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giovedì 5 gennaio 2012

La BeCana (titolo scelto più per la data che per il contenuto)

La classica posa di Maggie alla 10h10, detta anche "Alla fiorentina"
Vi voglio parlare stasera di Maggie, che è una cana così comune da esser fuori dal comune. Comune non nell'accezione di "generica", "standard", quanto piuttosto in quella di "condivisa".  Partiamo dal principio. Questa cana la conosco bene, vive vicino a casa mia in Italia, è la mia vicina di casa, fra i tanti. Vive in una cesta con la sua amica confidente cana fulva che si chiama Luna, e la sera si fa ciancicare e da quanto sono ingrassate tutte e due non entrano più nella cuccia matrimoniale, ogni volta le guardo e penso che da un momento all'altro la cuccia si stroncherà. C'era una terza cana poi accanto a questo duo (che per le forme dei cani chiamerei quasi un "duplo") ormai vecchissima che vive in garage da qualche tempo perché diciamo che non riusciva a controllare più le sue azioni, soprattutto vicino alla coda, e per i padroni era diventato un problema dover pulirne continuamente le incontinenze. Insomma con tutto il rispetto per i miei vicini di casa che sono peraltro al corrente della stesura di questo post, non c'hanno un animale normale, e ora mentre scrivo parlare solo di Maggie come nel mio intento, che è la punta di un iceberg, è realmente riduttivo. Non ce la posso fare proprio. Riassumiamo quindi brevemente, vogliate concedermi il diletto. Due punti: la vecchia, Lady, ormai non sente non vede non odora non fa niente, uggiola nel sonno perché/o ha le allucinazioni. Cammina poco e male e se lo fa lo fa a capo basso, perché non sa dove va e almeno con una testata trova gli ostacoli. Luna, la fulva, è una canetta un po' a salsiccia ma simpatica, da quando la vecchia non capisce più niente è diventata il capobranco e c'ha le manie di grandezza. La sua vita di sempre consiste in una pallina (che non può essere nominata sennò si mette a cercarla e se non è il momento di giocare poi gli piglia male), Maggie, e ovviamente il cibo. Cibo. Cibo. Tutto sommato lei è disciplinata: lo si può definire un canide intelligente, che sa fare scelte e obbedire. L'unico neo è che gli ho fatto venire illo tempore le paranoje perché mi divertivo a farla innervosire da vicino la cuccia con un'ocarina e lei mi abbajava ringhiando, a metà fra lo spaventato e il rincoglionito. Adesso chiunque si avvicina a lei con un oggetto strano o fischiando o facendo semplicemente "whooo whoo" col palmo della mano raccolto a mo' di "ok" lei si innervosisce e ringhia e abbaja, ma non morde. Gli altri fagiani sono i 3 gatti: la Chiqui, che è il primo felino stabile della casa, una gatta trovatella nata con la coda spezzata dal caratteraccio, e io ora non so perché le abbiano comprato un collarino coi fiorellini perché non c'entrano pignente con la sua personalità, le starebbe meglio o uno con le borchie oppure un altro con su scritto "Cazzo guardi". Se le tocchi i piedi (risoprannominati I piedi del Re) lei si incazza a bestia - vedrai - e ho ancora per questo motivo la cicatrice di un graffio di dicembre 2010 sull'anulare sinistro. È quella che passa più tempo fuori casa fra i gatti, in cerca di avventure per farsi sbollire la rabbia. Ora però anche lei, anzitempo svelta come una gheparda, è lievitata da far paura, annoverandosi come matrona ufficiale e incazzosa della casa. Forse si è mangiata troppa bile mista a crocchette, ho pensato, sono tornata dopo due mesi dalla Francia per Natale e pareva davvero Giuliano di Kiss Me Licia (ma non Ferrara, non fino a questo punto). In più le è venuto un nuovo tic, quando gli girano schiocca la coda e muove tutta la schiena, come un umano potrebbe muovere le orecchie. Poi c'è la coppia di gatti zio e nipote dalla relazione quasi incestuosa, almeno nel periodo precedente la castrazione, che hanno due nomi a testa, Pepino e Tomate in spagnolo e Totò e Peppino in italiano. Il nero, Pepino, era famoso per le sue potentissime flatulenze quasi imbarazzanti ed è sicuramente il gatto più compagnone. Tomate, che ora si siede in tutto ciò che viene portato in casa da fuori, è quasi un pipistrello perché ha le ascelle sagomate ed è snodato come Mister Muscolo Iper Elastico. Lo pieghi in mille modi e quello non fa una piega. Ha gli occhi azzurri e penetranti risoprannominato anche infatti "Paul Newgat", ma fugge la socialità.
Luna nella roccaforte inespugnabile con tutto ciò che ha di più caro al mondo (da notare la ricchezza evocativa nel pronunciare "Gruppo Napoleon")


