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domenica 26 gennaio 2014

Fratelli Grimm Hardcore

Se pensavate che la vera storia di Cenerentola fosse splatter, beccatevi questa

Il ginepro

(Fiaba in antico dialetto tedesco)


Un tempo molto lontano - forse più di mille anni fa - viveva in questa terra un ricco signore che aveva una moglie giovane e gentile, ma non aveva figli anche se li desiderava con tutto il cuore.
Ginepro Ragnatela GrimmDavanti alla casa di questi signori era cresciuto un cespuglio di ginepro e proprio presso questo ginepro se ne stava un giorno d'inverno la giovane sposa e, pensierosa, si sbucciava una mela. Passò di lì un uccellino, che prese la buccia della mela per portarla ai suoi piccoli.
"Ecco, persino lui ha dei piccoli", pensò la giovane donna, "solo io no." E un velo di pianto le coprì gli occhi.
Come fu come non fu, perché era agitata o perché non ci vedeva dalle lacrime, fatto sta che la donna si fece un taglietto a un dito. Il dito sanguinò e ai piedi del ginepro cadde una goccia di sangue rosso fra la neve bianca. "Ah", disse la donna, "come mi piacerebbe avere un figlio bianco e rosso come il sangue e la neve". Dette queste parole si sentì di colpo rasserenata e se ne tornò a casa. Passò un mese e la neve cominciò a sciogliersi, ne passò un secondo e tutto divenne verde, ne passò un terzo e crebbero i fiori, e un quarto e le gemme sugli alberi si aprirono. Al quinto mese la donna si recò accanto al cespuglio di ginepro e vide delle piccole bacche verdi, che spuntavano fra gli aghi d'argento. Al sesto mese la donna si sentì balzare il cuore in petto, al settimo mese le bacche del ginepro divennero frutti maturi e la donna ne mangiò fino a saziarsi, l'ottavo mese la donna divenne triste e stanca, il nono mese chiamò il marito e gli disse: "Se morirò seppelliscimi sotto il ginepro". Detto questo si rasserenò e aspettò con gioia la nascita del figlio.
Dopo la morte della donna il marito pianse e pianse. Poi cominciò a piangere di meno e si cercò un'altra moglie.
Con la seconda moglie quest'uomo ebbe una figlia per far compagnia al giovane bianco e rosso come il sangue e la neve. Ma quando la seconda moglie guardava sua figlia, la trovava bella, buona e gentile, quando guardava il giovane provava rancore verso di lui e così finì per odiarlo.
Il ragazzo cresceva timoroso, timido e magro come un povero uccellino senza piume, mentre la sorella era allegra e robusta come una giovane ochetta.
Una volta la donna andò nella dispensa e la bambina le trotterellò dietro chiedendole una mela. La madre prese da una cesta una mela bella e rossa e la diede alla figlia. Dovete sapere che questa cesta aveva un coperchio pesante e una serratura grossa e di ferro, così che quando la bambina chiese una mela per il fratellino la donna disse: "Quando tuo fratello torna dalla scuola riceverà la sua mela", e chiuse con forza il coperchio della cesta. Il bambino tornò dalla scuola e la matrigna gli disse: "Ragazzo, vuoi una mela?". "Certo che la voglio", rispose il ragazzo, "ma perché mi guardi con tanta cattiveria, madre?" La matrigna disse: "Vai a prenderti la mela da te". Il ragazzo andò nella dispensa, con fatica sollevò il grosso coperchio della grande cesta e si sporse a prendere una mela rossa.
La matrigna dietro di lui chiuse con forza il coperchio e il colpo tagliò di netto la testa del povero ragazzo. La testa rotolò fra le mele.
La donna fu presa da una grande paura e disse fra sé e sé: "Come farò a togliermi da questo pasticcio?". Poi se ne andò nella sua stanza, prese un grande fazzoletto e con quello accomodò alla meglio la testa al corpo. Poi prese il ragazzo e lo piazzò seduto davanti alla porta di casa con la mela in mano.
Tornò la bambina e disse alla madre: "Mamma, vedo che mio fratello ha in mano una mela e non me ne vuole dare nemmeno un pezzetto".
La madre rispose:
"Chiedigliela un'altra volta e se proprio non te la dà, dagli uno schiaffo".
La bambina provò e riprovò a parlare col fratello che se ne stava seduto sulla soglia, tutto pallido, con un fazzoletto bianco al collo e una mela rossa in mano, ma inutilmente. Il ragazzo pareva di marmo. Allora la bambina gli diede un piccolo schiaffo su un'orecchia e la testa rotolò per terra.
La bambina piena di terrore corse dalla madre e la madre le disse: "Cosa hai fatto, figlia mia, hai staccato la testa a tuo fratello, ora come faremo?"
La bambina che amava molto suo fratello cominciò a piangere e non la finiva più e allora la madre le disse: "Non piangere, vedrai che sistemeremo tutto in modo che nessuno se ne accorga".
