Visualizzazione post con etichetta Aria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Aria. Mostra tutti i post

martedì 12 giugno 2012

Alien casalingo






Nonostante la Quadrilogia di Alien non sia per niente scary, a dispetto di quanto affermano gli Americani di Yahoo! Answers, può capitare che dopo essersela bevuta con l'imbuto in due giorni uno possa avere qualche scompenso, o semplicemente una particolare effimera ossessione. Essendo in casa e possibile che sfiori il pensiero di trovare nel tragitto fra il salotto e il bagno uno di questi marcantoni, ecco qualche consiglio per dimenticare serenamente gli Alieni, o comunque accettarne la presenza.

Mettila così: se ti trovi un Alieno nell'astronave è un male, ma anche avecci le zanzare in casa non è meglio.
Non preoccuparti dell'Alieno se non hai presso la tua abitazione i condotti di aerazione grossi quanto il traforo del Fréjus.
Se ti trovi un Alieno in casa, poco male: feriscilo con un'arma da taglio e usa il suo sangue per pulire le incrostazioni della doccia.
È consigliabile, vedendo in salotto uno strano uovo che si schiude a pianta carnivora, indietreggiare, uscire di casa e farsi ospitare da qualcuno.
Neanche i Marines annientano gli Alieni, se ne trovi uno in casa, a quel punto chiedigli se si vuole fermare a cena.
Se senti dei movimenti strani nella pancia, o è un Alieno o è giunto il momento di smettere di far colazione con gli All Bran. Se comunque non sei andato ultimamente in ipersonno non dovrebbero esserci rischi (a titolo personale, sono perfettamente capace di dormire per 57 anni, poi ognuno calibra i rischi con la propria situazione).
Se tagliando l'insalata ti fai male e sanguini bianco, non preoccuparti, sei un umanoide programmato per tagliare l'insalata, oltre a essere una cosa molto fashion. Sì! È per quello che è così tanto tempo che non vai a fare le analisi del sangue.
Non sperare di essere come Segourney Weaver, con la stessa fermezza e lo stesso coraggio. Non schianta mai, e quando schianta la clonano, ha visto più Extraterrestri lei di Eugenio Finardi. E non so se hai presente quanto fanno schifo gli Aliens, se li hai visti o sei Sigourney Weaver o li hai visti attraverso uno schermo. Ad ogni modo non ti preoccupare: in un caso è finzione, in un altro sopravviverai. E stica.

Momento autostima per tutti_ Se trovate un alieno in casa, infine, andate di là a specchiarvi: minchia quanto siamo fichi a confronto.


lunedì 4 giugno 2012

Eu vou à praia suja

La Grande Plage
Dopo aver cambiato spiaggia perché il Mistral buttava sassate di sabbia, è passato un omino coi baffi e i pantaloni a vita alta mimetici, sopraelevato mentre ero nella scogliera e mi fa:
Idem, G.P.
- "Elle est bonne"? Indicando il mare. Io ho risposto: - "Bonjour!". Ho pensato che in italiano non esiste un aggettivo per dire che l'acqua è "buona", nel senso che fa piacere sguazzarvici.
Plage de Saint-Jean
O sì? Perché se vogliamo dire qualcosa dell'acqua del mare, in caso di bagno diciamo solo che è calda o fredda, pulita o sporca? E se a uno gli garba fare il bagno nell'acqua sudicia? Manca la bontà come positività assoluta.
Idem, St-J.
La stagione dà il meglio di sé, mi scuso che non scrivo da più di un mese, e quando è così il confine fra l'essere molto impegnati e il non succedere un cazzo è molto labile.

Qui invece è Beverly Hills
In allegato, alcune simpatiche testimonianze fotografiche del dì.






domenica 8 aprile 2012

Ci sta il vento e il Vento.

