Ce n'est pas la crainte de la folie qui nous forcera à laisser en berne le
DRAPEAU DE L'IMAGINATION

sabato 21 novembre 2009

Profilo astrologico: Bilancia


I nati sotto questo segno d'aria al contrario di come si possa credere non sono persone equilibrate, bensì alla continua ricerca di equilibrio. Una volta capito che l'equilibrio non esiste, raccontano frottole a sé stessi per far tornare i conti.
Legati all'estetica e a tutto ciò che è bello e stiloso, espongono i nuovi acquisti agli amici, ai quali di norma non importa molto.
Vanno fieri della propria cancelleria e lo rendono noto a chi sta loro intorno, ai quali di norma non importa molto.
Persone dalle spiccate doti diplomatiche, pur di non litigare farebbero carte false, preferiscono danneggiare sé stessi pur di non scatenare un putiferio.
Indorano la pillola, ma non con sé stessi e non lo dicono agli altri, elargiscono molti sorrisi al prossimo, oltre a esporre loro i nuovi acquisti e la bella cancelleria. Altrimenti, sono silenziosi e seri perché qualcosa fatto inceppare il meccanismo della loro continua ricerca di equilibrio.
Di norma, malgrado espongano la loro inutile merce che li rende tronfi (ma solo a loro importa), stanno sempre simpatici a tutti, amano la socialità e i rapporti interpersonali. A volte non capiscono neanche loro da dove nasca la simpatia che il prossimo prova nei loro confronti data la loro flebile autostima, che imparano a far accrescere con gli anni. Sarà che sono degli esseri molto malleabili che sanno sempre adattarsi a qualsiasi situazione.
Lungi da loro essere la causa di un problema o di un dissapore, sanno come prendere ciascuna persona singolarmente, riuscendo ad essere l'amico ideale e arrivando a fare da paciere in caso di tensione.
Non manca loro l'autoironia, che li ridimensiona non poco rendendoli all'altrui giudizio degli inoffensivi simpaticoni pieni di paranoie perché l'equilibrio non esiste.
Guardano le situazioni da svariati punti di vista, e in genere scelgono l'interpretazione meno pratica di tutte.
Hanno una predilezione per la Francia e i francesi nonostante chi sta loro intorno voglia distoglierli da questo pensiero. Le ragioni sono perlopiù inspiegabili, sarà che in Francia le cartolerie vendono cancelleria stilosa e la lingua ha quel suono tanto bello, dimentichi delle aberrazioni coloniali e degli insegnanti di francese. Anche chi non ha intrapreso una carriera che li porterà ad avere relazioni con la regione transalpina in segreto brama una baguette sotto al braccio e una sviolinata sulle note di Que reste-t-il de nos amours?
Sanno di essere persone noiose, ma tentano di non darlo a vedere più di tanto, cercando di disturbare gli altri il meno possibile, facendoli spesso divertire.
Il loro universo è fatto da ozio, scrittura, musica, begli oggetti, telefonate, cazzate varie e di norma dalle sfumature artistiche con cui compiacciono sé stessi perché poi in realtà sono molto ritrosi e restii a far entrare gli altri nel proprio mondo di chincaglieria.
Sono timidi, riflessivi, e molto sensibili ai complimenti.
A volte gli sembra di fare come le falene contro una lampadina, in un circolo vizioso della paura della novità e la voglia di accoglierla, cercando i mezzi affinché questa si adatti al loro modo di fare.
Attenzione: manifestano in maniera debole quello che provano, a meno che non lo facciano spudoratamente, nel bene e nel male. Non per falsità, ma perché tutto scorra in maniera tranquilla e delicata, decidendo piuttosto di rodersi dentro. Quindi attenti ai loro slanci. Una battutina acida potrebbe denotare una grande incazzatura, e un gesto gentile potrebbe celare grande ammirazione. Poi è logico che se li conoscete bene sapete cosa pensano e sapete interpretare il loro comportamento al 90%.

