Visualizzazione post con etichetta Le risate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Le risate. Mostra tutti i post

martedì 12 giugno 2012

Alien casalingo






Nonostante la Quadrilogia di Alien non sia per niente scary, a dispetto di quanto affermano gli Americani di Yahoo! Answers, può capitare che dopo essersela bevuta con l'imbuto in due giorni uno possa avere qualche scompenso, o semplicemente una particolare effimera ossessione. Essendo in casa e possibile che sfiori il pensiero di trovare nel tragitto fra il salotto e il bagno uno di questi marcantoni, ecco qualche consiglio per dimenticare serenamente gli Alieni, o comunque accettarne la presenza.

Mettila così: se ti trovi un Alieno nell'astronave è un male, ma anche avecci le zanzare in casa non è meglio.
Non preoccuparti dell'Alieno se non hai presso la tua abitazione i condotti di aerazione grossi quanto il traforo del Fréjus.
Se ti trovi un Alieno in casa, poco male: feriscilo con un'arma da taglio e usa il suo sangue per pulire le incrostazioni della doccia.
È consigliabile, vedendo in salotto uno strano uovo che si schiude a pianta carnivora, indietreggiare, uscire di casa e farsi ospitare da qualcuno.
Neanche i Marines annientano gli Alieni, se ne trovi uno in casa, a quel punto chiedigli se si vuole fermare a cena.
Se senti dei movimenti strani nella pancia, o è un Alieno o è giunto il momento di smettere di far colazione con gli All Bran. Se comunque non sei andato ultimamente in ipersonno non dovrebbero esserci rischi (a titolo personale, sono perfettamente capace di dormire per 57 anni, poi ognuno calibra i rischi con la propria situazione).
Se tagliando l'insalata ti fai male e sanguini bianco, non preoccuparti, sei un umanoide programmato per tagliare l'insalata, oltre a essere una cosa molto fashion. Sì! È per quello che è così tanto tempo che non vai a fare le analisi del sangue.
Non sperare di essere come Segourney Weaver, con la stessa fermezza e lo stesso coraggio. Non schianta mai, e quando schianta la clonano, ha visto più Extraterrestri lei di Eugenio Finardi. E non so se hai presente quanto fanno schifo gli Aliens, se li hai visti o sei Sigourney Weaver o li hai visti attraverso uno schermo. Ad ogni modo non ti preoccupare: in un caso è finzione, in un altro sopravviverai. E stica.

Momento autostima per tutti_ Se trovate un alieno in casa, infine, andate di là a specchiarvi: minchia quanto siamo fichi a confronto.


venerdì 13 aprile 2012

Un gen ih-oh

Jeri sera per caso ho scoperto questo fatto.
Che c'è questo quadro
Joachim-Raphaël Boronali, Coucher de soleil sur l'Adriatique
dipinto nel 1910, di un certo Joachim-Rapaël Boronali. Il quadro fu esposto al Salon des Indépendents a Parigi nello stesso anno, e, grazie anche al fatto che il pittore avesse accluso il "Manifesto dell'Eccessivismo", l'opera fu anche dibattuta e criticata, come sempre si addice in queste occasioni. Boronali afferma che, traduco, "l'eccesso in tutto è una forza", che bisogna "calpestare le infami quotidianità". Il manifesto è risaputo, è il curriculum di un movimento che cerca lavoro e tutti lì Ah allora ok. Che facevi, ti presentavi a mani vuote? E noi si sa bene! Ma non è questo il punto, il punto è: 

BORONALI=ALIBORON=L'ÂNE DE BURIDAN
 
Ancora nnavete capito come finisce?
L'autore del quadro è l'asino (dal nome "Lolo") dell'allora proprietario del Lapin Agile. Lo scrittore Dorgelès con due amici aveva fatto uno scherzo a tutti quanti, attaccando un pennello alla coda di Lolo, per poi trovare un bello pseudonimo apigliapelculo. Pseudonimo giustificato dal fittizio dato biografico che Boronali fosse nato a Genova. Che dire! 7 anni prima di Dada e quelli se la tiravano pure. Suona anche un po' alla busti di Modigliani a Livorno.
Questa ad ogni modo, per quanto ne ho sentito (con tutta l'ignoranza che ci posso ave') è la prima della fila del ciclo "Vivoinculocritici".