Così la madre prese il ragazzo, lo tagliò a pezzi e lo infilò in un pentolone e lo cucinò con spezie e aceto. La bambina, seduta accanto al fuoco, continuava a piangere, tanto che nella pentola non servì mettere sale, perché le lacrime, come tutti sanno, sono salate.
A sera il padre tornò a casa e si mise a tavola. Poi chiese dov'era suo figlio. La donna portò in tavola un pentolone fumante e la bambina non la finiva di piangere. Ancora il padre chiese: "Dov'è mio figlio?". Rispose la donna: "Se n'è andato da sua nonna e vi rimarrà per qualche tempo". "Che cosa è andato a fare", chiese il padre, "così nel mezzo dell'anno e senza neanche dirmi addio?"
"Gliel'ho detto anch'io", disse la donna, "ma tu lo sai, tuo figlio è uno zuccone e non mi ha voluto dare retta."
Il padre scosse il capo e ripeté: "Così senza nemmeno dirmi addio...".
Poi affondò il cucchiaio nella pentola e cominciò a mangiare. La bambina piangeva e piangeva e il padre le disse: "Non piangere, figlia, vedrai che tuo fratello tornerà", e alla moglie: "Dammene ancora di questo cibo, moglie, è il migliore che tu abbia mai cucinato".
E mangiava e mangiava la carne e le ossa le gettava sotto il tavolo, fino a che la pentola non fu vuota.
La bambina continuava a piangere, poi di nascosto andò a prendere il suo più bel fazzoletto di seta, raccolse tutte le ossa da sotto il tavolo, le avvolse ben bene e andò a deporle sotto il cespuglio di ginepro. Poi si mise di nuovo a piangere e cosa vide: il cespuglio bagnato dalle sue lacrime pareva fremere e tremare, poi aprì i suoi fitti rami e, dall'interno, uscì un uccello dalle piume colorate che cominciò a cantare un canto meraviglioso, quindi raccolse il fagotto delle ossa e se ne volò via.
Vola e vola questo uccello si appollaiò su di un tetto, proprio accanto a una finestrella dove lavorava un orafo. L'uccello guardava fisso l'orafo e cominciò a cantare uno strano canto che suonava così:
Mia madre mi ha ucciso
Mio padre mi ha mangiato
Mia sorella ha raccolto le mie ossa
le ha avvolte in un fazzoletto di seta
e le ha deposte sotto il ginepro
Cio, cio, che bell'uccello sono io.
L'orafo nel suo laboratorio stava forgiando una catena d'oro, vide l'uccello che cantava sul suo tetto e il canto gli parve proprio bello, tanto che si affacciò e, ancora con il grembiule di cuoio e la catena finita in mano, così parlò all'uccello: "Ti prego, bell'uccello, il tuo canto mi ha incuriosito tanto che lo vorrei sentire ancora. Cantalo un'altra volta per me!"
"Per niente non canto niente", disse l'uccello, "canterò se mi darai la catena d'oro che hai in mano."
"Perché no", disse l'orafo, "tu canta e avrai la catena." Così l'uccello ripeté il suo canto e si prese la catena d'oro. Poi l'uccello riprese il volo e si fermò sul tetto della casa del calzolaio e cantò:
Mia madre mi ha ucciso
Mio padre mi ha mangiato
Mia sorella ha raccolto le mie ossa
le ha avvolte in un fazzoletto di seta
e le ha deposte sotto il ginepro
Cio, cio, che bell'uccello sono io.
Quando il calzolaio lo udì, uscì in strada in maniche di camicia e si mise a guardare sul tetto facendosi ombra con la mano per non essere abbacinato dal sole.
"Uccello", disse, "canti così bene che voglio che anche mia moglie ti senta. Ti prego, ripeti il tuo canto e io la chiamerò."
E non chiamò solo la moglie, ma anche suo figlio e sua figlia, i lavoranti e i garzoni e la serva di casa; tutti a vedere quell'uccello con la catena d'oro che cantava così bene.
"Uccello meraviglioso", disse il calzolaio, "ora ho tutta la mia gente qui con me ad ammirarti, ti prego canta ancora la tua strana canzone."
"No", disse l'uccello dalla catena d'oro, "per niente non canto niente. Dammi qualche cosa e io canterò."
Allora il calzolaio mandò la moglie all'interno della bottega e questa uscì con un paio di scarpe rosse appena terminate. Il calzolaio le fece vedere all'uccello che fece un cenno col capo e poi cantò:
Mia madre mi ha ucciso
Mio padre mi ha mangiato
Mia sorella ha raccolto le mie ossa
le ha avvolte in un fazzoletto di seta
e le ha deposte sotto il ginepro
Cio, cio, che bell'uccello sono io.
Quando ebbe finito di cantare volò via.
La catena d'oro l'aveva nella zampa destra, le scarpe nella sinistra e così volò al mulino e il mulino macinava, clip, clap, clip, clap.
Davanti alla grande ruota del mulino stavano dei garzoni a riempire i sacchi: huch, huch, faceva la ventola, huch, huch. Allora l'uccello cominciò a cantare e a ogni verso uno dei garzoni si fermava ad ascoltare le parole della canzone.