Persone frivole? Forse, superficiali a volte, cercano di riprendersi facendo finta di niente ma non dimenticano nessuna delle loro azioni. Siccome riescono male a mandare al diavolo una certa situazione e ad essere impulsivi, cercano semplicemente di non incapparvici: questo li può rendere un po' apatici agli occhi degli altri, o delle acque ferme. Semplicemente, devono ponderare una scelta che non potrebbero dimenticare in seguito.
Ne conoscete qualcuno? Fatevi due conti.

giovedì 12 novembre 2009

Un post ancora più serio

In seguito ad una promessa mi vedo oggi implicata nella stesura di un post serio.
Controllando sul dizionario, come da tradizione quando ci si accosta a principiare un elaborato, ho riscontrato che accanto al lemma serio vi era trascritto
che non rivela né allegria né tristezza
.
Seguendo tale accezione e non essendo mia intenzione offrire all'etere un componimento piatto, neutro, ho deciso di preferire la trattazione della serietà stessa e dei suoi contrari: in fondo, e nessuno mi potrà smentire, non c'è nulla di più serio della serietà.
La mia scelta è scaturita dall'essermi posta la domanda di cosa in realtà sia un argomento serio.
Cos'è la serietà? È possibile analizzarne empiricamente gli effetti. Il serio ci fa ricomporre e schiarire la voce, fa rilassare i tratti del viso fino a un momento prima contratti in una risata. Potrebbe quindi assumere il ruolo di guastafeste nella nostra vita quotidiana. D'altra parte, se la serietà non esistesse, non sarebbe neanche immaginabile parodizzarla o sbeffeggiarla, che poi è ciò che meglio mi riesce.
Sdrammatizzare: decontrazione, decompressione di una gravità di fondo che è pesante e presente poiché continuamente ironizzata.
Cos'è la serietà, cos'è un argomento serio? La cronaca, l'osservanza del minuto di silenzio? Gli scandali politici di questo mondo corrotto e manipolato? Cosa ci fa raddrizzare maggiormente la schiena o chiudere il becco per rispetto?
Tre sono universalmente gli argomenti seri, che ciascuno però può ignorare a piacimento, ma che forniscono comunque le migliori parodie perché ne temiamo la perdita:
  1. La vita e la qualità della stessa;
  2. Il potere;
  3. Il denaro e il possesso in generale.
Certo la serietà non si chiude in uno schema manicheo: ognuno con la propria sensibilità decide la natura e le ragioni delle proprie serietà e può farsi quindi se vuole portavoce di sé, degli altri o di sé come membro di una comunità, fosse questa montana, boschiva, nazionale o sindacale.

Vedo immagini di buffoni di corte piangere sul giaciglio prima di addormentarsi; il grave compito di chi si occupa di satira e la loro ghettizzazione; parallelamente gettando uno sguardo sul potere centrale si scorge chi deve essere serio che se la canta e se la suona
E la tristezza di girare intorno alle cazzate in compagnia di stucchevoli, senza mai sfiorare lontanamente né latentemente un fulcro di serietà
La compostezza della gente che si prende troppo sul serio e che di solito ha successo fra i seri
E soprattutto la pretesa di alcuni di voler ridere di te, con te, a comando perché sei rinomatamente sagace
Vi accontenterò
D'altronde la mia serietà ve la dovete meritare.

mercoledì 11 novembre 2009

Un post serissimo


L'Amore innanzitutto
Tutto potrebbe sistemarsi così bene
PARIGI È UN PAESONE
Sorvegliate
Il fuoco che cova
LA PREGHIERA
Del bel tempo
Sappiate che
I raggi ultravioletti
hanno portato a termine il loro compito
Breve e buono

IL PRIMO JOURNAL BLANC
DU HASARD
Il rosso sarà

Il cantante errante
DOV'È?
nella memoria
a casa sua

Faccio
mentre danzo
Quel che è stato fatto, quel che si farà

Caspita, voglio anch'io continuare a giocare con le parole come fossero degli amici immaginari
Ma spesso diventano solo delle piroette dove si torna al punto di partenza

© André Breton sì ancora lui embè, POEME, c. 1924.

martedì 10 novembre 2009

Poesia del mattino scritta la sera / Poesia della sera scritta al mattino

Ô Sole, sorgi!
Tu che pai tanto lontano
Portaci calore e caffettiere!
Apriamo la tapparella al Mattino
Non neghiamo il citofono al postino
Guardiamoci allo specchio:
Diamoci un ritocchino!
[Ora che ci penso ho finito i biscotti.]