Lolo e il suo padrone

giovedì 5 gennaio 2012

La BeCana (titolo scelto più per la data che per il contenuto)

La classica posa di Maggie alla 10h10, detta anche "Alla fiorentina"
Vi voglio parlare stasera di Maggie, che è una cana così comune da esser fuori dal comune. Comune non nell'accezione di "generica", "standard", quanto piuttosto in quella di "condivisa".  Partiamo dal principio. Questa cana la conosco bene, vive vicino a casa mia in Italia, è la mia vicina di casa, fra i tanti. Vive in una cesta con la sua amica confidente cana fulva che si chiama Luna, e la sera si fa ciancicare e da quanto sono ingrassate tutte e due non entrano più nella cuccia matrimoniale, ogni volta le guardo e penso che da un momento all'altro la cuccia si stroncherà. C'era una terza cana poi accanto a questo duo (che per le forme dei cani chiamerei quasi un "duplo") ormai vecchissima che vive in garage da qualche tempo perché diciamo che non riusciva a controllare più le sue azioni, soprattutto vicino alla coda, e per i padroni era diventato un problema dover pulirne continuamente le incontinenze. Insomma con tutto il rispetto per i miei vicini di casa che sono peraltro al corrente della stesura di questo post, non c'hanno un animale normale, e ora mentre scrivo parlare solo di Maggie come nel mio intento, che è la punta di un iceberg, è realmente riduttivo. Non ce la posso fare proprio. Riassumiamo quindi brevemente, vogliate concedermi il diletto. Due punti: la vecchia, Lady, ormai non sente non vede non odora non fa niente, uggiola nel sonno perché/o ha le allucinazioni. Cammina poco e male e se lo fa lo fa a capo basso, perché non sa dove va e almeno con una testata trova gli ostacoli. Luna, la fulva, è una canetta un po' a salsiccia ma simpatica, da quando la vecchia non capisce più niente è diventata il capobranco e c'ha le manie di grandezza. La sua vita di sempre consiste in una pallina (che non può essere nominata sennò si mette a cercarla e se non è il momento di giocare poi gli piglia male), Maggie, e ovviamente il cibo. Cibo. Cibo. Tutto sommato lei è disciplinata: lo si può definire un canide intelligente, che sa fare scelte e obbedire. L'unico neo è che gli ho fatto venire illo tempore le paranoje perché mi divertivo a farla innervosire da vicino la cuccia con un'ocarina e lei mi abbajava ringhiando, a metà fra lo spaventato e il rincoglionito. Adesso chiunque si avvicina a lei con un oggetto strano o fischiando o facendo semplicemente "whooo whoo" col palmo della mano raccolto a mo' di "ok" lei si innervosisce e ringhia e abbaja, ma non morde. Gli altri fagiani sono i 3 gatti: la Chiqui, che è il primo felino stabile della casa, una gatta trovatella nata con la coda spezzata dal caratteraccio, e io ora non so perché le abbiano comprato un collarino coi fiorellini perché non c'entrano pignente con la sua personalità, le starebbe meglio o uno con le borchie oppure un altro con su scritto "Cazzo guardi". Se le tocchi i piedi (risoprannominati I piedi del Re) lei si incazza a bestia - vedrai - e ho ancora per questo motivo la cicatrice di un graffio di dicembre 2010 sull'anulare sinistro. È quella che passa più tempo fuori casa fra i gatti, in cerca di avventure per farsi sbollire la rabbia. Ora però anche lei, anzitempo svelta come una gheparda, è lievitata da far paura, annoverandosi come matrona ufficiale e incazzosa della casa. Forse si è mangiata troppa bile mista a crocchette, ho pensato, sono tornata dopo due mesi dalla Francia per Natale e pareva davvero Giuliano di Kiss Me Licia (ma non Ferrara, non fino a questo punto). In più le è venuto un nuovo tic, quando gli girano schiocca la coda e muove tutta la schiena, come un umano potrebbe muovere le orecchie. Poi c'è la coppia di gatti zio e nipote dalla relazione quasi incestuosa, almeno nel periodo precedente la castrazione, che hanno due nomi a testa, Pepino e Tomate in spagnolo e Totò e Peppino in italiano. Il nero, Pepino, era famoso per le sue potentissime flatulenze quasi imbarazzanti ed è sicuramente il gatto più compagnone. Tomate, che ora si siede in tutto ciò che viene portato in casa da fuori, è quasi un pipistrello perché ha le ascelle sagomate ed è snodato come Mister Muscolo Iper Elastico. Lo pieghi in mille modi e quello non fa una piega. Ha gli occhi azzurri e penetranti risoprannominato anche infatti "Paul Newgat", ma fugge la socialità.
Luna nella roccaforte inespugnabile con tutto ciò che ha di più caro al mondo (da notare la ricchezza evocativa nel pronunciare "Gruppo Napoleon")


