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giovedì 30 maggio 2013

Qualcosa di cui non si è potuto mai parlare

È arrivato il momento: jeri sera ho finito di leggere Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Non è che le ho proprio finite; ancora devono uscire due romanzi (che se Mondadori riattua la stessa pessima scelta editoriale, per continuare la saga in italiano dovrò comprare almeno quattro libri. Siccome ha letto tutti e dodici i libri anche il mi' babbo, per forza di cose ho preso il romanzo in italiano).
Sinceramente non mi era mai capitato di imbattermi in una saga che non fosse ancora conclusa, normalmente spolpo le cose quando sono già tutte là pronte, sennò mi sfastidio ad aspettare.

Mi sembra di avere iniziato tipo il novembre scorso, quindi erano ben sette mesi che leggevo la stessa vicenda, a tutt'oggi non conclusa. Se ci penso non ci credo: eppure la storia prende il lettore eccome, sono indecisa se classificarla letteratura di consumo o no, da una parte sì, perché Martin allunga il brodo per scrivere più libri, e da un'altra no, perché comunque le sfaccettature psicologiche dei personaggi sono rese molto bene e in modo per niente banale. Diciamo che l'autore rivolta il lettore come un calzino, perché cambi sempre opinione sulle vicende, basta focalizzarsi da vicino su qualcuno che giudicavi in un altro modo quando lo vedevi da lontano. Alla fine dei salmi la realtà di Martin è una: il bene e il male non sono distinguibili, e che l'unica cosa che conta per l'uomo è il potere. Poi è logico, vai avanti perché vuoi sapere cosa succede. Fra l'altro è una bella spesa: all'incirca sono 4800 paginate di carta stampata, quindi se non siete motivati non vi consiglio l'investimento.

Da questa saga stanno ricavando una serie che dicono di successo, che si chiama come il primo romanzo, Il Trono di Spade, o Game of Thrones, che ho iniziato a guardare tardi perché non volevo disturbare la mia immaginazione e che ha messo un po' di tempo per convincermi. Quello che non capisco è quando mai finirà la cosa: ancora la vicenda è in cantiere e secondo me combineranno qualche casino.

Il problema fra serie e romanzi è che fra gli appassionati del genere l'argomento era tabù: se ne parlava perché non ce la facevi a farne a meno, ma non se ne poteva parlare perché gli eventi sono talmente ingarbugliati che non sai più in che successione sono accaduti; insomma, ogni volta che veniva fuori l'argomento mi sono beccata delle belle spoilerate involontarie.

Oggi ho provato a intavolare la questione col mi' babbo, che ha finito di leggere mesi e mesi fa, gli ho detto "Uè, jeri sera ho finito La Danza dei Draghi! ma secondo te - spoiler -?" "Ma chi?" "Dai, come chi! - spoiler -!" "Ah boh non mi ricordo". Di bene in meglio. Non se ne parlerà mai, credo.

martedì 27 novembre 2012

Le belle domeniche

Domenica col mi' babbo siamo andati a votare alle primarie. Io sono uscita di casa quasi in tuta, lui invece per andare in paese a fare la croce s'è fatto la doccia, s'è rasato. Perché è un grande conoscitore delle dinamiche di paese, pur non partecipandovi.
Come antefatto c'è da dire che viviamo nella campagna di un minuscolo comune, dove tutti si conoscono ed è difficile farsi i fatti propri. E ovviamente tutti sono curiosi degli altri e altrettanto gelosi delle proprie intimità.
Insomma, usciti dalla macchina il mi' babbo mi fa "Oh, se si incontra qualcuno non gli diciamo cosa stiamo facendo!" (come se non sapessero tutti come la pensiamo, né che si intuisse cosa ci portasse a percorrere certe vie). E io gli ho detto "Ma chi si deve incontrare scusa? Non c'è anima viva!" in effetti le vie erano sgombre, diacce e pelate. Poi, valicata la porta principale del paese e dirigendoci al seggio, in 100 metri che c'erano da fare il mi' babbo s'è fermato a salutare 4 omíni materializzati all'improvviso, e l'ultimo gli fa "T., dove andate??" e lui "Eh, si va in giù!" "Ah, andate in giù!" "Eh sì, si va in giù, hai visto? Allora ciao eh!". Appena voltato l'angolo mi ha detto che quello appena incontrato non vota da 7 anni e poi si lamenta dei politici.

