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lunedì 20 agosto 2012

Never this cul so far

La vita dovrebbe essere cool e underground* così



 stile + 60%
Invece poi è cool e underground così


 e l'unica cosa che mi pare screcciata spesso sono i cosiddetti.


*(secondo una traduzione letterale, se la vita fosse cool e underground probabilmente negherebbe sé stessa. Ecco perché a volte gli anglicismi è meglio lasciarli agli anglofoni, e perché ho scelto di vivere.)

mercoledì 21 dicembre 2011

Rancore

Sinuoso mi hai atteso
Intonso, fedele non hai fatto un passo da dove ti avevo lasciato
Mi guardi e non parli, entro nella tua stanza più volte e par che tu ce l'abbia con me.
Ti ho trovato un po' pallido al mio ritorno, ritroso e pieno di rancore
Non credevo te la fossi presa così a male,
Caro bidet, che pretendi, lo so, ti sei sentito usato, e purtroppo o per fortuna ti continuerò a usare.
Tanto non preoccuparti, che dove sono adesso non ti tradisco con nessuno vai.

mercoledì 12 ottobre 2011

Chapitre 1, exercice 1

Titeuf - Les jeux olympiques du neurone
Il periodo di transizione ormai è quasi finito, così dovrebbe essere! 
Ne ho passate diverse, cambiamento di panorama, cambiamento di letto, cambiamento di cibo,  e non ci ho perso mai né ci perderò tornando, cambiamento di ruolo sociale, perdita quasi totale delle relazioni umane fuori della scuola. Ça va changer par la suite! Già parlano di venirmi a trovare, avranno visto le foto delle spiagge
I ragazzini al Collège fanno ridere, alcuni fanno paura, c'è chi mi ha chiamato "Madame", chi "La professionnelle", ho sentito dei "Salope" alle spalle, spero non fossero diretti a me; ho pranzato in sala professori e USO I BAGNI DEI PROFESSORI cioè roba che quando andavi a scuola pensavi che avessero l'idromassaggio invece fanno schifo come tutti i cessi.
Qui che si fa? Si va al mare, si sta in terrazza, si fuma fuori dai cancelli, poi si va al Carrefour con la Carte de Fidélité e ci segniamo date di concerti a cui forse non andremo,  tutto questo facendosela un po' sotto per dei mocciosi.
Mah. Con tutto che è un posto incredibile, potessi parlarne con qualcuno sarebbe ancora meglio. Ma cambierà

Ciao a tutti i Culi che leggono seduti e un po' incriccati in quelle sedioline

mercoledì 31 agosto 2011

Dix heures di infamate

E poi mi fa ridere Deezer che ora se ne esce dicendo

Deezer's music services are not yet available in your country.


Ma quale not yet? Ma siete di fori? Siete bischeri? Mi state prendendo per il culo? Dite piuttosto, per una certa integrità morale che evidentemente non vi appartiene are not available ANYMORE

E poi sai che?! Ultimamente facevate pure schifo che da qui non si trovava più niente da ascoltare, giusto le basi del karaoke o qualche cover fatta coi piedi; poi avete messo il servizio a pagamento e a sto punto vi dico 
ANDATE E SPENDETE I VOSTRI SOLDI COME VI PARE



lunedì 22 agosto 2011

Talismani


Proprio mentre pensavo in macchina che stessi tornando là dove giace ancora in quel sacchetto rosso La collana della sfiga™,  mi attraversa la strada un gatto nero. Svento l'incidente a un incrocio, poi parcheggio e incontro un canino bianco con una toppa marrone all'occhio destro, che trotterella, con la coda a pennacchio che segue a bandoliera i suoi movimenti zonzanti da un marciapiede all'altro. Ho pensato che fosse una specie di compensazione, un paladino o angelo custode in vesti canine venuto a salvarmi dalla dose di sfiga che cercavo mio malgrado di somministrarmi... Ma forse è solo ora di smetterla di fare giochi fantasy fino alle due e mezza di notte


E se pensate che io realmente creda alla sfiga siete fuori strada (anche perché probabilmente, vi avrà attraversato un gatto nero al momento opportuno)