Veniamo a Maggie

Maggie in un accesso di vulpsismo
Maggie e la sua coinquilina fulva Luna
Cosa mi ha spinto a scrivere un post del genere? Perché io, un cane così, non l'avevo visto mai. Si dice no, il cane è l'amico dell'uomo, il cane è fedele, è socievole e bla bla bla ma Maggie gente non s'era mai vista prima. Lei ama tutti. Tutti. Incondizionatamente. Profondamente. Lei dev'essere SEMPRE al centro dell'attenzione umana, e se per caso non c'è nessuno intorno a lei va a cercare fortuna fra le braccia del primo venuto. Infatti credo che non sappia di preciso di dover fare riferimento a qualcuno: lei sa dov'è la cuccia, dov'è il magnare, dov'è l'amica fulva del cuore, ma poi si sente un cane votato e appartenente al genere umano. Chiunque venga a casa - io ormai un po' questi animali, dopo sessioni estenuanti di pet watching li sento anche un po' miei - e la vede la ama, perché pensa che lei lo ami di un amore esclusivo. È così che si conquista le simpatie. È un po' una bottana, se così si può dire. Per capirsi, la scorsa primavera, durante una sfilata canina del quartiere, evento ironico popolato di canini bastardini, non è riuscita a fare il breve percorso al guinzaglio per farsi vedere (sfilare, appunto), perché era sovreccitata che gli spalti fossero pieni di gente e che così tanti occhi fossero puntati su di lei. Non ha camminato nel percorso ma si è buttata a capoficco fra la folla senza tornare indietro, nonostante fosse legata e non avesse la minima idea di cosa stesse facendo. Ma dicendo tutto questo qui non riesco a far capire veramente la particolarità di questo cane. Maggie è furba perché sa quello che vuole, ma pare scema! Scema e incosciente! Non ha quella mutevolezza d'umore che ci rendono gli amici animali così apparentemente umanizzati. Lei non è mai giù di morale, non è mai triste, non è mai incazzata, nemmeno i gatti avevano paura di lei da piccini. Insomma, lei va dalla Signora B. che abita un po' più in là e ci passa le serate, la signora la fa salire sul letto e gli dà privilegi che altrove non ottiene, la rinutre (si presume) e la riaccompagna a casa sua TUTTE LE SERE IN MACCHINA. La Signora per avere il permesso e l'autorità di tenersela un po' ha cominciato a fare alla mia vicina di casa dei regali dall'orto, fra cui la scarola e il radicchio sono sicuramente i pezzi forti e noi la sera almeno ci facciamo la pizza di scarole e si guarda un film. Poi si preoccupa per la sua salute: dice che il collare le potrebbe tagliare la trachea e oh madonnina se gli succedesse qualcosa! Poi di quell'altri animali gli importa una sega.
Insomma. Maggie si è guadagnata una tascata di soprannomi: La Strulla, La Nerina, Bubi, MagGyver, Megghiana ecc. perché davvero venite a conoscere questo cane e lo capirete, chi lo conosce lo capisce. Concludo con l'episodio che mi ha spinto a scrivere tutta questa tiritera (che è stata lunga ma mi sono molto divertita). L'altro giorno la mi' mamma mi fa:
- "Oh, lo sai?"
- "Che?"
- "Lo sai dove hanno trovato la Maggie l'altro giorno?"
- "Dove?!"
- "Al bar in paese"
Ecco noi non abitiamo in paese, ma a due chilometri fuori, in campagna. Quella geppa aveva seguito altri due vicini di casa che erano andati su a piedi per farsi una passeggiata, e lei ha pensato bene, una volta arrivata, di infilarsi nel posto più pieno di gente possibile. A me questa cosa ha fatto ridere molto, sia perché è una cosa da Maggie all'ennesima potenza ma soprattutto perché l'ha trovata il Signor B., marito della Signora B., e l'ha riportata a casa in macchina dal paese. Ora ho pensato, che i figlioli lascino il tetto domestico per rifarsi una vita ok, ma che lo facciano i cani non s'era mai visto.

