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venerdì 1 febbraio 2013

Convincimenti

Una volta per studiare accendevo sulla scrivania una candela che fra me e me chiamavo "la candela della conoscenza". Non so come mi fosse venuto in mente questo stratagemma per cui è facile rendersi ridicoli; fatto sta che la accendevo in momenti di svogliatezza totale, e se cercavo di distrarmi la guardavo pensando che il fine ultimo di tutto quello era qualcosa di importante, qualcosa di antico e trasmissibile. Questo succedeva in una testa profondamente idealista che guardo con un po' di derisione. Ora però i tempi sono cambiati, e al posto della candela della conoscenza mentre scrivo la tesi accendo la lampada a lava, quella con le bolle, la stessa che ha Desmond di Lost nella botola, per capirsi fra noi del campo. Il prossimo passo probabilmente sarà un cartello a LED con la scritta lampeggiante "Aperto".
A parte le fricchettonate della conoscenza e del sapere (visioni che ho largamente ridimensionato, e che possono esser tirate fuori dopo 7-8 bicchieri di vino), credo in fin dei conti che qualcosa non sia cambiato: il mio profondo bisogno di ipnotizzarmi.

lunedì 20 agosto 2012

Never this cul so far

La vita dovrebbe essere cool e underground* così



 stile + 60%
Invece poi è cool e underground così


 e l'unica cosa che mi pare screcciata spesso sono i cosiddetti.


*(secondo una traduzione letterale, se la vita fosse cool e underground probabilmente negherebbe sé stessa. Ecco perché a volte gli anglicismi è meglio lasciarli agli anglofoni, e perché ho scelto di vivere.)

venerdì 3 febbraio 2012

Kefiati, che fiati!

Ai nostri tempi, che erano ieri e dieci minuti fa, si era o tópi (una specie di fighettismo dispregiativo che include pochissima intelligenza, ad Arezzo chiamati anche "pottoni") o fricchettoni, un'evoluzione di fascisti vs comunisti, brindelli sbriciolati degli anni '70. Si saltava la scuola e si andava alla manifestazione dei lavoratori, più che altro per saltare la scuola ma mica lo ammettevamo! Si sapeva tutti che era per quello ma ci nascondevamo dietro ideali più grandi di noi. E che ci appartengono ancora, ma siamo diventati solo più sinceri con noi stessi.
Portavo con fierezza dei pantaloni sbrindellati, i maglioni a cazzo di cane, le camicie vecchie della mi' mamma e le scarpe bucate che d'inverno mi venivano i geloni, ma non ho mai comprato la kefia, perché era troppo forte e non volevo coprirmi di simboli. Mi dicevo che ci voleva un bel po' di fegato per sbandierare le proprie idee così: sotto sotto sapevo che non avrei saputo argomentare fino in fondo. Che onestà, Madonna! Come se chi la portava sapesse realmente argomentare! Ma c'era una ragione ben precisa per cui uno sfoggiava la kefia. Era certo un tipo di moda, ma una moda un pochino più nobile.
Stasera alla lezione delle tre e mezzo con la sgolatissima troisième cinq, (età: prima superiore), c'era al solito un ragazzino, simpatico e energico e che alla lunga snerva, un po' il Fiorello della classe, che si mette sempre in mezzo a tutti a far casino, e che porta fisso una kefia, quella del tipo bianco e nero. Oggi ho deciso di indagare che aria tira fra i quattordicenni francesi del sud. Ma sono convita che il dialogo avrebbe potuto tenersi in qualsiasi altra parte del mondo.
Gli chiedo (traduzione simultanea):
 - "Che cosa porti al collo?"
 - "Prof, è una sciarpa"
 - "Lo so che è una sciarpa, grazie, ma che cos'è?"
 - "È solo una sciarpa! Cosa mi chiede? Dove vuole arrivare?"
 - "Perché porti questa sciarpa?"
 - "È per coprirmi il collo, prof!"
 - "Ma non lo sai che è un simbolo? Davvero non lo sai? Non sai che cosa rappresenta?"
 - "No, non lo so."
 - "Ma come, E.! Proprio tu! Ti devi informare!"
E adesso quarantenni dite qualcosa su di me, che a voi ci pensano i sessantenni.

