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venerdì 1 febbraio 2013

Convincimenti

Una volta per studiare accendevo sulla scrivania una candela che fra me e me chiamavo "la candela della conoscenza". Non so come mi fosse venuto in mente questo stratagemma per cui è facile rendersi ridicoli; fatto sta che la accendevo in momenti di svogliatezza totale, e se cercavo di distrarmi la guardavo pensando che il fine ultimo di tutto quello era qualcosa di importante, qualcosa di antico e trasmissibile. Questo succedeva in una testa profondamente idealista che guardo con un po' di derisione. Ora però i tempi sono cambiati, e al posto della candela della conoscenza mentre scrivo la tesi accendo la lampada a lava, quella con le bolle, la stessa che ha Desmond di Lost nella botola, per capirsi fra noi del campo. Il prossimo passo probabilmente sarà un cartello a LED con la scritta lampeggiante "Aperto".
A parte le fricchettonate della conoscenza e del sapere (visioni che ho largamente ridimensionato, e che possono esser tirate fuori dopo 7-8 bicchieri di vino), credo in fin dei conti che qualcosa non sia cambiato: il mio profondo bisogno di ipnotizzarmi.

domenica 11 marzo 2012

Bisogna sempre mettere un titolo?

La vita ci ha insegnato che le cose succedono, anche quando sembravano improbabili. Che anche se ci chiediamo come sia stato possibile, è uguale. Viviamo in una realtà surreale di per sé, perché analizzata in tal senso.  
Uno, di sguincio, si domanda la ragione per cui continui a parlare metafisico quando gli altri rispondono in fisico. Ci si chiede quando ci scrolleremo di dosso l'ingenuità della provincia, senza volerla veramente abbandonare, solo controllare. E soprattutto, perché si continui a penZare. Ci si chiede, pure, se si ritroverà qualcuno i cui pregi siano in grado di rovinare ancora così bene. Che poi hai voglia di fare diga con un sassolino. L'inondazione porta angoscia e scompiglio, ma anche ricostruzione sulle macerie. Abbiamo voglia di ricostruire?
Il potere che abbiamo non è mai abbastanza.

domenica 7 agosto 2011

Ai vecchini

Quanto sono bellini i vecchini, uno sbocciare di sghigaggine e di perduta giovinezza. 
Coi nasi appuntiti e gli occhietti furbi, la camminata incerta e quei capelli, tutti dello stesso colore, vanità andata persa. 
I vecchini sanno regalare le cose col cuore, le danno come un testamento fatto un po' alla volta. 
Ai vecchini si riservano le mansioni semplici, da fare da seduti, sapendo che sanno che lasciarli con le mani in mano sarebbe un profondo dispiacere.
I vecchini parlano perlopiù del passato, o del futuro degli altri, hanno le pupille piene di ricordi mentre guardano un posto dove hanno vissuto tanto tempo fa, quando il mondo era diverso e lo erano anche loro.
Ci sono dei vecchini che si sono rotti la schiena per tutta la vita a lavorare a testa bassa, e la loro semplicità sprigiona una bontà, una saggezza e una generosità che non si imparano dall'esempio.
Temo il giorno in cui certi vecchini se ne andranno, ogni gesto sembra evocarlo, ed è per questo che guardando certi vecchini mi si stringe il cuore, e penso che non riuscirò mai a dimostrare loro tutto il mio affetto e la mia gratitudine. 
Forse ci riuscirò con uno sguardo quando sarò anch'io una vecchina, ma per allora sarà troppo tardi.

lunedì 11 luglio 2011

C'era una volta il Ding


Una volta era così: s’era ragazzi.
Con uno slancio di impellenza commemorativa aprimmo un blog che ci rappresentasse, che rappresentasse chi pensavamo di essere e cosa ci stupiva e forgiammo nuovi aggettivi ché quelli che c’erano non bastavano. Adesso pare che gli aggettivi siano finiti, siamo finiti tutti alla deriva, come collettivo (che non è che abbiamo iniziato a drogarci), e il silenzio senza un ding lascia con un grande Mah!. Pazienza? Tanta ne abbiamo avuta, mansuetudine e malvagità. Evidentemente qualcosa è cambiato. A quanto pare, solo un diamante è per sempre, e se lo perdi è come se non esistesse più, lo stesso. Tanto si può dire e si può aspettare la sua rinascita seduti guardando l’ora, ma si sa che non sarà mai più uguale a prima. Tanto si può dire, che io non conosco il futuro nemmeno se sento a Paolo Fox, ma conosco il passato e conosco il presente e in data odierna 11 luglio 2011 il Ding non esiste, è morto, e credo che non ne verranno celebrati i funerali perché sembra per il momento che sia l'unica a manifestarne il decesso
Non oggi, oggi di triangoli non se ne suonano più

