domenica 14 giugno 2009

Stucchevolezza rifinita

Hp:
Giusto, giustissimo; mi hanno ricordato oggi che ho dimenticato di descrivere lo stucco in quanto rifinitura. Uno si mette lì, fa il grosso del lavoro, poi rifinisce.

Ora. Le rifiniture senza una base sono insensate, se posso permettermi di nominare il sig. Senso. Contorno, dettagli. Esempio pratico: una macchina senza Arbre Magique va lo stesso, e l'Arbre Magique da solo, per contro, è disgustoso. Puzzolente, putrido, allergenico, scabramente vellutato. Di più: con l'Arbre Magique non puoi andare a fare la spesa. E non puoi farci neanche l'albero di Natale. Se ti piace darti un'aria da alternativo, invece, sì. Anzi, ora che ci penso a dicembre farò di tutto affinché in casa aleggi un simpatico olezzo di pino silvestre.

I dettagli da soli sono spesso eliminabili. Se poi stanno a completamento di un corpus più grande, ne possiamo parlare. L'importante è che questi dettagli a rifinitura non sostituiscano la parte più significativa dell'opera, che non saltino troppo all'occhio - o al naso, se Alberi Magici (lecci?). A me piacciono i dettagli, li ammiro proprio perché si nascondono e se celati volontariamente diventano un orgoglio.

Mi chiedo perché a volte lo stucco, secondo la mia analisi precedente - se inteso adesso come rifinitura e dettaglio - non si celi anch'esso dando un effetto di insieme che non stoni e non ci accechi con i suoi colori da Stabilo Boss che brilla anche al buio. Lo stucco non è più rifinitura quindi perché irrompe, violento, nella vita di tutti i giorni e ci ri-sfinisce con le sue inutilità.

Th:
MEGLIO UNA MACCHINA SENZA ARBRE MAGIQUE, IN DEFINITIVA.

sabato 13 giugno 2009


Tornerà la moda dei vichinghi,
torneremo a vivere come dei barbari.
Friedrich Nietzsche era vegetariano,
scrisse molte lettere a Wagner
ed io mi sento un po' un cannibale e non scrivo mai a nessuno,
non ho voglia né di leggere o studiare,
solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria,
e il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco non mi fa male.

Tornerà la moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle masturbazioni;
I'analista sa che la famiglia è in crisi da più generazioni
per mancanza di padri,
ed io che sono un solitario non riesco; per avere disciplina ci vuole troppa volontà.
Mi piace osservare i miei concittadini specie nei giorni di festa
con bandiere fuori dalle macchine all'uscita dello stadio
e mi diverte il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco.

mercoledì 10 giugno 2009

Se rinasco, non ci rinasco

Sabes, come al solito mi accontento delle spiegazioni che mi dò. Il mondo è un sistema che risponde alle mie regole. In fondo la situazione nella mia testa è chiara, anche se non ne conosco neanche la metà può darsi.
La mia buona-mala fede si mette un sacco in testa e forse gli sguardi non suffiscono. Falta de tranquilidade?

ArguZie

La prossemica, una fissa-azione.
Non penso mai di avere il potere di far rimanere male gli altri. Perché il mondo è un sistema che risponde alle mie regole e lì voglio bene a tutti quelli a cui voglio bene, a rigor di logica non dovrei ferire nessuno. Invece sì, li faccio rimanere male? Dimmelo te. Che sei fuori dal sistema pur facendone parte. È che non mi rendo mai conto quando sono causa di qualcosa. Conseguenza sì già lo fui, conseguenza di un amore.

Mi controllo e faccio male, a volte mi sento come una simpatica ameba che dà troppo ascolto alle sue sinapsi e non si preoccupa dei sentimenti degli altri. O forse se ne preoccupa troppo, che è la stessa cosa. Scusami in anticipo per qualcosa che comprenderò un giorno, forse.

E se non avete capito di che parlo, allora avete afferrato il concetto.



Chama-o como quiseres, mas o resultado é o mesmo

domenica 7 giugno 2009

sabato 6 giugno 2009

Che ne diresti?


Al mattino poffarbacco
Mi ripeto che son viva
Quando il giorno si fa stracco
Non son tanto recidiva.

Poi di notte nel giaciglio
Penso solo al mio passato
Fra una spia e uno sbadiglio
Non mi accorgo del mio stato.

Ma al mattino credi a me
Sento già la mia partenza
Apro gli occhi e penso che
Sia un gran lusso la presenza.


Poi ritrovi questo e quello
Che ti dan tanti consigli
Tu dai ascolto al tuo cervello
Temporeggi e ti ripigli.

Vivo allegra, vivo sana
Non capisco cosa vuoi
Ti chiedo almeno, perdiana
Se puoi farti i cazzi tuoi.

