mercoledì 21 dicembre 2011

Rancore

Sinuoso mi hai atteso
Intonso, fedele non hai fatto un passo da dove ti avevo lasciato
Mi guardi e non parli, entro nella tua stanza più volte e par che tu ce l'abbia con me.
Ti ho trovato un po' pallido al mio ritorno, ritroso e pieno di rancore
Non credevo te la fossi presa così a male,
Caro bidet, che pretendi, lo so, ti sei sentito usato, e purtroppo o per fortuna ti continuerò a usare.
Tanto non preoccuparti, che dove sono adesso non ti tradisco con nessuno vai.

sabato 10 dicembre 2011

Loop

Umberto Tozzi

È grave, è gravissimo, non riesco a togliermi dal capo Ti amo di Umberto Tozzi, c'ho provato con Radio Nostalgie ma era a tratti sulla stessa lunghezza d'onda, allora ho messo la musica classica per fare da antidoto ma niente e ora mi tocca scrivere un post. Mi s'è piantata nel cervello perché l'ho "dovuta" far cantare in classe e per l'occasione l'ho accompagnata di Pappalardo e Al Bano e Romina per discutere un po' del dubbio gusto di questi pezzi e sul perché possano piacere a qualcuno. Ma questo è successo l'ultima volta venerdì pomeriggio e da allora appena c'è silenzio partono quelle minchia di note
Poi giuro che archivio l'argomento.
Volevo solo dire che alla frase "Apri la porta a un guerriero di carta igienica" si percepiva un più che sottile sgomento fra i banchi. D'altronde non è la sola fragilità ad essere evocata. I ragazzi sono arrivati da soli al punto

E poi punto.
.

Il n'y a point de point initial alors pourquoi un point final

giovedì 8 dicembre 2011

In fin dei conti non è così male

J'aurais pu vivre au Pôle Nord, du côté d'Aix ou d'Avignon,
J'aurais pu vivre au Pôle Sud, habiter Bandol ou Toulon,
J'aurais pu vivre en Alaska, à Katmandou, à Bornéo,
Oui, mais j'habite à La Ciotat avec la mer et les bateaux.
Moussou T e lei jovents - apparemment en concert demain soir

lunedì 21 novembre 2011

Associazione sportiva

E ho fatto il mio vai!
Dopo quasi due mesi di solitudine finalmente ho qualche amico, o comunque degli amici in potenza visto che ci conosciamo da meno di una settimana. Il tutto è coinciso con l'avvento di una bicicletta.
A quanto pare le assistenti di spagnolo e tedesco sono sportive al massimo, alle sei vado in palestra, ieri siamo andate a scarpinare da mezzogiorno alle quattro per le calanche, sabato sera a vedere una partita di pallamano, tutto questo tempestato da future lezioni di yoga e danza. Tutti luoghi da raggiungere in bici e ogni volta so' sei chilometri. Da sola avevo il minuscolo progetto di andare in piscina, che per forza di cose e mancanza di forze abbandonerò, nonostante l'acquisto di ciabatte, occhialini e attenzione, pince-nez
Che poi niente da dire, è un gran bene, viva la salute eh.
Io so stanca morta però

domenica 13 novembre 2011

Chissà il mi' babbo

Di riflesso mi viene da dire che Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace non essere a casa mia adesso per fare una gran magnata e una gran brindata in onore di questo momento, per noi storico. E che invece mi trovi in questo appartamento a finire il sidro aperto e a leggere articoli di giornale (immagine ironicamente e iperbolicamente degradante), senza poter condividere davvero la cosa con un gruppo di connazionali.
Ma poi penso: possibile che si debba aver voglia di festeggiare? La cosa incredibile, in fin dei conti, è pensare che queste dimissioni siano un fatto straordinario, che rasenta il miracolo. La cosa mi fa incazzare non poco. Ma quale miracolo. Pensarlo ci dichiara caduti nella trappola, pensarlo è il trionfo della cazzata.
Quante serate col mi' babbo passate a parlare del berlusconismo in tutte le sue sfaccettature.  I discorsi partivano con i difetti della gente (sempre mi ha sconsigliato di fidarmi delle persone che sembrano perfette) e sfociavano sempre nei sostenitori di Sirvio. Mi chiedo se in questo momento si stia sentendo più felice o più abbattuto, nelle telefonate serali con casa lui rimane sempre una voce fuori campo, e se me lo passano mi fa venire il nervoso perché al telefono inizia le frasi con "E niente"
Stasera me lo faccio passare.