Mia madre mi ha ucciso
e uno smise di lavorare
Mio padre mi ha mangiato
e altri due smisero e l'ascoltarono,
Mia sorella ha raccolto le mie ossa
altri quattro smisero di lavorare,
le ha avvolte in un fazzoletto di seta
otto battevano ancora,
e le ha deposte
ancora cinque,
sotto il ginepro
e ancora uno,
cio cio che bell'uccello sono io.
Quando il sesto verso fu terminato, l'ultimo garzone disse: "Ti prego, bell'uccello dalla catena d'oro e dalle scarpette rosse, ti prego di ripetere il tuo canto perché io non l'ho sentito".
Ma l'uccello rispose: "Per niente io non faccio niente. Canterò se voi mi regalerete una macina da mulino".
I sei garzoni erano ben contenti di dargli la macina e così di riposare tutto il giorno e sollevarono la grande pietra. L'uccello cantò, poi infilò la testa nel buco della pietra e, con meraviglia di tutti, catena d'oro nella zampa sinistra, scarpe rosse nella zampa destra e macina attorno al collo, se ne volò via verso la casa di suo padre. Il padre sedeva nella stube e vicino a lui c'erano la matrigna e la sorellina.
E il padre disse: "Oggi finalmente mi sento meglio. È come se mi si alleggerisse il cuore".
"Che strano", diceva la madre, "a me pare di avere il cuore pesante come la macina di un mulino."
La sorellina invece se ne stava fra i due e piangeva, piangeva.
Il padre continuò: "Davvero, mi nasce dentro una gioia ed un'attesa come se improvvisamente dovessi rivedere un vecchio amico".
"Per carità, che idee", diceva la moglie, "io trovo che sia tanto freddo e buio come quando si annuncia il temporale."
E la sorellina continuava a piangere, come d'altro canto aveva continuato a fare da quando non c'era più il fratello.
Allora l'uccello che era seduto sul tetto della casa cominciò a cantare:
Mia madre mi ha ucciso
Allora la madre si tappò le orecchie e si mise le mani sugli occhi come fa chi non vuole più né vedere né sentire, ma la voce le pareva un tuono nelle orecchie e dietro il velo delle mani, gli occhi bruciavano come colpiti dal fulmine.
Mio padre mi ha mangiato
Continuava l'uccello e il padre disse: "Guarda, mamma, che bell'uccello c'è sul cornicione del nostro tetto, il sole brilla così alto che pare estate".
Mia sorella ha raccolto le mie ossa
Allora la bambina si prese la testa fra le braccia, la posò in grembo a suo padre e piangeva sempre più forte.
Ma il padre disse: "Perché piangi, bambina, vieni con me fuori all'aperto a rimirare quell'uccello che canta così bene".
La madre non voleva, ma il padre uscì lo stesso e l'uccello cantava:
Le ha avvolte in un fazzoletto di seta
Le ha deposte sotto il ginepro
Cio, cio, che bell'uccello sono io.
E l'uccello lasciò cadere la catena d'oro che aveva nella zampa sinistra e la catena cadde proprio attorno al collo dell'uomo e sembrava proprio forgiata per lui.
Allora il padre rientrò in casa e disse: "Guarda che uccello buono e meraviglioso è questo mai. Non vedi, mi ha donato una catena d'oro che mi sta così bene".
Ma la donna era talmente terrorizzata che le cadde la cuffia dalla testa e la dentiera dalla bocca.
Mia madre mi ha ucciso
"Ah, se fossi cento metri sotto terra", diceva la donna.
Mio padre mi ha mangiato
E la donna cadde a terra come morta.
Mia sorella ha raccolto le mie ossa
Allora la sorella disse: "Voglio uscire anch'io e vedere se anche a me l'uccello regala qualche cosa" e uscì.
le ha avvolte in un fazzoletto di seta
E l'uccello gettò ai piedi della sorella il bel paio di scarpe rosse.
Le ha deposte sotto il ginepro.
Cio, cio, che bell'uccello sono io.
La bambina si calzò le belle scarpette rosse e tutta felice entrò in casa danzando. "Non capisco", diceva, "ero così triste e disperata e ora con queste scarpette rosse mi sento di nuovo felice. Perché non esci anche tu, madre, a vedere se anche per te l'uccello ha qualche cosa?"
"No", gridava la donna, e correva qua e là per la casa come se alla sua veste si fosse appiccato il fuoco. Poi di colpo uscì gridando: "Meglio così che l'inferno di questa vita". Ma appena fu fuori dalla porta l'uccello lasciò cadere la pesante macina, proprio sul capo della donna.
La donna fece un solo grido e poi morì.
Allora padre e sorella uscirono di corsa di casa e cosa videro?
Videro solo fuoco e fiamme e vapori e il ginepro che scuoteva i suoi rami d'argento e dal ginepro uscì il fratellino che prese padre e sorella per mano e rientrò in casa.
I tre sedettero al tavolo, si fecero il segno della croce e mangiarono.