E se pensate che con questo finale in cui dico una cazzata peraltro manco tanto divertente la quale invece ahimè paradossalmente conferma che io credo realmente nella sfiga siete fuori strada

giovedì 5 maggio 2011

La Collana della Sfiga

Collana della Sfiga e relativo sacchettino rosso
È da marzo che ho con me la Collana della Sfiga. Me l'ha lasciata molto amorevolmente un amico, suo proprietario, e l'abbiamo messa dopo vari spergiuri e tiè del caso in un sacchettino rosso (colore simbolico) a casa mia, in un cestino del cassettone stile Luigi XVI. 
Pare che questa collana (che per altro vale gran soldi essendo in oro e ambra) non abbia effetti del tutto benefici su chi la indossa: l'ex portatore afferma che da quando gliel'hanno regalata se la sia tolta solo le due volte in cui si è rotta dovendola per cui mandare a riparare, e durante il lasso di tempo in cui il monile era in restauro dice la scalogna l'avesse lasciato in pace, temporaneamente. Ed è stato proprio questo il motivo scatenante dell'abbandono.
Collana della Sfiga: particolare inquietante
Questa sera ho tentato invano di riappiopparla, insieme ad altri regali, all'antico detentore che si è scansato l'onere giustificandosi col fatto che domani sia il suo compleanno e che quindi dovessimo rimandare la riconsegna a data meno fausta. Questa sera, allo stesso modo, ho voluto provare il brivido di indossarla per un'oretta, con un moto trasgressivo di chi non vuol credere a queste cose, finché ho soccombuto alla dicezie e me la sono levata, tornando alla mia altra collana - quella che mi metto per ricevere complimenti.
Con una confidenza apprezzabile me l'ha rifilata quasi due mesi fa: ed effettivamente egli ha notato istantaneamente miglioramenti nella sua vita. E posso affermare con sicurezza, ora che ce l'ho io, che la Collana della Sfiga funziona.

domenica 23 gennaio 2011

Con un "tu" impersonale.

Tienitelo pure, piglialo, è tuo. Ho fatto un passo indietro, chi vorrà si volta e mi segue. Tieniti i meriti fasulli di chi macina numeri.  Pigliala te la massa di rintronati che biascicano in fila. Tienitela tu l'ansia per questo futuro. Tieniteli tu i ricordi di questo passato. Tieniti tu le illusioni perdute, ti lascio tutto, anche il caffè sul gas. Tienilo pure, tieniti anche lui, tieniti il vino, i guanti e il cappello e i piatti sporchi, tieniti il tempo che passa e la ruga che fa capolino, che ce ne vuole per darci dei vecchi, credimi. Tieni il cappuccio in testa, che fa freddo. Strappa una pagina del dizionario, parti e tienila.  Ti basterà una parola al giorno per riflettere sul presente. Tieniti il pessimismo, e i destini tutti uguali e tutti belli e prestabiliti. Tieniti l'incapacità di accontentarsi. Tieni pure lo sfruttamento e la presa di culo, mi tengo il minimo per squarciare il tuo grigiore. Tieniti il capello bianco a braccetto con tutti gli altri, il phon e il caricatore. Tieni per te anche l'affezione per chi ti vuole. Tieniti pure tutte le ossessioni e le regole per accettare il quotidiano. Tieni una cosa per domani e due per oggi, butta tutto l'accumulato jeri. Tieniti in forma e programma la tua vita. Lasciami almeno la finestra aperta però.

giovedì 13 gennaio 2011

Fortuna

N. B.: Per non scadere nel volgare è necessario accedere al Glossario di fidücia

Culo, ti pensavo oggi
Pensavo a tutti i Culi sparsi per il mondo
Ma non ai culi, ai Culi.
Culo, oggi non ci sei
E mi sento sola come un culo.
Culo, ti pensavo oggi
Pensavo alla gelosia e allo sbattimento
Pensavo che avrai già visto
Camminare un lamento.
Culo, tu sei il mio unico Culo
Ma non sei il mio unico Culo
E mi dispiace
Mi dispiace dirlo a tutti
Lo dico a tutti e a nessuno
E tutti i Culi a cui sto pensando
Pensano di essere gli unici Culi per me.
Culo, mi dispiace che
Oltre a darti un nomignolo volgare
(Vagamente volgare)
Lo dia via come il pane.
Pensavo che è ingiusto usarne uno solo
Per chiamare chi voglio bene
Ognuno si sente unico
Ed è solo uniculo.

domenica 19 dicembre 2010

And since we've so many places to go / Let it snow, let it snow, let it snow

Un po' di domande retoriche 

Condizioni atmosferiche, perché non vi siete adeguate alla società moderna? Società moderna, perché non ti sei adeguata alle condizioni atmosferiche?

