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mercoledì 22 maggio 2013

Suppone Pereira - post su post

Tema - Ci sono cose vere e cose supposte... Se le vere le mettiamo da parte, le supposte dove le mettiamo?

Svolgimento

Suppongo che la linea di demarcazione fra la supposizione e la verità sia l'esistenza di una prova.
Dal momento che tutto ciò che vediamo, percepiamo, ricordiamo, comunichiamo, passa inevitabilmente  da un filtro, che è la testa di ognuno, si può supporre che le verità siano tante quante sono le teste in grado di formulare ipotesi e di ricercare prove a favore della stessa, come sto facendo in questo esatto momento.
Ma è anche presumibile che con questa idea ciascuno possa a proprio favore imporre delle verità mediante l'uso della forza. Proprio per questo sono state inventate delle convenzioni sociali, a partire dall'alfabeto ai numeri passando per la Costituzione, a cui aggrapparsi nel cercare e provare una verità condivisa. Se poi tutto ciò sia un'imposizione, che ce l'abbia data la Storia, che ce l'abbia data la Ragione, che ce l'abbia dato il fatto che tali convenzioni siano state un incentivo alla sopravvivenza poco importa. Senza di loro, non starei qui a parlare di verità e supposizione.
In altre parole, grazie a tali convenzioni si può affermare che le verità le mettiamo da parte, e le supposte...

Che poi volevo anche dire che c'era qualche tempo fa quella pubblicità imbarazzante di supposte che si chiamavano Eva Q, dove una tizia richiamava chiaramente Eva Kant (e qui rientra in gioco la filosofia). E c'era questa animazione 3D di come si somministra che veniva puntualmente trasmessa all'ora di cena.

E poi vorrei anche polemizzare contro le guardie mediche corse: pur essendo già stato inventato il paracetamolo, nell'estate 2001, al mare, per combattere un febbrone a 40 misto a raffreddore mi furono prescritte delle suppositoires. Al mentolo.

domenica 11 marzo 2012

Bisogna sempre mettere un titolo?

La vita ci ha insegnato che le cose succedono, anche quando sembravano improbabili. Che anche se ci chiediamo come sia stato possibile, è uguale. Viviamo in una realtà surreale di per sé, perché analizzata in tal senso.  
Uno, di sguincio, si domanda la ragione per cui continui a parlare metafisico quando gli altri rispondono in fisico. Ci si chiede quando ci scrolleremo di dosso l'ingenuità della provincia, senza volerla veramente abbandonare, solo controllare. E soprattutto, perché si continui a penZare. Ci si chiede, pure, se si ritroverà qualcuno i cui pregi siano in grado di rovinare ancora così bene. Che poi hai voglia di fare diga con un sassolino. L'inondazione porta angoscia e scompiglio, ma anche ricostruzione sulle macerie. Abbiamo voglia di ricostruire?
Il potere che abbiamo non è mai abbastanza.

giovedì 17 marzo 2011

Proverbi immaginari

  • A San Patrizio, ogni lusso è un vizio
  • A San Paride, ogni bimbo è un canide
  • A San Luciano, ogni giudizio è vano
  • A Sant'Elsa, ogni lasciata è persa
  • A San Niccolò, non c'è ma senza però
  • A Santa Chiara, ogni gingillo è una fanfara

venerdì 11 marzo 2011

Il cammino della scienza

"Si muova! Si sbrighi a portarmi quel foglio, cosa sta facendo, non stia a perdere altro tempo!"
Con quel foglio si poteva vedere finalmente stampato nero su bianco il risultato finale di quell'esperimento, di quell'agghiacciante prototipo provato su candidi roditori, e l'ultima settimana su cavie umane sottopagate. Che però non si erano lamentate, dato l'esito positivo del test.
Il dottor E. aspettava che il trafelato assistente gli portasse l'attestato ufficiale che gli avrebbe permesso di depositare il brevetto di quel macchinario a cui lavorava da praticamente tutta la vita. Gli era venuto in mente il progetto già da giovanetto, e si era messo nel mondo della scienza per arrivare lì, in quel giorno di svolta epocale nella sua carriera di dottorone. 
Aveva da sempre avuto il fastidio di farsi rovinare l'umore da quisquilie che gli altri non capivano; in generale per carattere era allegro, ma quando gli si alterava questo delicato equilibrio i crucci gli si depositavano dentro come un graffio su un oggetto nuovo, e non c'era verso di farlo tornar contento. Non riusciva a mettere da parte le sensazioni, accantonarle una buona volta. L'unico metodo era aspettare che finisse la giornata, che se ne andasse a letto per poi iniziare daccapo la mattina dopo sperando di aver dimenticato tutto. Era l'unico rimedio che aveva da sempre poututo sperimentare, perché niente: alcool, distrazioni, barzellette, una visione per la strada, niente riusciva a farlo tornare come prima, ad un livello di serenità alterato da fastidi inutili, che i meno sensibili neanche immaginavano. E ovviamente ci soffriva quasi fisicamente, come fosse affetto da una malattia. Da razionale com'era nato, non poteva di certo soprassedere ai suoi sentimenti, ai suoi moti d'umore, a queste livide e ridicole espressioni umanistiche che avevano riempito tante pagine a vuoto. L'uomo non aveva imparato niente, aveva solo saputo dare un nome a quelle "cose"; che immenso spreco di tempo, ma forse necessario. Spleen, paranoja, tristezza, rabbia, inutilità che non facevano progredire, né indietreggiare. Il suo era un semplice passo avanti che avrebbe, a detta sua, portato ad un altro livello la risoluzione di tutta quella spinosa questione.
E quindi il dottor E. aveva inventato una macchina per controllare le emozioni, convinto che la vita sarebbe stata molto più facile e che niente avrebbe potuto più rovinargli l'umore.
Poveretto, non si rendeva conto mica che ben più dei poeti aveva dato importanza alle emozioni, le aveva anzi messe al primo posto nella sua vita, convinto che schiacciarle significasse finalmente ignorarle.