Piacere di stare insieme solo per criticare
Ed era come un mal d'Africa

mercoledì 2 novembre 2011

Go West

Declinando verso ovest i colori si disperdono, il mare dall'azzurro pavone della costa nizzarda è più confetto, e fa untuttunocolcielo, il terreno diventa granitico e più blando. Prima di Tolone la terra è colorada, nel senso di rossa, e svegliandosi durante lo strano sonnecchiamento ferroviario a sinistra c'è il mare, a destra la roccia rossa, e sembra un turrón de polvo con un immenso ruscello di acqua minerale accanto. Al limitare del marsigliese ormai le case, l'acqua, l'aria, sono tutte dello stesso colore, rosa e grigio, un azzurro argenteo sverdicchiato dalle palme.

sabato 15 ottobre 2011

Vegetando


Dèsi - da annaffiare 2 volte a settimana
Dèbbi - da annaffiare 1 volta a settimana
Ho comprato due piantine, una da tenere dentro e una da tenere in terrazza, e le ho chiamate rispettivamente Dèsi e Dèbbi; dopo di me sono la cosa più viva nell'appartamento

mercoledì 12 ottobre 2011

Chapitre 1, exercice 1

Titeuf - Les jeux olympiques du neurone
Il periodo di transizione ormai è quasi finito, così dovrebbe essere! 
Ne ho passate diverse, cambiamento di panorama, cambiamento di letto, cambiamento di cibo,  e non ci ho perso mai né ci perderò tornando, cambiamento di ruolo sociale, perdita quasi totale delle relazioni umane fuori della scuola. Ça va changer par la suite! Già parlano di venirmi a trovare, avranno visto le foto delle spiagge
I ragazzini al Collège fanno ridere, alcuni fanno paura, c'è chi mi ha chiamato "Madame", chi "La professionnelle", ho sentito dei "Salope" alle spalle, spero non fossero diretti a me; ho pranzato in sala professori e USO I BAGNI DEI PROFESSORI cioè roba che quando andavi a scuola pensavi che avessero l'idromassaggio invece fanno schifo come tutti i cessi.
Qui che si fa? Si va al mare, si sta in terrazza, si fuma fuori dai cancelli, poi si va al Carrefour con la Carte de Fidélité e ci segniamo date di concerti a cui forse non andremo,  tutto questo facendosela un po' sotto per dei mocciosi.
Mah. Con tutto che è un posto incredibile, potessi parlarne con qualcuno sarebbe ancora meglio. Ma cambierà

Ciao a tutti i Culi che leggono seduti e un po' incriccati in quelle sedioline

domenica 25 settembre 2011

Ma io e te

Preparando questo penultimo, importuno, esame di antropològia cognitiva, misto a antropològia del linguaggio, etnografia del parlare e compagnia bella Guzzanti mi leva le parole di bocca.



martedì 20 settembre 2011

La sœur Lumière

Johan Amos Comenius (1592-1671) Källa: Aug. Sc...
Comenius
Latito da cent'anni, sono immersa in perdite di tempo inframezzate da studio e preparativi mentali. Scusate. Ho appena aperto un tumblr sul prossimo assistentato Comenius... se non si fosse intuito leggendo fra le righe dei precedenti post. Avevo provato prima a metterlo su Wordpress, e devo dire che se la tirano a bestia e li ho scacciati dalla mia vista. Forse (anche senza forse, va') lo stile sarà un po' meno papale papale rispetto a questo spazio, quindi: 
  • niente parolacce (su come certe volte si possa esprimere veramente un concetto senza risultare subdoli o artificiosi o perlomeno semiaccademici ci penserò poi. Ogni tanto la parolaccia ci sta, sennò il significato della frase cambia);
  • le trovate di spirito saranno sullo scontato andante pur facendo del mio meglio
Vi ho avvertiti. Quando leggo affari stucchevoli mi viene il voltastomaco, farò in modo che lo risulti il meno possibile. 
Il fatto è che dovrebbe essere un lavoro pseudoserio da segnalare anche all'Agenzia Nazionale LLP, che chiede di tenere traccia di quel che si fa. Quindi se uno si rompe i coglioni a guardare che ci scrivo è perdonato. Mi scuso con i destinatari della mail di gruppo in cui chiedevo consigli su quella pagina, ho già deciso che va bene così prima di sentire tutte le campane, mi sono impelagata a scrivere questo post e non ho più tempo a disposizione. A chi va, mi dice se gli piace. Se non gli piace o me lo dice o se lo tiene per sé.

Non so cosa ci faccio qui, devo studiare i Lais di Maria di Francia.

IL FUTURO È IL PASSATO

Ci si vede in piazza

mercoledì 31 agosto 2011

Dix heures di infamate

E poi mi fa ridere Deezer che ora se ne esce dicendo

Deezer's music services are not yet available in your country.


Ma quale not yet? Ma siete di fori? Siete bischeri? Mi state prendendo per il culo? Dite piuttosto, per una certa integrità morale che evidentemente non vi appartiene are not available ANYMORE

E poi sai che?! Ultimamente facevate pure schifo che da qui non si trovava più niente da ascoltare, giusto le basi del karaoke o qualche cover fatta coi piedi; poi avete messo il servizio a pagamento e a sto punto vi dico 
ANDATE E SPENDETE I VOSTRI SOLDI COME VI PARE



martedì 30 agosto 2011

Accattatevill'

Stavo sognando di essere al mercato; irrompe mia madre in camera per dirmi che stava uscendo di casa.
"C., io vado allora. Quando ti alzi?"
"Uhm... Ma io quel pesce... Non sono mica tanto esperta a cucinarlo"
"C., ma che pesce. Per pranzo oggi c'è la pasta al pesto."