In quanto a naso mi fa concorrenza, quasi.

mercoledì 21 dicembre 2011

Rancore

Sinuoso mi hai atteso
Intonso, fedele non hai fatto un passo da dove ti avevo lasciato
Mi guardi e non parli, entro nella tua stanza più volte e par che tu ce l'abbia con me.
Ti ho trovato un po' pallido al mio ritorno, ritroso e pieno di rancore
Non credevo te la fossi presa così a male,
Caro bidet, che pretendi, lo so, ti sei sentito usato, e purtroppo o per fortuna ti continuerò a usare.
Tanto non preoccuparti, che dove sono adesso non ti tradisco con nessuno vai.

martedì 30 agosto 2011

Accattatevill'

Stavo sognando di essere al mercato; irrompe mia madre in camera per dirmi che stava uscendo di casa.
"C., io vado allora. Quando ti alzi?"
"Uhm... Ma io quel pesce... Non sono mica tanto esperta a cucinarlo"
"C., ma che pesce. Per pranzo oggi c'è la pasta al pesto."

mercoledì 8 settembre 2010

E poi stasera

Tim Curry
Al telefono.

Io: - "...e poi stasera si guarda il Rocky Horror Picture Show"
B.: - "Ancora??!!"
Io: - "Eh, pensa, la Y. non l'ha ancora visto! Ma perché scusa, l'hai visto te?"
B.: - "No"
Io: - "E allora?? Che vuoi?" 
B.: - "È che te lo dico sinceramente: ci hai scassato la minchia"

sabato 12 giugno 2010

Per conservare la mia buona reputazione

Avendo rubato tempo da perdere in riflessioni sulle coincidenze inutili, dopo l'artigianale Teorema sul sistema solare, preceduto in termini di fabula da quello sull'Annullamento del Nove, la qui presente in questo momento ma probabilmente non quando leggerete è lieta di presentarvi uno studio su

I rapporti fra le lettere e le cifre: i casi del 3 e del 7

Il 3 e il 7: due numeri abusati, ricorrenti, in simbologia, religione. I 3 dell'avemmaria,  le 7 meraviglie del mondo, i 7 peccati capitali, i 7 re di Roma,  i 3 moschettieri, le 3 caravelle, i 7 samurai, la trinità, le 3 Grazie, i 7 giorni della settimana, i 7 nani, i 3 porcellini, 33 Cristo, 77 e' diavule,  3 a' gatta, 7  o' vasetto, 33 trentini.
Cosa vedo. Ancora loro! Scrivendo su un foglietto le cifre dall'1 al 9 in lettere ho voluto stilare un rapporto fra numero di lettere e cifre che rappresentano.
Quindi abbiamo, partendo da una semplice classifica numerica:
  • uno (tre lettere)
  • due (tre lettere)
  • tre (tre lettere)
  • quattro (sette lettere)
  • cinque (sei lettere)
  • sei (tre lettere)
  • sette (cinque lettere)
  • otto (quattro lettere)
  • nove (quattro lettere).