Bisogna fare una scelta

- O si ammette che non ci possiamo permettere lo standard della comunità globale, che per venti centimetri di neve a Firenze Santa Maria Novella c'è stato il finimondo, il bunker alla Fortezza da Basso, le linee telefoniche interrotte, sfollati, treni cancellati, binari deserti, scambi gelati, binari ghiacciati, piani buttati all'aria, gente senza ombrello, gente senza guanti, gente senza appoggio, gente disperata, gente con una segreta speranza associata a tachicardia, gente sola e gente insieme ma in mezzo a una via!
Nelle superstrade toscane code di persone in attesa per più di 13 ore per poter fare 20 chilometri; la polizia e i carabinieri non rispondevano neanche più alle telefonate e a dispetto di quanto detto nella sincerissima televisione non una coperta né un tè caldo per chi ci s'è trovato in mezzo
- O si adegua il tutto per le emergenze, se quella di venerdì scorso si può chiamar tale (per gli effetti sì, ma non per il fatto in sé), rendendo dignitose queste nozze coi fichi secchi.

La soluzione

Beh, a mali estremi, estremi rimedi, ho già controllato e il prossimo venerdì 17 cade a giugno 2011. Quindi se statalmente non è cambiato niente, state a casa quel giorno, ricordatevelo bene perpiacere.

Ché io volevo fare una gita in treno direzione nordest Grande Sertão italiano programmata per tempo,  finita con un reclamo alle Ferrovie dello Stato e un grande senso di presa di culo.

domenica 21 novembre 2010

The world is a vampire

Questa storia la conoscono tutti quelli con cui parlo, ma proprio perché è per me l'archetipo della figura di merda ho deciso di scriverla anche qui. Più che altro è un racconto della mia indicibile diffidenza.
Questa storia si svolge alla fine di una serata tranquilla e infreddolita passata con amici a bere Schweppes col limone e a dire le solite cazzate sui gradini di una chiesa: l'archetipo dell'uscita quando erano ancora tutti qui, più o meno. La serata si concluse con il passaggio a casa dato ai già citati amici, che si disposero una sul seggiolino anteriore e l'altro dietro (probabilmente senza cintura di sicurezza).
 
Usciamo dal parcheggio, e alla fine della via vedo davanti a me una ragazza che sbracciandosi mi fa capire che vuole che mi fermi. Sicura che le mie strutture cognitive siano perfettamente funzionanti, comprendo il messaggio e mi accosto. Premo sul bottone che fa abbassare il finestrino per sentire se oltre alle bracciate avesse anche un messaggio verbale per me. Avevo intuito bene.
La ragazza ci fa: "Ciao ragazzi scusate... Non è che avreste i cavi della batteria?!"
E ora sarei troppo incalzante se subito scrivessi quale fosse stata la mia risposta. Cercherò quindi di spiegare cosa accadde nella mia testa in quel preciso momento, per gradi.
  1. Questa tizia pensa che noi siamo un gruppo musicale che sta andando a suonare (a quest'ora, poi);
  2. Questa tizia fa parte anche lei di un gruppo musicale che sta cercando di appropriarsi dei cavi della batteria (intesa come strumento a percussione) del nostro gruppo che ne rimarrà quindi sprovvisto dettando l'insuccesso del nostro spettacolo stasera;
  3. Questa tizia ci sta pigliando per il culo perché è noto che la batteria sia uno strumento che non ha bisogno di cavi elettrici: per chi mi ha preso?
  4. Noi non siamo un gruppo musicale! Hai voluto fare una battuta sulla musica? E allora ti servo io!
La mia risposta: "No non ce li ho, però c'ho gli Smashing Pumpkins" e ho alzato a presa di culo il volume dell'autoradio a un livello abbastanza alto affinché lo smacco riuscisse.
Lei mi ha guardato interrogativa, io ho ingranato la prima e me ne sono andata. 50 metri dopo mi giro verso i miei amici guardandoli con l'aria di avete visto come sono sagace.
La mia amica accanto al posto del guidatore dopo alcuni secondi di silenzio mi dice "Ma sei rincoglionita?" e io "Perché scusa?" e lei "Perché a quella povera ragazza si era fermata la macchina, voleva i cavi per rimetterla in moto" e io "Cazzo"

E così finisce la storia più imbarazzante degli ultimi 5 anni. Poi capite che non è un bene stare sempre sulla difensiva.


mercoledì 6 ottobre 2010

'Patafisica: scopriamo cos'è

Proprio oggi mi è capitato fra le mani il foglietto di uno spettacolo teatrale, sapienti mani hanno saputo passarmelo. Anche qui, nascoste ben bene, ci sono delle cellule surrealiste! Non ci potevo credere. Addirittura in suddetto volantino si presuppone esista un'accademia di 'Patafisica locale. Nientedimeno!
Ovvio, direi, in questo mondo di ladri la fuga nell'immaginazione mi sembra veramente la soluzione più immediata.