Mattino sei giunto con i tuoi nuvoloni
Com'è banale questa luce!
La fierezza delle lampadine già è caduta
Ô Sole, tramonta!
Rincaseremo ancora
E ci riapproprieremo della nostra identità:
La tuta.

giovedì 5 novembre 2009

As pessoas

Magari parlo da profana e non mi posso permettere un discorso di questo genere, ma tant'è.
Perché beh insomma, sono a pagina 138 e finora s'è parlato e straparlato di Pessoa e della sua eteronimia sino allo sfinimento.
Ma dico io: se avete trovato praticamente tutta la sua opera in un baule in casa sua e lui non l'aveva tirata fuori, cosa vi autorizza ad analizzarla, a pubblicarla, a speculare su sto cristo che era sì di fuori, ma conserva pur sempre una certa dignità?
Maledetti sciacalli dell'editoria! Mi fate schifo! Fernando aveva il sacrosanto diritto di scrivere ed essere ciò che più riteneva opportuno! Non ha mai importunato nessuno e voi, ora che è morto, state lì a mettere insieme i pezzi!
Invidiosi! Voi non c'avevate pensato! Lui era pazzo, lui era normale, lui era un genio! E voi no! Voi state completando l'album dei calciatori Panini!
E che diamine, lo dovevo dire a qualcuno!
Poi che fate, quando me ne vado consegnate mettiamo i miei diarii segreti alla Feltrinelli (d'accordo qui viaggio davvero per ipotesi)? O magari prima dovete fargli un check-up critico? Chissà e se viene fuori qualcosa di interessante?!
Suvvia, i surrealisti perlomeno volontariamente spiattellavano le loro menate, Pessoa no! Lui voleva esser lasciato in pace e crogiolarsi nelle proprie paranoie e solitudini abitate!
E quel che più mi infastidisce è che mi sono fatta questa idea solo dopo tale scempio! Non vorrei mai aver sentito parlare di Fernando Pessoa!
Cos'è successo, chi ha fatto un raid nel suo appartamento in cerca di materiale golosamente analizzabile? Quale parente ha avuto l'indecenza di consegnare tutto a un editore? Sperava forse di guadagnare col copyright?
Malvagi, infimi rigattieri! Vi schivo!
Qua è di voyerismo che si parla, si tratta di mettere il naso nelle tracce lasciate da un uomo lungo il suo indiscutibile cammino sulla Terra: come vi permettete a indagare sui suoi segreti?! E non è questione che lui è morto e non ha diritto di replica, no no: la questione è che se lui aveva messo tutto alla rinfusa in quel baule non era e non è e mai sarà tenuto a dare alcuna spiegazione! Né mai l'ha voluta da altri! Ci siamo capiti?
Odio la critica! Saccenti spocchiosi che pensano di entrare nel capo degli altri solo perché altri saccenti e spocchiosi gli hanno fornito strumenti e via libera!

Pessoa vi guarda (vi guardano) e vi dice
Fatevi i cazzi vostri!

sabato 31 ottobre 2009

Gioco d'azzardo

Non so se rendo, ma sono già tre volte che gioco a Win for life! e ancora non ho vinto nulla.
Lo so, lo so: non dovrei scoraggiarmi, che non posso avere tutto subito, ma questo vuol dire che mi devo sbrigare con questi cazzo d'esami.
Per una volta che cerco una scappatoia, subito mi vengono messi i bastoni fra le ruote.