C'è il Mistral, anche oggi, viene sparato da nord come un sifone.  Era un po' che non si faceva vedere. Non voglio nessun altro vento. Oggi pare che porti la luce, e non solo che sposti l'aria. A casa mia sibila timido e non gli do nomi, qui non ha paura di niente, è spavaldo come la gente che abita questi luoghi. E tutti lo conoscono, non è che dicono Oggi c'è vento, dicono Oggi tira il Mistral, come se fosse un viandante che fa la spola e passasse dal retro per tornare a correre davanti ai nasi della gente e a spingergli le schiene.
Guardo fuori, rincasata in questi metriquadri bianchi e vuotissimi e il gonnellino dello spaventapasseri e non è risicato, sventola fiero come uno stendardo, e le palme se la ridono delle raffiche, e si spostano come per far passare qualcuno in un marciapiede affollato. Mi mancheranno, lui e le piante che si scialano a far fluttuare i loro rami come capelli. A camminare con questo tempo ci si sente solo più vivi. 
Mi ricordo di gente che mi ha suggerito di fare attenzione perché questi posti sono pericolosi, Fais attention, j'ai entendu à la radio que là-bas ça flingue pas mal, e invece no, è evidente che non ci sono mai stati, non hanno sentito la spinta vitale di questo vento, che è aggressivo ma abbraccia, che ti rema contro ma ti aiuta anche a camminare, non hanno sentito l'aria che si muove in banco e che finisce al mare e finisce per farlo incazzare: ma questo è l'unico modo per svegliarlo, che sta sempre lì a sciacquettare sulla battigia e si dimentica di sé stesso.
Chi mi ha detto così è gente che è evidente che voleva dire Fai attenzione perché laggiù si sente parecchio la vita.


sabato 21 gennaio 2012

Et le Mistral gagnant

S'è rialzato il Mistral,  
con raffiche a più di cent'all'ora.

Il clima qui è più che mite, ma, immagine che ho già usato, come il lupo cattivo sulle case dei Tre Porcellini, il suddetto vento nordista fa visita ogni due per tre, sbatacchiando le palme, arrossando il tramonto, spifferando nella sciarpa e facendo venire i piccioni, le tortore e tutte le palome del caso a cagare nel mio terrazzo, che ci trovano riparo. E io non faccio pari ad andare a scacciarli.
Poi chi è che pulisce??? Eh!!??
Maremma ladra.

Ay ay ay ay ay Paloma

mercoledì 2 novembre 2011

Go West

Declinando verso ovest i colori si disperdono, il mare dall'azzurro pavone della costa nizzarda è più confetto, e fa untuttunocolcielo, il terreno diventa granitico e più blando. Prima di Tolone la terra è colorada, nel senso di rossa, e svegliandosi durante lo strano sonnecchiamento ferroviario a sinistra c'è il mare, a destra la roccia rossa, e sembra un turrón de polvo con un immenso ruscello di acqua minerale accanto. Al limitare del marsigliese ormai le case, l'acqua, l'aria, sono tutte dello stesso colore, rosa e grigio, un azzurro argenteo sverdicchiato dalle palme.

martedì 2 agosto 2011

Emmobbasta

Non sopporto più Parigi, la sua menzogna. Come una bella persona che dici Ah però poi alla fin fine delude. Nel mio capo è diventata piccola e decadente. Le sue teste scapigliate e le camminate con finta aria indifferente. Machiticaca. Lo stile sbottonato e mormorante di caffè brulicanti di topi. I bambini bobos e tutti sti dandy e sti alternativi che non sanno più come farsi notare che ci hanno veramente stramazzato i coglioni.


-------------------------------------------- Ritorno

Superato lo shock dell'appiccicume e dell'immondizia, guardando il sole ho avuto la sensazione di respirare la luce e m'è venuto da piangere, ma non l'ho fatto

domenica 23 gennaio 2011

Con un "tu" impersonale.

Tienitelo pure, piglialo, è tuo. Ho fatto un passo indietro, chi vorrà si volta e mi segue. Tieniti i meriti fasulli di chi macina numeri.  Pigliala te la massa di rintronati che biascicano in fila. Tienitela tu l'ansia per questo futuro. Tieniteli tu i ricordi di questo passato. Tieniti tu le illusioni perdute, ti lascio tutto, anche il caffè sul gas. Tienilo pure, tieniti anche lui, tieniti il vino, i guanti e il cappello e i piatti sporchi, tieniti il tempo che passa e la ruga che fa capolino, che ce ne vuole per darci dei vecchi, credimi. Tieni il cappuccio in testa, che fa freddo. Strappa una pagina del dizionario, parti e tienila.  Ti basterà una parola al giorno per riflettere sul presente. Tieniti il pessimismo, e i destini tutti uguali e tutti belli e prestabiliti. Tieniti l'incapacità di accontentarsi. Tieni pure lo sfruttamento e la presa di culo, mi tengo il minimo per squarciare il tuo grigiore. Tieniti il capello bianco a braccetto con tutti gli altri, il phon e il caricatore. Tieni per te anche l'affezione per chi ti vuole. Tieniti pure tutte le ossessioni e le regole per accettare il quotidiano. Tieni una cosa per domani e due per oggi, butta tutto l'accumulato jeri. Tieniti in forma e programma la tua vita. Lasciami almeno la finestra aperta però.

domenica 16 gennaio 2011

Rebus

Lascio tutto e tutti con un pugno di mosche, per un pugno di aria che forse non troverò.