lunedì 22 agosto 2011

Talismani


Proprio mentre pensavo in macchina che stessi tornando là dove giace ancora in quel sacchetto rosso La collana della sfiga™,  mi attraversa la strada un gatto nero. Svento l'incidente a un incrocio, poi parcheggio e incontro un canino bianco con una toppa marrone all'occhio destro, che trotterella, con la coda a pennacchio che segue a bandoliera i suoi movimenti zonzanti da un marciapiede all'altro. Ho pensato che fosse una specie di compensazione, un paladino o angelo custode in vesti canine venuto a salvarmi dalla dose di sfiga che cercavo mio malgrado di somministrarmi... Ma forse è solo ora di smetterla di fare giochi fantasy fino alle due e mezza di notte


E se pensate che io realmente creda alla sfiga siete fuori strada (anche perché probabilmente, vi avrà attraversato un gatto nero al momento opportuno)

E se pensate che con questo finale in cui dico una cazzata peraltro manco tanto divertente la quale invece ahimè paradossalmente conferma che io credo realmente nella sfiga siete fuori strada

domenica 21 agosto 2011

Uno o più mbuti

Nel disperato tentativo di installare Ubuntu in un vecchio computer da chiave USB - pardon, da memoria della macchina fotografica, vabbè che via, la sostanza non cambia.
Non mancano mai le occasioni per ricordarci quanto in realtà non si capisce una sega. E più pensiamo di capirci e più in realtà non ci si capisce una sega. O forse è il fallimento  in qualcosa che pensavamo di capire che si staglia ancor più dirompente e ci ricorda quanto non si capisce una sega. 
Calcolatore dei miei cogliombeli tu sei solo una macchina, io ti domino e non il contrario, sei stato creato da un essere umano esattamente uguale a me ma magari coi capelli diversi, perché dopo anni che sto dietro a quelli come te, scruto, scovo tutte le tue finestre a scomparsa, conosco i tasti e le scorciatoje di tastiera, perché ora non mi dai retta? 
Sei vecchio - per questo ti voglio dare una ringiovanita - ma non hai la mia età, posso comunque compiere atti di nonnismo su di te. Ma che fai come i cani che per ogni anno di vita ne sono 7 umani e ora tu pretenderesti di fare il bullo e mi ti rivolti contro?
Non mi dire che devo cambiarmi i capelli.

martedì 16 agosto 2011

In senso lato

Ogni volta le parole non sono mai definitive, ma valgono solo per il momento in sé. Ogni secondo vissuto ci cambia progressivamente, non si migliora, né si peggiora, si muta. Siamo d'accordo? Prendiamo come fatto quello che le parole che diciamo (lasciando stare qui il come) ci rappresentano. Non si rettificano le affermazioni di volta in volta, seppur procurandoci a volte numerose sofferenze, per risultare più integri con sé stessi e agli occhi degli altri. Ma nessuno è realmente integro, soprattutto verso se stessi o meglio, crediamo di conoscere persone integre pur non sentendoci mai tali. Ma anche noi possiamo risultare integri dall'esterno, a seconda di cosa manifestiamo. Intanto però ci chiediamo continuamente che cosa ci faccia cambiare idea così velocemente sulle persone, sui luoghi. Ogni volta è una sconfitta, pare di non arrivare mai a conoscersi veramente. Quindi figuriamoci in una conversazione, senza voci interiori ma solo esteriori, regolate in suoni e significati restrittivi.
A volte aggiungere verità su verità, seguendo i moti di ciò che vale in ogni singolo momento può fare confusione, può far soffrire, può, in sostanza, rivelare la nostra assenza di integrità, rovinando magari con sorpresa un'immagine costruita anche inconsapevolmente.
Il buon conversatore è proprio colui che tiene conto di questo aspetto della natura umana, colui, ovvero, che rispetta e accetta una certa scomposizione della personalità, che prende per buona la sincerità e non la verità, intesa come concezione granitica e manichea di una questione. E questo lo fa anche il buon amico - senza sfociare nelle offese, però. Gli amici non sono le pattumiere delle nostre sfumature più difettose.

È necessario sentirsi dire delle verità che riterremo tali dagli altri, leggi supreme su un qualsiasi ipotetico punto di vista, vero  da chi le ha enunciate in quel preciso momento, fra dieci secondi no. Ma spesso non vogliamo saperlo, per conservare un'immagine armonica del mondo e di chi ci circonda. Allo stesso modo, a domanda rispondiamo, poi probabilmente cambia tutto nel giro di poco tempo, ma vogliamo lasciare una certa versione dei fatti, ché abbiamo bisogno di pali, colonne, fili spinati per contenerci dentro un certo status di "civili" (mentre gli "incivili" non ponderano, sputano sentenze e opinioni quando vengono loro in mente, sovraesponendo stupidamente una sincerità inesistente,  che non è se una pochezza, sintomo di animalità psicologica). I nostri interlocutori si comportano allo stesso modo, non possiamo mai realmente sapere cosa pensino, al massimo lo si può intuire - e menomale. Non si può, secondo me, fare sempre affidamento alle affermazioni, anche se è tutto ciò che abbiamo. Bisognerebbe dimenticare le affermazioni, anche se è tutto ciò che abbiamo.