Mica farò la fine di Pupo?

giovedì 29 ottobre 2009

Ohne Titel

Buffo parlare di blog a cena (aperitivo...cos'era? C'era tanta pizza e tanta birra), è come scrivere di una cena su un blog.
Buonanotte a tutti
E mi sembra giusto lasciarvi così

Moniqua
Moniqua
Dopo 22 anni, adesso
Il diarista improvvisato
Ordina mucolitico in farmacia:
Tu quel giorno decidesti di andar via.
Moniqua

sabato 24 ottobre 2009

Basta poco che ce vo'

Com'era quel discorso sulla causa-effetto di qualche notte fa
Che io se mi pongo in un certo modo sono in grado di causare degli effetti, e col tempo le scremature con gli altri vengono da sé, se ho impostato correttamente le cause per gli effetti. Quindi grazie ad un processo naturale che parte innanzitutto da un lavoro su sé stessi si può ottenere un entourage perfetto, di persone sorridenti, propositive, tranquille e sincere proprio come te che ti sei posto in tale maniera

...E quando uno non ce la fa a far buon viso, se l'effetto lo confonde e la spinta interiore per creare la causa viene meno, si raggiunge comunque lo stato di TPC (Tranquillità-Positività-Cordialità)? Che detta così sembra una droga, e in effetti non è meno stupefacente
Io sono brava malgrado mi si tacci di malvagità, ma a diventare cogliona ci vuole un secondo

giovedì 22 ottobre 2009

Ma la ghenialità è nata insieme a me

Stavo pensando, no. Perché uno va in biblioteca e mica produce un prodotto, si mette a ragionare su quello che lo ha colpito. Ora a letteratura latina si fa questa analisi accurata dell'Anfitrione di Plauto, - che per fortuna oggi ha offerto scene esilaranti ricche di botte da orbi -, e insomma c'è la figura di questo servo, Sosia. Il professore non ha dovuto neanche precisare che l'accezione odierna del termine provenisse da questa commedia di oltre 2000 anni fa, e forse neanch'io avrei dovuto farlo ma l'ho appena fatto.
Sosia fa la parte del furbo, ma in realtà è cornuto e mazziato. Nasce schiavo, segue fedele il padrone che dà il nome alla commedia di cui fa parte, e quando i due tornano a casa dalla guerra si ritrovano Giove e Mercurio che hanno preso le loro sembianze, tutto questo affinché Giove possa fornicare con Alcmena, la moglie di Anfitrione, che già è incinta - quando tutto e quando niente.
E insomma. Prologo, poi prima scena, dio e schiavo faccia a faccia. Povero Sosia. Sosia è il sosia di sé stesso. È Mercurio che è il suo sosia, e gli dice che si è bevuto il cervello (Hic homo sanus non est.), che è pazzo perché Sosia è lui, e lo convince o meglio lo obbliga a mazzate a stare al suo posto. Roba da mettersi a piangere. Lui un'identità ce l'aveva, seppure da schiavo: ma il dio gli chiede di annullarla completamente, almeno finché non sarà completato l'obiettivo della messinscena che li ha portati sulla terra. Povero Sosia, non è lui il termine di paragone, è Mercurio, che gli assomiglia in tutto e per tutto, capelli, gambe, cicatrici sulla schiena, collo, mento, furbizia.
L'evoluzione del linguaggio nel tempo non gli ha reso giustizia. Sosia è diventato "qualcuno che somiglia in maniera impressionante a" grazie al dio, che si è presentato sulla scena uguale al servo e che ne assume momentaneamente anche il nome. Altrimenti lui non sarebbe somigliato mai proprio a nessuno.
Ecco, io sono contenta di aver saputo questa cosa, o di averla almeno dedotta, perché insomma diciamocela tutta, chi nasce sfigato pare che non brillerà mai di luce propria. Ma non per questo la luna è meno bella.

Momenti quotidiani ma non troppo



Sou o Camões de um Império extinto.

Firmato MALVAGIA




Life at Casa Culi®

venerdì 16 ottobre 2009

Je dirais orage


[…] Gardez-vous de vous croiser les bras en l'attitude stérile de spectateur, car la vie n'est pas un spectacle, car une mer de douleurs n'est pas un proscenium, car un homme qui crie n'est pas un ourse qui danse.

