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venerdì 15 giugno 2012

Il gabbiano





Perché ridi in lontananza,
Con lo scherno portuario
Pieno d'astio indifferente, e l'arroganza
Di ogni paradiso fognario?

martedì 2 agosto 2011

Emmobbasta

Non sopporto più Parigi, la sua menzogna. Come una bella persona che dici Ah però poi alla fin fine delude. Nel mio capo è diventata piccola e decadente. Le sue teste scapigliate e le camminate con finta aria indifferente. Machiticaca. Lo stile sbottonato e mormorante di caffè brulicanti di topi. I bambini bobos e tutti sti dandy e sti alternativi che non sanno più come farsi notare che ci hanno veramente stramazzato i coglioni.


-------------------------------------------- Ritorno

Superato lo shock dell'appiccicume e dell'immondizia, guardando il sole ho avuto la sensazione di respirare la luce e m'è venuto da piangere, ma non l'ho fatto

domenica 7 marzo 2010

Giuro, dico questa e vado a letto.

Guidavo e
Mentre guidavo riflettevo
Riflettevo sulle nuove generazioni su di giri al giro la sera - bande di ossigenati scalpitanti con la techno nel cellulare dall'altoparlante malauguratamente troppo alto - e su quelle in greggi che fanno le fighe e mi chiedevo
Mi chiedevo dove fossero finiti i giovanotti un po' fricchettoni, i protoalternativi che sono ancora dei tarocchi ma che celano le potenzialità per poter diventare un giorno degli originali e ragionavo
Ragionavo che da giovini io e le mie amiche non è che non facessimo le fighe per scelta, ma perché non sapevamo ne esistesse l'opzione (e forse non lo sappiamo neanche oggi) mi sono girata allo svincolo e ho visto
Ho visto la luna fluttuare all'orizzonte, e mi spostavo
Mi spostavo e quella saliva spiandomi enorme, una calamita arancione su un cielo colata di ghisa e ho pensato
A Leopardi.

Poteva andar peggio.

domenica 9 agosto 2009

Inverno: mattinate di maggiorenni.

Afosa, afosa estate...è anche passato un breve acquazzone a fare visita qualche minuto fa, aveva il passo affrettato. Ciao.

Afosa, afosa estate dove sembra di non poter programmare niente, né per la serata né per il futuro.
Il fastidio di combattere contro l'aria pesante e non solo fisicamente.
La difficoltà di ritagliarsi degli spazi, anche per pigrizia e assenza di lungimiranza.
Non è sempre possibile proteggersi con una zanzariera. VzzzzzzzzzZzzzzZZzz.

Pesantissimo badare continuamente a sconosciuti, per un po' di spiccioli senza contributi. Sconosciuti immersi nell'afa di questi pomeriggi passati a scacciare mosche, a parlare di cibo e di tempo. A pensare densamente, a blaterare con superficialità, a dare giudizi affrettati così, un po' superlight senza filtro. A lamentarsi della propria vita (sempre però mantenendo lo stile di vita occidentale come termine di paragone).
Tramonti pigri, sfatti e nascosti, televisore spento,
uuuups,
un dito di polvere, un po' di calcare nella doccia che lavora di più.

Applausi: applausi non per me, né per te, risate e accenti nordici. No, non al nord, più al nord.
Brusio, cicaleggio diurno di ospiti invernali mancati.
Umorismo che non mi appartiene: sorrido per cortesia. Forse gli altri fanno lo stesso con me.

lunedì 29 giugno 2009

Papale nella bruma

Volevo solo suggerire ad A. S. P. (scopritore della critica in montagna, e che solo per merito suo pubblica per Bollati-Boringhieri) questa immagine, che mi sembra rientri appieno nell'argomento del corso. La lontananza sai, è come il vento: c'è, ma non si vede. E più ti avvicini e più la perdi, un po' come l'indovinello del silenZio.

In primo piano: la testa del naso. Sullo sfondo: insolito paesaggio toscano.

La foto tagliata da me è di g.c., che lui ci tiene al ©opyright. Nziamai.