giovedì 11 ottobre 2012

Quando te lo dico io

Intervista con l'oviparo
Cercando disperatamente un modo per studiare sono incappata in questi siti in cui attraverso delle frequenze da ascoltare in stereo con gli auricolari si pretende modificare l'attività cerebrale e quindi piegare il nostro cervello a concentrarsi, rilassarsi, addormentarsi e chi più ne ha più ne metta. Addirittura c'è un forum in cui la gente (gli Americani) fornisce la propria testimonianza circa i benefici che hanno tratto da questa pratica. 
Ora io non voglio dire niente che se poi mi ascolto mi viene in mente Giucas Casella con le galline, ma per forza di cose oggi mi metto le cuffie in capo, anche perché giù di sotto c'è il mi' babbo che strimpella la chitarra e fa un casino della madonna.

Per avere un'idea recatevi in questo sito (che è lo stesso dei forum ma è solo un esempio perché su internet a quanto pare è un argomento che spopola):


Al mio tre improvvisamente studierai, quando te lo dico io


1

2

3

Ma è un miracolo!



domenica 13 novembre 2011

Chissà il mi' babbo

Di riflesso mi viene da dire che Mi dispiace, mi dispiace, mi dispiace non essere a casa mia adesso per fare una gran magnata e una gran brindata in onore di questo momento, per noi storico. E che invece mi trovi in questo appartamento a finire il sidro aperto e a leggere articoli di giornale (immagine ironicamente e iperbolicamente degradante), senza poter condividere davvero la cosa con un gruppo di connazionali.
Ma poi penso: possibile che si debba aver voglia di festeggiare? La cosa incredibile, in fin dei conti, è pensare che queste dimissioni siano un fatto straordinario, che rasenta il miracolo. La cosa mi fa incazzare non poco. Ma quale miracolo. Pensarlo ci dichiara caduti nella trappola, pensarlo è il trionfo della cazzata.
Quante serate col mi' babbo passate a parlare del berlusconismo in tutte le sue sfaccettature.  I discorsi partivano con i difetti della gente (sempre mi ha sconsigliato di fidarmi delle persone che sembrano perfette) e sfociavano sempre nei sostenitori di Sirvio. Mi chiedo se in questo momento si stia sentendo più felice o più abbattuto, nelle telefonate serali con casa lui rimane sempre una voce fuori campo, e se me lo passano mi fa venire il nervoso perché al telefono inizia le frasi con "E niente"
Stasera me lo faccio passare.

Piacere di stare insieme solo per criticare
Ed era come un mal d'Africa

domenica 30 gennaio 2011

Partito Canino Italiano

E dopo il dibattito sul femminismo alla Casa del Popolo in Berlinguer ti voglio bene
"Ecch' i' tema! Pole la donna permettisi di pareggiare coll'omo? No."
propongo un nuovo dibattito, scaturito dai chiacchiericci degli ultimi giorni:
"Ecch' i' tema! Pole i' gatto permettisi di pareggiare co' i' cane? No."
Senza accostare il cane all'uomo e il gatto alla donna. Solo che, siccome a quanto s'è visto il mondo di chi non ha disgrazie a cui pensare si divide in due categorie, chi tifa per il cane e chi per il gatto, vorrei soffermarmi ad analizzare le motivazioni di questi due schieramenti, senza avere pregiudizi per chi preferisce una cosa e chi un'altra. Però il cane è meglio del gatto.