martedì 9 novembre 2010

Boscajoli

Conversazioni mattutine in macchina.
[Allora, che mi racconti. Com'è andata a Parigi? Bene bene... Ci muovevamo tipo gita. Volevo andare a vedere l'Ubu Roi ma non ci siamo andati Il che?  - Quello della 'Patafisica -. E poi, novità? Mah, niente di nuovo, niente di che... Mi sono messa a guardare The Big Bang Theory, sono quasi alla fine. Ah c'è un'altra novità, mi sono iscritta al corso di power stretching  Di che? Di power stretching, una specie di pilates parecchio faticoso, dovrebbe sviluppare la forza e allungare i muscoli  Ah vuoi diventare più alta. E poi? Il mi' babbo è andato in pensione  Ah, e come l'ha presa? Benissimo! È contentissimo che ha un sacco di tempo libero, ha anche quasi finito di leggere Il Signore degli Anelli. Attenta, all'inizio sono tutti contenti, poi dalla disperazione sentiranno il bisogno di andare a tagliare la legna.]

Bazinga.

mercoledì 6 ottobre 2010

'Patafisica: scopriamo cos'è

Proprio oggi mi è capitato fra le mani il foglietto di uno spettacolo teatrale, sapienti mani hanno saputo passarmelo. Anche qui, nascoste ben bene, ci sono delle cellule surrealiste! Non ci potevo credere. Addirittura in suddetto volantino si presuppone esista un'accademia di 'Patafisica locale. Nientedimeno!
Ovvio, direi, in questo mondo di ladri la fuga nell'immaginazione mi sembra veramente la soluzione più immediata.

Ma che cos'è la 'Patafisica? O più precisamente, la 'Pataphysique?
Trattasi de "la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità" (scopiazzo da Wikipedia per comodità). La definizione è stata coniata oh oh oh da Alfred Jarry, e mi emoziono solo a citarlo, quel volpino che se lo vedo gli faccio uno stin stin sul capino.
Alfred Jarry en balade à vélo
Queste sono le parole scientificamente esatte usate dall'autore:
"La pataphysique, dont l’étymologie doit s’écrire epi (meta ta fusika) et l’orthographe réelle ’pataphysique, précédé d’un apostrophe, afin d’éviter un facile calembour, est la science de ce qui se surajoute à la métaphysique, soit en elle-même, soit hors d’elle-même, s’étendant aussi loin au-delà de celle-ci que celle-ci au-delà de la physique. Exemple: l’épiphénomène étant souvent l’accident, la pataphysique sera surtout la science du particulier, quoiqu’on dise qu’il n’y a de science que du général. Elle étudiera les lois qui régissent les exceptions...
Définition: la pataphysique est la science des solutions imaginaires, qui accorde symboliquement aux linéaments les propriétés des objets décrits par leur virtualité." 
Per la traduzione vi arrangiate. Tanto che ve ne frega della 'Patafisica?

La 'Patafisica ha l'obiettivo di studiare il particolare e le eccezioni che si affiancano alle teorie e ai metodi scientifici e spiegare l'universo supplementare a quello in cui viviamo. Tutto ciò condito da assurdo, ironia e nonsense.
Questo per sottolineare che il mondo ha infinite interpretazioni, e non ci si può accontentare di soluzioni univoche. No, questo mai. Anche perché, la verità è la più immaginaria delle definizioni.
E adesso concludo che mi è venuto mal di testa, stavo uscendo dai malesseri surrealisti, mi pareva di esser tornata alla razionalità ma mi sputa fuori.


Per approfondimenti:
È tutto, ora vado a casa, nonché affanculo! E analizzate l'evento con metodi 'patafisici, se questa fosse un'eccezione.
Vi saluto caramente.