Veniamo a Maggie

Maggie in un accesso di vulpsismo
Maggie e la sua coinquilina fulva Luna
Cosa mi ha spinto a scrivere un post del genere? Perché io, un cane così, non l'avevo visto mai. Si dice no, il cane è l'amico dell'uomo, il cane è fedele, è socievole e bla bla bla ma Maggie gente non s'era mai vista prima. Lei ama tutti. Tutti. Incondizionatamente. Profondamente. Lei dev'essere SEMPRE al centro dell'attenzione umana, e se per caso non c'è nessuno intorno a lei va a cercare fortuna fra le braccia del primo venuto. Infatti credo che non sappia di preciso di dover fare riferimento a qualcuno: lei sa dov'è la cuccia, dov'è il magnare, dov'è l'amica fulva del cuore, ma poi si sente un cane votato e appartenente al genere umano. Chiunque venga a casa - io ormai un po' questi animali, dopo sessioni estenuanti di pet watching li sento anche un po' miei - e la vede la ama, perché pensa che lei lo ami di un amore esclusivo. È così che si conquista le simpatie. È un po' una bottana, se così si può dire. Per capirsi, la scorsa primavera, durante una sfilata canina del quartiere, evento ironico popolato di canini bastardini, non è riuscita a fare il breve percorso al guinzaglio per farsi vedere (sfilare, appunto), perché era sovreccitata che gli spalti fossero pieni di gente e che così tanti occhi fossero puntati su di lei. Non ha camminato nel percorso ma si è buttata a capoficco fra la folla senza tornare indietro, nonostante fosse legata e non avesse la minima idea di cosa stesse facendo. Ma dicendo tutto questo qui non riesco a far capire veramente la particolarità di questo cane. Maggie è furba perché sa quello che vuole, ma pare scema! Scema e incosciente! Non ha quella mutevolezza d'umore che ci rendono gli amici animali così apparentemente umanizzati. Lei non è mai giù di morale, non è mai triste, non è mai incazzata, nemmeno i gatti avevano paura di lei da piccini. Insomma, lei va dalla Signora B. che abita un po' più in là e ci passa le serate, la signora la fa salire sul letto e gli dà privilegi che altrove non ottiene, la rinutre (si presume) e la riaccompagna a casa sua TUTTE LE SERE IN MACCHINA. La Signora per avere il permesso e l'autorità di tenersela un po' ha cominciato a fare alla mia vicina di casa dei regali dall'orto, fra cui la scarola e il radicchio sono sicuramente i pezzi forti e noi la sera almeno ci facciamo la pizza di scarole e si guarda un film. Poi si preoccupa per la sua salute: dice che il collare le potrebbe tagliare la trachea e oh madonnina se gli succedesse qualcosa! Poi di quell'altri animali gli importa una sega.
Insomma. Maggie si è guadagnata una tascata di soprannomi: La Strulla, La Nerina, Bubi, MagGyver, Megghiana ecc. perché davvero venite a conoscere questo cane e lo capirete, chi lo conosce lo capisce. Concludo con l'episodio che mi ha spinto a scrivere tutta questa tiritera (che è stata lunga ma mi sono molto divertita). L'altro giorno la mi' mamma mi fa:
- "Oh, lo sai?"
- "Che?"
- "Lo sai dove hanno trovato la Maggie l'altro giorno?"
- "Dove?!"
- "Al bar in paese"
Ecco noi non abitiamo in paese, ma a due chilometri fuori, in campagna. Quella geppa aveva seguito altri due vicini di casa che erano andati su a piedi per farsi una passeggiata, e lei ha pensato bene, una volta arrivata, di infilarsi nel posto più pieno di gente possibile. A me questa cosa ha fatto ridere molto, sia perché è una cosa da Maggie all'ennesima potenza ma soprattutto perché l'ha trovata il Signor B., marito della Signora B., e l'ha riportata a casa in macchina dal paese. Ora ho pensato, che i figlioli lascino il tetto domestico per rifarsi una vita ok, ma che lo facciano i cani non s'era mai visto.

