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venerdì 24 dicembre 2010

La pluie de Noël

Pioveva e non sapevamo se all'uscita fosse consono ridere per qualcosa.
Oggi quei bambini vivranno il peggior Natale di sempre, e ogni anno sarà un triste anniversario. Ho avuto la sensazione che la fantasia però non li facesse ancora rassegnare. Erano composti e sfuggivano gli sguardi, con un dolore che si intravedeva come capocchie sul portaspilli.
Mi è dispiaciuto dar loro un bacio sulla guancia dopo aver fumato una sigaretta. Ma poi ho pensato che anche se la loro statura è metà della mia hanno vissuto più di me e non si sarebbero scandalizzati.

lunedì 28 dicembre 2009

Fosse per loro, solo incontri galanti nei luoghi pubblici.

Dopo il giro relativo (relative tour) odierno mi sento rinata! Rinata perché so di essere a posto per diversi mesi. 
Mi stavo chiedendo, senza relazione con quanto ho detto: dov'è situato il quartier generale dei rosari - intesi come venditori di rose, quelli che pensano e sperano sempre che il tuo amico sia il tuo spasimante, addirittura anelano a fargli cambiare intento - ? Ossia il magazzino, con lo scagnozzo che dà ai subordinati dello Sri-Lanka i mazzi da vendere ai bordellotti in piumino e Timberland? No, credo proprio di essere arrivata alla conclusione che sia ambulante, se esiste. 




Nel bar l'altra sera è venuto con le rose, poi mezz'ora dopo essere uscita lo stesso stava vendendo ombrelli con un ampio gesto di versatilità dato il tempo (io ho precisato che mi trovassi benissimo a ripararmi col giubbotto, grazie. Poi i miei soldi li spendo in altre utili destinazioni). 
Le ipotesi sono tre: 
  1. o è un prestidigitatore che ha trasformato i fiori in ombrelli;
  2. o qualcuno è venuto di corsa a portargli gli ombrelli e ha preso in cambio le rose;
  3. o lui si è recato allo stranamente vicinissimo quartier generale.
Chissà quanto imprecano, e giustamente. Azz me la vuoi comprare una rosa che sia una, maledetto frequentatore di posti a pagamento, anche se te la tieni per te


A dirla tutta non so perché abbia parlato di loro, e a quest'ora, in cui per coerenza verso i miei amici dovrei già dormire visto che No no è tardi vi saluto, e mi dispiace dipingerli con colori così sgargianti, ma d'altronde è così che dimostrano la loro rispettabile professionalità. 
I venditori illegali di romanticismo rifiutato.
No grazie, veramente. No grazie, niente rose stasera non abbiamo spicci.


Un applauso a voi, je vous kiffe.

venerdì 11 dicembre 2009

Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale dopo avere viaggiato dentro il sonno, e si finisce con una messa in piega

Che notte orripilante. Mi ha svegliato il tremolìo della tenda e soprattutto il bacio sulla guancia di mia madre.
Ho sognato un labirintico girigogolo di figure, fra cui case già viste ma modulate nelle forme e nei colori dalla mia immaginazione e persone che conosco e che non avevo mai sognato. Immagini molto squillanti, quasi criardes, come se volessero trasportare con sé un significato profondo.
Lo so che avevo cenato cibo multietnico senza però che mi fossero toccate le samosas - a detta di alcuni fortunatamente non erano buone - e che per digerirlo dovevo chiamare il vicinato a dire il rosario; ma nella mia mente affiora comunque l'unico, vivido, ricordo che ero al Merdone (per i non avvezzi: il Mc Donald's) in compagnia di due inglesi conosciuti in Erasmus. Ero in fila con J., in mano un vassoio rosso, al tavolo c'era A. che urlava qualcosa, il mio punto di vista faceva in modo che mi trovassi contemporaneamente in compagnia di entrambi anche se erano lontani. Servivano tipo a mensa pasta con la pancetta dall'aspetto orribile. Spiegavo a J. che faceva schifo, che non bisognasse mangiarla, senza raggiungere risultati soddisfacenti. Non so se poi l'ho presa anch'io. Lei mi sembrava più brutta del solito, aveva i denti particolarmente sporgenti, pareva un roditore malvagio. Lui invece era diventato di punto in bianco scortese, maligno, arrogante, quasi manesco.
Il tutto steccava perché ci parlavo in spagnolo.

E mentre i chitarrini risuonano alle mie orecchie, baldanzosamente lascio questa occupazione per recarmi da Parrucchiera Susanna che ha un posto libero alle diciassette e trenta.




Um mestre do verso, de olhar destemido,
disse uma vez, com certa ironia :

“Se lágrima fosse de pedra
eu choraria”
E eu, Boca, como sempre perdido
Bêbado de sambas e outros sonhos
Choro a lágrima comum,
Que todos choram
Embora não tenha, nessas horas,
Saudade do passado, remorso
Ou mágoas menores
Meu choro, Boca,
Dolente, por questão de estilo,
É chula quase raiada
Solo espontâneo e rude 
De um samba nunca terminado
Um rio de murmúrios da memória
De meus olhos, e quando aflora
Serve, antes de tudo,
Para aliviar o peso das palavras
Que ninguém é de pedra


Paulinho da Viola