrebbero essere seri. Figuriamoci poi nelle comunicazioni quotidiane.
Dov'è finita la correttezza ortografica?! Ma questa cosa irrita solo me?! Non mi fate sentir sola.
Quella tesi prevedeva dei lavori allucinanti fatti col computer, grafici, projezioni, piante, insomma, cercare un simbolo in Word era proprio la minore delle fatiche. Per non parlare del fatto che le lettere majuscole accentate si possono fare anche con la tastiera. 
Allora mi dico che oggi non si conosce proprio la differenza fra l'apostrofo e l'accento grafico! Non è questione di pigrizia: scambiare a piacimento apostrofi e accenti grafici è talmente diffuso da pensare che uno può fare un po' come gli pare. E invece no! Io ragazzi mi batto il petto che non scriverò sicuramente in una maniera perfetta, ma in questo sono sicura delle mie affermazioni.
Facciamo chiarezza:
  • L'APOSTROFO ( ' ) indica un'elisione, ossia il taglio netto di una parola per ragioni diverse.  Il taglio può avvenire a inizio di parola ('sto= questo) e più frequentemente in fine di parola. Spesso è inserito perché la parola successiva inizia per vocale (un'aiuola, un'elisione, l'ombra) oppure perché la parola è più corta rispetto al termine di origine (po' = poco scritto più corto, vado a mangia' = vado a mangiare detto con un toscanismo). Quindi Universita', scritto così, vuol dire che in realtà la parola sarebbe più lunga. "Università", però, è solo una parola tronca.
  • L'ACCENTO GRAFICO è di vari tipi, in italiano può essere grave (è, à, ò, ù, ì) o acuto (é), si mette nelle parole tronche - ossia quelle con l'accento tonico (la vocale che "si sente di più" in una parola) che cade sull'ultima sillaba, o per distinguere alcuni omofoni - ossia parole che si pronunciano allo stesso modo ma hanno funzioni grammaticalmente diverse (es. da preposizione - da qui a lì - ≠ verbo - il metano ti dà una mano -).
Andrebbe denunciato sulla pubblica piazza il cretino che ha messo invece di po' nel dizionario T9 dei cellulari, così che a chi mai fosse venuto il dubbio prende il proprio telefonino per l'Accademia della Crusca. Che in fin dei conti da cosa vuoi distinguere ?! Dal fiume?! Che anche lì, la distinzione non ha ragione di esistere perché fino a prova contraria Po è un nome proprio e di conseguenza vuole la majuscola (la negligenza sulle majuscole è altro argomento che necessita di uno spazio tutto suo), e si distingue da sé.
Io mica per altro, un errore scappa a tutti, ma su questo argomento non transigo e anzi a pranzo mi è venuto il sangue amaro e mi sono messa a fare il comizio, con grande gioja dei miei che meglio si sono goduti il pasto.

Non cedete alla pigrizia di mettere l'apostrofo al posto dell'accento: sono due segni grafici che hanno una valenza differente. Mi si verrà a dire: "Sì! Ma queste cose io già le so!" e allora se non lo fai già, scrivi quello che sai nel modo corretto. È come se uno mentre ti dà uno schiaffo ti dice pure che sa quanto sia importante il pacifismo. Lo so che ora la videoscrittura è più diffusa di carta e penna e che spesso uno "fa prima", allora sapete che? Non andate più al lavoro che fate prima a stare a letto la mattina.

Insomma tanto che ci sono e che ho fatto tutta 'sta manfrina:
  • Qui trovate come fare gli accenti con la tastiera per il Windows. Si tratta di combinare semplicemente un tasto con una serie numerica.
  • Per il Mac, premere alt+8 per l'accento acuto, alt+9 per l'accento grave e poi fare la lettera majuscola (con lo shift)
  • Qui trovate gli accenti per il Linux (probabilmente se avete Linux comunque sapete già tutto).
Altrimenti fate un cavolo di copia-incolla da qui:

À È Ì Ò Ù É 

almeno per l'italiano, poi andrebbero rispettati tutti i segni grafici anche nel resto degli alfabeti e delle lingue. Perché a forza di dire "Eh, tanto è uguale!" uno fa le figurette. E in fin dei conti se una cosa è fatta bene è più "uguale" che se fatta male. Sarebbe come dire Mettici una a al posto della e, tanto è uguale. D'altronde non è altro che una serie di convenzioni, e qui come in altre manifestazioni umane le regole ci sono, e se nel frattempo oltre al contenuto si vuol far passare il messaggio "io non comunico a cazzo di cane quello che produce il mio cervello" tanto meglio, no?
Finalmente mi so' sfogata. Il prossimo che becco a mettere l'apostrofo al posto dell'accento gli faccio una testa così, invece di continuare a incassare. Che poi io in realtà voglio bene a tutti ma era giusto per me affrontare e pubblicizzare l'argomento, a costo di risultare pesante, bacchettona o come altro vi è venuto in mente leggendo.