A presto.

mercoledì 8 dicembre 2010

Surprises, please

Dalla collana "Cose che molto probabilmente non ti interessano"

Lasciamo stare questa nottata tempestata di pensieri inquietanti frutto di preoccupazioni che non vi e non mi riguardano e che mi hanno svegliata di soprassalto prestissimo. Con strascichi niente male, soprattutto oggi in cui mi vedo obbligata  a mantenere un atteggiamento di sospensione. "Mi vedo" da considerarsi letteralmente: oggi mi vedo vivere. Sono sola, ma se ci fosse qualcuno mi scrollerebbe la spalla dicendomi Forse è meglio se ce ne andiamo via di qui.
Thom Yorke
Parliamo dell'altra sera invece, quando inspiegabilmente mi sono addormentata pensando al cantante dei Radiohead, pur non avendolo conosciuto personalmente né potuto apprezzare appieno grazie a terzi né soprattutto essendo in definitiva particolare estimatrice della loro musica (senza in realtà schifarla). Resta il fatto che stavo pensando a Thom Yorke, e non ne conosco il motivo. Sarà stata la prima volta che lo facevo. E me ne ricordo perché poi, al risveglio, mi è ritornato subito in mente e mi sono resa conto che era lo stesso pensiero di prima di addormentarmi. Mah che vorrà dire. Con quell'occhietto, poi.
Adesso con questa rivelazione non stupirò nessuno e sarà di certo irrilevante rispetto a quelle degli ultimi tempi, però ho acceso l'enciclopèdia e ho cercato 'sto tizio (di cui non ricordavo neanche il nome) per sapere che volesse da me e ho scoperto che siamo nati lo stesso giorno. Non dello stesso anno, però: altrimenti era meglio se mi davo all'ippica.

giovedì 10 giugno 2010

Renegade

Cari motociclisti, voi non siete tutti uguali. Ci sono quelli timidi, con una flebile passione per le due ruote che in fondo usano la moto solo perché fa caldo. 
Lascio a voi appartenenti a questa categoria, i più assennati, l'oneroso compito di andare a scommazzare di mazzate i vostri colleghi i motociclisti tronfi, quelli che se ne vanno roboando a tutte le ore per la rete stradale planetaria. 
¡Que os den!
Il vostro è un compito preciso: andate a dare una manata a quegli imbecilli con la marmitta sfondata che inquinano l'aria coi loro brottototototouuuuuuuuuuuuuum esagerati, ma proprio da malati di mente, delle ore 14h30, durante un breve pisolino. 
Andate voi, io sono a piedi.

sabato 21 novembre 2009

Profilo astrologico: Bilancia


I nati sotto questo segno d'aria al contrario di come si possa credere non sono persone equilibrate, bensì alla continua ricerca di equilibrio. Una volta capito che l'equilibrio non esiste, raccontano frottole a sé stessi per far tornare i conti.
Legati all'estetica e a tutto ciò che è bello e stiloso, espongono i nuovi acquisti agli amici, ai quali di norma non importa molto.
Vanno fieri della propria cancelleria e lo rendono noto a chi sta loro intorno, ai quali di norma non importa molto.

domenica 13 settembre 2009

Che schifo, un piccione morto!

Piccione
Troppo ti sei affacciato sul torrione
La rete ti ha intrappolato
Ponendo fine al tuo volo stentato.

Piccione, ora giaci a testa china
Ignorando il guano della nidiata vicina
Ed il piumaggio argentato
Del tuo genere alato.

Piccione
Ti han guardato tante persone
Da lontano non si vede
La tua lenta decomposizione.

Piccione
Peristi di sabato sul torrione
Ora la rete ti trattiene, è così
Ti toglieranno solo lunedì.

martedì 1 settembre 2009

Ho chiamato l'imbianchino

e gli ho detto di dare una mano di bianco al blog.

ARIA!

Pareva di stare in una catacomba.
E Il glossario di fiducia subirà la stessa sorte.

domenica 9 agosto 2009

Inverno: mattinate di maggiorenni.

Afosa, afosa estate...è anche passato un breve acquazzone a fare visita qualche minuto fa, aveva il passo affrettato. Ciao.

Afosa, afosa estate dove sembra di non poter programmare niente, né per la serata né per il futuro.
Il fastidio di combattere contro l'aria pesante e non solo fisicamente.
La difficoltà di ritagliarsi degli spazi, anche per pigrizia e assenza di lungimiranza.
Non è sempre possibile proteggersi con una zanzariera. VzzzzzzzzzZzzzzZZzz.