Facciamo passare per verità assoluta delle parole mutevoli, a volte falsate, tentando di prescriversi degli ordini, per vivere meglio, per sentirsi meglio nella società. Per viverci più facilmente: meglio avere a che fare con dei muri che con tante pozze di palline impazzite. Non c'è poesia in questa immagine, come non c'è poesia nel non sapersi immedesimare nei cambiamenti degli altri, né nei propri. Le parole che si ascoltano e si dicono sono ad ogni modo sincere in quanto costituiscono una verità momentanea - ma non assoluta. La verità assoluta risiede nella fallacità della verità assoluta stessa, perché non è una, o meglio, è una ma ha l'aspetto di un caleidoscopio che tende all'infinito e che scompare man mano, perdendo o accentuando dei colori che assume lungo la propria esistenza.
L'importante, in tutto ciò, è averne almeno coscienza. Bisogna  poi vedere se si preferisce la sincerità sporadica o la verità che ci viene data in pasto - fra le mille omissioni.

Parole sincere.

lunedì 15 agosto 2011

domenica 7 agosto 2011

Ai vecchini

Quanto sono bellini i vecchini, uno sbocciare di sghigaggine e di perduta giovinezza. 
Coi nasi appuntiti e gli occhietti furbi, la camminata incerta e quei capelli, tutti dello stesso colore, vanità andata persa. 
I vecchini sanno regalare le cose col cuore, le danno come un testamento fatto un po' alla volta. 
Ai vecchini si riservano le mansioni semplici, da fare da seduti, sapendo che sanno che lasciarli con le mani in mano sarebbe un profondo dispiacere.
I vecchini parlano perlopiù del passato, o del futuro degli altri, hanno le pupille piene di ricordi mentre guardano un posto dove hanno vissuto tanto tempo fa, quando il mondo era diverso e lo erano anche loro.
Ci sono dei vecchini che si sono rotti la schiena per tutta la vita a lavorare a testa bassa, e la loro semplicità sprigiona una bontà, una saggezza e una generosità che non si imparano dall'esempio.
Temo il giorno in cui certi vecchini se ne andranno, ogni gesto sembra evocarlo, ed è per questo che guardando certi vecchini mi si stringe il cuore, e penso che non riuscirò mai a dimostrare loro tutto il mio affetto e la mia gratitudine. 
Forse ci riuscirò con uno sguardo quando sarò anch'io una vecchina, ma per allora sarà troppo tardi.

giovedì 4 agosto 2011

L'incredibile storia di uno che non conoscevo

Vedi bellino lui
"Evariste Galois morì a ventunanni e fu uno dei maggiori matematici dell'epoca moderna. Probabilmente visse disperato. Quando tentò di entrare nell'isola dei beati, l'Ecole Polytechnique (il sogno per un ragazzino preso dai numeri e dal gioco delle equazioni), fu respinto per ben due volte - pare perché i professori che lo esaminavano non riuscivano a capirlo. Qualcuno dice che fosse il suo stesso entusiasmo a confonderlo: smarriva la chiarezza dell'eloquio. Sta di fatto che dopo essersi piegato alla minore Ecole Normale (uno smacco per Evariste) fu preso dagli astratti furori della rivoluzione (ed era il 1830, la cacciata di Carlo X, la Repubblica, l'arrivo proditorio di Luigi Filippo). Ne venne quello che sempre accade alle anime sublimi: pagò anche per gli altri. Venne cacciato dalla scuola perché, repubblicano, si era preso l'impudenza di attaccare il Direttore dell'Ecole Normale - lui sì troppo burocrate e prudente, se non vile dinanzi agli eventi del tempo. Evariste fu arrestato due volte per motivi politici. Passò in carcere il maggior tempo dell'ultimo anno e mezzo di vita.
Ritratto di Poisson all'età di 42 anni
Nel 1829, a diciottanni, presenta all'Académie des Sciences un doppio lavoro sulla risolubilità delle equazioni. Ma Cauchy, altro esimio matematico, chissà come lo perse. Un anno dopo, sempre per l'Académie, Evariste riscrive tutto, con destinatario questa volta il segretario Fourier, che però da lì a poco muore. Anche questo lavoro andrà smarrito. Sembra un charma [sic], una fattura che non recede. Nel '31 (e siamo ormai alla fine), su suggerimento dello stesso Poisson, che è relatore all'Académie, propone una nuova sintesi, Sur les conditions de résolubilité des équations par radicaux. Ma com'è il mondo e cosa non fanno gli amici! Poisson gli risponde piccato che lo studio è incomprensibile e che va rifatto: insomma, che lui non intende impegnarsi come si dice in questi casi con macabra gentilezza. Galois, per quasi tutto il '32 è in carcere. Un fallito, un sognatore; forse un disadattato. Alla fine esce. Poi, per le solite ottocentesche questioni di onore e di operetta, di guanti sfoderati e subito calzati con uno strappo nella nebbia torva dell'aurora, si ritrova coinvolto in un duello da cui (e lo sa bene) non potrà salvarsi. Quel 28 maggio deve essere stato un giorno ghiacciato, un'ora demente e paralitica, così come vuole il copione. Evariste, il sognatore dell'algebra moderna, verrà ferito gravemente. Due giorni dopo, il 31 maggio 1832, muore.
[…] Galois è un condannato. Percepisce la clessidra, il soffio dei grani che cadono. Scrive, annota, prende appena può le scorciatoie: deve sbrigarsi. Con un inchiostro trasparente ma indelebile stringe sotto le sillabe, lungo i fili delle x o di un geroglifico di radici quadrate, qualcosa che urla come un gabbiano smarrito - e che ovunque è l'identità della giovinezza al morire. Nella trasparenza del blu di Prussia, quasi fosse un ultimo sogno vangoghiano, scorre alla fine latente quella frase minuta e penosa (un soffio di respiro calmo nell'orecchio) "non ho tempo, non ho più tempo per questi calcoli… ma, credetemi, è tutto vero"."