In quanto a naso mi fa concorrenza, quasi.

venerdì 17 giugno 2011

Si vous ne trouvez plus rien, cherchez autre chose

I giorni si susseguono, uno dopo l'altro, come quelle carovane di macchine alle porte di Parigi, così tanti clacson e frecce assassine da cancellare quasi la calma ovattata di vapore acqueo bretone. 

La Ciotat - © kda.design
Si va avanti e si aspetta, seduti con un piede pronto allo scatto, con l'attesa paziente e organizzativa alla bell'e meglio e non nervosa; si finirà di vivere con la valigia alle calcagna (ce ne sono 3 aperte in casa mia) e cercare una stabilità annuale nel sud del nord.

Non chiedo niente, chiedo una lavatrice in casa, un supermercato vicino e una bici col cestino. Il resto verrà da sé; non ascolterò più pareri e faccio quello che mi spetta come mi pare nei limiti del possibile.

Fuggo dalle cazzate, me ne inventerò altre e la gente troverà in me nuovi pregi e nuovi difetti, per ora chiudo a tentoni e a scossoni un ciclo che ho già mentalmente terminato.

Prenderò una nave o un bus o un treno o tutti e tre, mi perderò all'inizio e mi annojerò di quel che avevo smarrito. Vedrò gli stessi posti di cui sentirò inizialmente l'esigenza di prendere in foto, darò il nuovo indirizzo di casa agli amici qua e là, verranno a trovarmi e rientreremo per cena con le scarpe piene di sabbia. 

Mi verranno in mente nuovi progetti al primo o all'ultimo minuto.

Per ora domattina lavoro, ed è un bene.

lunedì 20 dicembre 2010

Edizione straordinaria

La pensione dà alla testa: chissà se potrò mai accedere a tale euforia.
Questa mattina, per la prima volta nella mia vita, ho sentito mio padre cantare. 
E cantava Il caffè della Beppina non si beve alla mattina.

mercoledì 8 dicembre 2010

Surprises, please

Dalla collana "Cose che molto probabilmente non ti interessano"

Lasciamo stare questa nottata tempestata di pensieri inquietanti frutto di preoccupazioni che non vi e non mi riguardano e che mi hanno svegliata di soprassalto prestissimo. Con strascichi niente male, soprattutto oggi in cui mi vedo obbligata  a mantenere un atteggiamento di sospensione. "Mi vedo" da considerarsi letteralmente: oggi mi vedo vivere. Sono sola, ma se ci fosse qualcuno mi scrollerebbe la spalla dicendomi Forse è meglio se ce ne andiamo via di qui.
Thom Yorke
Parliamo dell'altra sera invece, quando inspiegabilmente mi sono addormentata pensando al cantante dei Radiohead, pur non avendolo conosciuto personalmente né potuto apprezzare appieno grazie a terzi né soprattutto essendo in definitiva particolare estimatrice della loro musica (senza in realtà schifarla). Resta il fatto che stavo pensando a Thom Yorke, e non ne conosco il motivo. Sarà stata la prima volta che lo facevo. E me ne ricordo perché poi, al risveglio, mi è ritornato subito in mente e mi sono resa conto che era lo stesso pensiero di prima di addormentarmi. Mah che vorrà dire. Con quell'occhietto, poi.
Adesso con questa rivelazione non stupirò nessuno e sarà di certo irrilevante rispetto a quelle degli ultimi tempi, però ho acceso l'enciclopèdia e ho cercato 'sto tizio (di cui non ricordavo neanche il nome) per sapere che volesse da me e ho scoperto che siamo nati lo stesso giorno. Non dello stesso anno, però: altrimenti era meglio se mi davo all'ippica.

martedì 14 settembre 2010

Dedicato a tutti quelli che mi prendevano per il culo alle medie

Concordo appieno:
Studio meno ultimamente *
Ma il mio tempo, per lo meno
Lo impiego sì, ma diversamente.