Direbbe Vasco Rossi (dopo una sfilza di "Aaaaaaah" "Eeeeeeeh" "Ooooooooh") Vivere, è passato tanto tempo.
No dai, scherzo.

martedì 20 settembre 2011

La sœur Lumière

Johan Amos Comenius (1592-1671) Källa: Aug. Sc...
Comenius
Latito da cent'anni, sono immersa in perdite di tempo inframezzate da studio e preparativi mentali. Scusate. Ho appena aperto un tumblr sul prossimo assistentato Comenius... se non si fosse intuito leggendo fra le righe dei precedenti post. Avevo provato prima a metterlo su Wordpress, e devo dire che se la tirano a bestia e li ho scacciati dalla mia vista. Forse (anche senza forse, va') lo stile sarà un po' meno papale papale rispetto a questo spazio, quindi: 
  • niente parolacce (su come certe volte si possa esprimere veramente un concetto senza risultare subdoli o artificiosi o perlomeno semiaccademici ci penserò poi. Ogni tanto la parolaccia ci sta, sennò il significato della frase cambia);
  • le trovate di spirito saranno sullo scontato andante pur facendo del mio meglio
Vi ho avvertiti. Quando leggo affari stucchevoli mi viene il voltastomaco, farò in modo che lo risulti il meno possibile. 
Il fatto è che dovrebbe essere un lavoro pseudoserio da segnalare anche all'Agenzia Nazionale LLP, che chiede di tenere traccia di quel che si fa. Quindi se uno si rompe i coglioni a guardare che ci scrivo è perdonato. Mi scuso con i destinatari della mail di gruppo in cui chiedevo consigli su quella pagina, ho già deciso che va bene così prima di sentire tutte le campane, mi sono impelagata a scrivere questo post e non ho più tempo a disposizione. A chi va, mi dice se gli piace. Se non gli piace o me lo dice o se lo tiene per sé.

Non so cosa ci faccio qui, devo studiare i Lais di Maria di Francia.

IL FUTURO È IL PASSATO

Ci si vede in piazza

venerdì 1 luglio 2011

Drown


Colpita, 
si è inabissata, 
è andata giù pianissimo, 
una lentezza paradossata dal gran frastuono; 
prima la chiglia che 
si è ruotata,
a prua
 e verticalmente 
scendeva, 
scendeva
...
finita la resistenza 
degli oblò in cui entrava ancora un po' di sale
si è lasciata andare col risucchio finale 
e qualche sputazzo, 
dopo l'imponenza degli alberi 
e delle vele 
sbrindellate.
E fiere 





Non tornerà: 
certe barche, anche se hanno salpato sorridendo in mari aperti, sole in fronte e il canto di gabbiani e sirene, una volta ancorate al fondale 

sabato 21 maggio 2011

Di chi sto parlando? *

Vanno 
vengono 
ogni tanto si fermano 
e quando si fermano 
sono neri come il corvo 
sembra che ti guardano con malocchio 

Certe volte sono bianchi [come mozzarelle]
e corrono 
e prendono la forma dell’airone 
o della pecora 
o di qualche altra bestia 
ma questo lo vedono meglio i bambini [che si portano appresso]
che giocano a corrergli dietro per tanti metri 

Certe volte ti avvisano con rumore 
prima di arrivare [vociando da in fondo alla piazza]
e la terra si trema 
e gli animali si stanno zitti 
certe volte ti avvisano con rumore 

Vanno 
vengono 
ritornano 
e magari si fermano tanti giorni 
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più 
il posto dove stai 

Vanno 
vengono 
per uno vero
mille sono finti [che in realtà glimportanasega.]
e si mettono lì tra noi e il cielo 
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia. [Almeno si levano di 'ulo!]





