sabato 27 luglio 2013

L'altro lato della Renfe

In questi giorni di pellegrini (che poi chi ci dice che stessero tutti andando là per San Giacomo) schiantati a 190 all'ora nella curva vicino Santiago, mi è tornata in mente una mia esperienza con la Renfe, che, com'è facilmente intuibile, si è conclusa in maniera più rosea. È un semplice episodio che però ricordo ancora con affetto.

Ero andata, durante l'anno dell'Erasmus, a Madrid a trovare la mia ex coinquilina spagnola con cui avevo vissuto a Siena. Dovevo tornare a Poitiers e lei mi prenotò una cuccetta della tratta Madrid/Parigi. Intanto le condizioni del vagone letto erano molto meno animalesche dei treni notte italiani: vere lenzuola, veri cuscini, ambiente pulito e luminoso, spazzolino, dentifricio, saponetta.

Albano Carrisi cantante
Signore che cantano
A Valladolid entrò una signora che assomigliava ad Albano Carrisi (e questa caratteristica è comune a molte signore anziane... pensateci! Ognuno di noi conosce la sosia di Albano), di iberico piglio e con una valigia talmente grossa, un baule così voluminoso che non passava dalla porta della cuccetta.
Si mise a raccontare la storia della sua vita, che era rimasta vedova senza figli e ora poverina anche la sorella emigrata a Parigi aveva perso il marito, e lei si trasferiva in Francia per due o tre mesi a farle compagnia. Il suo pensiero, però, spesso tornava al suo bagaglio, lasciato fuori come una persona troppo piccola all'ingresso di una giostra di Mirabilandia. Ogni poco apriva la porta e controllava che nessuno le avesse rubato il fardello. A un certo punto sono passati nel corridojo due ragazzi di colore, e allora che vuoi, ha chiamato il controllore.
Il controllore è venuto per capire quale fosse il problema e lei ha fatto presente che le porte erano troppo piccole e la sua valigia si trovava in balìa di estranei. Il controllore giustamente le ha chiesto "Ma ci sono oggetti di valore al suo interno? Se sì li tolga e li porti dentro" e lei "No no, ci sono solo vestiti e roba da mangiare" e lui "Eh allora signora cosa vuole che le dica! La prossima volta le converrà portare un bagaglio più piccolo! Io di certo non posso stare qui a guardarle la valigia!". Fra lo scocciato e il sottomesso, la signora tornò fra noi. A una cert'ora decidemmo di comune accordo, fra tutti gli occupanti dello scompartimento, che fosse tempo di spegnere le luci e metterci a dormire. Poco prima di addormentarci, da stesa la signora ripeté "La mia valigia, speriamo bene".
Poi io sono uscita che era ancora notte, visto che era una fermata intermedia.


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