FINE




Tutta la creepità della storia è racchiusa anche in questa animazione (molto ben fatta) della favola.

domenica 28 aprile 2013

Dice il saggio

Chi chiama al fisso alle 9 di domenica mattina sta aspettando di telefonare almeno dalle 7.

lunedì 23 aprile 2012

Guarda un po' che accento

Scusate se mi presento con un post che per alcuni risulterà irritante, solo che oggi mi è capitato di leggere sulla copertina di una tesi:

UNIVERSITA' e FACOLTA'

Ora io scusate nuovamente se mi permetto di arrivare con la lezioncina ma non ne posso più di vedere scritte tali amenità anche in elaborati che dovrebbero essere seri. Figuriamoci poi nelle comunicazioni quotidiane.
Dov'è finita la correttezza ortografica?! Ma questa cosa irrita solo me?! Non mi fate sentir sola.
Quella tesi prevedeva dei lavori allucinanti fatti col computer, grafici, projezioni, piante, insomma, cercare un simbolo in Word era proprio la minore delle fatiche. Per non parlare del fatto che le lettere majuscole accentate si possono fare anche con la tastiera. 
Allora mi dico che oggi non si conosce proprio la differenza fra l'apostrofo e l'accento grafico! Non è questione di pigrizia: scambiare a piacimento apostrofi e accenti grafici è talmente diffuso da pensare che uno può fare un po' come gli pare. E invece no! Io ragazzi mi batto il petto che non scriverò sicuramente in una maniera perfetta, ma in questo sono sicura delle mie affermazioni.
Facciamo chiarezza:
  • L'APOSTROFO ( ' ) indica un'elisione, ossia il taglio netto di una parola per ragioni diverse.  Il taglio può avvenire a inizio di parola ('sto= questo) e più frequentemente in fine di parola. Spesso è inserito perché la parola successiva inizia per vocale (un'aiuola, un'elisione, l'ombra) oppure perché la parola è più corta rispetto al termine di origine (po' = poco scritto più corto, vado a mangia' = vado a mangiare detto con un toscanismo). Quindi Universita', scritto così, vuol dire che in realtà la parola sarebbe più lunga. "Università", però, è solo una parola tronca.
  • L'ACCENTO GRAFICO è di vari tipi, in italiano può essere grave (è, à, ò, ù, ì) o acuto (é), si mette nelle parole tronche - ossia quelle con l'accento tonico (la vocale che "si sente di più" in una parola) che cade sull'ultima sillaba, o per distinguere alcuni omofoni - ossia parole che si pronunciano allo stesso modo ma hanno funzioni grammaticalmente diverse (es. da preposizione - da qui a lì - ≠ verbo - il metano ti dà una mano -).
Andrebbe denunciato sulla pubblica piazza il cretino che ha messo invece di po' nel dizionario T9 dei cellulari, così che a chi mai fosse venuto il dubbio prende il proprio telefonino per l'Accademia della Crusca. Che in fin dei conti da cosa vuoi distinguere ?! Dal fiume?! Che anche lì, la distinzione non ha ragione di esistere perché fino a prova contraria Po è un nome proprio e di conseguenza vuole la majuscola (la negligenza sulle majuscole è altro argomento che necessita di uno spazio tutto suo), e si distingue da sé.
Io mica per altro, un errore scappa a tutti, ma su questo argomento non transigo e anzi a pranzo mi è venuto il sangue amaro e mi sono messa a fare il comizio, con grande gioja dei miei che meglio si sono goduti il pasto.

Non cedete alla pigrizia di mettere l'apostrofo al posto dell'accento: sono due segni grafici che hanno una valenza differente. Mi si verrà a dire: "Sì! Ma queste cose io già le so!" e allora se non lo fai già, scrivi quello che sai nel modo corretto. È come se uno mentre ti dà uno schiaffo ti dice pure che sa quanto sia importante il pacifismo. Lo so che ora la videoscrittura è più diffusa di carta e penna e che spesso uno "fa prima", allora sapete che? Non andate più al lavoro che fate prima a stare a letto la mattina.

Insomma tanto che ci sono e che ho fatto tutta 'sta manfrina:
  • Qui trovate come fare gli accenti con la tastiera per il Windows. Si tratta di combinare semplicemente un tasto con una serie numerica.
  • Per il Mac, premere alt+8 per l'accento acuto, alt+9 per l'accento grave e poi fare la lettera majuscola (con lo shift)
  • Qui trovate gli accenti per il Linux (probabilmente se avete Linux comunque sapete già tutto).
Altrimenti fate un cavolo di copia-incolla da qui:

À È Ì Ò Ù É 

almeno per l'italiano, poi andrebbero rispettati tutti i segni grafici anche nel resto degli alfabeti e delle lingue. Perché a forza di dire "Eh, tanto è uguale!" uno fa le figurette. E in fin dei conti se una cosa è fatta bene è più "uguale" che se fatta male. Sarebbe come dire Mettici una a al posto della e, tanto è uguale. D'altronde non è altro che una serie di convenzioni, e qui come in altre manifestazioni umane le regole ci sono, e se nel frattempo oltre al contenuto si vuol far passare il messaggio "io non comunico a cazzo di cane quello che produce il mio cervello" tanto meglio, no?
Finalmente mi so' sfogata. Il prossimo che becco a mettere l'apostrofo al posto dell'accento gli faccio una testa così, invece di continuare a incassare. Che poi io in realtà voglio bene a tutti ma era giusto per me affrontare e pubblicizzare l'argomento, a costo di risultare pesante, bacchettona o come altro vi è venuto in mente leggendo.