* dei turisti. 
È incredibile quanto questo testo, con i dovuti accorgimenti del cambiamento di genere, si adatti perfettamente ai miei sentimenti verso la categoria.

lunedì 2 maggio 2011

E va

Si torna a scrivere come si cambiano le lenzuola al letto;
e dovrei solo ringraziare che esistano persone al mondo che da quanto mi voglion bene non mi hanno ancora mandato a cacare

sabato 19 marzo 2011

L'effet papillon

Non lo sapevi che le stilografiche non si prestano?
Anche se in fondo son solo penne
Ho una grossa colpa, l'unica: lo sguardo; che mai tradisce e mai si distende
Che poi necessita di spiegazioni
Lo sguardo che mi scappa come un gatto dalle ginocchia
Solo il naso mi è fedele ma dovrei smetter di fiutare
E il disarmonizzarsi delle frustrazioni
Darei volentieri un nuovo "la"
Mi trovo ora con un ding, come un ding nel silenzio, solo e puntuto
Manovrarmi? Manovrare
Mi piacerebbe, in particolare
Significare
I fiori che sto piantando, non vorrei fossero andati a male
Se tutto uscisse sempre bene alla prima
Non ritoccherei queste parole e manco le scriverei, direttamente
Imbratto, uso colori scuri, perché? Che indecenza, che noja
Quelli accesi li ho messi laggiù con volontà
Ora non ci arrivo, e a fatica li raggiungerei
Ascolto le stesse canzoni come bombardamenti
Non ci capisco un cazzo di sentimenti

martedì 8 febbraio 2011

Che cos'hanno in comune queste parole? *

  • Nidiata
  • Nipiol
  • Oviparo
  • Emistichio
  • Fricativo
  • Butifarra (salume catalano)
  • Siero
  • Pelayo (condottiero delle Asturie)
  • Pelide
  • Bronchìoli
  • Schiusa
  • Bozzolo
  • Midollo
  • Fronzolo
  • Speme
  • Putrella
  • Gronchi rosa
  • Crocchia
  • Acrostico
  • Gatto Panceri
  • Prozio
  • Cogito
  • Alluce
* Che fanno schifo solo a sentirle. La lista potrebbe continuare, e poi sono comunque sensazioni soggettive.

domenica 23 gennaio 2011

Con un "tu" impersonale.

Tienitelo pure, piglialo, è tuo. Ho fatto un passo indietro, chi vorrà si volta e mi segue. Tieniti i meriti fasulli di chi macina numeri.  Pigliala te la massa di rintronati che biascicano in fila. Tienitela tu l'ansia per questo futuro. Tieniteli tu i ricordi di questo passato. Tieniti tu le illusioni perdute, ti lascio tutto, anche il caffè sul gas. Tienilo pure, tieniti anche lui, tieniti il vino, i guanti e il cappello e i piatti sporchi, tieniti il tempo che passa e la ruga che fa capolino, che ce ne vuole per darci dei vecchi, credimi. Tieni il cappuccio in testa, che fa freddo. Strappa una pagina del dizionario, parti e tienila.  Ti basterà una parola al giorno per riflettere sul presente. Tieniti il pessimismo, e i destini tutti uguali e tutti belli e prestabiliti. Tieniti l'incapacità di accontentarsi. Tieni pure lo sfruttamento e la presa di culo, mi tengo il minimo per squarciare il tuo grigiore. Tieniti il capello bianco a braccetto con tutti gli altri, il phon e il caricatore. Tieni per te anche l'affezione per chi ti vuole. Tieniti pure tutte le ossessioni e le regole per accettare il quotidiano. Tieni una cosa per domani e due per oggi, butta tutto l'accumulato jeri. Tieniti in forma e programma la tua vita. Lasciami almeno la finestra aperta però.

martedì 4 gennaio 2011

Cambio repentino di stazião

Spettabili Radio Capital
io vi stimo e vi ascolto quando posso, mi piacete perché in linea di massima passate musica largamente digeribile (a parte quando vi prende lo strullo e mettete quella robaccia mutante metà arenbì metà c'avete rotto le palle), gli speaker non sono dei cerebrolesi e per quanto possibile non viene trattato come tale nemmeno l'ascoltatore però c'è un però
Dai, non mettete la colonna sonora de L'esorcista alle due di notte
Voi lo sapete quanti automobilisti sono sintonizzati sulla vostra stazione radio che stanno tornando da soli in macchina?! Non ci sono solo le grandi città, il segnale arriva anche laddove c'è gente che in quel preciso momento da quanto è sperduta nella campagna vede benissimo le stelle, ma dato il sottofondo musicale non gli passa neanche per l'anticamera del cervello che domani sarà per quel motivo una bella giornata.