Guardatevi dall'incrociare le braccia nell'atteggiamento sterile dello spettatore, perché la vita non è uno spettacolo, perché un mare di dolori non è un proscenio, perché un essere umano che grida non è un orso che balla.

Aimé Césaire

giovedì 15 ottobre 2009

Ignari

Mi chiese "Signorina dov'è la Pannonia?" [La Pannocchia? Boh mi pareva fosse il luogo di insediamento dei Longobardi dopo il loro primo movimento migratorio.]
Risposi con la rincorsa "Beeeh...considerando che il popolo longobardo è originario della Scandinavia e che la Pannonia fu il primo luogo di insediamento durante la loro migrazione verso sud, direi che la Pannonia è qui". Il mio dito sulla cartina puntava un generico "SOTTO LA SCANDINAVIA". "No, signorina: la Pannonia è l'Ungheria."

Questa premessa aiuta la teoria che adesso esporrò.
D'accordo, vestigia longobarde sono state ritrovate in Ungheria, da cui si deduce che effettivamente vi si insediarono.
Gli Ungheresi, che si presentano col cognome e fanno il salame affumicato hanno deciso che la loro terra anticamente si chiamava Pannonia. O i Pannoni (che sembrano dei capannoni col caramello) hanno detto "No, noi domani si fa che ci si chiama Ungheresi". O anche attraverso procedimenti più delicati e complessi, ma non è questo il punto.
I LONGOBARDI! I Longobardi non avevano la minima idea di dove fossero! Cercavano solo di trovare un po' di sole che in quelle terre diacce stavano rincoglionendo!
Secoli dopo hanno detto "Qui signori sono passati i Longobardi". E quindi? Loro lo sapevano? E io sono costretta a sapere dove sia la Pannonia?



sabato 10 ottobre 2009

Alice was beginning to get very tired

Vediamo se ve ne importa qualcosa. A ringraziamento di un regalo che mi ha portato a lidi antichi, oggi si parla di...

LEWIS CARROLL

Chi è quest'uomo? Cosa spinge le umane menti a interessarsi alla sua attività professionale e personale del tutto particolare?
È possibile, in definitiva, unire fantasia, matematica, logica, simpatia affettiva spinta verso le bambine?
E soprattutto... la quarta caratteristica scaturisce dalle prime tre?
(Che detta così fa tanto Rieducational Channel e verrebbe da rispondere È gli Zozzi - ma questa è un'altra storia che un giorno narrerò)
Quest'uomo (vero nome: Charles Lutwidge Dodgson) era un pastore appassionato di matematica con amiche molto giovani.
Vi è mai capitato di leggere i suoi libri? Nel cartone della Disney, ça va sans dire, non scaturisce la cupezza che si evince nell'approcciarsi a favole tanto ben strutturate, dalle note scure nonostante il tripudio di personaggi e situazioni. Cos'altro aspettarsi da un professore di logica che fotografava bambine?
Carroll impastava neologismi e nonsense con regole fisiche e matematiche molto precise, ed una lontana tesina su di lui mi fa riaffiorare alla mente alcuni sfocati esempi. E qui viene la parte meglio argomentata del post. In tutta l'avventura ci sono continui riferimenti alle scienze. Quando Alice cade nel buco che la porterà nel Paese delle Meraviglie nonostante la tenera età e la pericolosità dell'avvenimento la bimba a voce alta cerca di calcolare dove si trovi:
Down, down, down. Would the fall never come to an end? "I wonder how many miles I've fallen by this time?" she said aloud. "I must be getting somewhere near the centre of the earth. Let me see: that would be four thousand miles down, I think-" (for, you see, Alice had learnt several things of this sort in her lessons in the school-room, and though this was not a very good opportunity for showing off her knowledge, as there was no one to listen to her, still it was good practice to say it over) "-- yes that's about the right distance -- but then I wonder what Latitude or Longitude I've got to?" (Alice had not the slightest idea what Latitude was, or Longitude either, but she thought they were nice grand words to say.)
O ancora troviamo anche la chimica in Through The Looking Glass e What Alice Found There, dove, quando Alice beve il latte, nel mondo al contrario succede qualcosa che ha a che fare con i componenti della bevanda che io ovviamente non vi so spiegare perché non sono Lewis Carroll e al compito di chimica mi scrivevo le formule sulle scarpe ma, voi, cari ovattatori, vi fidate se ve lo dico. Ancora, il gioco degli scacchi e la logica scende in campo con mosse sicure e sensate, ma spietato, Alice rischia di perdere la vita.
Già me lo vedo, quel puritano in gita in barca mentre racconta la favola ad Alice Liddel da cui poi, anni e anni dopo, ne è derivato un cartone animato. Questo, per essere esportato in Italia, è stato doppiato fin nella più picciol nota da musical disnegliano: grazie a quella gita infatti quando è il compleanno di qualcuno dopo che gli fai gli auguri ti canticchi simpaticamente anche Un buon non compleanno a me a me. Come si dice, dal produttore al consumatore
Quello che mi chiedo è: ma i genitori della pargola nel frattempo erano in trasferta a San Patrignano oppure peccarono semplicemente di permissività? Io la mi' figliola da sola con quello lì non ce la lascerei. Non è che lui le faceva ripetizioni di matematica?