Direbbe Vasco Rossi (dopo una sfilza di "Aaaaaaah" "Eeeeeeeh" "Ooooooooh") Vivere, è passato tanto tempo.
No dai, scherzo.

domenica 19 febbraio 2012

Gentilissimi

La signora era rimasta sola, il gruppo della gita organizzata in Costa Azzurra l'aveva lasciata indietro o forse s'era persa lei direttamente; l'abbiamo trovata che parlava italiano a un ausiliario del traffico nizzardo, lui le diceva "Faut appeler le groupe Madame" senza capire di preciso il suo caso e mentre la guardava un pochino la spingeva con il braccio, ma sempre cortesemente, allora a quel punto ci siamo avvicinati chiedendo se ci fosse bisogno di ajuto. L'ausiliario del traffico e non notoriamente delle vecchie italiane ce l'ha sbolognata di buon grado, consigliandoci prima di metterci sul marciapiede pour notre securité. Alla fine, con un telefono locale da noi gentilmente offerto, riesce a chiamare il gruppo (evidentemente non faceva il +39 davanti a un modernissimo 335) e urla MARIA!! DOVE STATE??? Io credendo di star vedendo un film sono scoppiata a ridere e mi sono un po' nascosta. Signora io glielo devo proprio dire qui, non ho modo di ricontattarla, non ci sono più abituata a sentire berciare Maria al telefono per la via e la mia era una risata suscitata dal sentimento del contrario e non per una qualche presa di culo sterile.
Fatto sta che si dà appuntamento con gli altri vèci, o gruppo misto tendente al vècio e salutandoci con l'emozione in bocca ci fa "Anch'io ho tanti nipoti come voi... uno è avvocato, l'altra è dottoressa... tutti laureati eh! Tutti ragazzi della vostra età: 30, 28 anni..." e io "Signora, io ho 26 anni"
E menomale che non le ho detto che devo ancora scrivere la tesi, sennò stasera col cazzo che dice una preghiera per me.

martedì 30 agosto 2011

Accattatevill'

Stavo sognando di essere al mercato; irrompe mia madre in camera per dirmi che stava uscendo di casa.
"C., io vado allora. Quando ti alzi?"
"Uhm... Ma io quel pesce... Non sono mica tanto esperta a cucinarlo"
"C., ma che pesce. Per pranzo oggi c'è la pasta al pesto."

domenica 7 agosto 2011

Ai vecchini

Quanto sono bellini i vecchini, uno sbocciare di sghigaggine e di perduta giovinezza. 
Coi nasi appuntiti e gli occhietti furbi, la camminata incerta e quei capelli, tutti dello stesso colore, vanità andata persa. 
I vecchini sanno regalare le cose col cuore, le danno come un testamento fatto un po' alla volta. 
Ai vecchini si riservano le mansioni semplici, da fare da seduti, sapendo che sanno che lasciarli con le mani in mano sarebbe un profondo dispiacere.
I vecchini parlano perlopiù del passato, o del futuro degli altri, hanno le pupille piene di ricordi mentre guardano un posto dove hanno vissuto tanto tempo fa, quando il mondo era diverso e lo erano anche loro.
Ci sono dei vecchini che si sono rotti la schiena per tutta la vita a lavorare a testa bassa, e la loro semplicità sprigiona una bontà, una saggezza e una generosità che non si imparano dall'esempio.
Temo il giorno in cui certi vecchini se ne andranno, ogni gesto sembra evocarlo, ed è per questo che guardando certi vecchini mi si stringe il cuore, e penso che non riuscirò mai a dimostrare loro tutto il mio affetto e la mia gratitudine. 
Forse ci riuscirò con uno sguardo quando sarò anch'io una vecchina, ma per allora sarà troppo tardi.

lunedì 31 maggio 2010

Academic sadness.

Già i funerali non sono l'evento più allegro che possa capitare - ma poi
Quando ormai arrivati al cimitero quelle persone venute per conformismo passano di fretta a salutare perché se ne vogliono andar via il prima possibile ti stringono la mano e ti dicono "Condoglianze...ma ti sei laureata?"
[…]

Vabbè, non aggiungo altro.

giovedì 29 aprile 2010

Gei Gei

Vorrei spezzare una lancia in favore di Jean-Jacques Rousseau, nonostante tutto. Lo so, sto un po' ammorbando tutti raccontando di questo personaggio (l'episodio della sua vita che preferisco è quando prende l'abito armeno, tunica e cappello di pelliccia, e meriterebbe lui solo un post), ma in fin dei conti non lo sto facendo manco poi tanto, dai. Insomma, con André Breton vi era andata molto peggio. Purtroppo o per fortuna ho la tendenza a finire col credere di conoscere di persona chi studio per l'università, insomma dopo un po' di tempo queste genti diventano qualcuno di famiglia, mica riesco a dividere l'ambito studio e vita privata. Altrimenti non avrebbe senso per me leggere Les Confessions di Rousseau: che cazzo me ne fregherebbe se non fosse per fare un piacere a qualcuno che conosco? Tipo un cugino che ti dice leggi e dimmi che ne pensi. Magari poi mi viene da appoggiare anche qualche sua posizione.

