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sabato 22 dicembre 2012

Sentirsi vecchie in 3 secondi

Pizzeria; al bagno ci siamo io e un gruppetto di ragazzine quindicenni che stanno per uscire a ballare dopo la cena di un compleanno. In tre sono davanti allo specchio che si appesantiscono il trucco scoccodando, una è dentro al gabinetto da non si sa quanto.

"Luuuna! Ti muovi, c'è una signora in fila!"
"No guarda ti prego non mi dire signora!"
"Ah, mi scusi..."

sabato 8 settembre 2012

Ça t'amuse

© Frontierenews
Si sta spargendo la voce dell'apertura di questo nuovo ristorante fiorentino dal nome che farà ridere i più, "L'è maiala!", in cui i proprietari accettano di essere pagati con il baratto. Quindi uno arriva e si mette d'accordo offrendo artigianato o materie prime dell'orto, o in casi estremi, si può pagare anche a soldi. Il nome dell'osteria significa "È dura!" e vuole venire incontro ai cittadini in tempo di crisi.
Ecco, io dopo un primo momento in cui m'è venuto da sorridere trovandola un'idea originale, penso in fin dei conti di non metterci mai piede in vita mia.
Le ragioni di questo boicottaggio sono molteplici. Innanzitutto con questa iniziativa sembra che andare al ristorante sia una necessità primaria. I soldi scarseggiano e ti pago con un mobile di casa: è giusto nei confronti di chi la miseria la vive per davvero? Inoltre, mi dico, se uno non si può permettere il ristorante, se ne sta a casa sua. La clientela si presume sarà dunque popolata da curiosi, curiosi del ristorante e della povertà. Quindi è tutta una messa in scena, una ricca presa per i fondelli di chi si vergognerebbe realmente di vendere le proprie cose per mangiare. E poi, ma sì! Fregiamoci di un'ennesima involuzione mascherata da operazione progressista. Trattasi invece di sciacallaggio bello e buono, una goduriosa operazione di marketing che specula sulle presunte tasche sempre meno piene della gente. Gente che, ripeto, se le tasche ce le ha vuote di certo non va all'è majala ma l'è majala! lo dice a casa sua.

venerdì 13 aprile 2012

Un gen ih-oh

Jeri sera per caso ho scoperto questo fatto.
Che c'è questo quadro
Joachim-Raphaël Boronali, Coucher de soleil sur l'Adriatique
dipinto nel 1910, di un certo Joachim-Rapaël Boronali. Il quadro fu esposto al Salon des Indépendents a Parigi nello stesso anno, e, grazie anche al fatto che il pittore avesse accluso il "Manifesto dell'Eccessivismo", l'opera fu anche dibattuta e criticata, come sempre si addice in queste occasioni. Boronali afferma che, traduco, "l'eccesso in tutto è una forza", che bisogna "calpestare le infami quotidianità". Il manifesto è risaputo, è il curriculum di un movimento che cerca lavoro e tutti lì Ah allora ok. Che facevi, ti presentavi a mani vuote? E noi si sa bene! Ma non è questo il punto, il punto è: 

BORONALI=ALIBORON=L'ÂNE DE BURIDAN
 
Ancora nnavete capito come finisce?
L'autore del quadro è l'asino (dal nome "Lolo") dell'allora proprietario del Lapin Agile. Lo scrittore Dorgelès con due amici aveva fatto uno scherzo a tutti quanti, attaccando un pennello alla coda di Lolo, per poi trovare un bello pseudonimo apigliapelculo. Pseudonimo giustificato dal fittizio dato biografico che Boronali fosse nato a Genova. Che dire! 7 anni prima di Dada e quelli se la tiravano pure. Suona anche un po' alla busti di Modigliani a Livorno.
Questa ad ogni modo, per quanto ne ho sentito (con tutta l'ignoranza che ci posso ave') è la prima della fila del ciclo "Vivoinculocritici".

Lolo e il suo padrone

mercoledì 31 agosto 2011

Dix heures di infamate

E poi mi fa ridere Deezer che ora se ne esce dicendo

Deezer's music services are not yet available in your country.


Ma quale not yet? Ma siete di fori? Siete bischeri? Mi state prendendo per il culo? Dite piuttosto, per una certa integrità morale che evidentemente non vi appartiene are not available ANYMORE

E poi sai che?! Ultimamente facevate pure schifo che da qui non si trovava più niente da ascoltare, giusto le basi del karaoke o qualche cover fatta coi piedi; poi avete messo il servizio a pagamento e a sto punto vi dico 
ANDATE E SPENDETE I VOSTRI SOLDI COME VI PARE



giovedì 5 maggio 2011

La Collana della Sfiga

Collana della Sfiga e relativo sacchettino rosso
È da marzo che ho con me la Collana della Sfiga. Me l'ha lasciata molto amorevolmente un amico, suo proprietario, e l'abbiamo messa dopo vari spergiuri e tiè del caso in un sacchettino rosso (colore simbolico) a casa mia, in un cestino del cassettone stile Luigi XVI. 
Pare che questa collana (che per altro vale gran soldi essendo in oro e ambra) non abbia effetti del tutto benefici su chi la indossa: l'ex portatore afferma che da quando gliel'hanno regalata se la sia tolta solo le due volte in cui si è rotta dovendola per cui mandare a riparare, e durante il lasso di tempo in cui il monile era in restauro dice la scalogna l'avesse lasciato in pace, temporaneamente. Ed è stato proprio questo il motivo scatenante dell'abbandono.
Collana della Sfiga: particolare inquietante
Questa sera ho tentato invano di riappiopparla, insieme ad altri regali, all'antico detentore che si è scansato l'onere giustificandosi col fatto che domani sia il suo compleanno e che quindi dovessimo rimandare la riconsegna a data meno fausta. Questa sera, allo stesso modo, ho voluto provare il brivido di indossarla per un'oretta, con un moto trasgressivo di chi non vuol credere a queste cose, finché ho soccombuto alla dicezie e me la sono levata, tornando alla mia altra collana - quella che mi metto per ricevere complimenti.
Con una confidenza apprezzabile me l'ha rifilata quasi due mesi fa: ed effettivamente egli ha notato istantaneamente miglioramenti nella sua vita. E posso affermare con sicurezza, ora che ce l'ho io, che la Collana della Sfiga funziona.