Ma che cos'è la 'Patafisica? O più precisamente, la 'Pataphysique?
Trattasi de "la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità" (scopiazzo da Wikipedia per comodità). La definizione è stata coniata oh oh oh da Alfred Jarry, e mi emoziono solo a citarlo, quel volpino che se lo vedo gli faccio uno stin stin sul capino.
Alfred Jarry en balade à vélo
Queste sono le parole scientificamente esatte usate dall'autore:
"La pataphysique, dont l’étymologie doit s’écrire epi (meta ta fusika) et l’orthographe réelle ’pataphysique, précédé d’un apostrophe, afin d’éviter un facile calembour, est la science de ce qui se surajoute à la métaphysique, soit en elle-même, soit hors d’elle-même, s’étendant aussi loin au-delà de celle-ci que celle-ci au-delà de la physique. Exemple: l’épiphénomène étant souvent l’accident, la pataphysique sera surtout la science du particulier, quoiqu’on dise qu’il n’y a de science que du général. Elle étudiera les lois qui régissent les exceptions...
Définition: la pataphysique est la science des solutions imaginaires, qui accorde symboliquement aux linéaments les propriétés des objets décrits par leur virtualité." 
Per la traduzione vi arrangiate. Tanto che ve ne frega della 'Patafisica?

La 'Patafisica ha l'obiettivo di studiare il particolare e le eccezioni che si affiancano alle teorie e ai metodi scientifici e spiegare l'universo supplementare a quello in cui viviamo. Tutto ciò condito da assurdo, ironia e nonsense.
Questo per sottolineare che il mondo ha infinite interpretazioni, e non ci si può accontentare di soluzioni univoche. No, questo mai. Anche perché, la verità è la più immaginaria delle definizioni.
E adesso concludo che mi è venuto mal di testa, stavo uscendo dai malesseri surrealisti, mi pareva di esser tornata alla razionalità ma mi sputa fuori.


Per approfondimenti:
È tutto, ora vado a casa, nonché affanculo! E analizzate l'evento con metodi 'patafisici, se questa fosse un'eccezione.
Vi saluto caramente.

martedì 14 settembre 2010

Dedicato a tutti quelli che mi prendevano per il culo alle medie

Concordo appieno:
Studio meno ultimamente *
Ma il mio tempo, per lo meno
Lo impiego sì, ma diversamente.

Ho scovato, si fa per dire,
Due attività edificanti
Di cui ti andrò a disquisire
Qua con rime, ô, alternanti.

La prima, se ti manca,
Quel che serve già lo sai
Un computer, conto in banca
E PayPal casomai.
Non indovini? Lo dica lei!
Aste, proposte, offerte
Compravendite su eBay!!
Transazioni chiuse e aperte
Far negozio è assai bizzarro
L'importante è non incappar
In qualche specie di tamarro
Che ritarda nel pagar.

La seconda è ben più sana
Benefici ne ha a josa:
Vado a correr da più e più di una settimana
E ne vado assai orgogliosa.
Il perché è presto detto
All'inizio ero un po' stanca
Ma poi c'ho preso gusto, lo ammetto
E non serve il conto in banca.
Mi ha convinto la vicina
A praticar del movimento
La ringrazio assai, mischina!
Con un po' di allenamento
Il mio record ho superato
Oggi ho corso un'ora e cinque su e giù per la collina
Senza soste, né rompermi il fiato.

A presto dunque in biblioteca!
Un dì, già si sa
Cesseranno ahimé alla cieca
Le mie dolci attività.