Potete trovare tante biografie su internet, ma sentite a me, che vi dò i dati essenziali. Per chi non lo sapesse, Jean-Jacques (1712-1778), nato sotto il segno del Cancro, ha passato la sua vita a cercare la società e i salotti e allo stesso tempo a ritirarsi a mo' di eremita sparendo dalla circolazione. Poi però mentre era via si chiedeva cosa stessero tramando alle sue spalle. E ha passato un'intera vita a spiegare a quelli dei salotti buoni perché si ritirasse. Un ottimo motivo era pure un serio problema alle vie urinarie che lo costringeva a mingere continuamente. Scusi Madame de Luxembourg, vado un attimo a fare pipì poi torno e se ne parla. Vicino alla natura, amante di pane e formaggio e dei pasti frugali in genere, fosse vissuto ai nostri giorni si sarebbe iscritto al CAI.
Personaggio paranoico e contraddittorio, ha scritto un trattato sull'educazione e abbandonato 5 figli all'orfanotrofio. Con manie di persecuzione, aveva paura che gli sottraessero perfino la lista della spesa e vedeva l'occhio di Sauron che lo fissava dovunque andasse. Lui stesso ammette di avere più paura dei suoi mali immaginari che di quelli veri. L'immaginazione è stato ciò che lo ha reso felice e allo stesso tempo disgraziato.


Andare in biblioteca e leggere le sue paranoje non è divertente; e fino a un certo punto de Les Confessions mi riconoscevo appieno nel suo carattere, a tratti sembrava parlasse proprio di me, e l'avevo preso in simpatia. Poi no, ha degenerato e avrei voluto prenderlo a sberle. Ma come si fa. E con che dovizia di particolari! Non viveva tranquillo un secondo. Uno sguardo di sbieco o una voce sentita faceva istantaneamente crescere la lista dei suoi nemici.

Però poretto: ha tutto sommato avuto una vita di m****, e l'impresa di confessare a tutti quello che uno normalmente si tiene per sé finché campa non è da tutti, riuscire a sovrastare i propri segreti non è mica facilissimo. Per giustificare il suo carattere di fronte ai presunti nemici che lo volevano far fuori, certo, una sorta di rivalsa. Rivalsa postuma, ché Le Confessioni dovevano uscire dopo la sua morte, e questo è un punto a suo favore. Quindi immagino quanta applicazione per spiegarsi proprio bene bene bene.

Era pure lui, in un certo senso, un Dinghiano, che conosceva la verità del suo penZiero e tutti gli altri non c'avevano capito nulla. Ed è per questo, che, in fondo, lo capisco per davvero.

Che a noi dei suoi segreti e colpe da espiare ce ne importi qualcosa quello è un altro discorso, è l'idea che resta comunque affascinante. 

E ora caro mio ti torno a studiare, ti analizzo, ti giudico. D'altronde ti ci sei messo tu stesso nella pubblica piazza, non ti lamentare, JJ.

Che tu riposi in pace, tormentato dalla tomba di Voltaire di fianco a te: che sfiga.

martedì 13 aprile 2010

13 aprile

Lo sai che oggi è il compleanno di mio padre
E io gli ho solo fatto una telefonata
Mio padre, meglio conosciuto come "il mi' babbo"
È stato lui principalmente che mi ha educata
Mia madre dopo le sei, e negli anni a venire, la nonna d'estate
È stato lui a preservarmi dai traumi
A comprarmi l'ovino Kinder e i Topolini
A darmi il senso dell'umorismo e quello del giudizio
A esser delicata con le persone, a saper stare da sola
Il mi' babbo mi ha portato sulla Moto Guzzi 350, ora parcheggiata
Il mi' babbo, che ha lavorato una mezza vita sotto casa
Che mi ha dato la sua stessa risata.

domenica 28 marzo 2010

Babbo, ce li hai 10 €

Esiste più di un modo per sentirsi giovane. Qullo più eclatante è di sicuro essere giovane e far combaciare le sensazioni con la realtà dei fatti. Non c'è soddisfazione più grande. E la soddisfazione fa ringiovanire. Sai che bello pensarsi giovani ed esserlo effettivamente, c'è chi lo sa e chi lo ricorda. Perché puoi sentirti giovane quanto ti pare, ma se hai 75 anni non prendermi in giro, perfavore. L'età non è un impedimento, sia detto per inciso. Soltanto che sentirsi giovani in genere fa stare meglio che sentirsi vecchi e sentirsi vecchio ed esserlo veramente non comprende la consolazione di avere almeno il corpo dalla tua.


Come faccio io per sentirmi giovane? Dimentico il borsello da un'altra parte!
Non posso votare, non posso guidare, non ho soldi da spendere. Non posso provare di essere iscritta all'università, non posso acquistare - per dire - voli su internet. Dipendo per un tempo determinato dai miei genitori e il mi' babbo mi compra anche le sigarette. Più giovane di così.



venerdì 5 febbraio 2010

Non la solita conversaZione telefonica

- "Ti dico una cosa, però non ti incazzare..."
- "Mamma, dimmi"
- "Ieri ho provato a chiamare e ho trovato la linea libera, ti ho segnato ai casting di Chi vuol esser milionario...ora però non ti incazzare. Ti dispiace?"
- "Cheeee?? Ma come t'è venuto in mente??"
- "Scusa secondo me vinceresti qualcosa, te l'ho sempre detto...perché ventimila euro non ti piacerebbero?"
- "Ma non è questione di soldi, è che come fai ad andare a fare una cosa del genere? Voglio dire, che figura scusa! Una vita rovinata da un quiz! Mi' quella è quella che è andata da Gerry Scotti"
- "E che ha?"
- "Come che ha! Ma scusa, perché non ci mandi il babbo"
- "Eh lui non ha voluto quando dovevo dire chi segnare lui era lì a fare NO NO NO"
- "Io invece sì eh"
- "Eh tu non c'eri e non hai potuto dire niente"
- "Grazie! Ora segna anche lui a tradimento così si va insieme a fare il casting"
- "Vai. Com'era il numero, Mario?"