Avevo un cane, ormai diverso tempo fa, che si chiamava Boby, pace all'anima sua. Era un canino tranquilla (era femmina, ci siamo sbagliati all'inizio ma ormai aveva il nome da maschio), gli occhi tristi e dei baffetti sotto il naso. Era nera e con gli anni le erano venute delle striature rossicce. Era coscienziosa, anche se ha finito i suoi giorni perché l'hanno investita, e non sapeva stare al guinzaglio. Ricordo ancora che a scuola durante le ore di lingue straniere, quando imparavo a descrivere me stessa, precisavo di avere un cane. Boby abbajava poco, voleva più bene al mi' babbo che a me (ma solo perché si vedevano più spesso), nonostante avessi composto per lei un motivetto che le fischiavo. Mi si strinse il cuore quando seppi che era finita sotto una macchina. Boby non era certo il cane umanizzato, era più che altro una presenza intorno casa, e non era il tipo che si mette accanto alla sedia a elemosinare bocconi o che va a prendere il frisbee, (e come biasimarla) ma fu un grosso lutto ugualmente, per tutta la famiglia. Ricordo che da cucciola mordeva la scopa e camminava tipo un soldatino. Poi, quando vedeva qualcuno a cui voleva bene, si rizzava sulle due zampe posteriori e si inarcava, rimaneva così all'indietro per una manciata di secondi finché non abbandonava le mani canine sulle gambe del nuovo arrivato. Se poi si andava a salutarla in più di uno, lei rimaneva in equilibrio su due zampe e girava la testa, non sapendo a chi fare le feste per primo. Una volta d'estate, minorenne (si può dire?), andai a piedi alla fermata dell'autobus, direzione piscina. Abito in campagna e la colonnina è sul bordo di una statale. Boby mi seguì e io piangevo perché non riuscivo a farle fare marcia indietro. Passavano camion e macchine in quantità e lei se ne stava lì, a sfidare la morte pur di stare ancora un po' di più con me. Ora mi dico: se Boby fosse stata un gatto questo non l'avrebbe fatto di certo. Mai. Magari avrebbe gioito per essersi sbolognata momentaneamente di una dei suoi sudditi, per poter cacciare in santa pace.
I gatti sono bellini, sono morbidi e simpatici ma sono delle gran teste di cazzo. La cosa che più mi fa arrabbiare dei felini domestici sono le loro manie di grandezza: nel loro capo loro sono i padroni, cos'è, padroni dei giganti? Jersera ho sollevato di peso la gatta della mia amica-vicina-di-casa perché stava per salire sul tavolo, e vedeste come l'ha presa male! Avrà studiato un piano per uccidermi, tanto sai, le stavo già parecchio simpatica di mio (saluto Katia caramente). Insomma, quel che non sopporto dei gatti è che sono simpatici solo quando vogliono loro. Si riscattano solo quando gli fa più comodo, e fanno perno sull'affetto del padrone che li trova carini e simpatici a prescindere dal loro comportamento. I cani invece! I cani! Cani! Sono degli ex lupi redenti. Loro conoscono la loro condizione, sanno di dover fare affidamento su di te e ti rispettano comunque. I cani hanno i denti, alcuni il morso potente eppure non mordono mai (salvo sporadici casi di cani impazziti, ma non stiamo a cercare il pelo nel cane), i gatti oh, alla prima ti sgozzerebbero. Ma che è?! Forse ho avuto solo esperienze sbagliate?

Con questa premessa apro ufficialmente il sondaggio e vi chiedo:  
Pole i' gatto permettisi di pareggiare co' i' cane?

Ciò non toglie che prima o poi mi prenderò un gatto, quando sarò più freddolosa.
Poi sai, la mi' nonna aveva anche ammaestrato una gallina, quindi forse il gatto che avrò mi seguirà fin sotto al camion, dati i geni familiari.

lunedì 20 dicembre 2010

Edizione straordinaria

La pensione dà alla testa: chissà se potrò mai accedere a tale euforia.
Questa mattina, per la prima volta nella mia vita, ho sentito mio padre cantare. 
E cantava Il caffè della Beppina non si beve alla mattina.

martedì 9 novembre 2010

Boscajoli

Conversazioni mattutine in macchina.
[Allora, che mi racconti. Com'è andata a Parigi? Bene bene... Ci muovevamo tipo gita. Volevo andare a vedere l'Ubu Roi ma non ci siamo andati Il che?  - Quello della 'Patafisica -. E poi, novità? Mah, niente di nuovo, niente di che... Mi sono messa a guardare The Big Bang Theory, sono quasi alla fine. Ah c'è un'altra novità, mi sono iscritta al corso di power stretching  Di che? Di power stretching, una specie di pilates parecchio faticoso, dovrebbe sviluppare la forza e allungare i muscoli  Ah vuoi diventare più alta. E poi? Il mi' babbo è andato in pensione  Ah, e come l'ha presa? Benissimo! È contentissimo che ha un sacco di tempo libero, ha anche quasi finito di leggere Il Signore degli Anelli. Attenta, all'inizio sono tutti contenti, poi dalla disperazione sentiranno il bisogno di andare a tagliare la legna.]