* concetto relativo

mercoledì 3 marzo 2010

Longtemps je me suis couché enhorabuena

Se c'è una parola che in castigliano proprio non sopporto è ¡enhorabuena! (congratulazioni!). 
Non solo non rende minimamente la felicità di chi fa l'augurio, ma sembra al contrario che il termine racchiuda un certo non-so-ché di sfottò. 
Hai fatto qualcosa? ¡Enhorabuena! Della serie: alla buon'ora, volevo vedere se ci riuscivi anche te o se saresti rimasto indietro come l'ultimo degli imbecilli. 
Mi risuona alle orecchie un qualche presentatore di TVE che non faceva altro che congratularsi, prendendo, da quanto le mie strutture cognitive potessero decodificare, per il culo tutti quanti.
Poi un giorno scriverò anche qualcosa che interesserà tutti.
 
Congratulazioni. Sei stato promosso da "tipo normale" a "tipo normale che è qui già da un po' di tempo"
© Randy Glasbergen

venerdì 11 settembre 2009

Cojone Springs

Seriamente: non andate a vedere s. Darko. Non fate come me che me ne sono infischiata degli avvertimenti. Quel film è insalvabile, improponibile. Alla fine l'amica con cui avevamo preso la decisione di andare al cinema si è scusata per averci fatto spendere 7 euro, manco l'avesse diretto lei. Non andateci neanche e soprattutto se vi è piaciuto Donnie Darko. A parte che è noioso, ma non è altro che un'accozzaglia di stereotipi, dalle citazioni del film che lo precede - conigli dai denti aguzzi e vocioni dall'oltretomba, tunnel acquatici spazio-temporali, date in sovraimpressione (mancano 3 giorni alla fine del mondo, ora 2, ora 11 ore) che fanno molto per il Ciclo Alta Tensione e poi alla fine non succede un cazzo, ecc. -, ai fantasmi, ai bambini morti e/o rapiti, macchina con un guasto nella statale americana (zuzuzuzu musica inquietante) che usano in tutti i film. Uno dei personaggi ha un eritema impressionante ed è un nerd peggio di me mentre la protagonista è la solita figacciona algida così quando appare morta fa più impressione, col cervello piccino e traumatizzato; l'amica stronzetta (così si definirebbe in un doppiaggio da un film americano) che alle serate karaoke canta Voglio una vita che se ne frega, che se ne frega di tutto sì. Poi meteoriti allergeniche, Richard Scamarch che non ha paura di farsi di acidi, preti maniaci sessuali, beh i personaggi riassumendo: una bella sfida di cervelli. Pubblicizzatissimi gli ultimi occhialoni dalla montatura importante per sembrare intelligente, quelli che te li mettevi due anni fa e ti pigliava per il culo anche l'ottico che te li vendeva. Immagini ad effetto che forse pretendevano risultare surreali...
Insomma sono uscita dalla sala con un misto di inquietudine e repulsione, e in pancia qualche caramella gommosa.
Poi tornando a casa mi sono spaventata nel vedere una testa per parrucche sopra un cassonetto della carta: mi sono fermata a osservarla e gli ho scattato una foto, m'è bastato quello più di un film che annunciava il trionfo dell'incubo.

venerdì 31 luglio 2009

Racconti di vacanze che furono

Allora sentite questa, me l'ha raccontata il mi' babbo ieri sera. Risale ad una quarantina di anni fa, e lui è un grande conoscitore di aneddoti di chianini sparsi per il mondo.

C'era questa donnina di Montagnano al mare col nipote Gianfranco che ora c'avrà 45 anni, detto Gianfry. E insomma erano in vacanza in un posto all'epoca abbastanza VIP, sarà stato Castiglion della Pescaia, e lei tutta ti ti ti Gianfry di qui, Gianfry di là. Poi a un certo punto siccome il nipote non la stava a sentire gli urlò spazientita, tradendo così le sue origini rurali: "Gianfry! Io lai! Esci da test'acqua va a fini' ch'afoghi pel culo come le micce!". Ai fiorentini che la contornavano si gelò il sangue nelle vene.


mercoledì 17 giugno 2009

Il Mononatica

Dedicato a P.