NêZ e sua madre, 05/02/2010

lunedì 28 dicembre 2009

Fosse per loro, solo incontri galanti nei luoghi pubblici.

Dopo il giro relativo (relative tour) odierno mi sento rinata! Rinata perché so di essere a posto per diversi mesi. 
Mi stavo chiedendo, senza relazione con quanto ho detto: dov'è situato il quartier generale dei rosari - intesi come venditori di rose, quelli che pensano e sperano sempre che il tuo amico sia il tuo spasimante, addirittura anelano a fargli cambiare intento - ? Ossia il magazzino, con lo scagnozzo che dà ai subordinati dello Sri-Lanka i mazzi da vendere ai bordellotti in piumino e Timberland? No, credo proprio di essere arrivata alla conclusione che sia ambulante, se esiste. 




Nel bar l'altra sera è venuto con le rose, poi mezz'ora dopo essere uscita lo stesso stava vendendo ombrelli con un ampio gesto di versatilità dato il tempo (io ho precisato che mi trovassi benissimo a ripararmi col giubbotto, grazie. Poi i miei soldi li spendo in altre utili destinazioni). 
Le ipotesi sono tre: 
  1. o è un prestidigitatore che ha trasformato i fiori in ombrelli;
  2. o qualcuno è venuto di corsa a portargli gli ombrelli e ha preso in cambio le rose;
  3. o lui si è recato allo stranamente vicinissimo quartier generale.
Chissà quanto imprecano, e giustamente. Azz me la vuoi comprare una rosa che sia una, maledetto frequentatore di posti a pagamento, anche se te la tieni per te


A dirla tutta non so perché abbia parlato di loro, e a quest'ora, in cui per coerenza verso i miei amici dovrei già dormire visto che No no è tardi vi saluto, e mi dispiace dipingerli con colori così sgargianti, ma d'altronde è così che dimostrano la loro rispettabile professionalità. 
I venditori illegali di romanticismo rifiutato.
No grazie, veramente. No grazie, niente rose stasera non abbiamo spicci.


Un applauso a voi, je vous kiffe.

martedì 22 dicembre 2009

Non si lamenti la Salani, ora che ha rimpinzato il suo tesoro alla Gringott.

È con immenso piacere che vengo qui ad annunciare che dopo quasi quattro lunghi mesi FINALMENTE ho finito di leggere l'eptalogia di Hewlett Packard. No: non sperate che smetta di parlarne. Sie, troppo facile. Sono così propensa alle ossessioni che ci vorrà del tempo, e dovrete avere pazienza.
Colgo l'occasione per dare dell'imbroglione farabutto a chiunque avesse cercato di svelarmene il finale - peraltro con versioni errate.

Ma volevo allegare anche un simpatico aneddoto degli ultimi due giorni. 
Come molti di voi sapranno, ho condiviso la lettura potteriana con mio padre, il quale si è appassionato quanto me alla storia del maghetto, al suo coraggio e alle sue sfighe. Ma cosa non fa l'insonnia! Jeri verso le cinque e mezza del mattino qualcosa mi ha svegliato. Tutto era bujo intorno, tranne una piccola luce concentrata. Ho pensato "Cazzo, un ladro!". Poi questi ha parlato: "Sono io!" - Il mi' babbo con la torcia. "Dov'è???" "Che cosa, babbo" "Niente, l'ho trovato". E mi ha così sottratto la copia che avevo lasciato sul comodino (credo che ci siamo lasciati trasportare dalla narrazione, manco fosse un cimelio protetto da un basilisco a tre teste).  Poi mi alzo alla mia ora, tutto regolare, lo incontro in cucina e gli chiedo se per caso mi fossi solo immaginata l'incursione in camera. Lui ha accennato un sorrisetto compiaciuto e mi dice "Sì. Dopo che la tu' mamma s'è alzata non sono riuscito più a dormire". 
Bene. Passa la giornata, lavoro, bubu, baba, neve, che freddo che fa, continuo la lettura, si cena, si guarda un film. Poi ecco: prima di dormire riesco a finire il settimo ed ultimo volume. Hurrah, eeeeeee soddisfazione, ecc. ecc.  Non ripongo il libro sul comodino, ma accanto ai suoi sei fratelli in libreria: che riposi in pace. Poi zacchete, mi sono addormentata. 
Stamattina ho aperto gli occhi e ho visto il comodino vuoto, ho pensato Maremma quello sarà venuto a rubarlo anche stanotte?! Poi un guizzo di lucidità mi ha fatto ricordare che l'avevo messo via la sera prima, che era logico non fosse lì. Accendo la luce - la libreria ospitava un buco che avrebbe potuto contenere circa 697 pagine, accanto a un certo Harry Potter e il Principe Mezzosangue. E poi uno si chiede ancora cosa ci trovi.

