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domenica 7 agosto 2011

Ai vecchini

Quanto sono bellini i vecchini, uno sbocciare di sghigaggine e di perduta giovinezza. 
Coi nasi appuntiti e gli occhietti furbi, la camminata incerta e quei capelli, tutti dello stesso colore, vanità andata persa. 
I vecchini sanno regalare le cose col cuore, le danno come un testamento fatto un po' alla volta. 
Ai vecchini si riservano le mansioni semplici, da fare da seduti, sapendo che sanno che lasciarli con le mani in mano sarebbe un profondo dispiacere.
I vecchini parlano perlopiù del passato, o del futuro degli altri, hanno le pupille piene di ricordi mentre guardano un posto dove hanno vissuto tanto tempo fa, quando il mondo era diverso e lo erano anche loro.
Ci sono dei vecchini che si sono rotti la schiena per tutta la vita a lavorare a testa bassa, e la loro semplicità sprigiona una bontà, una saggezza e una generosità che non si imparano dall'esempio.
Temo il giorno in cui certi vecchini se ne andranno, ogni gesto sembra evocarlo, ed è per questo che guardando certi vecchini mi si stringe il cuore, e penso che non riuscirò mai a dimostrare loro tutto il mio affetto e la mia gratitudine. 
Forse ci riuscirò con uno sguardo quando sarò anch'io una vecchina, ma per allora sarà troppo tardi.

lunedì 11 luglio 2011

C'era una volta il Ding


Una volta era così: s’era ragazzi.
Con uno slancio di impellenza commemorativa aprimmo un blog che ci rappresentasse, che rappresentasse chi pensavamo di essere e cosa ci stupiva e forgiammo nuovi aggettivi ché quelli che c’erano non bastavano. Adesso pare che gli aggettivi siano finiti, siamo finiti tutti alla deriva, come collettivo (che non è che abbiamo iniziato a drogarci), e il silenzio senza un ding lascia con un grande Mah!. Pazienza? Tanta ne abbiamo avuta, mansuetudine e malvagità. Evidentemente qualcosa è cambiato. A quanto pare, solo un diamante è per sempre, e se lo perdi è come se non esistesse più, lo stesso. Tanto si può dire e si può aspettare la sua rinascita seduti guardando l’ora, ma si sa che non sarà mai più uguale a prima. Tanto si può dire, che io non conosco il futuro nemmeno se sento a Paolo Fox, ma conosco il passato e conosco il presente e in data odierna 11 luglio 2011 il Ding non esiste, è morto, e credo che non ne verranno celebrati i funerali perché sembra per il momento che sia l'unica a manifestarne il decesso
Non oggi, oggi di triangoli non se ne suonano più

Apro quella pagina e la vedo come un monumento, 
un omaggio alla memoria


domenica 23 gennaio 2011

Con un "tu" impersonale.

Tienitelo pure, piglialo, è tuo. Ho fatto un passo indietro, chi vorrà si volta e mi segue. Tieniti i meriti fasulli di chi macina numeri.  Pigliala te la massa di rintronati che biascicano in fila. Tienitela tu l'ansia per questo futuro. Tieniteli tu i ricordi di questo passato. Tieniti tu le illusioni perdute, ti lascio tutto, anche il caffè sul gas. Tienilo pure, tieniti anche lui, tieniti il vino, i guanti e il cappello e i piatti sporchi, tieniti il tempo che passa e la ruga che fa capolino, che ce ne vuole per darci dei vecchi, credimi. Tieni il cappuccio in testa, che fa freddo. Strappa una pagina del dizionario, parti e tienila.  Ti basterà una parola al giorno per riflettere sul presente. Tieniti il pessimismo, e i destini tutti uguali e tutti belli e prestabiliti. Tieniti l'incapacità di accontentarsi. Tieni pure lo sfruttamento e la presa di culo, mi tengo il minimo per squarciare il tuo grigiore. Tieniti il capello bianco a braccetto con tutti gli altri, il phon e il caricatore. Tieni per te anche l'affezione per chi ti vuole. Tieniti pure tutte le ossessioni e le regole per accettare il quotidiano. Tieni una cosa per domani e due per oggi, butta tutto l'accumulato jeri. Tieniti in forma e programma la tua vita. Lasciami almeno la finestra aperta però.

mercoledì 19 gennaio 2011

Soluzione del rebus - Qualche scatto, per soddisfare la curiosità di chi ne ha.