Ah, p.s. Buon anno, si può dire?

mercoledì 8 dicembre 2010

Surprises, please

Dalla collana "Cose che molto probabilmente non ti interessano"

Lasciamo stare questa nottata tempestata di pensieri inquietanti frutto di preoccupazioni che non vi e non mi riguardano e che mi hanno svegliata di soprassalto prestissimo. Con strascichi niente male, soprattutto oggi in cui mi vedo obbligata  a mantenere un atteggiamento di sospensione. "Mi vedo" da considerarsi letteralmente: oggi mi vedo vivere. Sono sola, ma se ci fosse qualcuno mi scrollerebbe la spalla dicendomi Forse è meglio se ce ne andiamo via di qui.
Thom Yorke
Parliamo dell'altra sera invece, quando inspiegabilmente mi sono addormentata pensando al cantante dei Radiohead, pur non avendolo conosciuto personalmente né potuto apprezzare appieno grazie a terzi né soprattutto essendo in definitiva particolare estimatrice della loro musica (senza in realtà schifarla). Resta il fatto che stavo pensando a Thom Yorke, e non ne conosco il motivo. Sarà stata la prima volta che lo facevo. E me ne ricordo perché poi, al risveglio, mi è ritornato subito in mente e mi sono resa conto che era lo stesso pensiero di prima di addormentarmi. Mah che vorrà dire. Con quell'occhietto, poi.
Adesso con questa rivelazione non stupirò nessuno e sarà di certo irrilevante rispetto a quelle degli ultimi tempi, però ho acceso l'enciclopèdia e ho cercato 'sto tizio (di cui non ricordavo neanche il nome) per sapere che volesse da me e ho scoperto che siamo nati lo stesso giorno. Non dello stesso anno, però: altrimenti era meglio se mi davo all'ippica.

sabato 27 novembre 2010

Questi post davanti al mare

E fin qui abbiamo parlato e sparlato, discusso, pianto e cantato. Abbiamo riso prima di fare la battuta, e da soli ripensando a una cosa. Ci siamo messi in mostra e in disparte, e brindato e siamo andati a riposare. Abbiamo detto le solite cazzate del caso, passato il tempo alla meglio. Abbiamo letto e scritto, alzato la mano, fatto tanti convenevoli e anche sognato. Sogni belli, brutti, mediocri in bianco e nero di cui rimane solo l'alone che scompare alla prima specchiata mattutina (ora ci sei solo tu davanti allo specchio)

E la resa dei conti?

Stavo discutendo poco fa con un'amica che ci vorrebbe un'involuzione, si dovrebbe retrocedere; capiamo noi stessi così bene e abbiamo così chiare le situazioni da renderci ancora più confusi.
Chissà! L'uomo si porta dietro il fardello della soddisfazione della consapevolezza, e invece mah, si diventasse un po' più ruspanti sai quante soddisfazioni in più.
Che tanto diciamocelo scavare e scavare fa sempre più male, vorrei dimenticare alcune cose, ma tanto è d'uopo che continui a pensare, e costruire sopra quello che c'è.

Il fatto è che, se invece di cercare la propria felicità ci si dà in pasto a surrogati e diversivi, la prima negatività ti piega

Perché non hai niente con cui difenderti e tutto da cui difenderti.

L’homme n’est qu’un roseau, le plus faible de la nature; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser: une vapeur, une goutte d’eau, suffit pour le tuer. Mais, quand l’univers l’écraserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, parce qu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien. Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C’est de là qu’il nous faut relever et non de l’espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser: voilà le principe de la morale. Ce n'est point de l'espace que je dois chercher ma dignité, mais c'est du règlement de ma pensée. Je n'aurai pas davantage en possédant des terres: par l'espace, l'univers me comprend et m'engloutit comme un point; par la pensée, je le comprends.

L'uomo è soltanto una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c'è bisogno che l'intero universo si armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d'acqua bastano ad ucciderlo. Ma, quandanche l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancor più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire, e del vantaggio che l'universo ha su di lui, l'universo non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È da qui che dobbiamo risollevarci e non dallo spazio e dalla durata, che non sapremmo riempire. Impegniamoci dunque a pensare bene: ecco il principio della morale. Non è a partire dallo spazio che devo cercare la mia dignità, ma dall'organizzazione del mio pensiero. Non avrei di più possedendo terre: attraverso lo spazio, l'universo mi comprende e mi inghiottisce come un punto; attraverso il pensiero, lo comprendo.