martedì 2 giugno 2009

Stucchevolezza

Lo stucco: una patina che va sopra una crepa, uno sfregio, provocato volontariamente o per accidente su un muro, a coprire il misfatto. Oppure: materiale applicato per decorare una superficie. C'è a chi piace, a chi no. A me, insomma. In ogni caso, sempre di posticcio e superfluo si tratta. Anche il bianchetto è uno stucco da foglio, che mi hanno insegnato a non usare. L’errore c’è stato, dimmi qual è.
Lo stucco svolgerebbe appieno la propria funzione se avesse la capacità di riavvolgere il nastro del tempo fino a un momento prima dell’errore. Mediante il suo utilizzo invece si ottiene un misero effetto trompe-l’œil, buono solo per chi si illude che tutto è ancora impeccabile.
Allo stesso modo le persone stucchevoli (modo carino per nominare i rompicoglioni) sfociano nel superfluo. E sono diventate tali in un dato attimo nel passato, rovinandosi à jamais la reputazione. Il tempo che hanno impiegato per fregiarsi dell'aggettivo "stucchevole" può essere stato più o meno breve, ma il risultato non cambia. Parlano troppo o a vanvera, cercano di riparare una parola in eccesso aggiungendone altre, à n'en plus finir. I loro argomenti di discussione e le loro vedute non ci interessano, il loro umorismo fa piangere di tristezza. La loro vista ci acceca da lontano. Sono persone per noi appunto superflue, che deviano dall'essenziale, e quindi inutili, se mi è concesso.
Il nostro atteggiamento varia da caso a caso. Andiamo per gradi.
  • Ci sono quelli che evitiamo di salutare. Se li vediamo cominciamo a frugare nervosamente nella borsa o ci fermiamo a guardare una vetrina (magari di sanitari). Normalmente il sentimento è reciproco: il soggetto ha bene inteso la nostra antipatia, non desidera di certo conversare con un avversario (avversare?). Di solito non gli piacciamo perché sa di non essere nelle nostre grazie, e magari stravedeva per noi anzitempo.
  • Ci sono quelli a cui sorridiamo a mezza bocca fingendo di avere un'aria affrettata - non mi fermo a parlare non perché mi stai sulle balle, noooo, ma perché ho un saaaacco di commissioni da svolgere, una questione di vita o di morte sai -. Questi macché, di solito non capiscono mai, credono fermamente nella tua fretta. Ti richiamano a gran voce, vogliono parlare con te del tempo, nonostante tutto. Tu devi giustificare la tua andatura, inventandoti impegni inesistenti, o gonfiando gli esistenti.
  • Ci sono quelli infine con cui ti tocca parlare, perché grandi amici / grandi parenti di qualcuno a cui vuoi bene. Quest'ultimo può essere a conoscenza o meno dei tuoi reali sentimenti, ma ciò non toglie l'obbligo alla frequentazione. E tu a morderti la lingua, a stringere i pugni. Un giorno sbotterai, e nessuno capirà che cazzo succede. Andrai da terzi a dire "Madonna c'era anche...oddio non si regge. Ma come farà a stargli simpatico/a...a volte mi vengono i dubbi." Oppure frecciatine a ripetizione, acidità a livelli che il limone va dallo psicologo (sempre però sapientemente stemperate in una dose massiccia di miele). Diamoci una calmata. La loro voce, i loro modi di dire ci irritano. Spesso questi sentimenti sono figli della gelosia, ma nella maggioranza dei casi, no. È tutto vero, sono delle ciofeche, basta, dei semplici imbecilli.
Il peggio che ti può capitare è sentirti trattare tu in prima persona come nell'ultimo caso. Una delizia. Anche perché ci si comporta così con gli imbecilli. Ma io non sono imbecille, è inutile che lo pensiate. Tzè! E lo rivendico con orgoglio. Ma guarda te. Che poi me ne importa ben poco, intendiamoci. Non capita spesso, ma quando succede ci rimango sempre di stucco.
In francese per dire "stucchevole" usano l'aggettivo écœurant. Adatto per qualcosa che "esce dal cuore". Ecco, ecco cos'è. Una volta qualcuno mi disse: "Certo che te sei una persona a cui è proprio impossibile non volere bene. E se qualcuno non ti vuole bene è perché ti odia". Esciopiacere.
P.s.: Qualcuno per caso ha notato la struttura del post? È l'abitudine.

Il voto è segreto

Dimmi dimmi dimmi che senso ha




A me
Mi pare che siamo solo un branco di confusi

sabato 30 maggio 2009

Petit traité sur le peu de synchronisme



È arrivata l'illuminazione! Ecco che cosa manca: la sincronia. A poco è valso spegnere la luce alla fine di molte e molte giornate e chiedersi "Ma in fondo, cosa c'è che non va?", in un susseguirsi sterile di speculazioni. Ma certo! È stato come riaccendere di scatto l'abat-jour quando si avverte qualcosa di sospetto nella stanza, di notte.
Il nocciolo sta nelle traiettorie diseguali, in tempi differiti. Sta nella mancanza di comunione di intenti, e se c'è, è in momenti diversi. Non è una questione di assenza di sintonia, di complicità. Anzi. E siamo magari in perfetta sincronia con qualcuno che è lontano. Ma a cosa serve? A saperlo, e basta. Sono i presenti che sfuggono, che non ci seguono, o noi non seguiamo loro. Semplicemente, stiamo viaggiando su binari che non si incontrano quasi mai. Abbiamo magari scelto lo stesso tipo di treno per condivisione di gusti. Magari viaggeremmo bene insieme collegati, ma non accade.
Siamo completamente scoordinati, e questo perché ognuno fa i movimenti quando vuole e non secondo una coreografia stabilita e sicura come poteva accadere in passato. Stiamo a mano a mano diventando sempre più unici e non riusciamo a sincronizzarci con qualcun altro, o ci riesce difficile. O forse non siamo abbastanza chiari con gli altri, non gli diamo modo di accompagnarci, e prediciamo erroneamente gli altrui movimenti, per difficoltà di decifrazione o per autoconvinzioni cretine.
Quello che abbiamo imparato lo abbiamo ormai immagazzinato, almeno così pare. Ci siamo creati la nostra coscienzina, le nostre convinzioni, le abitudini intoccabili. Poco è lo sforzo di iniziare a suonare tutti insieme: se ci incontriamo è per trarre soddisfazioni momentanee, per poi congedarsi e congelarsi.
Adesso, non è una crescita in contemporanea, ma una botta di culo se qualcuno ti sta dietro.
Buona serata.

Garid vos, ay yermanelas
com' contener é meu mali?
Sin el habib non vivreyu
ed volarei demandari.