Tratto e scritto con estrema enfasi da Arnaldo Colasanti ne L'ultima notte della vita

martedì 2 agosto 2011

Emmobbasta

Non sopporto più Parigi, la sua menzogna. Come una bella persona che dici Ah però poi alla fin fine delude. Nel mio capo è diventata piccola e decadente. Le sue teste scapigliate e le camminate con finta aria indifferente. Machiticaca. Lo stile sbottonato e mormorante di caffè brulicanti di topi. I bambini bobos e tutti sti dandy e sti alternativi che non sanno più come farsi notare che ci hanno veramente stramazzato i coglioni.


-------------------------------------------- Ritorno

Superato lo shock dell'appiccicume e dell'immondizia, guardando il sole ho avuto la sensazione di respirare la luce e m'è venuto da piangere, ma non l'ho fatto

lunedì 11 luglio 2011

C'era una volta il Ding


Una volta era così: s’era ragazzi.
Con uno slancio di impellenza commemorativa aprimmo un blog che ci rappresentasse, che rappresentasse chi pensavamo di essere e cosa ci stupiva e forgiammo nuovi aggettivi ché quelli che c’erano non bastavano. Adesso pare che gli aggettivi siano finiti, siamo finiti tutti alla deriva, come collettivo (che non è che abbiamo iniziato a drogarci), e il silenzio senza un ding lascia con un grande Mah!. Pazienza? Tanta ne abbiamo avuta, mansuetudine e malvagità. Evidentemente qualcosa è cambiato. A quanto pare, solo un diamante è per sempre, e se lo perdi è come se non esistesse più, lo stesso. Tanto si può dire e si può aspettare la sua rinascita seduti guardando l’ora, ma si sa che non sarà mai più uguale a prima. Tanto si può dire, che io non conosco il futuro nemmeno se sento a Paolo Fox, ma conosco il passato e conosco il presente e in data odierna 11 luglio 2011 il Ding non esiste, è morto, e credo che non ne verranno celebrati i funerali perché sembra per il momento che sia l'unica a manifestarne il decesso
Non oggi, oggi di triangoli non se ne suonano più

Apro quella pagina e la vedo come un monumento, 
un omaggio alla memoria


venerdì 1 luglio 2011

Drown


Colpita, 
si è inabissata, 
è andata giù pianissimo, 
una lentezza paradossata dal gran frastuono; 
prima la chiglia che 
si è ruotata,
a prua
 e verticalmente 
scendeva, 
scendeva
...
finita la resistenza 
degli oblò in cui entrava ancora un po' di sale
si è lasciata andare col risucchio finale 
e qualche sputazzo, 
dopo l'imponenza degli alberi 
e delle vele 
sbrindellate.
E fiere 





Non tornerà: 
certe barche, anche se hanno salpato sorridendo in mari aperti, sole in fronte e il canto di gabbiani e sirene, una volta ancorate al fondale 

venerdì 24 giugno 2011

L'autorizzazione della CEI

"Io voglio essere come l'oro
a bagno nel fiume
disteso
con qualcuno che mi venga a prendere col setaccio"
disse
e io dissi "Se vuoi, puoi scriverci una poesia"
e mi rispose "Sié, stai fresca"
Allora mi son detta 
e gli dissi che ne avrei scritta una io
in cui raccontavo del fatto che avrebbe dovuto scrivere una poesia
sull'oro e il setaccio
Previa autorizzazione.







giovedì 23 giugno 2011

Uns tomam éter, outros cocaína. / Eu já tomei tristeza, hoje tomo alegria.