domenica 17 maggio 2009

Guiris


Oh mio Dio sta tornando l'estate. E non è da sola. Mi pare cosa buona e giusta soffermarmi un po' su un argomento che mi sta a cu...ore. I TURISTI. Li conosco i miei polli, e conoscendoli, li evito.
Il mio atteggiamento più comune quando vado in visita in un paese straniero consiste nel cercare con ogni mezzo di confondermi con i locali. Armi utilizzate: nascondere la macchina fotografica dopo ogni scatto, ascoltare musica per strada, fermarmi a leggere, alzare OGNI TANTO la testa. Parlare solo se interpellata, controllare la cartina in bagno. Poi è logico, se sono in compagnia di connazionali lo sentono che parlo italiano.
Le nostre città si preparano ad una progressiva invasione di orde assassine (da non confondere con le orche assassine - un minuto di silenzio per Free Willy) che non gliene importa un fico fresco di sbandierare al mondo che loro, ebbene sì, sono in ferie. Orde che hanno già mandato le avanguardie in avanscoperta, a quanto pare, sprazzi di visitors come il polline, a maggio.
Il turista di oggi è diventato più scaltro: non si lascia più abbindolare da negozi di souvenir dove pagavi 3 grammi di sugo centomilalire. Sarà che hanno finito i soldi pure loro.
Arrivano, con quel naso in su, quelle mani dietro la schiena o sulla macchina fotografica, pronti a raccontare a casa tutto quello che hanno visto. In questa lingua: "Fddffjldnlvpfijvidhiofdh!" che mia nonna avrebbe detto "Ma come faranno questi stranieri a capirsi fra di loro". Abbigliamento di dubbio gusto, tessuti tecnici, colorito paonazzo, cono gelato del turista (nessun italiano ha mai mangiato in vita sua il cono da 12€ placcato cioccolato e granella di nocciole).
I peggiori sono gli americani, machevelodicoaffà. Forse nessuno gli ha mai detto quale valenza abbia il saluto, questa è la mia speranza più recondita. Con quel fastidiosissimo Hello che riecheggia nei nostri crani, o al massimo uno striminzito Ciao per tutti: vecchi, bambini, giovani, laureati, analfabeti, stronzi, brava gente. Salutare equivale a dare un segno di inoffensività. È una formula breve per dire Vengo in pace, stai tranquillo non ho intenzione di farti del male. Con tale premessa si sta freschi. Non si sono presi la briga di sapere come si dica Buongiorno. Tanto! Nostri lingui capiri dappertutti! Generalizzo troppo, diamo una percentuale: secondo una mia stima il 75% fa così. E attacca a parlare in inglese prima di chiederti gentilmente se sei in grado. Quando si trovano sul punto di pagare tirano fuori dal wallet una paccata di €uri tanto per contarli davanti a te, che vedi quei fogli viola, mai conosciuti prima.
Poi ci sono i giapponesi. Almeno vedi l'orizzonte se te li ritrovi davanti in blocco.
Gli olandesi invece parlano sottovoce...vogliono confondersi coi tedeschi, desiderano che tu non capisca da dove vengano. Vorrebbero quasi che tu non li localizzi...vorrebbero appartenere ad un'area non specificata, un po' più estesa del Benelux, che arriva fino alla Danimarca. E soprattutto, bisogna vedere se sono belgi o olandesi. Mistero della lingua! Cari olandesi ma di che vi vergognate? Magari fossimo come voi! Dopo tutto è inutile che svicolate: le montature degli occhiali sono inequivocabili.
I crucchi, loro, ormai non li vediamo manco più, si stanno naturalizzando italiani; risoprannominati I Fedelissimi.
I Sudamericani li trovi solo d'inverno.
I francesi girano curati e con l'aria scettica.
Se ti domandi Ma questi sono due ore che li ascolto ma di dove cazzo sono????, sono finlandesi. Come si diceva un tempo fra di noi: "Dekke voppo kappa kappa". Ma a volte ungheresi.
Poi ci sono gli spagnoli. Si vergognano degli stereotipi che li riguardano e poi fanno di tutto per non smentirsi. Almeno se sono in più di tre. Come gli italiani, ugualos.
I portoghesi sono rari ma in aumento. Fuori moda decisamente, li riconosci dalle scarpe, le più brutte d'Europa. E un ascolto disattento farà trasalire, perché si crede di trovarsi di fronte a esemplari di un chissà quale popolo slavo dalle sopracciglia nere.
I polacchi: si vogliono confondere come gli olandesi, ma sono generalmente più rachitici, anche un po' sgualciti. Ma io gli voglio bene.
Gli inglesi. Bei cappelli! Lenti lenti, risate risate.
I greci, uhm un po' truffaldini ma molto kos kos, caa dici scusa?
Svedesi, tornate quando i vostri figli saranno in età da marito. E soprattutto, non lasciate che quei poveri bimbi albini pestino le cacche di piccione con la pianta dei loro piedini scalzi.

(Ma ora viene il bello, apro una parentesi sul cortile interno. Sto parlando dei cinquantenni italiani che fanno la gita fuori porta. Le signore: golfino sulle spalle, o giubbotto di jeans, pinocchietto sempre di jeans, scarpe da ginnastica immacolate (e grazie! Le usi una volta all'anno per fare la gita fuori porta col marito!), occhiali da sole sulla testa, mèches da urlo, non suo. Il marito: non gliene frega un cazzo, sarebbe volentieri rimasto a casa. Trippa tesa sotto la polo stirata, fa piuttosto pendant con la signora che indica e propone. I figli, se ne hanno, o non vivono con loro o non gliene fregava un cazzo di fare la gita fuori porta. Il marito però non si è potuto sottrarre ai voleri della consorte.)

In fondo però mi tocca stare zitta. Qualcuno una volta mi disse che è solo grazie a loro se il luogo in cui vivo è conservato e si può permettere un'economia. Ma sti ca', io non li reggo! Gli dovrei pure dire Grazzi milli?

© Bustd-tees

venerdì 10 aprile 2009

Poggiobucafapiano


---------------------------------------------------- Tranquillità interiore



|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||| e gli spunzoni della realtà esterna





Il bilancio di questo periodo risulta alla pari, ma la pianura non permette di immaginare l'orizzonte