Quest'uomo, in definitiva, usava le favole come arma seduttiva. Senza i conigli, è una norma applicabile tutt'oggi anche ad altre fasce d'età. Però che schifo.

P.s.: un ringraziamento speciale anche a Crispino, l'animale nato per fare il Crispino.

Ora me lo date il Nobel pure a me?

© Charles Lutwidge Dodgson ritratto da Oscar Gustav Rejlander, 28 marzo 1863 (Collezione Gernsheim, Harry Ransom Humanities Research Center, Università del Texas, Austin)

mercoledì 7 ottobre 2009

lunedì 5 ottobre 2009

Fuori dal finestrino dell'autobus






Terra mia
Possiamo darci del tu?
Sono riuscita a prenderti
Accartocciando strade, case, boschi
Lasciando motorini e gambe penzoloni
A fare da grumi
Adesso ti spargo
Qua
Là, a granelli
Ti spolvero sulla crosta terrestre
Come zucchero a velo nuda
Ti riconosci?
Sei diversa solo in sostanza
Sono io che adesso sono gigante
Potrei tramortirti con uno schiaffo

venerdì 2 ottobre 2009

Quadro clinico

Presenta allergie al nichel, al profumo, al Limonene, Linalool, Citronellol, Geraniol, alla quasi totalità dei suoi parenti, alle visite senza preavviso, alla Fiat Panda senza autoradio.
Consigliato controllo specialistico per trovare la causa della sua decrescente voglia di studiare.
La pazienta sbruffa spesso, vuol essere lasciata in pace, si lamenta che lavora e nei giorni di libertà non sa che fare.
Rilevato un corpo estraneo nell'emisfero destro del cervello, richiesti accertamenti.
Ultimamente dà dell'imbecille troppo spesso a chi gli capiti a tiro, purché non stia all'ascolto.
Si lascia illudere facilmente.
Si presume l'avvenuto contagio di sghighese, malgrado a volte i sintomi siano contraddittori.
Più verosimilmente è affetta da coglionite acuta.
Consigliata terapia a base di vitamine, sali minerali, olii essenziali.