giovedì 5 novembre 2009

As pessoas

Magari parlo da profana e non mi posso permettere un discorso di questo genere, ma tant'è.
Perché beh insomma, sono a pagina 138 e finora s'è parlato e straparlato di Pessoa e della sua eteronimia sino allo sfinimento.
Ma dico io: se avete trovato praticamente tutta la sua opera in un baule in casa sua e lui non l'aveva tirata fuori, cosa vi autorizza ad analizzarla, a pubblicarla, a speculare su sto cristo che era sì di fuori, ma conserva pur sempre una certa dignità?
Maledetti sciacalli dell'editoria! Mi fate schifo! Fernando aveva il sacrosanto diritto di scrivere ed essere ciò che più riteneva opportuno! Non ha mai importunato nessuno e voi, ora che è morto, state lì a mettere insieme i pezzi!
Invidiosi! Voi non c'avevate pensato! Lui era pazzo, lui era normale, lui era un genio! E voi no! Voi state completando l'album dei calciatori Panini!
E che diamine, lo dovevo dire a qualcuno!
Poi che fate, quando me ne vado consegnate mettiamo i miei diarii segreti alla Feltrinelli (d'accordo qui viaggio davvero per ipotesi)? O magari prima dovete fargli un check-up critico? Chissà e se viene fuori qualcosa di interessante?!
Suvvia, i surrealisti perlomeno volontariamente spiattellavano le loro menate, Pessoa no! Lui voleva esser lasciato in pace e crogiolarsi nelle proprie paranoie e solitudini abitate!
E quel che più mi infastidisce è che mi sono fatta questa idea solo dopo tale scempio! Non vorrei mai aver sentito parlare di Fernando Pessoa!
Cos'è successo, chi ha fatto un raid nel suo appartamento in cerca di materiale golosamente analizzabile? Quale parente ha avuto l'indecenza di consegnare tutto a un editore? Sperava forse di guadagnare col copyright?
Malvagi, infimi rigattieri! Vi schivo!
Qua è di voyerismo che si parla, si tratta di mettere il naso nelle tracce lasciate da un uomo lungo il suo indiscutibile cammino sulla Terra: come vi permettete a indagare sui suoi segreti?! E non è questione che lui è morto e non ha diritto di replica, no no: la questione è che se lui aveva messo tutto alla rinfusa in quel baule non era e non è e mai sarà tenuto a dare alcuna spiegazione! Né mai l'ha voluta da altri! Ci siamo capiti?
Odio la critica! Saccenti spocchiosi che pensano di entrare nel capo degli altri solo perché altri saccenti e spocchiosi gli hanno fornito strumenti e via libera!

Pessoa vi guarda (vi guardano) e vi dice
Fatevi i cazzi vostri!

lunedì 28 settembre 2009

Œpsilon

Anch'io ai miei tempi sono stata una Pupilla. In seconda liceo andavo a ripetizioni di matematica dal cugino di mia madre, che la insegnava in un altro istituto.
Vogliamo parlare della tariffa? A suo tempo si prendeva 30.000£ all'ora, che scusate ma non sono per niente i 15€ di adesso, e grazie mille per lo sconto parentela.

giovedì 17 settembre 2009

Rumba de perros

Sentendo di Mambo*, il povero canide bruciato vivo da due cons annoiati - la cui storia ha mobilitato non poco l'annoiata Brigitte Bardot - mio padre si è riscattato su quanto aveva precedentemente dichiarato sui cani. Difatti all'apprendere la notizia se n'è uscito con:

"'sti qui facevano meglio a piglia' la rincorsa e anda' a batte il capo nel muro"

E mi trova in pieno accordo.


*P.s. Scusate se nel link si vede Rita dalla Chiesa, non era voluto.
Arip.s. ho tolto il link con Rita dalla Chiesa, uno perché era sparito l'articolo, due perché si vedeva Rita dalla Chiesa.
Così è deciso, l'udienza è tolta.


Amparanoia - rumba de perros







sabato 12 settembre 2009

Profezie

Io: Caaane!! Din din bellino babbo guarda quel canino che peletti e che feste fa!
Babbo: I cani sono solo esseri cacanti.



N.B.: (Non pensiate che mio padre sia scurrile, è che quando è in confidenza fa così.)

martedì 1 settembre 2009

D'estate quante cose si scoprono!

Ah e volevo anche aggiungere dopo la baggianata dell'imbianchino che sono sconvolta; ieri mia madre se n'è uscita dicendo che sono nata alle 13 e 20. È questo il momento di rivelare le cose come stanno? Sono sempre stata convinta che la mia ora di nascita fosse mezzogiorno (non che me ne ricordassi direttamente), e questa nuova verità mi fa capire di aver vissuto fin qui nella menzogna, convinta di essere ascendente sagittario quando è capricorno.

Poi è logico che lo scetticismo prevale.
Tzè.