Apro quella pagina e la vedo come un monumento, 
un omaggio alla memoria


venerdì 17 giugno 2011

Si vous ne trouvez plus rien, cherchez autre chose

I giorni si susseguono, uno dopo l'altro, come quelle carovane di macchine alle porte di Parigi, così tanti clacson e frecce assassine da cancellare quasi la calma ovattata di vapore acqueo bretone. 

La Ciotat - © kda.design
Si va avanti e si aspetta, seduti con un piede pronto allo scatto, con l'attesa paziente e organizzativa alla bell'e meglio e non nervosa; si finirà di vivere con la valigia alle calcagna (ce ne sono 3 aperte in casa mia) e cercare una stabilità annuale nel sud del nord.

Non chiedo niente, chiedo una lavatrice in casa, un supermercato vicino e una bici col cestino. Il resto verrà da sé; non ascolterò più pareri e faccio quello che mi spetta come mi pare nei limiti del possibile.

Fuggo dalle cazzate, me ne inventerò altre e la gente troverà in me nuovi pregi e nuovi difetti, per ora chiudo a tentoni e a scossoni un ciclo che ho già mentalmente terminato.

Prenderò una nave o un bus o un treno o tutti e tre, mi perderò all'inizio e mi annojerò di quel che avevo smarrito. Vedrò gli stessi posti di cui sentirò inizialmente l'esigenza di prendere in foto, darò il nuovo indirizzo di casa agli amici qua e là, verranno a trovarmi e rientreremo per cena con le scarpe piene di sabbia. 

Mi verranno in mente nuovi progetti al primo o all'ultimo minuto.

Per ora domattina lavoro, ed è un bene.

venerdì 4 marzo 2011

Contrappasso


Quanti personaggi del genere esistono in Italia e nel mondo?
Credo che non ci sia modo di debellarli, farli ragionare è impossibile altrimenti lo avrebbero già fatto, e con la violenza si agirebbe usando i loro stessi mezzi.
Allora penso che l'unica rivincita sia lo smacco personale.
Renaud lo scrive in questa canzone, in cui si parla di una donna fascista, e a cui augura di generare un figlio che le possa dare una lezione.

RENAUD 
ELLE EST FACHO



Elle revient d'la Fête de l'Huma
Torna dalla Fête de l'Humanité [potrebbe essere un corrispettivo della nostrana festa dell'Unità]
Elle est contente elle a vu Johnny
È contenta, ha visto Johnny [Hallyday, cantante amico di Sarkozy]
Elle a rôdé de çi de là
Ha girellato qua e là
Dans tous les stands du Parti
Per tutti gli stand del Partito
Les posters du Che Guevara
Di poster del Che Guevara
L'en a seu sa dose aujourd'hui
Oggi ne ha avuto la sua dose
Faut dire qu'elle serait plutôt
C'è da dire che lei piuttosto starebbe
De l'autre côté du drapeau
Dall'altra parte della bandiera
Plus CIA que KGB
Più CIA che KGB
Et plus Pinochet qu'Allende
E più Pinochet che Allende
Faut dire qu'elle est con comme un veau
C'è da dire che è una gran cogliona
Elle est facho
Lei è fascista

Eh ouais, les fêtes populaires
Eh già, le feste popolari
Après tout c'est pour tout le monde
Dopo tutto sono per tutti quanti
C'est pas écrit sur son imper
Non ce l'ha scritto sull'impermeabile
Qu'elle adore la bébête immonde
Che tanto le piacciono gli immondi balordi
Vaut mieux car dans cet univers
Meglio così, che in quell'universo
Elle pourrait bien se faire tondre
Potrebbe anche benissimo farsi rapare a zero