Ho scovato, si fa per dire,
Due attività edificanti
Di cui ti andrò a disquisire
Qua con rime, ô, alternanti.

La prima, se ti manca,
Quel che serve già lo sai
Un computer, conto in banca
E PayPal casomai.
Non indovini? Lo dica lei!
Aste, proposte, offerte
Compravendite su eBay!!
Transazioni chiuse e aperte
Far negozio è assai bizzarro
L'importante è non incappar
In qualche specie di tamarro
Che ritarda nel pagar.

La seconda è ben più sana
Benefici ne ha a josa:
Vado a correr da più e più di una settimana
E ne vado assai orgogliosa.
Il perché è presto detto
All'inizio ero un po' stanca
Ma poi c'ho preso gusto, lo ammetto
E non serve il conto in banca.
Mi ha convinto la vicina
A praticar del movimento
La ringrazio assai, mischina!
Con un po' di allenamento
Il mio record ho superato
Oggi ho corso un'ora e cinque su e giù per la collina
Senza soste, né rompermi il fiato.

A presto dunque in biblioteca!
Un dì, già si sa
Cesseranno ahimé alla cieca
Le mie dolci attività.

* concetto relativo

giovedì 19 agosto 2010

Lontana dagli occhi lontana dal cuore

Non scrivo da un po' perché non sento la necessità di lamentela, di critica, di riportare un'intuizione che non interessa a nessuno, né di inventare degli universi fittizi.

Un saluto ai lettori.

domenica 4 aprile 2010

Le belle serate

Bella serata ieri, nevvero? Il caldino di una casa, facce amiche, cena di tutto punto. Sembra sempre che ci si ritrovi alla soglia di qualcosa, ogni incontro è il riassunto di un capitolo, nuove confidenze da prendere con vecchie conoscenze. Ogni volta è un'istantanea prima di nuovi cambiamenti, è un modo per scongelare una quotidianità che già non esiste più.
C'era chi aveva mangiato il cane in Corea, chi ne possiede tre e non pensa minimamente di mangiarli, chi si laurea, chi no, chi vive qua, chi vive là, due che compivano gli anni, chi fa rime e le canta, chi espatrierà a breve, chi è dimagrito, chi è ingrassato, chi disegna sui tovaglioli. Chi aiuta a pulire, chi resta a ciacera sul divano. 
Quanti Culi!
Tanto si sa, che che si dica, che che si faccia, si resta sempre gli stessi cogliozzi di sempre, ormai cogliozzi organizzati, certo.

lunedì 22 marzo 2010

Giù dal nord

I'm back!
A presto con un reportage documentato. Fatemi solo caricare le foto sul computer, il che richiederà diverso tempo. Per ora posso solo dire che in Finlandia durante i cinque giorni di permanenza ho visto ridere solo un autoctono, e forse era ubriaco.

martedì 22 dicembre 2009

Non si lamenti la Salani, ora che ha rimpinzato il suo tesoro alla Gringott.

È con immenso piacere che vengo qui ad annunciare che dopo quasi quattro lunghi mesi FINALMENTE ho finito di leggere l'eptalogia di Hewlett Packard. No: non sperate che smetta di parlarne. Sie, troppo facile. Sono così propensa alle ossessioni che ci vorrà del tempo, e dovrete avere pazienza.
Colgo l'occasione per dare dell'imbroglione farabutto a chiunque avesse cercato di svelarmene il finale - peraltro con versioni errate.