Tarsila do Amaral
Sto sempre lì a scassare le balle co sta Francia, Francia, Francia, cambiamo continente e andiamo in América do Sul. Vive la France e vive Breton e vive chi cazzo vi pare, ma c'è da dire che anche il Brasile ha avuto i suoi prodi avanguardisti, dai cognomi uguali senz'esser parenti Oswald, Mário, Drummond de Andrade, e dalle idee ironiche - notevole il Manifesto Antropófago, adoro (si auspica un superamento della società occidentale mediante il cannibalismo della stessa, riferendosi ad alcune tribù indigene che lo praticavano per assumere le virtù del nemico o di defunti membri preminenti della comunità. A seguire, la conseguente digestione per il raggiungimento di un nuovo prodotto). Per i miei colleghi di portoghese questa è roba trita e ritrita, ma tant'è che ci devo fare un altro esame. Assicuro che c'è gente che non ne ha mai sentito parlare. Mi son detta scriviamoci due cose, oltre che parlarne nei corridoj. 
Insomma, l'avanguardia non è tutta Antropofagia e Pau-Brasil (poesia di esportazione. Ironicamente il pau-brasil, legno rossastro con cui si costruivano le navi, è il primo prodotto che i portoghesi si sono accaparrati e che ha dato pure il nome al paese), le sperimentazioni sono varie, così come le persone e i movimenti. 
Soprattutto un fatto mi ha fatto dispiacere, nel libro di quella biblioteca sudaticcia fra i titoli di coda c'era il povero Manuel Bandeira, con questo cognomino bandierina che a quanto m'è sembrato di capire era pure tisico, malaticcio (tisico tisico I wanna get tisico), che secondo me non ha sfondato perché per primo sentiva addosso un grave complesso di inferiorità. E invece ghighi, m'è venuto subito da segnarmi le sue poesie. In nome dell'associazione "Salviamo Manuel Bandeira da quei capitoletti tipo Altra gente di cui ci importa poco per questo messa tutta insieme in quest'ultimo capitoletto" propongo la sua Pneumotórax, con traduzione [mia].

Manuel Bandeira
Febre, hemoptise, dispnéia e suores noturnos.
A vida inteira que podia ter sido e que não foi.
Tosse, tosse, tosse.

Mandou chamar o médico:
- Diga trinta e três.
- Trinta e três... trinta e três... trinta e três...
- Respire.

- O senhor tem uma escavação no pulmão esquerdo e o pulmão direito infiltrado.
- Então, doutor, não é possível tentar o pneumotórax?
- Não. A única coisa a fazer é tocar um tango argentino.

[Febbre, emottisi, dispnea e sudori notturni. / Un'intera vita che avrebbe potuto essere e che non fu. / Tosse, tosse, tosse. / Fu chiamato il medico: / - Dica trentatré. / - Trentatré... trentatré... trentatré... / - Respiri. / - Lei ha una caverna nel polmone sinistro e il polmone destro infiltrato. / - Allora, dottore, non si può tentare il pneumotorace? / - No. L'unica cosa da fare è suonare un tango argentino.]


venerdì 17 giugno 2011

Si vous ne trouvez plus rien, cherchez autre chose

I giorni si susseguono, uno dopo l'altro, come quelle carovane di macchine alle porte di Parigi, così tanti clacson e frecce assassine da cancellare quasi la calma ovattata di vapore acqueo bretone. 

La Ciotat - © kda.design
Si va avanti e si aspetta, seduti con un piede pronto allo scatto, con l'attesa paziente e organizzativa alla bell'e meglio e non nervosa; si finirà di vivere con la valigia alle calcagna (ce ne sono 3 aperte in casa mia) e cercare una stabilità annuale nel sud del nord.

Non chiedo niente, chiedo una lavatrice in casa, un supermercato vicino e una bici col cestino. Il resto verrà da sé; non ascolterò più pareri e faccio quello che mi spetta come mi pare nei limiti del possibile.

Fuggo dalle cazzate, me ne inventerò altre e la gente troverà in me nuovi pregi e nuovi difetti, per ora chiudo a tentoni e a scossoni un ciclo che ho già mentalmente terminato.

Prenderò una nave o un bus o un treno o tutti e tre, mi perderò all'inizio e mi annojerò di quel che avevo smarrito. Vedrò gli stessi posti di cui sentirò inizialmente l'esigenza di prendere in foto, darò il nuovo indirizzo di casa agli amici qua e là, verranno a trovarmi e rientreremo per cena con le scarpe piene di sabbia. 

Mi verranno in mente nuovi progetti al primo o all'ultimo minuto.

Per ora domattina lavoro, ed è un bene.

mercoledì 8 giugno 2011

Méditerranée

Mi è stato chiesto di tornare a scrivere, e torno a scrivere scrivendo del fatto che mi sia stato chiesto di tornare a scrivere. Quante bozze ho da parte, ma mi accorgo sempre che sono cose che in realtà non voglio pubblicare perché sarebbe un controsenso, parole che scrivo per me e basta (se già tutto ciò che schiaffo qui non fosse abbastanza autoreferenziale). Questo blog non è mai stato a proposito della mia vita intesa come fatti appartenenti al mondo quantificabile, anche perché la vita quantificabile mi ha sempre messo un po' di ansia... ma in definitiva nei momenti frenetici e di schematizzazione, organizzazione (e successo), rinsavisco sempre un po'. Ho assisito alla rinascita dell'umore, in qualche senso sono evoluta ringiovanendo.
Per ora... dico che le cose vanno per il verso giusto, poi tornerà la bonaccia, un giorno.

La Camarde qui ne m'a jamais pardonné d'avoir semé des fleurs dans les trous de son nez me poursuit d'un zèle imbécile...