Seguitemi adesso. Mi chiedo se sia un caso che questi due numeri tornino sempre nella vita di noi tutti! Anche in questo caso, riscrivendo una classifica in ordine crescente delle cifre in base a quante lettere le compongono, viene fuori (il criterio usato per le lettere in ex-æquo è di prendere per prima la cifra in crescente valore strettamente numerico, quindi se l'uno e il due hanno entrambi tre lettere viene prima l'uno):
  1. uno (tre lettere)
  2. due (tre lettere)
  3. tre (tre lettere)
  4. sei (tre lettere)
  5. otto (quattro lettere)
  6. nove (quattro lettere)
  7. sette (cinque lettere)
  8. dieci (cinque lettere)
  9. quattro (sette lettere)
Dalle tre alle sette lettere. Ma cosa vediamo? Il 3 e il 7 occupano in classifica lo stesso posto, sia numericamente che per numero di lettere. Se non son coincidenze queste.

Basta, il fenomeno finisce qui, ve lo volevo solo dire. Non è utile, ma vuoi mettere; passare per un'ossessiva compulsiva è sempre di gran moda.

lunedì 22 marzo 2010

Giù dal nord

I'm back!
A presto con un reportage documentato. Fatemi solo caricare le foto sul computer, il che richiederà diverso tempo. Per ora posso solo dire che in Finlandia durante i cinque giorni di permanenza ho visto ridere solo un autoctono, e forse era ubriaco.

mercoledì 3 marzo 2010

Longtemps je me suis couché enhorabuena

Se c'è una parola che in castigliano proprio non sopporto è ¡enhorabuena! (congratulazioni!). 
Non solo non rende minimamente la felicità di chi fa l'augurio, ma sembra al contrario che il termine racchiuda un certo non-so-ché di sfottò. 
Hai fatto qualcosa? ¡Enhorabuena! Della serie: alla buon'ora, volevo vedere se ci riuscivi anche te o se saresti rimasto indietro come l'ultimo degli imbecilli. 
Mi risuona alle orecchie un qualche presentatore di TVE che non faceva altro che congratularsi, prendendo, da quanto le mie strutture cognitive potessero decodificare, per il culo tutti quanti.
Poi un giorno scriverò anche qualcosa che interesserà tutti.
 
Congratulazioni. Sei stato promosso da "tipo normale" a "tipo normale che è qui già da un po' di tempo"
© Randy Glasbergen

domenica 7 febbraio 2010

Impariamo insieme... IL FINLANDESE

La lingua finlandese, per noi neolatini, non è poi così difficile. Dopo andare ad abitare in Finlandia, il metodo più semplice per imparare questa meravigliosa lingua prevede dei trucchetti che stupiranno anche i più scettici.
I collegamenti con la lingua latina si ritrovano già con la dominazione del re svedese Eric del 1154, grande amico del Papa e possessore di una casa delle vacanze all'Isola d'Elba. 
Perciò - anche se il fenomeno è passato perlopiù inosservato - l'italiano ed il finlandese sono strettamente imparentati, proprio per volere di Eric. Senza nessuna disposizione monarchica, parlare italiano era comunque sintomo di prestigio, e il popolo accettò di buon grado la scalata sociale e la vicinanza alla corte; anche da lontano.

Difatti - non stupitevi adesso! - è sufficiente per farsi capire ad Helsinki e in tutta la regione meridionale (ma non in Lapponia dove sono rimaste comunità sami tagliate fuori da questo mutamento linguistico) aggiungere alle parole che già possedete in italiano:
  • dopo la "e"e la "a": -kkë / -kkä
  • dopo la "i" e la "o" e la "u": -ppi/ -ppo/ -ppu

Quindi. Per dire "Dov'è la stazione?" in finlandese sarà: "Doppovekkë ekkë lakkä stakkäzippiopponekkë?" e così via.