Pesantissimo badare continuamente a sconosciuti, per un po' di spiccioli senza contributi. Sconosciuti immersi nell'afa di questi pomeriggi passati a scacciare mosche, a parlare di cibo e di tempo. A pensare densamente, a blaterare con superficialità, a dare giudizi affrettati così, un po' superlight senza filtro. A lamentarsi della propria vita (sempre però mantenendo lo stile di vita occidentale come termine di paragone).
Tramonti pigri, sfatti e nascosti, televisore spento,
uuuups,
un dito di polvere, un po' di calcare nella doccia che lavora di più.

Applausi: applausi non per me, né per te, risate e accenti nordici. No, non al nord, più al nord.
Brusio, cicaleggio diurno di ospiti invernali mancati.
Umorismo che non mi appartiene: sorrido per cortesia. Forse gli altri fanno lo stesso con me.

lunedì 29 giugno 2009

Papale nella bruma

Volevo solo suggerire ad A. S. P. (scopritore della critica in montagna, e che solo per merito suo pubblica per Bollati-Boringhieri) questa immagine, che mi sembra rientri appieno nell'argomento del corso. La lontananza sai, è come il vento: c'è, ma non si vede. E più ti avvicini e più la perdi, un po' come l'indovinello del silenZio.

In primo piano: la testa del naso. Sullo sfondo: insolito paesaggio toscano.

La foto tagliata da me è di g.c., che lui ci tiene al ©opyright. Nziamai.

lunedì 15 giugno 2009

Mi sento un po' un cannibale


Quando riprende, quando riprende quella sensazione che non capiamo più niente che non sappiamo se sia male di vivere e che cavolo vuole da noi, se il caldo, se entrambi, ci giriamo intorno e tutto infastidisce ma soprattutto è tangibile l'impotenza nel cambiamento del circostante, quando il sangue è uscito dalle vene ed è entrato nella pancia, quando siamo pronti a mandare tutto all'aria e sappiamo di voler star male così senza motivo almeno possiamo dare la colpa a qualcosa, senza dover risalire a motivazioni concatenate.
Quando vorremmo tutto per noi pur sapendo di non essere in grado di controllarlo, quando la condivisione si fa stretta eppure è obbligata e non poter urlare diventa straziante.
Quando gli altri non ci ascoltano perché stiamo zitti, ma stiamo zitti perché gli altri non ci ascoltano. Ci sentiamo estranei pure a noi stessi, anche i pensieri si rarefanno, così da infastidire meno e poter avere la mente sgombra per pianificazioni che evaporeranno in un nonnulla.
Quando ci sembra di deludere il prossimo con comportamenti non abituali, e speriamo che il prossimo decifri qualcosa di inspiegabile ma in realtà questo si gratta allegramente la pancia di fronte alla nostra oscurità momentanea, e/o ci piace intenderla così. In fondo anche il prossimo si distrae facilmente e magari si sente come noi senza che ce ne accorgiamo.
Quando capiamo che in realtà ci sono dei fievoli segnali esterni volti a rendere la situazione più serena, ma il nostro animo non ce lo permette e vorremmo flagellarci, perché sentiamo la mutazione crescerci dentro e vorremmo premere rew. e f.fwd. in contemporanea sapendo che si rovinerebbe la cassetta.
Quando ormai non controlliamo più le azioni o forse le controlliamo e tentiamo di mettere ogni parola sulla bilancia del buonsenso con uno sforzo sovrumano e sembra che per qualche ora - stranamente - l'allegria ci abbia abbandonato, per piccole delusioni estemporanee che non ci dovrebbero riguardare. E che vorremmo ci riguardassero. Quando ci sentiamo così, rispondiamo che siamo stanchi, ma stanchi non lo siamo quasi mai.
In questi momenti, vorremmo che tutto finisse per sempre e contemporaneamente durasse all'infinito.
Avete capito di che parlo. Papillons.

domenica 14 giugno 2009

Stucchevolezza rifinita

Hp:
Giusto, giustissimo; mi hanno ricordato oggi che ho dimenticato di descrivere lo stucco in quanto rifinitura. Uno si mette lì, fa il grosso del lavoro, poi rifinisce.

Ora. Le rifiniture senza una base sono insensate, se posso permettermi di nominare il sig. Senso. Contorno, dettagli. Esempio pratico: una macchina senza Arbre Magique va lo stesso, e l'Arbre Magique da solo, per contro, è disgustoso. Puzzolente, putrido, allergenico, scabramente vellutato. Di più: con l'Arbre Magique non puoi andare a fare la spesa. E non puoi farci neanche l'albero di Natale. Se ti piace darti un'aria da alternativo, invece, sì. Anzi, ora che ci penso a dicembre farò di tutto affinché in casa aleggi un simpatico olezzo di pino silvestre.