Vi voglio parlare oggi della storia di qualcuno alquanto singolare. Lui poveretto non era nato come tutti con due mele nel didietro, ma ne aveva purtroppo una sola. Sua madre dopo aver partorito, quando i medici lo girarono non poté trattenere uno stridulo "Ih!", ma pensò che, dopotutto, era pur sempre suo figlio.
Crebbe contento come tutti gli altri bambini, finché la sua ingenuità svanì.
Poi un giorno, a scuola, qualcuno gli fece uno scherzo. Era un pargoletto timido timido, perché dentro di sé sapeva di essere diverso dagli altri, anche se non se n'era mai accorto ancora nessuno. Per quel suo carattere taciturno veniva sempre schernito dai compagni, che un giorno, ahi ahi! gli abbassarono i pantaloni in mezzo al corridoio per farsi beffa di lui. Tutti quanti, attoniti, vennero a scoprire che lui il culetto ce l'aveva tondo, senza la cara insenatura divisoria. Dopo qualche secondo di stupore, tutti scoppiarono a ridere e a qualcuno, un qualche bambino particolarmente precoce, interessato ai nomi scientifici dell'anatomia nonché figlio di un professore di greco con gli occhiali sporchi e la cravatta marrone, cominciò a urlare "Il Mononatica! Il Mononatica, ahahahaha!". Così da quel giorno il poveretto si dovette portar dietro questo infausto soprannome.
Il tempo passava, e lo conoscevano tutti in paese, era considerato una personalità alla stregua del sindaco e dello scemo che seguiva la banda quando era festa.
Se ne sarebbe voluto andare, ma dove? A Prata? Non avrebbe potuto sbarazzarsi di quel suo particolare fisico, neanche su un'isola deserta. Un po' si odiava, pur sentendosi tutto sommato unico e orgoglioso di esserlo.
Pensò di farsi un'operazione per diventare come tutti gli altri, ma, un po' per l'orrore delle sale operatorie, un po' perché poi nessuno avrebbe più fatto caso a lui, decise di tenersi quell'area tondeggiante. Ma ciò che più lo rincuorò non fu tanto l'unicità che davvero lo contraddistingueva, ma che lui che non era come il culo non aveva solo il culo, ma soprattutto la faccia.

sabato 30 maggio 2009

Petit traité sur le peu de synchronisme



È arrivata l'illuminazione! Ecco che cosa manca: la sincronia. A poco è valso spegnere la luce alla fine di molte e molte giornate e chiedersi "Ma in fondo, cosa c'è che non va?", in un susseguirsi sterile di speculazioni. Ma certo! È stato come riaccendere di scatto l'abat-jour quando si avverte qualcosa di sospetto nella stanza, di notte.
Il nocciolo sta nelle traiettorie diseguali, in tempi differiti. Sta nella mancanza di comunione di intenti, e se c'è, è in momenti diversi. Non è una questione di assenza di sintonia, di complicità. Anzi. E siamo magari in perfetta sincronia con qualcuno che è lontano. Ma a cosa serve? A saperlo, e basta. Sono i presenti che sfuggono, che non ci seguono, o noi non seguiamo loro. Semplicemente, stiamo viaggiando su binari che non si incontrano quasi mai. Abbiamo magari scelto lo stesso tipo di treno per condivisione di gusti. Magari viaggeremmo bene insieme collegati, ma non accade.
Siamo completamente scoordinati, e questo perché ognuno fa i movimenti quando vuole e non secondo una coreografia stabilita e sicura come poteva accadere in passato. Stiamo a mano a mano diventando sempre più unici e non riusciamo a sincronizzarci con qualcun altro, o ci riesce difficile. O forse non siamo abbastanza chiari con gli altri, non gli diamo modo di accompagnarci, e prediciamo erroneamente gli altrui movimenti, per difficoltà di decifrazione o per autoconvinzioni cretine.
Quello che abbiamo imparato lo abbiamo ormai immagazzinato, almeno così pare. Ci siamo creati la nostra coscienzina, le nostre convinzioni, le abitudini intoccabili. Poco è lo sforzo di iniziare a suonare tutti insieme: se ci incontriamo è per trarre soddisfazioni momentanee, per poi congedarsi e congelarsi.
Adesso, non è una crescita in contemporanea, ma una botta di culo se qualcuno ti sta dietro.
Buona serata.