Adesso non resta che fare le valigie.

venerdì 5 febbraio 2010

Non la solita conversaZione telefonica

- "Ti dico una cosa, però non ti incazzare..."
- "Mamma, dimmi"
- "Ieri ho provato a chiamare e ho trovato la linea libera, ti ho segnato ai casting di Chi vuol esser milionario...ora però non ti incazzare. Ti dispiace?"
- "Cheeee?? Ma come t'è venuto in mente??"
- "Scusa secondo me vinceresti qualcosa, te l'ho sempre detto...perché ventimila euro non ti piacerebbero?"
- "Ma non è questione di soldi, è che come fai ad andare a fare una cosa del genere? Voglio dire, che figura scusa! Una vita rovinata da un quiz! Mi' quella è quella che è andata da Gerry Scotti"
- "E che ha?"
- "Come che ha! Ma scusa, perché non ci mandi il babbo"
- "Eh lui non ha voluto quando dovevo dire chi segnare lui era lì a fare NO NO NO"
- "Io invece sì eh"
- "Eh tu non c'eri e non hai potuto dire niente"
- "Grazie! Ora segna anche lui a tradimento così si va insieme a fare il casting"
- "Vai. Com'era il numero, Mario?"


NêZ e sua madre, 05/02/2010

mercoledì 30 dicembre 2009

Un pezzo del Capodanno dell'anno scorso (paravento di Audrey Hepburn escluso).

[…] Si fermarono a parlare. E proprio mentre uno di loro mi chiedeva se potesse diventare mio amico di Facebook, con la mossa di chi osserva il panorama dovetti soccombere ai conati, e mai l'Arno gioì come quella sera. E g.c. per tirarmi su mi disse "E mentre vomitavi, ti amava ancora di più" […]

lunedì 28 dicembre 2009

Fosse per loro, solo incontri galanti nei luoghi pubblici.

Dopo il giro relativo (relative tour) odierno mi sento rinata! Rinata perché so di essere a posto per diversi mesi. 
Mi stavo chiedendo, senza relazione con quanto ho detto: dov'è situato il quartier generale dei rosari - intesi come venditori di rose, quelli che pensano e sperano sempre che il tuo amico sia il tuo spasimante, addirittura anelano a fargli cambiare intento - ? Ossia il magazzino, con lo scagnozzo che dà ai subordinati dello Sri-Lanka i mazzi da vendere ai bordellotti in piumino e Timberland? No, credo proprio di essere arrivata alla conclusione che sia ambulante, se esiste. 




Nel bar l'altra sera è venuto con le rose, poi mezz'ora dopo essere uscita lo stesso stava vendendo ombrelli con un ampio gesto di versatilità dato il tempo (io ho precisato che mi trovassi benissimo a ripararmi col giubbotto, grazie. Poi i miei soldi li spendo in altre utili destinazioni). 
Le ipotesi sono tre: 
  1. o è un prestidigitatore che ha trasformato i fiori in ombrelli;
  2. o qualcuno è venuto di corsa a portargli gli ombrelli e ha preso in cambio le rose;
  3. o lui si è recato allo stranamente vicinissimo quartier generale.
Chissà quanto imprecano, e giustamente. Azz me la vuoi comprare una rosa che sia una, maledetto frequentatore di posti a pagamento, anche se te la tieni per te


A dirla tutta non so perché abbia parlato di loro, e a quest'ora, in cui per coerenza verso i miei amici dovrei già dormire visto che No no è tardi vi saluto, e mi dispiace dipingerli con colori così sgargianti, ma d'altronde è così che dimostrano la loro rispettabile professionalità. 
I venditori illegali di romanticismo rifiutato.
No grazie, veramente. No grazie, niente rose stasera non abbiamo spicci.


Un applauso a voi, je vous kiffe.

martedì 22 dicembre 2009

Non si lamenti la Salani, ora che ha rimpinzato il suo tesoro alla Gringott.

È con immenso piacere che vengo qui ad annunciare che dopo quasi quattro lunghi mesi FINALMENTE ho finito di leggere l'eptalogia di Hewlett Packard. No: non sperate che smetta di parlarne. Sie, troppo facile. Sono così propensa alle ossessioni che ci vorrà del tempo, e dovrete avere pazienza.
Colgo l'occasione per dare dell'imbroglione farabutto a chiunque avesse cercato di svelarmene il finale - peraltro con versioni errate.