Blaise Pascal, Pensées, 1660 

Sono queste fortune del tutto particolari 
- l'universo pur comprendendoci non ci comprende.

domenica 21 novembre 2010

The world is a vampire

Questa storia la conoscono tutti quelli con cui parlo, ma proprio perché è per me l'archetipo della figura di merda ho deciso di scriverla anche qui. Più che altro è un racconto della mia indicibile diffidenza.
Questa storia si svolge alla fine di una serata tranquilla e infreddolita passata con amici a bere Schweppes col limone e a dire le solite cazzate sui gradini di una chiesa: l'archetipo dell'uscita quando erano ancora tutti qui, più o meno. La serata si concluse con il passaggio a casa dato ai già citati amici, che si disposero una sul seggiolino anteriore e l'altro dietro (probabilmente senza cintura di sicurezza).
 
Usciamo dal parcheggio, e alla fine della via vedo davanti a me una ragazza che sbracciandosi mi fa capire che vuole che mi fermi. Sicura che le mie strutture cognitive siano perfettamente funzionanti, comprendo il messaggio e mi accosto. Premo sul bottone che fa abbassare il finestrino per sentire se oltre alle bracciate avesse anche un messaggio verbale per me. Avevo intuito bene.
La ragazza ci fa: "Ciao ragazzi scusate... Non è che avreste i cavi della batteria?!"
E ora sarei troppo incalzante se subito scrivessi quale fosse stata la mia risposta. Cercherò quindi di spiegare cosa accadde nella mia testa in quel preciso momento, per gradi.
  1. Questa tizia pensa che noi siamo un gruppo musicale che sta andando a suonare (a quest'ora, poi);
  2. Questa tizia fa parte anche lei di un gruppo musicale che sta cercando di appropriarsi dei cavi della batteria (intesa come strumento a percussione) del nostro gruppo che ne rimarrà quindi sprovvisto dettando l'insuccesso del nostro spettacolo stasera;
  3. Questa tizia ci sta pigliando per il culo perché è noto che la batteria sia uno strumento che non ha bisogno di cavi elettrici: per chi mi ha preso?
  4. Noi non siamo un gruppo musicale! Hai voluto fare una battuta sulla musica? E allora ti servo io!
La mia risposta: "No non ce li ho, però c'ho gli Smashing Pumpkins" e ho alzato a presa di culo il volume dell'autoradio a un livello abbastanza alto affinché lo smacco riuscisse.
Lei mi ha guardato interrogativa, io ho ingranato la prima e me ne sono andata. 50 metri dopo mi giro verso i miei amici guardandoli con l'aria di avete visto come sono sagace.
La mia amica accanto al posto del guidatore dopo alcuni secondi di silenzio mi dice "Ma sei rincoglionita?" e io "Perché scusa?" e lei "Perché a quella povera ragazza si era fermata la macchina, voleva i cavi per rimetterla in moto" e io "Cazzo"

E così finisce la storia più imbarazzante degli ultimi 5 anni. Poi capite che non è un bene stare sempre sulla difensiva.


venerdì 12 novembre 2010

E poi dicono che so' strulla.

Che palle, volevo scrivere una cosa che mi preme ma non riesco a parole, dovrei fare un disegno. Perché il contorno c'è tutto, non riesco ad esprimere la parte centrale. Potrei fare un disegno con le parole intorno.

Comunque, diceva una cosa tipo così:
Sipario, teatrino, ridicolezza, prendo il taccuino della Ginja de Portugal e l'Aurora, cancellerie delle grandi occasioni di tête-à-tête con la mia ridicolezza e provo a scriver lì ma niente da fare, escono solo schemi e frecce che hanno senso per sé stesse ma non in un discorso organico e sintatticamente ordinato, allora è finita.
C'è un momento nella vita che si ripete giorno per giorno in cui il  sipario si apre su questo teatrino ed uno si sente effettivamente ridicolo perché ha esternato ciò che ha dentro, ossia [parte mancante che necessita di disegno], tutte cose che portano in sé la propria giustificazione cit. Breton e 'sti cazzi; però c'è da ricordare il grave dramma della paura della derisione e infine, volevo solo dire che non ci si deve vergognare di quello che si prova.
E se non avete capito allora mi sono spiegata bene.