Ma volevo allegare anche un simpatico aneddoto degli ultimi due giorni. 
Come molti di voi sapranno, ho condiviso la lettura potteriana con mio padre, il quale si è appassionato quanto me alla storia del maghetto, al suo coraggio e alle sue sfighe. Ma cosa non fa l'insonnia! Jeri verso le cinque e mezza del mattino qualcosa mi ha svegliato. Tutto era bujo intorno, tranne una piccola luce concentrata. Ho pensato "Cazzo, un ladro!". Poi questi ha parlato: "Sono io!" - Il mi' babbo con la torcia. "Dov'è???" "Che cosa, babbo" "Niente, l'ho trovato". E mi ha così sottratto la copia che avevo lasciato sul comodino (credo che ci siamo lasciati trasportare dalla narrazione, manco fosse un cimelio protetto da un basilisco a tre teste).  Poi mi alzo alla mia ora, tutto regolare, lo incontro in cucina e gli chiedo se per caso mi fossi solo immaginata l'incursione in camera. Lui ha accennato un sorrisetto compiaciuto e mi dice "Sì. Dopo che la tu' mamma s'è alzata non sono riuscito più a dormire". 
Bene. Passa la giornata, lavoro, bubu, baba, neve, che freddo che fa, continuo la lettura, si cena, si guarda un film. Poi ecco: prima di dormire riesco a finire il settimo ed ultimo volume. Hurrah, eeeeeee soddisfazione, ecc. ecc.  Non ripongo il libro sul comodino, ma accanto ai suoi sei fratelli in libreria: che riposi in pace. Poi zacchete, mi sono addormentata. 
Stamattina ho aperto gli occhi e ho visto il comodino vuoto, ho pensato Maremma quello sarà venuto a rubarlo anche stanotte?! Poi un guizzo di lucidità mi ha fatto ricordare che l'avevo messo via la sera prima, che era logico non fosse lì. Accendo la luce - la libreria ospitava un buco che avrebbe potuto contenere circa 697 pagine, accanto a un certo Harry Potter e il Principe Mezzosangue. E poi uno si chiede ancora cosa ci trovi.

martedì 10 novembre 2009

Poesia del mattino scritta la sera / Poesia della sera scritta al mattino

Ô Sole, sorgi!
Tu che pai tanto lontano
Portaci calore e caffettiere!
Apriamo la tapparella al Mattino
Non neghiamo il citofono al postino
Guardiamoci allo specchio:
Diamoci un ritocchino!
[Ora che ci penso ho finito i biscotti.]



Mattino sei giunto con i tuoi nuvoloni
Com'è banale questa luce!
La fierezza delle lampadine già è caduta
Ô Sole, tramonta!
Rincaseremo ancora
E ci riapproprieremo della nostra identità:
La tuta.

giovedì 29 ottobre 2009

Ohne Titel

Buffo parlare di blog a cena (aperitivo...cos'era? C'era tanta pizza e tanta birra), è come scrivere di una cena su un blog.
Buonanotte a tutti
E mi sembra giusto lasciarvi così

Moniqua
Moniqua
Dopo 22 anni, adesso
Il diarista improvvisato
Ordina mucolitico in farmacia:
Tu quel giorno decidesti di andar via.
Moniqua

martedì 22 settembre 2009

Piccola vigna


Ecco, mi frullava in testa da un po' di tempo questa vignetta, finalmente l'ho realizzata. Certo, non sarò Manu Larcenet, ma se è per questo manco voi.

mercoledì 19 agosto 2009

Baglioni



Un gentile applauso a me che me ne vado per poco da questa landa desolata. Un ringraziamento speciale a tutte le mie colleghe, ai turisti, agli amici che mi hanno sostenuto finora, alla cara Tête de pigne che mi ha tenuto compagnia a casa.
I would like to thank you for your support

mercoledì 12 agosto 2009

Oggi ho vissuto così, col sole in fronte.



Il y a un kleps * qui me casse les couilles

Franchement, kleps est le mot le plus intéressant que j'aie entendu aujourd'hui dans la petite île de la francophonie toscane.




© Kleps

* Substantif familier, plutôt vulgaire et assez péjoratif qui remplace le mot chien.

E adesso lascio cemento, ci si vede in piazza.

martedì 28 luglio 2009

Un ultimo brindiso


Un ultimo brindiso alle cene ghigane, al cuoco, e ovviamente agli sposi.

Poi in un futuro prossimo scriverò qualcosa di serio lo prometto, per la gioia degli impiegati comunali.