Francesinha (probabilmente ha origine dal Croque-Monsieur, ossia un toast cotto e formaggio ricoperto di formaggio. In aggiunta in Portogallo mettono una fettina di vitella, salame, mortadella, chouriço, salsiccia e una salsa alla birra piccante. Questa è la versione senza patatine fritte. Leggerezza!). Presso Boa Viagem, Porto


Gabinetti (Ufficio di assistenza ai clienti a destra). Porto, Stazione Campahnã

Cul to Cul. Coimbra, interno.
© M.M.
Bacalhau à braz e Vinho Nico. Coimbra, interno
Diva & Donna sbarca in Portogallo, sapori d'Italia. Coimbra
Coimbra, in cima alla scalinata delle palle all'Università.
© g. C.
Desolação. Coimbra, Università
O Pinto pintado. Coimbra

Prima dell'alba: un gatto ci fissa nella stanza 26 della Pensão do Norte. Porto.
© g. C.
Parrucchiere di gran moda. Porto






Il gatto che ci fissava ha portato nuovi amici a vedere chi c'è nella stanza. Porto.
© M. M.


Saltano agli occhi i colori malgrado la giornata uggiosa e l'ingegnoso metodo di asciugatura del bucato. Porto

Terreiro da sé, che fa per tre. Nei pressi di São Bento, Porto
M.M. a Porto (à noite)

sabato 27 novembre 2010

Questi post davanti al mare

E fin qui abbiamo parlato e sparlato, discusso, pianto e cantato. Abbiamo riso prima di fare la battuta, e da soli ripensando a una cosa. Ci siamo messi in mostra e in disparte, e brindato e siamo andati a riposare. Abbiamo detto le solite cazzate del caso, passato il tempo alla meglio. Abbiamo letto e scritto, alzato la mano, fatto tanti convenevoli e anche sognato. Sogni belli, brutti, mediocri in bianco e nero di cui rimane solo l'alone che scompare alla prima specchiata mattutina (ora ci sei solo tu davanti allo specchio)

E la resa dei conti?

Stavo discutendo poco fa con un'amica che ci vorrebbe un'involuzione, si dovrebbe retrocedere; capiamo noi stessi così bene e abbiamo così chiare le situazioni da renderci ancora più confusi.
Chissà! L'uomo si porta dietro il fardello della soddisfazione della consapevolezza, e invece mah, si diventasse un po' più ruspanti sai quante soddisfazioni in più.
Che tanto diciamocelo scavare e scavare fa sempre più male, vorrei dimenticare alcune cose, ma tanto è d'uopo che continui a pensare, e costruire sopra quello che c'è.

Il fatto è che, se invece di cercare la propria felicità ci si dà in pasto a surrogati e diversivi, la prima negatività ti piega

Perché non hai niente con cui difenderti e tutto da cui difenderti.

L’homme n’est qu’un roseau, le plus faible de la nature; mais c’est un roseau pensant. Il ne faut pas que l’univers entier s’arme pour l’écraser: une vapeur, une goutte d’eau, suffit pour le tuer. Mais, quand l’univers l’écraserait, l’homme serait encore plus noble que ce qui le tue, parce qu’il sait qu’il meurt, et l’avantage que l’univers a sur lui, l’univers n’en sait rien. Toute notre dignité consiste donc en la pensée. C’est de là qu’il nous faut relever et non de l’espace et de la durée, que nous ne saurions remplir. Travaillons donc à bien penser: voilà le principe de la morale. Ce n'est point de l'espace que je dois chercher ma dignité, mais c'est du règlement de ma pensée. Je n'aurai pas davantage en possédant des terres: par l'espace, l'univers me comprend et m'engloutit comme un point; par la pensée, je le comprends.

L'uomo è soltanto una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c'è bisogno che l'intero universo si armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d'acqua bastano ad ucciderlo. Ma, quandanche l'universo lo schiacciasse, l'uomo sarebbe ancor più nobile di ciò che lo uccide, perché sa di morire, e del vantaggio che l'universo ha su di lui, l'universo non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È da qui che dobbiamo risollevarci e non dallo spazio e dalla durata, che non sapremmo riempire. Impegniamoci dunque a pensare bene: ecco il principio della morale. Non è a partire dallo spazio che devo cercare la mia dignità, ma dall'organizzazione del mio pensiero. Non avrei di più possedendo terre: attraverso lo spazio, l'universo mi comprende e mi inghiottisce come un punto; attraverso il pensiero, lo comprendo.