Ce s'rait dommage car sa crinière
Sarebbe un peccato perché della sua criniera
De cheveux blonds elle en est fière
Di capelli biondi ne va fiera
Aryenne jusqu'au fonds des yeux
Ariana fino al midollo
Ça détonne dans sa banlieue
Stona nella sua periferia
Elle aime aussi sa blanche peau
Le piace anche la sua pelle bianca
Elle est facho
Lei è fascista

Elle voit partout des Bolcheviques
Vede dappertutto Bolscevichi
Elle imagine des complots
Immagina complotti
Contre l'ordre, contre les flics
Contro l'ordine, contro i poliziotti
Contre l'église et le drapeau
Contro la chiesa e la bandiera
Elle voue une haine chronique
Giura un odio cronico
À la télé et aux journaux
Alla televisione e ai giornali
Elle conchie les politiques
Smerda i politici
Les jeunes qui vont à vau-l'eau
I giovani che vanno a rotoli
Et les mœurs pas très catholiques
E i costumi poco cattolici
El les pédés et les bicots
E i finocchi e i magrebini
Elle rêve d'un ordre nouveau
Sogna un ordine nuovo
Elle est facho
Lei è fascista

Elle a surtout la nostalgie
Ha soprattutto nostalgia
Et du sabre et du goupillon
Sia dell'esercito che della chiesa
De la Nation de la Patrie
Della Nazione, della Patria
Débarrassée d'l'immigration
Sgombra dall'immigrazione
'Dit qu' l'ancien temps était béni
Dice che i vecchi tempi eran benedetti
Comme disent la plupart des cons
Come dice la maggioranza dei coglioni
Regrette le temps des colonies
Rimpiange il tempo delle colonie
D'la peine de mort légalisée
Della pena di morte legalizzata
De l'avortement interdit
Dell'aborto proibito
Et maudit les jeunes filles voilées
E maledice le ragazze col velo
Et elle lit National Hebdo
E legge National Hebdo [il settimanale ufficioso del Front National, quello di Le Pen, per intenderci]
Elle est facho
Lei è fascista

J'lui souhaite qu'un jour si elle a un môme
Le auguro che un giorno se avrà un marmocchio
Il s'retrouve à dix-huit balais
Si ritrovi a diciott'anni
Pleins d'éducations et d'diplômes
Pieno di educazione e diplomi
D'idées rebelles, d'humanité
Di idee ribelli, di umanità
Et qu'il lui dise tes vieux discours
E che le dica i tuoi vecchi discorsi
Manquent singulièr'ment d'amour
Mancano d'amore in modo eccezionale

Qu'il rajoute à la triste dame
Che rincari la dose alla triste signora
Reste donc le nez dans ta merde
Sai che c'è? Resta nella tua merda
J'suis amoureux d'une musulmane
Sono innamorato di una musulmana
J'vote écolo et j'fume de l'herbe
Voto Verdi e fumo l'erba

Espérons qu'ça lui f'ra la peau
Speriamo che questo le faccia la pelle
À la facho
Alla fascista

Espérons qu'ça lui f'ra la peau
Speriamo che questo le faccia la pelle
À la facho
Alla fascista
Qui vote Sarko.
Che vota Sarkozy.

domenica 27 febbraio 2011

Piuttosto me ne vado

"La pratica dello stagismo gratuito fu abolita del tutto verso la metà del '300, per ultimo il decreto del Brasile, nel 2388. Ormai i termini "stage" e "stagista" sono  desueti e dispregiativi nella società attuale, e lo stagismo non viene più socialmente riconosciuto. Per l'uomo moderno è anzi impensabile che si potessero richiedere ed offrire, volontariamente, prestazioni di lavoro senza un compenso.  Ovviamente ciò non accadeva su scala mondiale, si parla di lavoro sottopagato, o prestazione gratuita in Italia. D'altronde tante erano le contraddizioni ed essere stagizzati  in territorio italiano, per alcuni, diventava persino una gloria, perché grazie ad uno stage gratuito si aveva accesso ad un altro, più gratuito ma dal nome più altisonante [...]"
Estratto da Chevin Ruttenberg, Nuove dichiarazioni di libertà mondiale - La storia degli ultimi secoli, il caso italiano, Nuova Torino, Einauditi, 2795, pag. multimediale 37