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venerdì 17 giugno 2011

Si vous ne trouvez plus rien, cherchez autre chose

I giorni si susseguono, uno dopo l'altro, come quelle carovane di macchine alle porte di Parigi, così tanti clacson e frecce assassine da cancellare quasi la calma ovattata di vapore acqueo bretone. 

La Ciotat - © kda.design
Si va avanti e si aspetta, seduti con un piede pronto allo scatto, con l'attesa paziente e organizzativa alla bell'e meglio e non nervosa; si finirà di vivere con la valigia alle calcagna (ce ne sono 3 aperte in casa mia) e cercare una stabilità annuale nel sud del nord.

Non chiedo niente, chiedo una lavatrice in casa, un supermercato vicino e una bici col cestino. Il resto verrà da sé; non ascolterò più pareri e faccio quello che mi spetta come mi pare nei limiti del possibile.

Fuggo dalle cazzate, me ne inventerò altre e la gente troverà in me nuovi pregi e nuovi difetti, per ora chiudo a tentoni e a scossoni un ciclo che ho già mentalmente terminato.

Prenderò una nave o un bus o un treno o tutti e tre, mi perderò all'inizio e mi annojerò di quel che avevo smarrito. Vedrò gli stessi posti di cui sentirò inizialmente l'esigenza di prendere in foto, darò il nuovo indirizzo di casa agli amici qua e là, verranno a trovarmi e rientreremo per cena con le scarpe piene di sabbia. 

Mi verranno in mente nuovi progetti al primo o all'ultimo minuto.

Per ora domattina lavoro, ed è un bene.

mercoledì 30 dicembre 2009

Un pezzo del Capodanno dell'anno scorso (paravento di Audrey Hepburn escluso).

[…] Si fermarono a parlare. E proprio mentre uno di loro mi chiedeva se potesse diventare mio amico di Facebook, con la mossa di chi osserva il panorama dovetti soccombere ai conati, e mai l'Arno gioì come quella sera. E g.c. per tirarmi su mi disse "E mentre vomitavi, ti amava ancora di più" […]

sabato 10 ottobre 2009

Alice was beginning to get very tired


Vediamo se ve ne importa qualcosa. A ringraziamento di un regalo che mi ha portato a lidi antichi, oggi si parla di...

LEWIS CARROLL

Chi è quest'uomo? Cosa spinge le umane menti a interessarsi alla sua attività professionale e personale del tutto particolare?
È possibile, in definitiva, unire fantasia, matematica, logica, simpatia affettiva spinta verso le bambine?
E soprattutto... la quarta caratteristica scaturisce dalle prime tre?
(Che detta così fa tanto Rieducational Channel e verrebbe da rispondere È gli Zozzi - ma questa è un'altra storia che un giorno narrerò)
Quest'uomo (vero nome: Charles Lutwidge Dodgson) era un pastore appassionato di matematica con amiche molto giovani.
Vi è mai capitato di leggere i suoi libri? Nel cartone della Disney, ça va sans dire, non scaturisce la cupezza che si evince nell'approcciarsi a favole tanto ben strutturate, dalle note scure nonostante il tripudio di personaggi e situazioni. Cos'altro aspettarsi da un professore di logica che fotografava bambine?
Carroll impastava neologismi e nonsense con regole fisiche e matematiche molto precise, ed una lontana tesina su di lui mi fa riaffiorare alla mente alcuni sfocati esempi. E qui viene la parte meglio argomentata del post. In tutta l'avventura ci sono continui riferimenti alle scienze. Quando Alice cade nel buco che la porterà nel Paese delle Meraviglie nonostante la tenera età e la pericolosità dell'avvenimento la bimba a voce alta cerca di calcolare dove si trovi:

Down, down, down. Would the fall never come to an end? "I wonder how many miles I've fallen by this time?" she said aloud. "I must be getting somewhere near the centre of the earth. Let me see: that would be four thousand miles down, I think-" (for, you see, Alice had learnt several things of this sort in her lessons in the school-room, and though this was not a very good opportunity for showing off her knowledge, as there was no one to listen to her, still it was good practice to say it over) "-- yes that's about the right distance -- but then I wonder what Latitude or Longitude I've got to?" (Alice had not the slightest idea what Latitude was, or Longitude either, but she thought they were nice grand words to say.)
O ancora troviamo anche la chimica in Through The Looking Glass e What Alice Found There, dove, quando Alice beve il latte, nel mondo al contrario succede qualcosa che ha a che fare con i componenti della bevanda che io ovviamente non vi so spiegare perché non sono Lewis Carroll e al compito di chimica mi scrivevo le formule sulle scarpe ma, voi, cari ovattatori, vi fidate se ve lo dico. Ancora, il gioco degli scacchi e la logica scende in campo con mosse sicure e sensate, ma spietato, Alice rischia di perdere la vita.
Già me lo vedo, quel puritano in gita in barca mentre racconta la favola ad Alice Liddel da cui poi, anni e anni dopo, ne è derivato un cartone animato. Questo, per essere esportato in Italia, è stato doppiato fin nella più picciol nota da musical disnegliano: grazie a quella gita infatti quando è il compleanno di qualcuno dopo che gli fai gli auguri ti canticchi simpaticamente anche Un buon non compleanno a me a me. Come si dice, dal produttore al consumatore
Quello che mi chiedo è: ma i genitori della pargola nel frattempo erano in trasferta a San Patrignano oppure peccarono semplicemente di permissività? Io la mi' figliola da sola con quello lì non ce la lascerei. Non è che lui le faceva ripetizioni di matematica?