lunedì 2 maggio 2011

E va

Si torna a scrivere come si cambiano le lenzuola al letto;
e dovrei solo ringraziare che esistano persone al mondo che da quanto mi voglion bene non mi hanno ancora mandato a cacare

domenica 27 febbraio 2011

Piuttosto me ne vado

"La pratica dello stagismo gratuito fu abolita del tutto verso la metà del '300, per ultimo il decreto del Brasile, nel 2388. Ormai i termini "stage" e "stagista" sono  desueti e dispregiativi nella società attuale, e lo stagismo non viene più socialmente riconosciuto. Per l'uomo moderno è anzi impensabile che si potessero richiedere ed offrire, volontariamente, prestazioni di lavoro senza un compenso.  Ovviamente ciò non accadeva su scala mondiale, si parla di lavoro sottopagato, o prestazione gratuita in Italia. D'altronde tante erano le contraddizioni ed essere stagizzati  in territorio italiano, per alcuni, diventava persino una gloria, perché grazie ad uno stage gratuito si aveva accesso ad un altro, più gratuito ma dal nome più altisonante [...]"
Estratto da Chevin Ruttenberg, Nuove dichiarazioni di libertà mondiale - La storia degli ultimi secoli, il caso italiano, Nuova Torino, Einauditi, 2795, pag. multimediale 37

martedì 8 febbraio 2011

Che cos'hanno in comune queste parole? *

  • Nidiata
  • Nipiol
  • Oviparo
  • Emistichio
  • Fricativo
  • Butifarra (salume catalano)
  • Siero
  • Pelayo (condottiero delle Asturie)
  • Pelide
  • Bronchìoli
  • Schiusa
  • Bozzolo
  • Midollo
  • Fronzolo
  • Speme
  • Putrella
  • Gronchi rosa
  • Crocchia
  • Acrostico
  • Gatto Panceri
  • Prozio
  • Cogito
  • Alluce
* Che fanno schifo solo a sentirle. La lista potrebbe continuare, e poi sono comunque sensazioni soggettive.

giovedì 13 gennaio 2011

Fortuna

N. B.: Per non scadere nel volgare è necessario accedere al Glossario di fidücia

Culo, ti pensavo oggi
Pensavo a tutti i Culi sparsi per il mondo
Ma non ai culi, ai Culi.
Culo, oggi non ci sei
E mi sento sola come un culo.
Culo, ti pensavo oggi
Pensavo alla gelosia e allo sbattimento
Pensavo che avrai già visto
Camminare un lamento.
Culo, tu sei il mio unico Culo
Ma non sei il mio unico Culo
E mi dispiace
Mi dispiace dirlo a tutti
Lo dico a tutti e a nessuno
E tutti i Culi a cui sto pensando
Pensano di essere gli unici Culi per me.
Culo, mi dispiace che
Oltre a darti un nomignolo volgare
(Vagamente volgare)
Lo dia via come il pane.
Pensavo che è ingiusto usarne uno solo
Per chiamare chi voglio bene
Ognuno si sente unico
Ed è solo uniculo.

martedì 4 gennaio 2011

Cambio repentino di stazião

Spettabili Radio Capital
io vi stimo e vi ascolto quando posso, mi piacete perché in linea di massima passate musica largamente digeribile (a parte quando vi prende lo strullo e mettete quella robaccia mutante metà arenbì metà c'avete rotto le palle), gli speaker non sono dei cerebrolesi e per quanto possibile non viene trattato come tale nemmeno l'ascoltatore però c'è un però
Dai, non mettete la colonna sonora de L'esorcista alle due di notte
Voi lo sapete quanti automobilisti sono sintonizzati sulla vostra stazione radio che stanno tornando da soli in macchina?! Non ci sono solo le grandi città, il segnale arriva anche laddove c'è gente che in quel preciso momento da quanto è sperduta nella campagna vede benissimo le stelle, ma dato il sottofondo musicale non gli passa neanche per l'anticamera del cervello che domani sarà per quel motivo una bella giornata.

Ah, p.s. Buon anno, si può dire?

domenica 5 dicembre 2010

Galateo

Ormai la gente è talmente abituata a ciarlare solo in cucina davanti a Canale 5 che non capisce che se al cinema ogni poco ti giri a guardare nella loro direzione mantenendo uno sguardo di sfida non è per un tic nervoso.
Sono convinta che fra le due signore sedute dietro stasera ce ne fosse una che seguiva il film e l'altra no, e l'amica doveva descrivere passo passo quello che succedeva. Sennò non si spiega.
Ormai poi con il 3d c'è caso che lo spettatore si sia messo in testa che i personaggi parlino con lui, e si sente autorizzato a rispondere ad ogni battuta. O sei un illuso, o sei un imbecille.
Fatto sta che alla signora avrei dato una manata e le avrei chiesto indietro i soldi del biglietto.


Comunque P., al cinema con te, il tu' citto e gli amici del tu' citto non ci torno più che si porta jella.