E mi è anche venuto in mente che Breton stesso, quando ha scritto: 
Il me paraît que tout acte porte en lui-même sa justification - (Manifeste du Surréalisme, 1924)
beh si è trovato nella mia stessa situazione, anzi, io mi sono trovato nella sua, io qui posso sparar cazzate, creare nuovi tipi di sintassi, cercare di stupire con scarso effetto i miei 3 lettori a dirla grassa del venerdì mattina e mettere delle parentesi quadre dicendo che manca un disegno, lui invece stava scrivendo un manifesto, che un minimo di serietà di forma ce lo deve avere. Ed effettivamente o fai un disegno o dici questa cosa.

© Trovata qui: http://noe.falzon.free.fr è ciò che più si avvicina a quello che aveva in mente.

mercoledì 8 settembre 2010

E poi stasera

Tim Curry
Al telefono.

Io: - "...e poi stasera si guarda il Rocky Horror Picture Show"
B.: - "Ancora??!!"
Io: - "Eh, pensa, la Y. non l'ha ancora visto! Ma perché scusa, l'hai visto te?"
B.: - "No"
Io: - "E allora?? Che vuoi?" 
B.: - "È che te lo dico sinceramente: ci hai scassato la minchia"

martedì 3 agosto 2010

Todesfuge

Creerò suspense:
Zin 
zin 
zin 
zin 


-----

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH! 
Mi presento, 1m67, naso in bianco e nero, laurea spero per ora triennale in lingue, nel tempo libero assassina onirica.


Sono basita, spaventata, delusa, ma anche devo dire compiaciuta, lusingata, ecc. ecc.
Perché, sembrerà strano, ma appajo continuamente nei sogni dei miei amici in veste di assassina.
Psycho, A. Hitchcock, 1960
Tutto è cominciato quando più di una notte sono apparsa, con occhi sadici e coltello al seguito - e poi un'altra notte ho anche strangolato se non ricordo male - nei sogni di una stessa persona che mi ha detto esser rimasta molto male perché la uccidevo; qualche giorno fa è saltato fuori che un'altra mi aveva sognata uccidere un nostro amico e - attenzione - mi ero sbarazzata del cadavere gettando i poveri resti nelle fogne! (Io che, figurati, non farei male a una Москвa, che al massimo ti tiro una frecciata e finisce lì). E tutto questo senza che le persone coinvolte si fossero consultate, potendo così influenzare a vicenda la propria attività onirica. La coincidenza inquietante è stata una telefonata col racconto di questo sogno in seguito ad una cena in cui l'argomento principale della conversazione era stato:


"Film e libri dell'orrore: quanto è business, quanto è perversione degli autori? Chi può seriamente occuparsi di questi argomenti andando a scavare ciò che più spaventa?"


Mi sono detta che era giunta l'ora di dare anche sommariamente un'interpretazione al fenomeno.

A proposito di sognare la morte, ho trovato girando qua e là alcune teorie e studii anche di dubbia provenienza, che forse a tratti sono un po' spicci, ma, insomma, vertevano più o meno tutte nello stesso senso. Accontentiamoci di quel che passa il convento, cito uno stralcio riassuntivo:
"Sognare la morte non rappresenta una premonizione ma un’evoluzione psicologica della persona che sogna, una trasformazione in corso. Qualsiasi visione evocante la morte è indicativa di grande trasformazione della propria esistenza. Sognare la morte significa la soluzione dei propri problemi, una guarigione oppure fonte di fortuna. Sognare, per esempio la propria morte simboleggia una grande trasformazione positiva e lascerà il passato dietro di lei."
[da Roma Explorer]
Mi sono detta che in fondo essere l'artefice di un cambiamento positivo, e il simbolo della fonte di fortuna della gente è un privilegio non da poco. Che rasenta la sfiga, ovviamente.
Grazie a tutti.

Il punto è: perché i miei amici sognano sempre me e non qualcun altro? È vero che sono sempre di appoggio per ognuno indistintamente - se mi gira -, che dò sorrisi e consigli, che calmo gli animi il più delle volte e non chiedo niente in cambio, o almeno così mi pare, ma sai, anche il compito di ammazzare nei sogni degli altri per fare qualcosa di buono, questo, perdio! no. 
Volevo dire, la prossima volta optate per un suicidio; e il mio politically scorrect in questa affermazione è così grande, che è piccolo in realtà perché l'argomento è abusato - quindi è una cacatina nell'universo delle idee -, ma anche per via della gag stessa del politically scorrect, perfavore.


Poi sai, dopo che abbiamo parlato di queste apparizioni da serial killer nei sogni mi hanno anche detto: 
Tu sei calma, equilibrata... Poi sotto sotto sei proprio una stronza. Esciopiacere.