Bazinga.

martedì 13 aprile 2010

13 aprile

Lo sai che oggi è il compleanno di mio padre
E io gli ho solo fatto una telefonata
Mio padre, meglio conosciuto come "il mi' babbo"
È stato lui principalmente che mi ha educata
Mia madre dopo le sei, e negli anni a venire, la nonna d'estate
È stato lui a preservarmi dai traumi
A comprarmi l'ovino Kinder e i Topolini
A darmi il senso dell'umorismo e quello del giudizio
A esser delicata con le persone, a saper stare da sola
Il mi' babbo mi ha portato sulla Moto Guzzi 350, ora parcheggiata
Il mi' babbo, che ha lavorato una mezza vita sotto casa
Che mi ha dato la sua stessa risata.

domenica 28 marzo 2010

Babbo, ce li hai 10 €

Esiste più di un modo per sentirsi giovane. Qullo più eclatante è di sicuro essere giovane e far combaciare le sensazioni con la realtà dei fatti. Non c'è soddisfazione più grande. E la soddisfazione fa ringiovanire. Sai che bello pensarsi giovani ed esserlo effettivamente, c'è chi lo sa e chi lo ricorda. Perché puoi sentirti giovane quanto ti pare, ma se hai 75 anni non prendermi in giro, perfavore. L'età non è un impedimento, sia detto per inciso. Soltanto che sentirsi giovani in genere fa stare meglio che sentirsi vecchi e sentirsi vecchio ed esserlo veramente non comprende la consolazione di avere almeno il corpo dalla tua.


Come faccio io per sentirmi giovane? Dimentico il borsello da un'altra parte!
Non posso votare, non posso guidare, non ho soldi da spendere. Non posso provare di essere iscritta all'università, non posso acquistare - per dire - voli su internet. Dipendo per un tempo determinato dai miei genitori e il mi' babbo mi compra anche le sigarette. Più giovane di così.



venerdì 5 febbraio 2010

Non la solita conversaZione telefonica

- "Ti dico una cosa, però non ti incazzare..."
- "Mamma, dimmi"
- "Ieri ho provato a chiamare e ho trovato la linea libera, ti ho segnato ai casting di Chi vuol esser milionario...ora però non ti incazzare. Ti dispiace?"
- "Cheeee?? Ma come t'è venuto in mente??"
- "Scusa secondo me vinceresti qualcosa, te l'ho sempre detto...perché ventimila euro non ti piacerebbero?"
- "Ma non è questione di soldi, è che come fai ad andare a fare una cosa del genere? Voglio dire, che figura scusa! Una vita rovinata da un quiz! Mi' quella è quella che è andata da Gerry Scotti"
- "E che ha?"
- "Come che ha! Ma scusa, perché non ci mandi il babbo"
- "Eh lui non ha voluto quando dovevo dire chi segnare lui era lì a fare NO NO NO"
- "Io invece sì eh"
- "Eh tu non c'eri e non hai potuto dire niente"
- "Grazie! Ora segna anche lui a tradimento così si va insieme a fare il casting"
- "Vai. Com'era il numero, Mario?"


NêZ e sua madre, 05/02/2010

martedì 22 dicembre 2009

Non si lamenti la Salani, ora che ha rimpinzato il suo tesoro alla Gringott.

È con immenso piacere che vengo qui ad annunciare che dopo quasi quattro lunghi mesi FINALMENTE ho finito di leggere l'eptalogia di Hewlett Packard. No: non sperate che smetta di parlarne. Sie, troppo facile. Sono così propensa alle ossessioni che ci vorrà del tempo, e dovrete avere pazienza.
Colgo l'occasione per dare dell'imbroglione farabutto a chiunque avesse cercato di svelarmene il finale - peraltro con versioni errate.