Viva Napoli, stavamo scherzando.

lunedì 27 luglio 2009

Voulez-vous coucher avec moi

La sera mi prende il ruzzo. Ma poi.
Shame on me! Stamattina nella mia stanza senza tempo quando ho acceso il cellulare per vedere che ore erano al mio picciol risveglio ho appurato con disappunto che sullo schermo c'era scritto "16.07", da cui la produttività della giornata.
Ecco perché i miei sogni erano in modalità lungometraggio. Non ne facevo di così lunghi da due anni credo. Chissà se sono cresciuta in altezza stanotte

Che poi senti le storie di quei genitori bacchettoni che vogliono che i figli si alzino da letto perché non sta bene non scendere a pranzo.
Vi chiedo gentilmente di non chiamare i servizi sociali.

lunedì 29 giugno 2009

EsotosCanismo


Ecco riassunta in una foto la mia terra. O almeno questo è quello che piace pensare a chi non la conosce per niente.

Cosa cerca l'ammerigano o più in generale il biondo paonazzo con poca vitamina D sviluppata in corpo quando approda all'aeroporto di Pisa e poi si dirige tronfio presso l'alloggio prescelto via internet? L'agriturismo. È un sogno, mi hanno detto che in Nord America andare in Toscana in agriturismo è il non plus ultra del lusso, una roba tipo per noi raccontare di Sharm-El-Sheik (...). Sì che bello pensa potremo provare l'emozione di tornare a quel mondo arcadico e rurale fatto di covoni di paglia e concimaie a cielo aperto. Cosa c'è di meglio? Poi sì c'è la piscina, ma son pur sempre vacanze. Pensa! Faremo finta di fare la vita dei contadini senza alzare un dito, sarà come quelli che vanno a fare la guerra per gioco.
Di agricolo c'è solo il paesaggio, che più o meno in tutta la regione si cerca di mantenere da cartolina. Ma per gli altri eh mica per noi. Non è stato deturpato dal "progresso" grazie ai turisti. È confortante questo punto di vista? Come al solito, le intenzioni non sono nobili.
La Toscana è una grossa baggianata. Ormai trovare il tipico è talmente difficile che negli altri posti ci accusano perfino di non avere un dialetto (e anche qui trovo da ridire: semplicemente il nostro dialetto ha fatto carriera ed è diventato l'italiano. Ma non scadrò in tali polemiche). Che poi i pugliesi ci vengono a dire che il nostro olio è leggero, troppo. E grazie, è stato modificato negli anni secondo i gusti degli stranieri, quello che facevano i miei trisavoli mica era uguale.
Agri-turismo. Agri-profitto. Dal primario al terziario senza passare dal via. Casolari stuccati, camere in affitto, cordialità del proprietario dall'inglese stentato che ti dà pure una mappa della zona concessagli gentilmente dall'APT della provincia.
Uuuuh arriva l'alta stagione, via a metter fiori sui davanzali, sennò quelli arrivano e gli pare spoglio, magari non era come se lo immaginavano. Ma secondo voi la mi' nonna si metteva lì a rifinire col cotto per fare una cosa "tipica" o più verosimilmente andava a zappare e a togliere le erbacce smadonnando delicatamente (aveva pur sempre prestato servizio a Roma in casa di signori, da giovane)? Io credo che badasse più ai conigli e alle galline che all'etichetta. E quella sì, era Toscana, dove uno straniero col cavolo che entrava in una proprietà. A vedere se il contadino gli tirava due pallinate col fucile. Poi qualcuno ha avuto la grande idea di aprire la porta al forestiero e di tirare fuori prosciutto e popone. Il contadino, scarpe grosse e cervello fino, si è affinato le scarpe senza ingrossare il cervello. Gli garba all'americano questo cipresso, gli garba la collina...so lovely.
€€€€€€€€€€!!!
Per carità: è ovvio che piaccia, è tutto splendido. Quando torno da un viaggio mi si stringe il cuore ogni volta che si mette la freccia a destra per uscire dal casello. Ma possibile che ci si voglia illudere che siano cose reali, tipiche? Non si vede che è tutto un grosso set, nel momento in cui ti chiedono soldi?
Riempirsi il cuore, lecito. Ma mi irrita, lo stesso. Siamo il sogno esotico dei ricconi che i campi non li hanno mai visti. E spesso neanche noi che ci abitiamo, ma facciamo finta di sì.
Perché tutti pensano di conoscere queste colline, e non c'hanno capito niente. Solo chi ne è stato abbracciato da piccolo e rimproverato qui da vocali a seconda aperte e chiuse a gran voce può.