Ma volevo allegare anche un simpatico aneddoto degli ultimi due giorni. 
Come molti di voi sapranno, ho condiviso la lettura potteriana con mio padre, il quale si è appassionato quanto me alla storia del maghetto, al suo coraggio e alle sue sfighe. Ma cosa non fa l'insonnia! Jeri verso le cinque e mezza del mattino qualcosa mi ha svegliato. Tutto era bujo intorno, tranne una piccola luce concentrata. Ho pensato "Cazzo, un ladro!". Poi questi ha parlato: "Sono io!" - Il mi' babbo con la torcia. "Dov'è???" "Che cosa, babbo" "Niente, l'ho trovato". E mi ha così sottratto la copia che avevo lasciato sul comodino (credo che ci siamo lasciati trasportare dalla narrazione, manco fosse un cimelio protetto da un basilisco a tre teste).  Poi mi alzo alla mia ora, tutto regolare, lo incontro in cucina e gli chiedo se per caso mi fossi solo immaginata l'incursione in camera. Lui ha accennato un sorrisetto compiaciuto e mi dice "Sì. Dopo che la tu' mamma s'è alzata non sono riuscito più a dormire". 
Bene. Passa la giornata, lavoro, bubu, baba, neve, che freddo che fa, continuo la lettura, si cena, si guarda un film. Poi ecco: prima di dormire riesco a finire il settimo ed ultimo volume. Hurrah, eeeeeee soddisfazione, ecc. ecc.  Non ripongo il libro sul comodino, ma accanto ai suoi sei fratelli in libreria: che riposi in pace. Poi zacchete, mi sono addormentata. 
Stamattina ho aperto gli occhi e ho visto il comodino vuoto, ho pensato Maremma quello sarà venuto a rubarlo anche stanotte?! Poi un guizzo di lucidità mi ha fatto ricordare che l'avevo messo via la sera prima, che era logico non fosse lì. Accendo la luce - la libreria ospitava un buco che avrebbe potuto contenere circa 697 pagine, accanto a un certo Harry Potter e il Principe Mezzosangue. E poi uno si chiede ancora cosa ci trovi.

venerdì 11 dicembre 2009

Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale dopo avere viaggiato dentro il sonno, e si finisce con una messa in piega

Che notte orripilante. Mi ha svegliato il tremolìo della tenda e soprattutto il bacio sulla guancia di mia madre.
Ho sognato un labirintico girigogolo di figure, fra cui case già viste ma modulate nelle forme e nei colori dalla mia immaginazione e persone che conosco e che non avevo mai sognato. Immagini molto squillanti, quasi criardes, come se volessero trasportare con sé un significato profondo.
Lo so che avevo cenato cibo multietnico senza però che mi fossero toccate le samosas - a detta di alcuni fortunatamente non erano buone - e che per digerirlo dovevo chiamare il vicinato a dire il rosario; ma nella mia mente affiora comunque l'unico, vivido, ricordo che ero al Merdone (per i non avvezzi: il Mc Donald's) in compagnia di due inglesi conosciuti in Erasmus. Ero in fila con J., in mano un vassoio rosso, al tavolo c'era A. che urlava qualcosa, il mio punto di vista faceva in modo che mi trovassi contemporaneamente in compagnia di entrambi anche se erano lontani. Servivano tipo a mensa pasta con la pancetta dall'aspetto orribile. Spiegavo a J. che faceva schifo, che non bisognasse mangiarla, senza raggiungere risultati soddisfacenti. Non so se poi l'ho presa anch'io. Lei mi sembrava più brutta del solito, aveva i denti particolarmente sporgenti, pareva un roditore malvagio. Lui invece era diventato di punto in bianco scortese, maligno, arrogante, quasi manesco.
Il tutto steccava perché ci parlavo in spagnolo.

E mentre i chitarrini risuonano alle mie orecchie, baldanzosamente lascio questa occupazione per recarmi da Parrucchiera Susanna che ha un posto libero alle diciassette e trenta.