Ma volevo allegare anche un simpatico aneddoto degli ultimi due giorni. 
Come molti di voi sapranno, ho condiviso la lettura potteriana con mio padre, il quale si è appassionato quanto me alla storia del maghetto, al suo coraggio e alle sue sfighe. Ma cosa non fa l'insonnia! Jeri verso le cinque e mezza del mattino qualcosa mi ha svegliato. Tutto era bujo intorno, tranne una piccola luce concentrata. Ho pensato "Cazzo, un ladro!". Poi questi ha parlato: "Sono io!" - Il mi' babbo con la torcia. "Dov'è???" "Che cosa, babbo" "Niente, l'ho trovato". E mi ha così sottratto la copia che avevo lasciato sul comodino (credo che ci siamo lasciati trasportare dalla narrazione, manco fosse un cimelio protetto da un basilisco a tre teste).  Poi mi alzo alla mia ora, tutto regolare, lo incontro in cucina e gli chiedo se per caso mi fossi solo immaginata l'incursione in camera. Lui ha accennato un sorrisetto compiaciuto e mi dice "Sì. Dopo che la tu' mamma s'è alzata non sono riuscito più a dormire". 
Bene. Passa la giornata, lavoro, bubu, baba, neve, che freddo che fa, continuo la lettura, si cena, si guarda un film. Poi ecco: prima di dormire riesco a finire il settimo ed ultimo volume. Hurrah, eeeeeee soddisfazione, ecc. ecc.  Non ripongo il libro sul comodino, ma accanto ai suoi sei fratelli in libreria: che riposi in pace. Poi zacchete, mi sono addormentata. 
Stamattina ho aperto gli occhi e ho visto il comodino vuoto, ho pensato Maremma quello sarà venuto a rubarlo anche stanotte?! Poi un guizzo di lucidità mi ha fatto ricordare che l'avevo messo via la sera prima, che era logico non fosse lì. Accendo la luce - la libreria ospitava un buco che avrebbe potuto contenere circa 697 pagine, accanto a un certo Harry Potter e il Principe Mezzosangue. E poi uno si chiede ancora cosa ci trovi.

giovedì 17 settembre 2009

Rumba de perros

Sentendo di Mambo*, il povero canide bruciato vivo da due cons annoiati - la cui storia ha mobilitato non poco l'annoiata Brigitte Bardot - mio padre si è riscattato su quanto aveva precedentemente dichiarato sui cani. Difatti all'apprendere la notizia se n'è uscito con:

"'sti qui facevano meglio a piglia' la rincorsa e anda' a batte il capo nel muro"

E mi trova in pieno accordo.


*P.s. Scusate se nel link si vede Rita dalla Chiesa, non era voluto.
Arip.s. ho tolto il link con Rita dalla Chiesa, uno perché era sparito l'articolo, due perché si vedeva Rita dalla Chiesa.
Così è deciso, l'udienza è tolta.


Amparanoia - rumba de perros







sabato 12 settembre 2009

Profezie

Io: Caaane!! Din din bellino babbo guarda quel canino che peletti e che feste fa!
Babbo: I cani sono solo esseri cacanti.



N.B.: (Non pensiate che mio padre sia scurrile, è che quando è in confidenza fa così.)

venerdì 31 luglio 2009

Racconti di vacanze che furono

Allora sentite questa, me l'ha raccontata il mi' babbo ieri sera. Risale ad una quarantina di anni fa, e lui è un grande conoscitore di aneddoti di chianini sparsi per il mondo.

C'era questa donnina di Montagnano al mare col nipote Gianfranco che ora c'avrà 45 anni, detto Gianfry. E insomma erano in vacanza in un posto all'epoca abbastanza VIP, sarà stato Castiglion della Pescaia, e lei tutta ti ti ti Gianfry di qui, Gianfry di là. Poi a un certo punto siccome il nipote non la stava a sentire gli urlò spazientita, tradendo così le sue origini rurali: "Gianfry! Io lai! Esci da test'acqua va a fini' ch'afoghi pel culo come le micce!". Ai fiorentini che la contornavano si gelò il sangue nelle vene.


sabato 11 aprile 2009

Dai!

enerdì di scherzi temporaleschi, riflessioni sulla vita di fronte a un panino e a un Estathè (la Ferrero ci va giù pesante coi giochi di parole) e di acquisti inutili - la giusta commistione di rutìn e sorprese.

Le solite perle di banalità a cena con i parenti apparenti (ovvero che appaiono una volta all'anno).
Qualcuno gonfia un aneddoto che mi riguarda: lo contraddico, sminuisco.
Arriva, attesa, la solita domanda annuale: "Allora quante lingue parli?", nemmeno si dovesse riempire l'album delle figurine. E si mettono lì a contare sulle dita. Come fossi l'unica. Oddio, forse in famiglia sì. "Dai parlaci in..." ma se avete il satellite a casa, perché non vi sintonizzate ogni tanto su un canale straniero? Sono più convincenti di me. E non hanno capito che c'è passione e voglia di scavare, il curriculum non c'entra.