lunedì 28 settembre 2009

Œpsilon

Anch'io ai miei tempi sono stata una Pupilla. In seconda liceo andavo a ripetizioni di matematica dal cugino di mia madre, che la insegnava in un altro istituto.
Vogliamo parlare della tariffa? A suo tempo si prendeva 30.000£ all'ora, che scusate ma non sono per niente i 15€ di adesso, e grazie mille per lo sconto parentela.
A matematica oscillavo fra il 2, il 3 e il 4: la modestia era il mio forte. Pensarono bene i miei che era giunta l'ora di qualche lezione privata.
Un incubo: ricordo ancora il suo modo di dire "x" e "y" (uno strano difetto di pronuncia gli faceva dire œpsilon), la terribile sensazione di non poter far finta di non aver capito. I risultati, grazie alle lezioni frontali in quello studio stantio, non migliorarono di parecchio: al primo compito in classe dopo un mese di ripetizioni mi presi un 5=, voto di tutto rispetto se paragonato alla media precedente, ma ricordo che mentii al mio aguzzino dicendo che avevo preso 6 e 1/2, sennò mi avrebbe rispiegato tutto.
Avevo paura di lui, proprio come il Pupillo di me, mi faceva schifo il suo odore e casa sua, con la moglie occhialuta e assente "per lasciarci soli ad imparare!" (ma vaff...), e anche adesso se me lo trovo di fronte ai matrimoni o a qualche occasione in cui la famiglia si riunisce nella sua totalità, lo evito come la peste.
Ricordo che finito il liceo pensai di potermi sentire finalmente libera di parlare con lui, visto che non poteva più monitorare la mia situazione algebrico-geometrico-trigonometrica che continuò più alla deriva che mai durante i restanti tre anni (fece eccezione la quarta: avevo capito talmente bene le esponenziali che un 8 da autodidatta mi fece commuovere) ma niente, io non volevo elencare i miei progetti futuri e presenti con lui, si fossero questi infettati al ricordo di quei pomeriggi d'inferno. In più il suo labbro pendulo mi ha sempre spaventato.
Durante tutto quel tempo mi sono sentita in qualche modo torturata, e posso anche però affermare con certezza che stupida come in seconda liceo non lo sono stata mai nel resto di tutta la mia vita.
Mi prestò la sua copia dei Promessi Sposi, che io volontariamente non gli ho mai restituito. Quel ramo del piano cartesiano che volge ad œpsilon incassato come rivalsa, tiè
Che poi riflettendoci gli insegnanti delle ripetizioni rappresentano un fallimento materializzato, io credo che l'odio verso di loro nasca da qui. Ma tant'è.
Ieri pomeriggio ha pensato bene di passarci a trovare con la moglie occhialuta e la figlia recente, più recente delle ripetizioni. Non appena ho capito chi aveva suonato il campanello grazie alla rapida occhiata dalla persiana, ho fatto a mamma due gesti in silenzio: il primo col dito che indicava il mio petto, e l'altro con la mano destra sul polso mentre l'altra si apre e fa un movimento verso l'alto. Mi sono defilata in camera, la mi' mamma mi ha guardato con lo sguardo assassino mi ha detto "Ma che devo dire che non ci sei???", io mi sono limitata ad annuire con aria che pregava indulgenza. Sono rimasti quasi un'ora, mi sono messa a pensare anche ad Anna Frank, e mi dispiaceva dover affrontare una tale esagerazione. Morale della favola: si sono scolati quasi tutto il prezioso succo di frutta alla fragola che avevo comprato l'altro giorno alla Coop con tanto entusiasmo, la mi' mamma mi ha detto di vergognarmi, e me lo merito, ma chissene, vuoi mettere la liberazione.
Quindi state attenti: se doveste venire a casa mia e i miei vi dicessero che non ci sono ma la macchina è in cortile, può essere che se fate un raid in camera mia mi troviate sul letto. A quel punto vi rivolgerò i miei occhi sgranati della serie Non vi avevo sentito arrivare.

Mi stavo chiedendo in questo momento Chissà se anche il Pupillo vorrebbe non incontrarmi per strada. Glielo concedo, anzi, lo esigo.

martedì 22 settembre 2009

Piccola vigna


Ecco, mi frullava in testa da un po' di tempo questa vignetta, finalmente l'ho realizzata. Certo, non sarò Manu Larcenet, ma se è per questo manco voi.

lunedì 21 settembre 2009

Estavate

IT'S FUCKING AUTUNNO!
La gioia della foglia secca


© ray

À voir - Je t'adore, je t'avale