Quest'uomo, in definitiva, usava le favole come arma seduttiva. Senza i conigli, è una norma applicabile tutt'oggi anche ad altre fasce d'età. Però che schifo.

P.s.: un ringraziamento speciale anche a Crispino, l'animale nato per fare il Crispino.

Ora me lo date il Nobel pure a me?

© Charles Lutwidge Dodgson ritratto da Oscar Gustav Rejlander, 28 marzo 1863 (Collezione Gernsheim, Harry Ransom Humanities Research Center, Università del Texas, Austin)

martedì 26 maggio 2009

De toutes les matières c'est la ouate qu'elle préfère

Uno va avanti così, senza troppi programmi, come se le passioni spianassero la strada. E fossero sufficienti a farsi apprezzare. Forse nei piccoli ambienti funziona, quando l'ovatta di amici e parenti pronti a giustificare gli atti rende sicuri i movimenti. Ma se passa una folata di vento del mondo là fuori, quante carte buttate all'aria.

Uno va avanti così, come se i processi mentali che attraversano la mente fossero visibili. Ma anche paradossalmente come se fossimo mimetizzati nella macchia, quando abbiamo dimenticato a casa anche il giornale per nascondere ogni tanto la faccia. Il baratto sta tutto qui, comunque: vous me regardez, mais moi aussi je vous regarde. E chissene, punto. Piccola rivalsa che significa ben poco.

Obiezione vostro onore, in questo mondo bisogna avercelo innanzitutto, un programma. Anche l'irrazionale ha bisogno di una logica da distruggere. E spesso i guardiani della logica scrutano più di quanto non lo facciamo noi, abbiamo sempre l'impressione che sappiano troppo e che gli ignoranti siamo noi. Certo, uno si butterà prima o poi appoggiandosi alle proprie infallibili qualità, ma chi assicura che le qualità valide per un individuo lo siano per un altro? E chi ci venderà l'eterna giovinezza?

Ci vorrebbe un dogma regolatore. Ma anche quelli alla lunga vengono meno, il mondo è disordinato, e per questo è bello. Anche l'irrazionale ha bisogno di una logica da distruggere, ripeto. La logica mi rincorre, mi dice Mani in alto. E disprezzarla, significa paura della propria incapacità di fare programmi. E dare coerenza con gli atti al pensiero. Invece no, a volte lo stupore viene prima di tutto dall'interno, non da quello che si vede.

Bisogna conoscere le norme per trasgredirle coscientemente, per fare una rivoluzione, anche impercettibile. C'è molto lavoro da fare per costruire una molotov consapevole.

E bisogna soprattutto relazionarsi con gli altri cautamente, perché le sorprese ci aspettano pour un oui, pour un non. E per fortuna, sennò sai che palle. Uno va avanti, credendo di trovare logica almeno negli altri quando anche loro lottano per razionalizzare le azioni. E mica gli riesce tanto bene. Uno va avanti, ma non se la può prendere. Poi verrà un barlume di sincronia, e ci sembrerà di essere una cosa sola.

Solo l'operato conta, secondo loro. Non il mezzo, né le parole buttate là, su un tavolo non apparecchiato. A volte si raggiungono dei risultati sorprendenti, nonostante la condotta. Mi viene in mente Gesualdo da Venosa e lo spinoso "teorema adiabatico", dove solo il lavoro è implicato, citato da Battiato che mi ha mandato in crisi con ricerche su Wikipedia. Assassino della moglie, ma compositore di musiche sublimi. Cosa importa di più in fondo? Questo o quello? Forse gli anni di distanza e la non conoscenza della sposa ci portano a buttarla nel dimenticatoio. Finiremo così se il nostro operato non è degno di nota?

Anche qui ma che vado dicendo, non ho nemmeno organizzato tutto questo discorso. Vogliatemi bene lo stesso, cari ovattatori.
Pensiero causale, imperativo categorico, ferma distinzione dell'uomo dall'animale, teorema adiabatico: i madrigali di Gesualdo principe di Venosa musicista assassino della sposa - cosa importa? Scocca la sua nota, dolce come rosa.

lunedì 13 aprile 2009

That's good, bad or mediocre

Situazione ovattata del buio misto a catarifrangenti. Sedile del passeggero, come un malore passeggero. Improvvisamente trasmettono questa canzone per radio. Non credevo alle mie orecchie. Stavo sonnecchiando, non so se me lo sono immaginata.
- Hey Janet...
- Yes Brad?!
- I've got something to say...
- Uhuh?
- I really loved the skillfull way you beat the other girls to the bride bouquet.
- Oh! Oh, Brad...