Um mestre do verso, de olhar destemido,
disse uma vez, com certa ironia :

“Se lágrima fosse de pedra
eu choraria”
E eu, Boca, como sempre perdido
Bêbado de sambas e outros sonhos
Choro a lágrima comum,
Que todos choram
Embora não tenha, nessas horas,
Saudade do passado, remorso
Ou mágoas menores
Meu choro, Boca,
Dolente, por questão de estilo,
É chula quase raiada
Solo espontâneo e rude 
De um samba nunca terminado
Um rio de murmúrios da memória
De meus olhos, e quando aflora
Serve, antes de tudo,
Para aliviar o peso das palavras
Que ninguém é de pedra


Paulinho da Viola

domenica 6 dicembre 2009

Visioni distorte della legalità

I miei amici: si inculano in blocco le bacchette al ristorante giapponese e poi non vogliono andare in macchina in sei.

sabato 21 novembre 2009

Profilo astrologico: Bilancia


I nati sotto questo segno d'aria al contrario di come si possa credere non sono persone equilibrate, bensì alla continua ricerca di equilibrio. Una volta capito che l'equilibrio non esiste, raccontano frottole a sé stessi per far tornare i conti.
Legati all'estetica e a tutto ciò che è bello e stiloso, espongono i nuovi acquisti agli amici, ai quali di norma non importa molto.
Vanno fieri della propria cancelleria e lo rendono noto a chi sta loro intorno, ai quali di norma non importa molto.

giovedì 12 novembre 2009

Un post ancora più serio

In seguito ad una promessa mi vedo oggi implicata nella stesura di un post serio.
Controllando sul dizionario, come da tradizione quando ci si accosta a principiare un elaborato, ho riscontrato che accanto al lemma serio vi era trascritto
che non rivela né allegria né tristezza
.
Seguendo tale accezione e non essendo mia intenzione offrire all'etere un componimento piatto, neutro, ho deciso di preferire la trattazione della serietà stessa e dei suoi contrari: in fondo, e nessuno mi potrà smentire, non c'è nulla di più serio della serietà.
La mia scelta è scaturita dall'essermi posta la domanda di cosa in realtà sia un argomento serio.
Cos'è la serietà? È possibile analizzarne empiricamente gli effetti. Il serio ci fa ricomporre e schiarire la voce, fa rilassare i tratti del viso fino a un momento prima contratti in una risata. Potrebbe quindi assumere il ruolo di guastafeste nella nostra vita quotidiana. D'altra parte, se la serietà non esistesse, non sarebbe neanche immaginabile parodizzarla o sbeffeggiarla, che poi è ciò che meglio mi riesce.
Sdrammatizzare: decontrazione, decompressione di una gravità di fondo che è pesante e presente poiché continuamente ironizzata.
Cos'è la serietà, cos'è un argomento serio? La cronaca, l'osservanza del minuto di silenzio? Gli scandali politici di questo mondo corrotto e manipolato? Cosa ci fa raddrizzare maggiormente la schiena o chiudere il becco per rispetto?
Tre sono universalmente gli argomenti seri, che ciascuno però può ignorare a piacimento, ma che forniscono comunque le migliori parodie perché ne temiamo la perdita:
  1. La vita e la qualità della stessa;
  2. Il potere;
  3. Il denaro e il possesso in generale.
Certo la serietà non si chiude in uno schema manicheo: ognuno con la propria sensibilità decide la natura e le ragioni delle proprie serietà e può farsi quindi se vuole portavoce di sé, degli altri o di sé come membro di una comunità, fosse questa montana, boschiva, nazionale o sindacale.

Vedo immagini di buffoni di corte piangere sul giaciglio prima di addormentarsi; il grave compito di chi si occupa di satira e la loro ghettizzazione; parallelamente gettando uno sguardo sul potere centrale si scorge chi deve essere serio che se la canta e se la suona
E la tristezza di girare intorno alle cazzate in compagnia di stucchevoli, senza mai sfiorare lontanamente né latentemente un fulcro di serietà
La compostezza della gente che si prende troppo sul serio e che di solito ha successo fra i seri
E soprattutto la pretesa di alcuni di voler ridere di te, con te, a comando perché sei rinomatamente sagace
Vi accontenterò
D'altronde la mia serietà ve la dovete meritare.