Per fortuna quasi più nessuno ha ancora il coraggio di pormi la fastidiosa domanda "Allora dipingi?! Ma quanto dipingi?" Dai, riattacca tu. Sono uscita dal tunnel dei colori a olio all'età di dieci anni, non che mi sia evoluta, ma è stata una semplice emulazione, a quel tempo. Una bambina mezzo prodigio che è diventata una mezza cogliona, e certi giorni non scommetterei su quel restante cinquanta percento. Ho fatto tre cose buone in questi anni vita, e non si sa il motivo per cui mi piovano in testa elogi senza senso, e che non sento di meritare quasi mai, perché riconosco la mia mediocrità. Forse non si è manifestata bene perché ogni anno si ricordano solo le cose buone. D'altra parte sono le uniche che i parenti apparenti vogliono sentire, per il resto, ignorano. O meglio: non si interessano minimamente a me in maniera universale. Non che desideri ricevere domande approfondite: non so se capirebbero, o se io avrei voglia di dire la verità. Vorrei solo poter stare in silenzio visto che non mi va di raccontare.
Le domande di circostanza ve le potete tenere, le mance, invece, sono sempre ben accette.

Per finire: ultime immagini del disastro in tv. Commento di mio padre: "Chissà quando sarà la prossima tragedia. Ora tutti lì, alla prossima ci butteremo tutti da un'altra parte. Sembra il funerale di un parente, non ti cachi mai poi vai lì quattro baci, quattro cazzate e poi si torna tutti a casa"

lunedì 26 gennaio 2009

Una volta per tutte

Abbiamo delle idee --> La morte è un'idea
In caso di morte --> La morte si suicida

Stasera mi sono permessa di tradurre

© La Révolution Surréaliste n°2, 15/01/1925

INCHIESTA

Si vive, si muore. Che ruolo svolge la volontà in tutto ciò? Sembra che ci si uccida come si sogna. Non è una questione morale che poniamo:

IL SUICIDIO È UNA SOLUZIONE?

Non brillano per intelligenza i nostri contemporanei, ma loro malgrado sentono sempre il bisogno di fare riferimento a questa facoltà. Non vi è nulla di più confusionario dell'uomo: fategli una domanda, risponderà ad un'altra, o inizierà facendo il processo a quella domanda. Avevamo noi il diritto di domandare se il suicidio è una soluzione? Direte, Signori.
Sembra, stando a quanto dice quel buffone di Jammes, che porre la questione del suicidio significhi risolverla, che domandare se il suicidio porti la tregua all'uomo in mezzo alle immense disgrazie che lo sopraffanno sia lasciargli intravedere quel sollievo finale e quindi spingervelo. Ci uccideremmo in massa se solo vi riflettessimo. Ecco cosa permette a quel cinquantenne di farci la ramanzina. Ma, mio caro candidato all'Accademia, se il suicidio è una soluzione, ci saremmo glorificati di avervi spinto tutti quanti, se lo avessimo creduto anche solo un po'. Se non è questo il caso, che cos'è allora questa diceria eroica, questo alone leggendario che gli vogliamo lasciare intorno? Del resto, sembra questa una buona occasione per prendersi le proprie responsabilità. È vero che non indietreggeremo mai di fronte alle conseguenze del pensiero, e che lasceremo agli ipocriti la ridicola mania di eludere i problemi.




(I surrealisti avevano proposto il sogno, io ne ho preso atto. Ma sono giunta alla piccolissima conclusione che non esista soluzione. Perciò è necessario, categorico, definitivo, vivere la vita che si ha, che non possiede soluzione alcuna, nel migliore dei modi. Positivamente, per usare una parola cara al mio ideoletto. Completamente inutile cercare soluzioni in dimensioni parallele e comunque momentanee e fuorvianti né nella sua completa cessazione che azzera perfino la coscienza di rifuggere dalle disgrazie. Ma non è così facile, soprattutto quando si possiede una fervida immaginazione ed un vizio troppo abusato di valutare tutti i punti di vista delle questioni, e mai, o quasi, il proprio. Si desidera, soprattutto, poggiare la testa sul cuscino ed avere, per una volta, un pensiero felice. Ed è capitato, la disperazione è lontana.)

Come dice il mi' babbo:

Non si può per una mela marcia buttare tutto il paniere.