Blaise Pascal, Pensées, 1660 

Sono queste fortune del tutto particolari 
- l'universo pur comprendendoci non ci comprende.

venerdì 16 luglio 2010

Un pezzo del bel mezzo del dì

[…] Aprii gli occhi non fu propriamente un risveglio, piuttosto resuscitare in seguito ad uno svenimento, quando il mondo ridiventa nitido dopo uno stato di catalessi. 
{…}Sai no, sei mai svenuto tu. C'è differenza fra perdere i sensi e addormentarsi. Si capisce al risveglio, non nel momento in cui si cade in trance. A parte ovviamente il luogo dove questo accade, ma in fondo non ci si addormenta sempre a letto. 
Il sonno permette l'equilibrio con la veglia, di solito si aprono gli occhi e si vive bene, dopo un caffè torna tutto a posto. Se non fosse per qualche notte agitata. Quando si sviene invece ci si rialza tremanti e si pensa che il momento del bujo sia arrivato così improvvisamente che se si morisse sarebbe uguale. Poi il tuo corpo {…}
Quel che si sa è che i dirimpettaj mi conoscono a memoria, e che […]

sabato 3 luglio 2010

Now and then

Il racconto del passato dimostra punto per punto in che modo esso influenzi il presente. Rimembrare cose che furono, o metterle per iscritto dipana davanti agli occhi una serie di fenomeni importanti per capire chi si è, oggi.
Il presente della scrittura o del ricordo raccontato oralmente influisce a sua volta sul passato, perché è nel presente che esso viene descritto. Il presente fa da scalpello, e dà la forma a un passato che può riesistere, modificato dalle istanze attuali, ed anzi reso vero da un presente che lo rianima.
Se il Presente è lo scalpello, è stato il Passato, blocco di marmo, a passare in ferramenta a comprarlo. O, se preferite, il Passato si riflette sul Presente, solo che lui è uno specchio mobile e può cambiare angolazione.

Se vuoi conoscere i tuoi pensieri di jeri osserva il tuo corpo oggi
Se vuoi sapere come sarai domani osserva i tuoi pensieri di oggi

martedì 11 maggio 2010

domenica 28 marzo 2010

Babbo, ce li hai 10 €

Esiste più di un modo per sentirsi giovane. Qullo più eclatante è di sicuro essere giovane e far combaciare le sensazioni con la realtà dei fatti. Non c'è soddisfazione più grande. E la soddisfazione fa ringiovanire. Sai che bello pensarsi giovani ed esserlo effettivamente, c'è chi lo sa e chi lo ricorda. Perché puoi sentirti giovane quanto ti pare, ma se hai 75 anni non prendermi in giro, perfavore. L'età non è un impedimento, sia detto per inciso. Soltanto che sentirsi giovani in genere fa stare meglio che sentirsi vecchi e sentirsi vecchio ed esserlo veramente non comprende la consolazione di avere almeno il corpo dalla tua.


Come faccio io per sentirmi giovane? Dimentico il borsello da un'altra parte!
Non posso votare, non posso guidare, non ho soldi da spendere. Non posso provare di essere iscritta all'università, non posso acquistare - per dire - voli su internet. Dipendo per un tempo determinato dai miei genitori e il mi' babbo mi compra anche le sigarette. Più giovane di così.



mercoledì 27 gennaio 2010

Mémoire

Come hanno fatto a spiegarci l'Olocausto? Senza ricevere tanta sofferenza com'è possibile capirlo? Come faranno i nostri - e i vostri - figli a capirlo? Sapremo spiegarglielo? Mi chiedo se sia più insita nell'uomo la cattiveria o la compassione per comprendere questo ma anche i drammi di sempre. Al di là dei numeri e dei film. Al di là delle pacche sulla spalla e le ricorrenze, che vanno tradizionalmente mantenute affinché realmente non scompajano.
La giornata della memoria, per non dimenticare che siamo tutti degli stronzi e che ognuno nel suo piccolo è in grado di compiere grandi cattiverie. Poi in larga scala un dittatore malato di mente si permette di meglio, di più. E quante stragi nascoste e quotidiane, ricordo tutte le vittime con calore.

Culi, non vi farò mai del male - il meno che posso.