Garid vos, ay yermanelas
com' contener é meu mali?
Sin el habib non vivreyu
ed volarei demandari.

lunedì 27 aprile 2009

Poi

Poi ci si ritrova con il computer sulle ginocchia e il culo sul divano a descrivere la propria posizione. Poi si fa tutto più chiaro, e credo che me ne importi sempre meno di abbinare la camicia alla cintura. Poi si cena?! Ho fame.

sabato 25 aprile 2009

Fenech: ovvero il tutto e il niente

Mi è stato gentilmente chiesto di disquisire sul nuovo concetto del Fenech. Se ne ignorano le ragioni, ma nel mio gruppo di amici tocca sempre a me formalizzare i nuovi concetti linguistici - forse perché sono stata proprio io la pioniera della formalizzazione, ma non dell'invenzione -.
Orbene, dicevo. Il Fenech. Premetto che non ero presente quando il termine è stato coniato. Ho tuttavia ricevuto la notizia del neonato per telefono e grazie alla messaggistica istantanea. Presumibilmente in data ieri, la nostra centralina neologica (più precisamente la sede distaccata della capitale) ha dato vita ad un nuovo concetto. Il Fenech, appunto. Gioisco che mi sia stata chiesta l'autorizzazione previa l'effettivo utilizzo. Ho dato un placet, ma con riserva. Gli concediamo uno stage per il momento.
Dunque, le cose sono andate più o meno così. Gruppo di persone che si ritrovano, probabili alcolici di media gradazione presenti. Ma non è detto. Improvvisamente salta fuori l'argomento Il Grande Cinema Italiano: il passo verso Edwige Fenech è scontato, immediato nonché baldanzoso. Ora. Si dovrà riconoscere che, dato l'argomento di ardua disquisizione, si possa chiudere un occhio di fronte a questi ragazzi che ancora non dispongono nei loro curricula delle lauree magistrali. Essi, rasentando l'ingenuità, non ricordavano nessun titolo dei capolavori in cui l'eccelsa attrice aveva omaggiato i registi con la di lei partecipazione. Non si deve però far passare inosservata la vivida intelligenza dei giovani neologisti, quando si tratta di eludere le lacune culturali. Questi ragazzi, autori del concetto di cui mi accingo a disquisire, hanno deciso di far sgorgare dalla loro fervida immaginazione titoli di pellicole immaginarie, in cui il cognome della cara Edwige d'oltr'alpe sostituiva idee di ogni foggia: Io, tu e Fenech, In viaggio con Fenech, Oltre il Fenech. Ecc. E sono esempi che mi sto a presente inventando. A maggior ragione: la versatilità del termine prende vita, già entra in funzione, in circolo, nel meccanismo a noi tanto caro, a noi, che vediamo il mondo in modo diverso. E che non ci basta il vocabolario di cui disponiamo (ed ammettiamo nostro malgrado di non conoscere il Devoto Oli - che unge al contatto - a memoria, ma neanche il Beato Angelico se è per quello). Fenech possiamo considerarlo come un termine di ampiiissima estensione, in cui, e Saussure ci darà ragione, per un unico significante, abbiamo un'infinità di significati.
Paradossi: la lingua ne risulta contemporaneamente arricchita e impoverita. Arricchita poiché grazie a Fenech possiamo esprimere anche idee che altrimenti resterebbero non sviluppate, ma allo stesso tempo impoverita. Non impareremo infatti ad usare termini già esistenti per dar vita ai concetti, utilizzando questo comodo passe-partout. Parlando per assurdo, se il fenomeno si espandesse diremmo solo Fenech per ogni attività oratoria e comunicativa. Ad esempio. Dialogo del 3000 d.C.:
- "Fenech!"
- "Fenech? Fenech!"
- "Fenech, Fenech...Fenech."
- "Fenech. Fenech."
Dunque, dunque, dunque. Con questo tricolon retorico connotato da ripetitività e piattezza, e non dalla crescita progressiva, possiamo riassumere il concetto di Fenech come:

Fenech: agg., sost., verbo s.-pl. m.-f. [B. D. R., AA. VV. Roma, 24/04/2009]. Termine eufemistico che elude la carenza conoscitiva di un argomento. In senso lato, può significare momentanei lapsus o la volontà di eludere un concetto, perché irritante o offensivo per l'interlocutore. Più semplicemente, a mo' di sberleffo, è possibile nominare Fenech qualsiasi concetto, solo per il gusto che se ne trae a cambiare il significante. Es. Guarda quel -! Ma non è troppo - secondo te? Prova quel -, è buono.

Fenech ancora deve fare carriera, ma il suo esordio rimane tuttavia interessante. Lo raccomanderemo a ghighi, vulps, culo affinché lo aiutino a districarsi nel difficile mondo dei neologismi. Che non si lamenti di vedersi affibbiati dei tiutors, fare le cose da soli diventa più complicato. Soprattutto se non ti nomina mai nessuno.