Pauvres rois pharaons, pauvre Napoléon, pauvres grands disparus gisant au Panthéon, pauvres cendres de conséquence... Vous envierez un peu l'éternel estivant qui fait du pédalo sur la vague en rêvant, qui passe sa mort en vacances.
(Georges Brassens, Supplique pour être interré à la plage de Sète, 1966 )

sabato 21 maggio 2011

Di chi sto parlando? *

Vanno 
vengono 
ogni tanto si fermano 
e quando si fermano 
sono neri come il corvo 
sembra che ti guardano con malocchio 

Certe volte sono bianchi [come mozzarelle]
e corrono 
e prendono la forma dell’airone 
o della pecora 
o di qualche altra bestia 
ma questo lo vedono meglio i bambini [che si portano appresso]
che giocano a corrergli dietro per tanti metri 

Certe volte ti avvisano con rumore 
prima di arrivare [vociando da in fondo alla piazza]
e la terra si trema 
e gli animali si stanno zitti 
certe volte ti avvisano con rumore 

Vanno 
vengono 
ritornano 
e magari si fermano tanti giorni 
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più 
il posto dove stai 

Vanno 
vengono 
per uno vero
mille sono finti [che in realtà glimportanasega.]
e si mettono lì tra noi e il cielo 
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia. [Almeno si levano di 'ulo!]





* dei turisti. 
È incredibile quanto questo testo, con i dovuti accorgimenti del cambiamento di genere, si adatti perfettamente ai miei sentimenti verso la categoria.

mercoledì 11 maggio 2011

Vedo la gente zitta

Non sono capace di intrattenere conversazioni di circostanza. Guardo gli altri e mi sembra sempre che sguazzino nel mare della banalità con un agio invidiabile. Come fanno? In fondo è un pregio saper stare in maniera distaccata con qualcuno senza sentirsi in colpa né dire cose inopportune. Per questo odio andare a trovare e ricevere parenti, perché sono forzata ad intrattenere conversazioni di circostanza. Sarà stato a lungo andare il lavoro al pubblico, che mi obbliga a parlare con le persone in maniera esclusivamente professionale e mi dà troppo tempo per pensare, che mi ha tolto nella vita privata la voglia di fare questo tipo di scambi verbali.
Ho provato profondo imbarazzo dalla parrucchiera stamani, il salone (la saletta) era vuota e io non ero capace di intrattenere una conversazione frivola, perché di base non me ne fregava un cazzo di parlare a caso. Che poi non era manco imbarazzo: ormai stare in silenzio coi semisconosciuti non mi imbarazza manco più di tanto, ho sviluppato una tecnica infallibile del distaccamento dell'anima dal corpo. Ho provato imbarazzo per me stessa, non per il silenzio in sé, perché non riuscivo a dire due stronzate in tranquillità. Più che altro mi metto a pensare al fatto che le cose di cui si dovrebbe parlare non mi interessano minimamente, proprio nell'istante esatto in cui dovrei dirle e quelle niente, alla fine mando a quel paese le mie stesse parole. Mi è anche capitato in casi di silenzi imbarazzanti di tirare in ballo come argomento il fatto che il silenzio fra due che non si conoscono potrebbe essere imbarazzante, ho provato ad avanzare l'ipotesi che se ne potrebbero analizzare le cause. 
Ho tentato con grandi inciampature mentre quella aveva le forbici dalla parte del manico a tirar là due battute che non sforassero il superficiale, perché non è che ti metti a parlare di silenzi con la parrucchiera. Il lavoro, la sciatica, l'allergia. Non vedevo l'ora che finisse. Sarà un periodo? Sarà 'sto bbuco de l'azzoto. (cit.)
"Con tutte queste dingate e fatti varii, non sono più capace di avere rapporti normali con la gente" cit. immagine immaginaria di film non girato
Non sono più in grado di usare un lessico diffuso, e se conosco qualcuno di nuovo penso continuamente a come non farmi scoprire, devo sembrare un po' artificiale, o forse solo un po' scema
Poi abbasso la guardia e la gente ha due opzioni: o viene contagiata dal mio linguaggio, o pensa che so' scema del tutto.

giovedì 5 maggio 2011

La Collana della Sfiga

Collana della Sfiga e relativo sacchettino rosso
È da marzo che ho con me la Collana della Sfiga. Me l'ha lasciata molto amorevolmente un amico, suo proprietario, e l'abbiamo messa dopo vari spergiuri e tiè del caso in un sacchettino rosso (colore simbolico) a casa mia, in un cestino del cassettone stile Luigi XVI. 
Pare che questa collana (che per altro vale gran soldi essendo in oro e ambra) non abbia effetti del tutto benefici su chi la indossa: l'ex portatore afferma che da quando gliel'hanno regalata se la sia tolta solo le due volte in cui si è rotta dovendola per cui mandare a riparare, e durante il lasso di tempo in cui il monile era in restauro dice la scalogna l'avesse lasciato in pace, temporaneamente. Ed è stato proprio questo il motivo scatenante dell'abbandono.
Collana della Sfiga: particolare inquietante
Questa sera ho tentato invano di riappiopparla, insieme ad altri regali, all'antico detentore che si è scansato l'onere giustificandosi col fatto che domani sia il suo compleanno e che quindi dovessimo rimandare la riconsegna a data meno fausta. Questa sera, allo stesso modo, ho voluto provare il brivido di indossarla per un'oretta, con un moto trasgressivo di chi non vuol credere a queste cose, finché ho soccombuto alla dicezie e me la sono levata, tornando alla mia altra collana - quella che mi metto per ricevere complimenti.
Con una confidenza apprezzabile me l'ha rifilata quasi due mesi fa: ed effettivamente egli ha notato istantaneamente miglioramenti nella sua vita. E posso affermare con sicurezza, ora che ce l'ho io, che la Collana della Sfiga funziona.