lunedì 21 novembre 2011

Associazione sportiva

E ho fatto il mio vai!
Dopo quasi due mesi di solitudine finalmente ho qualche amico, o comunque degli amici in potenza visto che ci conosciamo da meno di una settimana. Il tutto è coinciso con l'avvento di una bicicletta.
A quanto pare le assistenti di spagnolo e tedesco sono sportive al massimo, alle sei vado in palestra, ieri siamo andate a scarpinare da mezzogiorno alle quattro per le calanche, sabato sera a vedere una partita di pallamano, tutto questo tempestato da future lezioni di yoga e danza. Tutti luoghi da raggiungere in bici e ogni volta so' sei chilometri. Da sola avevo il minuscolo progetto di andare in piscina, che per forza di cose e mancanza di forze abbandonerò, nonostante l'acquisto di ciabatte, occhialini e attenzione, pince-nez
Che poi niente da dire, è un gran bene, viva la salute eh.
Io so stanca morta però

lunedì 28 marzo 2011

Soddisfatti o rimborsati

Sai che? Per un periodo di prova tenterò di pensare sempre bene della gente, invece che male. Cercherò di immaginare che tutto viene fatto per il mio bene o per il bene di qualcun altro, visto che finora me le sono sempre tirate dietro, allora mi dico che forse sbaglio io. Tentar non nuoce. All'inverso, nuocere non tenta.

martedì 1 febbraio 2011

Il faut se faire voyant!

Capita spesso di prendere una decisione 
non per ottenere quel che si è deciso, 
ma per controllare se la decisione stessa 
porterà effettivamente con sé 
tutta una serie di avvenimenti che si è pensato prevedere.

domenica 3 ottobre 2010

La Piazza

Conosco di vista alcuni abitanti della Piazza. Nelle pause in cui esco a fumare dall'androne dove passo le mie interminabili domeniche li vedo quando ormai lasciano le loro abitazioni, o quando rincasano.
Gli abitanti della Piazza sono gente tranquilla, silenziosa, tranne la famiglia del numero civico 1. È anche vero però che loro ci sono di rado, questa dev'essere una seconda casa, e credo abitino la maggior parte del tempo in un capoluogo di provincia non distante da qui. Sono una coppia di anziani, lei è laboriosa e vociona, abbastanza smilza e piccola di statura, il marito è alto e snello, di preferenza se ne sta a leggere il giornale su una sedia davanti al portone, per quello che vedo io. Altrimenti gioca con il nipotino, o meglio, bada che le macchine non lo investano. La coppia ha una figlia, sposata, il marito si fa questi bei week-end di paura dai suoceri, e hanno un bambino e una bambina piccoli. La bambina non la fanno uscire molto, ma si sente piangere dal primo piano, il fratellino invece scorrazza in Piazza, e quando c'è bel tempo porta la macchinina telecomandata e le fa fare gare lungo piste immaginarie accanto al nonno, che se ne sta in un canto a borbottare.
Accanto a questa famiglia vive una madre con la figlia. È una signora ancora piacente, che si dà arie da bottanazza e pare che la figlia stia sulla buona strada. Per quel che si può evincere è divorziata o giammai sposata: ma non si legga giudizio nelle mie parole. La signora è austera e se la crede un po', se mi vede fuori non mi saluta mai, al contrario della vecchina vicina di casa. Se ne va a passo di metronomo coi tacchi vertiginosi, decisamente un abbigliamento troppo audace per un paesello. La figlia va dalla mia stessa parrucchiera e a volte ce la trovo, col fidanzato di turno che si fa due palle così.
I vicini delle due donne sono come le stagioni: a rotazione. La casa è in affitto, e cambia di inquilini a una velocità impressionante, a cadenza perlopiù settimanale. Se ne vedono di tutti: americani, svedesi, italiani, tedeschi, turisti per caso che hanno scovato su internet il contatto dell'affittuario. D'inverno è disabitata.
Dal lato opposto della Piazza le mie conoscenze finiscono in un burrone. La casa dei dirimpettaj dei vecchietti è sempre vuota, c'è sempre un gran numero di gatti che ne infesta i dintorni. Infatti, vicino a questa casa fantasma - congetture di un'esterna - ci vive una signora inglese, una di queste ex-hippie che hanno fatto il '68 e ora danno da mangiare ai gatti e vivono in un posto tranquillo in Toscana. Il suo italiano è tuttora pessimo, e parla ai suoi animali in inglese, probabilmente gli unici interlocutori di cui disponga durante tutto il dì. Quando arriva lei, code sull'attenti: si mangia. Lei è secca scheletrica, ha un caschetto di capelli grigi e una scarsa parvenza di sanità mentale.
Poi c'è quella che sta nell'androne durante le sue interminabili domeniche, e esce fuori a fumare, a telefonare o fa insieme queste due attività. Non si può dire cosa succeda nell'androne, perché questo è il racconto di cosa succede fuori, in Piazza.

martedì 28 settembre 2010

Io muojo per tè.

Mmm buono! Cos'è? Che odore, che sapore! Una delizia per le papille gustative!

Certo che il tè verde farà anche bene, avrà anche proprietà benefiche antiossidanti, ajuta il metabolismo, a eliminare le tossine e altre varie fricchettonate, ma sembra proprio di sorbire un decotto di pulezze*













* rape