I dettagli da soli sono spesso eliminabili. Se poi stanno a completamento di un corpus più grande, ne possiamo parlare. L'importante è che questi dettagli a rifinitura non sostituiscano la parte più significativa dell'opera, che non saltino troppo all'occhio - o al naso, se Alberi Magici (lecci?). A me piacciono i dettagli, li ammiro proprio perché si nascondono e se celati volontariamente diventano un orgoglio.

Mi chiedo perché a volte lo stucco, secondo la mia analisi precedente - se inteso adesso come rifinitura e dettaglio - non si celi anch'esso dando un effetto di insieme che non stoni e non ci accechi con i suoi colori da Stabilo Boss che brilla anche al buio. Lo stucco non è più rifinitura quindi perché irrompe, violento, nella vita di tutti i giorni e ci ri-sfinisce con le sue inutilità.

Th:
MEGLIO UNA MACCHINA SENZA ARBRE MAGIQUE, IN DEFINITIVA.

martedì 26 maggio 2009

De toutes les matières c'est la ouate qu'elle préfère

Uno va avanti così, senza troppi programmi, come se le passioni spianassero la strada. E fossero sufficienti a farsi apprezzare. Forse nei piccoli ambienti funziona, quando l'ovatta di amici e parenti pronti a giustificare gli atti rende sicuri i movimenti. Ma se passa una folata di vento del mondo là fuori, quante carte buttate all'aria.

Uno va avanti così, come se i processi mentali che attraversano la mente fossero visibili. Ma anche paradossalmente come se fossimo mimetizzati nella macchia, quando abbiamo dimenticato a casa anche il giornale per nascondere ogni tanto la faccia. Il baratto sta tutto qui, comunque: vous me regardez, mais moi aussi je vous regarde. E chissene, punto. Piccola rivalsa che significa ben poco.

Obiezione vostro onore, in questo mondo bisogna avercelo innanzitutto, un programma. Anche l'irrazionale ha bisogno di una logica da distruggere. E spesso i guardiani della logica scrutano più di quanto non lo facciamo noi, abbiamo sempre l'impressione che sappiano troppo e che gli ignoranti siamo noi. Certo, uno si butterà prima o poi appoggiandosi alle proprie infallibili qualità, ma chi assicura che le qualità valide per un individuo lo siano per un altro? E chi ci venderà l'eterna giovinezza?

Ci vorrebbe un dogma regolatore. Ma anche quelli alla lunga vengono meno, il mondo è disordinato, e per questo è bello. Anche l'irrazionale ha bisogno di una logica da distruggere, ripeto. La logica mi rincorre, mi dice Mani in alto. E disprezzarla, significa paura della propria incapacità di fare programmi. E dare coerenza con gli atti al pensiero. Invece no, a volte lo stupore viene prima di tutto dall'interno, non da quello che si vede.

Bisogna conoscere le norme per trasgredirle coscientemente, per fare una rivoluzione, anche impercettibile. C'è molto lavoro da fare per costruire una molotov consapevole.

E bisogna soprattutto relazionarsi con gli altri cautamente, perché le sorprese ci aspettano pour un oui, pour un non. E per fortuna, sennò sai che palle. Uno va avanti, credendo di trovare logica almeno negli altri quando anche loro lottano per razionalizzare le azioni. E mica gli riesce tanto bene. Uno va avanti, ma non se la può prendere. Poi verrà un barlume di sincronia, e ci sembrerà di essere una cosa sola.

Solo l'operato conta, secondo loro. Non il mezzo, né le parole buttate là, su un tavolo non apparecchiato. A volte si raggiungono dei risultati sorprendenti, nonostante la condotta. Mi viene in mente Gesualdo da Venosa e lo spinoso "teorema adiabatico", dove solo il lavoro è implicato, citato da Battiato che mi ha mandato in crisi con ricerche su Wikipedia. Assassino della moglie, ma compositore di musiche sublimi. Cosa importa di più in fondo? Questo o quello? Forse gli anni di distanza e la non conoscenza della sposa ci portano a buttarla nel dimenticatoio. Finiremo così se il nostro operato non è degno di nota?

Anche qui ma che vado dicendo, non ho nemmeno organizzato tutto questo discorso. Vogliatemi bene lo stesso, cari ovattatori.
Pensiero causale, imperativo categorico, ferma distinzione dell'uomo dall'animale, teorema adiabatico: i madrigali di Gesualdo principe di Venosa musicista assassino della sposa - cosa importa? Scocca la sua nota, dolce come rosa.