mercoledì 4 maggio 2011

E va II

Si tornano a cambiare le lenzuola al letto come si scrive;
e mi dovrebbero solo ringraziare che da quanto voglio bene al mondo ad alcune persone non le abbia ancora mandate a cacare

lunedì 2 maggio 2011

Comboios

Il treno Intercity delle ore diciannove e diciannove proveniente da Equatore Campo di Marte e diretto a Mar Baltico Centrale è in partenza dal binario undici

Ferma in tutte le stazioni, tranne la tua






 Allontanarsi dalla linea gialla







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E va

Si torna a scrivere come si cambiano le lenzuola al letto;
e dovrei solo ringraziare che esistano persone al mondo che da quanto mi voglion bene non mi hanno ancora mandato a cacare

giovedì 7 aprile 2011

Oltre il cortile

Mi ha fatto bene questa giornata. Mi ha fatto bene al cervello. Nove ore in piedi a darsi da fare, con le mani e con le parole, accanto ai volontari e scontrarsi con il mondo di chi ha le stigmate da delinquente per scoprire (confermare, piuttosto) quanto siamo uguali, tranquilli, mansueti, bisognosi di cure e d'affetto. Bisognosi, tanto, di sigarette, centellinate e regalate come il più prezioso dei beni. Mi son detta chissà, l'unica donna qui, oggi, 47 tunisini, e poi i più molesti erano in realtà gli italiani.
Quando me ne sono andata in macchina non ho avuto il coraggio di girarmi, lasciavo tanti occhi che non sapevano cosa ci fosse al di là di quel cortile, e non erano autorizzati a vederlo.
Allora penso a tutti i turisti, a me stessa, a chi viene qua invece solo per godersi la primavera, le colline e i fiorellini quanto piccolo sia il mondo delle frustrazioni, e quando immensa sia la mancanza di libertà.
Un saluto solidale a tutti gli sbarcati e i fuggiaschi, e un augurio di trovare un posto nel mondo di dignità, lavoro e giustizia.

lunedì 28 marzo 2011

Soddisfatti o rimborsati

Sai che? Per un periodo di prova tenterò di pensare sempre bene della gente, invece che male. Cercherò di immaginare che tutto viene fatto per il mio bene o per il bene di qualcun altro, visto che finora me le sono sempre tirate dietro, allora mi dico che forse sbaglio io. Tentar non nuoce. All'inverso, nuocere non tenta.

giovedì 24 marzo 2011

Non ce la faccio più

Non ce la faccio più a passare le mie giornate a pensare a cazzate, ma è un riflesso incondizionato. 
Purtroppo ho una serie di buoni propositi anche se è un giovedì di marzo.
Fra questi troviamo: 
Pensare il verosimile
Riequilibrare il ritmo sonno-veglia
Trovare l'antidoto per il mio dente avvelenato
Godermi le giornate di sole
Studiare Hugo e Michel Foucault
Sopportare certe dinamiche
Non prendere tutto sul piano personale
Abbinare i calzini alla maglietta (a volte non succede)
Imparare nuovi indovinelli
Installare il backgammon nel computer
Smettere di credere nell'astrologia
Avere pazienza, più pazienza di quanta ne abbia già
Fare come un eremita che rinuncia a sé

sabato 19 marzo 2011

L'effet papillon

Non lo sapevi che le stilografiche non si prestano?
Anche se in fondo son solo penne
Ho una grossa colpa, l'unica: lo sguardo; che mai tradisce e mai si distende
Che poi necessita di spiegazioni
Lo sguardo che mi scappa come un gatto dalle ginocchia
Solo il naso mi è fedele ma dovrei smetter di fiutare
E il disarmonizzarsi delle frustrazioni
Darei volentieri un nuovo "la"
Mi trovo ora con un ding, come un ding nel silenzio, solo e puntuto
Manovrarmi? Manovrare
Mi piacerebbe, in particolare
Significare
I fiori che sto piantando, non vorrei fossero andati a male
Se tutto uscisse sempre bene alla prima
Non ritoccherei queste parole e manco le scriverei, direttamente
Imbratto, uso colori scuri, perché? Che indecenza, che noja
Quelli accesi li ho messi laggiù con volontà
Ora non ci arrivo, e a fatica li raggiungerei
Ascolto le stesse canzoni come bombardamenti
Non ci capisco un cazzo di sentimenti